Immacolata B.V. Maria – 2019 – A

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Questo serpente mi somiglia, gli volevo chiedere alcune cose su quella mela e ho scoperto che ha perfino la mia voce.

Quel serpente è presente in ciascuno di noi. Ne conosciamo bene la voce. E’ la nostra quando una parte di noi ci sussurra:arrangiati, pensa per te, che male c’è, salvati da solo…le tentazioni di Gesù nel deserto che conosciamo bene (avere, apparire, il potere) o le suggestioni a dimostrarsi potente scendendo dalla croce e salvando sé stesso. Questa voce nasce dalla libertà con cui Dio ci ha creato, volendoci non burattini ma figli liberi, anche di dirgli di no, grazie mi arrangio! e girargli le spalle. Dice Gn che è la più astuta, come bestia, non saggia. Infatti anche a noi pare di essere più astuti degli altri quando pensiamo prima o solo a noi stessi.

Ecco allora il famoso “peccato originale”: la radice-origine di tutti i peccati, di tutte le azioni che noi decidiamo di compiere illusi come Adamo ed Eva di poter bastare a noi stessi cioè di non aver bisogno di Dio, di un padre che ci ama. Non è un’azione precisa ma una pulsione innata che però ci disumanizza. Prima ci illude poi ci delude. Sempre. Come Pinocchio quando pensava di essere astuto diventava più burattino. E’ la possibilità di compiere il male. Ciascuno di noi è libero di farlo. Peccato nel senso che è uno spreco. Sei fatto per altro. E se ascolti quella voce ti incasini la vita. Adamo se la prende con Dio, poi con Eva, la quale se la prende col serpente: nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità e ci si incolpa a vicenda. La fine dell’armonia originaria. E’ il nostro amaro pane quotidiano. Le relazioni marciscono a causa della paura di non vivere e per l’orgoglio di volersi salvare e stare da soli…pensando che gli altri siano ostacoli, nemici o oggetti. Individui non persone. Ci accade tutti i giorni e rimaniamo soli, a darci ragione o fare le vittime. 

Invece noi siamo creati per amare e vivere nelle relazioni.

L’uomo pienamente realizzato, per la fede cristiana, non è quello perfetto o intelligente ma chi sa amare al massimo delle proprie possibilità. Se non ami sei disumano, non più umano. Il contrario di “amore” non è odio ma egoismo!

Allora è bellissima la domanda di Dio a ciascuno di noi Adami ed Eve: dove sei? Non chiede “cosa hai combinato”, come per sgridarlo ma dove sei andato a cacciarti, come stai vivendo, guardati, non ti rendi conto? che vita fai..

Siamo stati creati per amore e per amare. Maria oggi ci ricorda che siamo tutti chiamati ad essere come lei, non come un privilegio che ce la allontana ma come inizio di una vita nuova.

Efesini 2a lettura:  In Lui ci ha scelti, prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi. In questo passaggio c’è tutto quello che ci serve. Possiamo compiere il male lasciandoci ingannare e illudere da quel serpente in noi e così avere paura di Dio o vivere da schiavi. Ma siamo resi liberi di scegliere il bene, diventare sempre più umani e non burattini, grazie all’amore che possiamo realizzare e che ci umanizza soprattutto quando ci costa un po’. Siamo macchine che vanno ad amore. Siamo stati battezzati.

Ecco perché oggi celebrare questa festa. Per dire come Maria…ecco la serva del Signore. Non schiava ma a servizio. Voglio servirti a questo Signore, voglio essere amore concreto per me e per gli altri. E’ stata preservata da questo peccato non come privilegio ma come esempio di persona che può essere in grado di amare fino in fondo, un esempio, una testimonianza per ciascuno di noi. Ringraziamo il Signore per la vita che ogni giorno ci offre e chiediamogli l’umiltà di trasformarla in dono. Maria è stata la primizia di questa prospettiva; ci aiuti a desiderarla e accoglierla sapendo ascoltare e riconoscere sempre -nel nostro cuore- la voce del serpente e l’eco in noi dello Spirito santo.

