
Dal Vangelo secondo Matteo 10,37-42
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Il bicchier d’acqua alla fine ci vorrebbe anche solo per deglutire la saliva che si è bloccata leggendo i versetti precedenti. Genitori, figli e vita personale non vanno disprezzati (suvvia, basta con le interpretazioni letterarie banali) ma in qualche modo accordati con Lui. Bisogna giocare di sponda come nel biliardo: gestirò bene queste relazioni nella misura in cui le riesca a vivere alla Sua luce, confidando sia Lui la verità, la vita e la via per farle rendere al meglio non trasformandole in vicoli ciechi asfittici o palestre di narcisismo o peggio. E più sentiremo che stiamo perdendo pezzi più forse saremo nella direzione giusta. Mi affascina quel verbo “perdere” legato alla propria vita. Cosa significa in concreto che io perda la mia vita? Mica mi uccidono, mica è un mazzo di chiavi che perdo per strada…ma allora? Perdo forse sensibilità, consapevolezza, ruolo, funzione, autoreferenzialità? Perdo forse tempo e il potere alla disponibilità di me, perdo il controllo di quel che sono coi miei criteri di utilità, bontà, validità, merito, risorse? Quante volte mi pare di perdere tempo con alcune persone: i soliti problemini, le solite sciocchezze ingigantite, i classici scrupoli, le “seg…” mentali, e ti metti a pensare quante cose potresti fare di maggiormente utile e performante; come al fatto che si stia parlando per convenzione o per passare il tempo, che se non parlassero sarebbe lo stesso, sei solo un diversivo. Ma mentre lo fai, per fortuna poi …io mi immagino Dio seduto sulla poltrona mentre ascolta le pigre preghiere che gli riesco a biascicare magari sbadigliando o distratto…e lo immagino scuotere bonariamente la testa, carezzarsi il barbone bianco con la manona e sussurrare alla trinità…”ma non si stanca mai questo di dire ste robe, son sempre le solite promesse?” Una cosa così insomma: Lui “perde” tempo con le nostre filastrocche, con il nostro compulsivo “sprecare parole come i pagani” e noi con le persone che riteniamo…. Ma mi fa molto bene pensarlo, mi rimotiva a rimettere al centro gli ultimi, quelli che nessuno ascolta, quelli che ti fanno poi magari proprio perdere il tempo ma che poi cosa avevi da fare?