2a Domenica di Avvento ’22 -A

Magari ascoltando: “La fine del millennio”, Vasco Rossi, Tracks 2002

Vangelo di Matteo 3,1-12

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

“E non crediate di poter dire dentro di voi «Abbiamo Abramo per padre»!”… Pazzesco. Gesù legge loro nel pensiero. A ciascuno di noi. Conosce il dolciastro e placido ricorso che ciascuno di noi fa alla propria confort zone. Al vivere religiosamente di rendita, ai propri curricula per cui sentirsi tranquilli, intoccabili, sul carro del vincitore, di chi ha ragione ed è bravo, a cui non succederà nulla. E che credono in questo modo di aver sistemato al meglio la questione “credere-religione”. Il 95% dei sacramenti che vengono richiesti, dati per scontati e dovuti, sono per persone che non credono, il cui messaggio evangelico o la figura di Gesù, la sua risurrezione, non hanno alcun valore né significato effettivo. Sacramenti sociali, tradizioni, feste da compiere, riti scontati. Si blaterano solo flebili appartenenze anagrafiche da sondaggio, buone per tutte le stagioni, su temi che da tempo non intercettano più la propria umanità e si pongono però come necessari. Tutti si dicono “credenti”, “cristiani”..ma poi si specifica subito “non praticanti”… che non si viene mai in chiesa, ma…“ho fatto il chierichetto da piccolo, avevo una zia suora, uno zio missionario, ho frequentato l’oratorio, andavo ai campi scuola, ero amico di quel parroco, quello si che era bravo, credo nei valori della chiesa ecc. ecc.”. È la sensazione di una appartenenza scontata, con la quale ci si giustifica in caso, come un lasciapassare necessario. Ma non l’esperienza. Ahi noi abbiamo portato avanti per decenni e decenni una religiosità scontata e superficiale, avvolgente ma non coinvolgente. E che fatica proporre altro. Si rischia di apparire scontrosi, impertinenti, curiosi, invadenti…e soprattutto di non fare il proprio dovere, non assecondare capricci, pretese, cose dovute. Ma si era solo richiamata un po’ di consapevolezza o libertà vera. Questa è la missione in una parrocchia oggi. Bellissima, palmo a palmo, liberante, non facile. E poi per fortuna ci sono anche le pietre…quelle da cui le vipere prendono le distanze ma che il Padre anima di fede, ricerca, desiderio, umiltà e consapevolezza…. quelle persone che, come i Re Magi, vengono “da lontano”, non hanno alcun curriculum da sventolare ma solo una grande libertà interiore di capire, comprendere, fare esperienza e gustare. Che non son mai venute in parrocchia …e si vede. Cristianesimo di appartenenza o di esperienza? Sono due punti di partenza. Realistici e bellissimi, entrambe sacri. Importante è camminare, altrimenti la scure sarà posta alla radice… anche perché ciascuno di noi è chiamato a portare frutto, agli occhi del Padre e per il bene dei fratelli e delle sorelle. Tu che frutto sei?

1a Domenica di Avvento – Anno A ’22

Ascoltando magari “Laura”, Vasco Rossi, da “Canzoni per me” (1998)

Dal Vangelo secondo Matteo 24, 37-44

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Un po’ indigesta, come pagina, no? Che ne dite? Punge da più parti, offrendoci il sospetto di un Dio che ci voglia fregare. E così i diversi “travolse tutti, uno portato, non sapete, non immaginate, ladro, scassinare…” incutono più timore che tenerezza, sconcerto che pace. E già la magia dell’Avvento, del Natale, pensando all’albero da fare il giorno dell’Immacolata… col profumo di panettone e brulè già ci appaiono come disturbati da questa prospettiva. Avverto come la fretta di passare subito oltre. E pare anche così poco convincente quanto si possa leggere e dire, spiegare a riguardo…sembrano solo giustificazioni che nascano più dall’imbarazzo che dalla verità di un messaggio. Verrebbe quasi da tirargli un po’ le orecchie a Gesùbbbello, dicendogli tipo: “Ciò, ma… altri esempi, non ce n’erano? E come facciamo adesso noi pretacci con l’omelia? Come ci giriamo?”. La questione è di accorgersi. E di vegliare, vigilare, restare svegli, tenersi pronti. Più o meno lo sappiamo. Mica è il primo avvento che celebriamo. Eppure abbiamo sempre bisogno di rallentare scalando una marcia e chiederci se vogliamo un caffè: spirituale magari. Nel senso di qualcosa che ci faccia prendere un po’ più consapevolezza di quanto stiamo vivendo, di quanto ci sia bisogno di accorgerci e di attendere. Lasciarci rallentare per invocare un dono che ci dia tale prospettiva di ascolto. Da quale sogno o incubo avrei bisogno di essere svegliato? In cosa mi sto narcotizzando? Cosa mi sta dando anestesia o semplice ebbrezza? O mi basterebbe “Natale con la neve”? Da 1-10 quanto mi interessa attendere..tendere verso, essere raggiunto, aspettare per sentirmi grato di quel che mi verrà offerto? Perché poi, mica è questione di spoilerare…ma sappiamo come la va a finire… Allora potremmo anche chiederci: come vorrei sentirmi, dal punto di vista spirituale-cristiano, alla fine del lungo e denso periodo delle festività Natalizie? Rinnovato, ristorato, illuminato, guidato, ingrassato, riposato, consolato, risorto, sedato, in comunione, in pace… con quale prospettiva di me vorrei ripartire? accorgendomi che…..

