Domenica VIa DI Pasqua B-’21

Se non fosse per questa voce che parla con tanta chiarezza nel mio cuore, sarei un ateo. (Card. Newman)

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

“Io sono credente, io sono ateo, io che dico un rosario al giorno, io che credo a modo mio, io che dovrei essere un cristiano migliore, io che con dio ci capiamo, io che sono andato a “Megiugori”, io sono meglio di quelli che vanno a messa tutte le domeniche in primo banco, io sono praticante, io ho fatto un sacco di cose in parrocchia, io, che se c’è da dare una mano in parrocchia o al prete, ci sono sempre! io che da ragazzino andavo in oratorio, io che son cattolico, io che ho una zia suora e da piccolo io, ho fatto il chierichetto… io che vado a messa, dico le preghiere, io che mi comporto bene, io che non faccio nulla di male, io che …palle! I..O…I..O… l’asino fa Hi-Ho… “Io ho scelto voi”. MA..una bella avversativa..non voi ma io ho scelto voi. Se non metti a poco a poco questa consapevolezza a monte di qualsiasi cosa, penserai di essere quello che si è fatto da sé. Alla base ci sia questo dono gratuito, immotivato, insperato, MISTERIOSO, che ti fa sentire innanzitutto scelto, amato, raggiunto, perdonato e compreso, unico, prezioso, amabile, responsabile, già salvato e continuamente recuperabile, rimotivabile,…. Noi voi avete scelto voi… pare così ovvio da darlo per scontato. Noi pensiamo di scegliere, venire a messa, dire, fare, baciare, lettera e testamento, si..la morte della nostre fede. Ci salviamo da soli. Ma è Lui ad averci già salvati, immergendoci nel battesimo nella sua morte e risurrezione. Lui non è sceso dalla croce perché ci ha scelti. Ha scelto noi, non sé stesso. Ricordiamocelo. E ripensiamo a tutto quello che ho scritto all’inizio, che non ha senso se non è premesso da questo senso stordito di un’anticipata e infinita gratitudine. Quindi prima di dirlo o sentirlo come curriculum, geolocalizziamolo in Cristo! Sono stato scelto, amato, creduto, inviato, mandato. Lì dove sono. E porto frutti. Non sono un bonsai, non mi son fatto da me ma sono unito alla vite. Amen.

Dio non è un influencer e tu puoi portare frutto! – Omelia Va DI Pasqua ’21 -B

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-inganno-influenceril-45-non-e-umano

Nuovo lavoro: Influencer…vive dei nostri like, guadagna se è famoso, ci vuole consumatori fedeli, clienti affezionati sempre li a seguirlo e adorarlo sui social. Niente di nuovo: vecchi miti, idoli..cantanti musicisti sportivi…li  guardiamo e vorremmo essere come loro, anche se sono distanti ma… appaiono miti..grandi…   godono di essere così…faremmo di tutto per loro.

   Ma non è questa la dinamica in tutte le religioni? una serie di pratiche, sacrifici, culti con cui entriamo in relazione con i vari dei, per dire che sono importanti e li vogliamo avere vicini: dall’olimpo greco alle divinità romane, fino alle religioni orientali…o ai nuovi guru di pseudo religioni tutte a pagamento. tutti sono idoli, in greco..servo.

E la nostra fede cristiana? le quaresime, i fioretti, i sacrifici, tutto quello che ci diciamo, le emozioni che censuriamo perché pensiamo di dover essere perfetti senza mai perdere la pazienza o distrarsi…essere cristiani come un galateo di cose da fare, un dio magico che ci controlla, punisce o esaudisce le nostre preghiere, apprezza le nostre candele, ascolta i nostri bisogni e richieste..

…ma quale buona notizia ci viene annunciata?..un pastore che ci chi..ama per nome, ci vuole salvare, da la vita per noi, uno che si mette dalla nostra parte, paraclito, 2 domeniche fa, uno che ci difende da lupi e mercenari, domenica scorsa, che ci promette

vita in abbondanza, che ci dice che Dio ha il comandamento vita eterna… ma quanto bello è esser cristiani? e oggi…strepitoso questo vangelo…

>>portare frutto. Dio non vuole essere adorato né famoso, non ci vuole idoli timorosi e distaccati.. la nostra vita diventa generativa.

Questo è l’unico modo per lodarlo, dargli gloria…con fatti non con parole!

io come cristiano: porto frutto nella misura in cui comincio a chiedermi “oggi ho vissuto da figlio di Dio”? se comincio la giornata con un segno di croce e chiedo al Padre di sentirmi guardare come mi guarda Lui, se desidero vivere come il chicco di grano che sceglie di morire per far vivere…se penso che essere creduto da Lui valga più di dirmi credente…

io nel mio lavoro: lo vivo con questa attenzione o gioco sempre al ribasso, faccio il mio e poi pazienza, scelgo determinate attenzioni e valori? dal sorriso, alla collaborazione, alla coscienza critica, al sapere dire sani si e robusti no…vivo con responsabilità e consapevolezza di un bene comune a cui tutti siamo chiamati? lasciare il mondo meglio di come l’ho trovato, accorgermi degli ultimi e delle ingiustizie.

