Domenica di Pasqua 2019-C

 

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E. Burnard – Pietro e Giovanni corrono al sepolcro. (1898)

Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 20, 1-9

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Pasqua significa questo Vangelo. Magari commentato visivamente dallo stesso quadro? perché no, davvero non ricordo le immagini già usate nelle mie gocce…

Questa pagina di Giovanni ci metta un po’ di pepe: la corsa non sia solo per smaltire i fasti del pranzo di Pasqua e di Pasquetta, tra cioccolato, grigliate e verdurine primaverili ma l’invito ad alzarsi di posto e cambiare prospettiva. Facciamo nostra l’incredulità apprensiva di Giovanni sulla sinistra, con le mani raccolte al petto quasi a dire “ma che cacchio vuoi che sia successo?? non ci posso credere” come pure l’indegnità stupita e commossa, un po’ tontolona di Pietro sulla destra… che pare ancora battersi un po’ il petto in seguito alle grandi performances dei giorni precedenti…

Qualcuno vede nei due l’amore appassionato e la chiesa ordinata; forse sono semplicemente due anime da custodire contemplando le prossime settimane che ci si aprono davanti…

Lascio la parola a papa Kekko

tratto dall’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” sull’annuncio del vangelo nel mondo attuale.

83. Così prende forma la più grande minaccia, che «è il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando e degenerando nella meschinità». Si sviluppa la psicologia della tomba, che poco a poco trasforma i cristiani in mummie da museo. Delusi dalla realtà, dalla Chiesa o da se stessi, vivono la costante tentazione di attaccarsi a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce del cuore come «il più prezioso degli elisir del demonio». Chiamati ad illuminare e a comunicare vita, alla fine si lasciano affascinare da cose che generano solamente oscurità e stanchezza interiore, e che debilitano il dinamismo apostolico. Per tutto ciò mi permetto di insistere: non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!

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