Perché tu vali… Omelia XXXa to -C ’22

X Factor, Isole dei famosi, Master chef , i vari talent: quanta competizione! Non sono molto ferrato né aggiornato ma mi fa pensare quello dal titolo “Tu si qui vales”. Riassume il desiderio o forse il bisogno di chi vi partecipa: sentirsi dire dal pubblico e dalla giuria -spesso di presunti esperti- “bravo, tu si che vali

Non è poi la logica che soggiace dietro alla ricerca spasmodica di like e follower? Al desiderio di essere influencer…letti e visti dai mille contatti su tic tok o Instagram, FB…Insomma più persone mi postano un pollice più mi sento vivo, mi sento valere. Quanta competizione.

   Non so se il fariseo del vangelo possa essere considerato un influencer, lo spereremmo, visto che compie davvero opere molto buone e utili. Ma di sicuro tratta Dio come un proprio follower, da cui attendere conferma, riconoscimento, quasi costringendolo a ricordarsi dei suoi meriti, gli timbri la patente da buon cristiano. Sono tutti bisogni umani che tutti abbiamo nel profondo. Vanno almeno riconosciuti perché non ci determinino.

 Quando ad es. sbandieri il tuo curriculum al parroco o a qualcuno non del tuo gruppo in parrocchia per dire quante cose hai fatto tu per la chiesa. Ricorderete che già vi chiesi di cercare di non farlo fin dal primo giorno qui al mio ingresso. 

Io, io, io…quante volte siamo tutti narcotizzati da questa ricerca di consenso, titoli, riconoscimenti, ruoli, dai nostri ego così ingombranti… e mi hanno fatto monsignore, e sono parroco di una parrocchia grande, e son io che ho sempre organizzato tutto in parrocchia e sono indispensabile, e non mi ha nemmeno detto grazie, non si è accorto che.. non è la stessa dinamica dei like?Così ci ritroviamo parroci superstar ma accentratori, comunità che non sono famiglie ma feudi, efficienti ma divise che non sanno parlarsi né vogliono collaborare, guadagnano un sacco di soldi per sostenersi (a xè pa a parochia!) ma poi fanno il nero, interessate ai famosi giovani ma non a una fede cristiana adulta, attivissime ma solo delle solite cose,  ricche di strutture ma povere in corresponsabilità. Mi chiedo…pensando proprio a quel che Gesù gli riconosce: che volto di Dio custodisce nel cuore, il fariseo? Forse il dio della religione, che però in realtà è solo una maschera che nasconde il suo unico vero volto salvifico e liberante,  quello del Padre che accoglie sempre, con un’ostinata e spietata misericordia per noi. È questo volto a provocare nel pubblicano, peccatore pubblico schifato da tutti, un atto di contrizione e umiltà, ma soprattutto di fiducia e abbandono. Vado bene così e tu mi accogli. Bellissimo. Come il figlio prodigo che torna dal padre della parabola che non lo lascia dire a filastrocca che si era preparato a memoria ma lo abbraccia e fa festa, senza chieder conto di nulla.

    Pensiamo ad es. alla vita di S. Bertilla Boscardin, che stiamo celebrando in questi giorni: fedele a quel che c’era da fare, con umiltà e bontà, tanto da smuovere i medici non credenti che stupiti ne chiederanno l’avvio della causa di beatificazione…avendo come colto nei suoi tratti, la presenza di una vita che è già in pace perché si sente amata, non affannata a mendicare like o ricordare curriculum, tanto da accettare di non fare più l’infermiera ma l’addetta alle pulizie.

Mi chiedo del resto, tutti questi nuovi ministri che hanno da poco fatto il loro giuramento allo Stato italiano e a tutti noi quindi, con che disposizione di cuore si metteranno a servizio del bene comune e della nazione? Condividendo prospettive e comunione di intenti o solo interessi di parte? Speriamo siano fedeli alla costituzione quanto le nostre comunità al vangelo di Cristo morto e risorto per noi.

Infine, la giornata missionaria mondiale ci ricorda non solo ogni tanto l’attenzione ai poveri e al terzo mondo… come se noi fossimo il primo…ma in base a cosa, poi? Quanto che la chiesa o sa viversi in costante e comune missione, altrimenti diventa quello che spesso è…una setta. Sentirci tutti richiamati ad essere missionari lì dove siamo a vivere, lavorare, sperare, amare, affrontare la realtà…con un atteggiamento di consapevole delle nostre fragilità, dei nostri peccati, delle connivenze col male e l’orgoglio che tutti abbiamo, ma capaci solo, come il pubblicano, di porci davanti al crocefisso senza dire nulla, a bocca chiusa, per sentirci dire, da quella croce…guarda che gliel’ho lasciato fare anche per te… perché tu si qui vales…