io come coppia: portiamo frutto o siamo già in corsia di emergenza? da quanto non abbiamo niente da dirci? la coppia porta frutto se innanzitutto ciascuno continua a far crescere l’altro…se almeno coltiva questa tensione ad essere generativa in sé e attorno a sé…trovare il modo per andare oltre sé stessa.

noi come famiglia: le attenzioni educative, le scelte concrete per vivere assieme in questo tempo, in questa città… solidi e solidali.

noi come parrocchia: siamo attenti a fare ciascuno quel che gli pare salendo a turno sul palcoscenico o cerchiamo di essere esempio di una fraternità, di una comunione che faccia assaporare che è bello vivere da cristiani e da figli e che il Regno di Dio è non solo alla nostra portata, ma anche nelle nostre mani e soprattutto è credibile e desiderabile vivere con questo stile?

noi come chiesa: quali le nostre priorità? la testimonianza da dare oggi, il linguaggio da usare, il tono, il modo di porci..non siamo più, per fortuna, nei anni 60 anni fa automaticamente cristiana, dove si credeva anche per convenzione o inerzia

oggi essere cristiani è una scelta libera…ma dal punto di vista culturale..abbiamo anche tutti contro, e tanta gente ci tiene a dire che mica ha problemi per dover credere, che è normale, che aver fede in Dio è superfluo, si sta bene lo stesso, si ama lo stesso ed è vero! ma allora le cose si fanno interessanti se ci stiamo dentro con intelligenza.

Come si fa a portare frutto? messaggio per tutti. Tutti possono portare frutti, devoti o detenuti, insicuri o malati, peccatori o indifferenti: potremmo chiederci..assieme.. non c’è vita se non porti frutto… ma intanto: tutti partono dalle stesse possibilità per portare frutto? c’è bisogno di maggior giustizia, di una economia e finanza umane, legalità…di opportunità e prospettive liberanti!

ecco come viene il regno di Dio, il ruolo della dottrina sociale della chiesa.  Due modi ci offre la Parola. Il vangelo: rimanere, per dire che non è  facile né scontato, che siamo sempre tentati di andarcene da tale prospettiva e chiuderci in noi stessi e la nostra zona comfort. lo ripete almeno 15 volte in questo capitolo.

E 2) se desidero almeno fare mia la prospettiva della seconda lettura…amare a fatti e non con le parole..con atteggiamenti, scelte, gesti attivi di rispetto, premura, attenzione, ascolto, empatia. Non ci dice Signore Signore ma chi fa la volontà del padre mio è mio fratello sorella padre e madre, ci annuncia Gesù. Non ha davvero mezze misure, né tiepidezze.

Sta a noi insomma, rendere lode a Dio nel portare frutti, quelli che abbiamo detto, vivendo liberi, saldi e gioiosi. Dio non ha altro mezzo che farsi pubblicità ed essere annunciato..

con questa consapevolezza allora ci saluteremo dicendo “glorificate il Signore con la vostra  vita e andate in pace!”

Va Domenica DI Pasqua -B ’21

Durian

“Quann’ ‘o mare è calmo, ogni strunz è marenaro”. (Detto napoletano).

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

“Portiate frutto”: io sto portando frutto? quello che sto facendo, il modo in cui vivo, le scelte ordinarie, il mio stile nelle relazioni, nel ministero pastorale, il mio ragionare e riflettere, il ricordare, quel che faccio di quanto ho riflettuto e ricordato… mi fanno portare frutto? O sono un generico freno a mano tirato, una comfort zone dolciastra in cui ristagno, uno specchio con cui mi sento al top ma da solo… Penso ai vangeli di questa settimana: la Parola di Gesù in Giovanni: un potente annuncio che Lui è venuto a “portare vita in abbondanza“; un Dio Padre il cui “comandamento è vita eterna!” . Ci aggiungo questo frutto da portare, vita da spremere fuori, amore da generare. Mi chiedo: ma chi, oggi, ci dice delle cose così belle, sane e promuoventi? Nessun discorso motivazionale…ma essere cristiani ci chiede di confrontare la nostra umanità per quanto fragile ci appaia, esattamente con questo. Non ci dice “Sii perfetto, Sbrigati, Cerca di piacere, sforzati, sii forte…” ma porta frutto! Diventa ciò che in te ha bisogno di crescere, diventa figlio e non solo “ciò che sei”, vivi da risorto, da chicco di grano che ama da morire, non altro. E questo, ciliegina sulla torta (a proposito di frutta!), rende gloria al Padre. Dio prende gloria dal nostro portare frutto. La qualità della nostra vita, non della nostra fede o delle nostre performance religiose-devuote, gli dà gloria. Fa venire voglia di credere in Lui, di chiedere a Dio…adotta anche me come tuo figlio, in modo che la mia vita abbia un senso diverso, un significato nuovo, possa sentirmi appartenere e amare come non mai e quindi portare frutto; voglio sentirmi creduto, per diventare credente e magari credibile. Ma dove lo troviamo un Dio felice di noi? E non perché gli mandiamo i bacini e le buone azioni ma perché viviamo…”come si deve”… secondo i nostri più sacrosanti diritti e doveri. Portiamo frutto: banane, lici, fragole o durian … chiediamo al Padre di guardare alle nostre vite dal suo versante e vivere di conseguenza.