 

Immacolata concezione della B.V. Maria 2019

 

 

Tempo lettura previsto: 3 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 1, 26-38

Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Chissà cosa è successo, poi… Sta di fatto che Dio prende l’iniziativa; la storia della fede, della chiesa, del cristianesimo ecc. ecc. Parte da qui… o meglio, dalla prima lettura, Genesi, ma qui prende una svolta improvvisa. Incarnazione. Maria: hai studiato, sei brava, sei perfetta? no. Sei intelligente? nella media. Sei curiosa e disponibile? SI.

Basta e avanza. Ecco la serva del Signore. Voglio servire a qualcosa di buono con la mia vita. Avvenga per me secondo la tua parola… che io sia riempita di cose belle e di grazie.

Forse il dogma dell’immacolata, dal 1854, nato in un contesto totalmente diverso un po’ ce la allontana e sicuramente ci divide come cristiani..

Maria invece è vicina, come noi, con dubbi, paure, curiosità, tentazioni e frustrazioni…

Tonino Bello ne ha fatto ritratti bellissimi, come donna dei nostri giorni.

Se anche noi … quei verbi…servire, avvenga, come è possibile proprio io…

Cominciassimo così la giornata…altroché…

Futuro o Avvento? persone oltre alle cose, la promozione scade domenica…. Prima domenica di Avvento -A 2019

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Gli ultimi giorni di cui parla il vangelo sembrano quelli per fare acquisti. Avete notato? Nel mare di pubblicità in cui siamo immersi, sanno tutti cosa è meglio per noi, vogliono suggestionarci che sarebbe…stupido ignorare tanta convenienza, quindi meglio approfittarne subito!

“Black friday, sconti imperdibili, affari d’oro, domenica aperto, selezionati per te, consigliati in base alla tua lista di desideri, la promozione scade domenica!, gli artigiani della qualità, persone oltre alle cose, buona spesa, bassi e fissi, prezzi imbattibili, corri subito, ultimi giorni, offertissima, solo 9,90 euro!”   

E la chiesa, invece? L’Avvento che iniziamo, ci chiede di non riempire ma lasciare spazio, darsi tempo, attendere. 

Pensiamoci, è la differenza fondamentale tra futuro e avvento: noi andiamo verso il futuro, significa “ciò che sarà”. Siamo noi i protagonisti, cercando di prevedere come andranno le cose, facendo i nostri calcoli, usando qualche algoritmo, maghi e oroscopi per affrontare il nuovo anno; ci sta allora la corsa all’accumulo seriale, all’anestetico, al fare scorta di tutto. 

Il futuro: da conquista o temere, cosa ci riserverà? Dipende da me. E allora fa in fretta, ormai basta appoggiare la carta, puoi pagare con l’app del cellulare e perfino con l’orologio, che premurosi! on line, poi non ne parliamo, basta ti sbrighi a comperare, muoviti dai è sicuro, non vorremmo mai che cambiassi idea…

   Ad-ventus invece è esattamente l’opposto: significa “che viene a te”; è aspettare Qualcuno che ci sta venendo incontro; l’iniziativa è la Sua. E’ riscoprirsi cercati, voluti, desiderati. Quanto abbiamo bisogno…di abbassare la guardia di fronte ad un Dio così.

Ci fermiamo mai a pensarlo? Siamo disposti a permetterlo?

Il valore dell’attesa, del non dire “e io pago”, saper aspettare, darsi tempo, fare posto dentro di sé al desiderio che cresce, si rafforza o purifica. Non c’è da prevedere ma da riconoscere e accogliere, come Gesù ci chiede nel vangelo. Vigilare, con perseveranza e fedeltà. Essere attenti alla Sua venuta significa potersi accorgere della Sua presenza. É Lui il protagonista, la buona notizia. Noi possiamo prepararci ad un incontro, come quando passano a prenderci per uscire…

All’inizio di un nuovo anno liturgico e dell’Avvento ci prepariamo ancora a festeggiare Natale: sarà importante rinnovare  il nostro sguardo sulla vita e su Dio con sincerità e coraggio soprattutto per riconoscere cosa ci avvicini o allontani da Lui e dal restare alla Sua presenza. Il tempo che ci viene offerto allora è come uno spazio di manifestazioni inedite ed opportunità da decifrare. 

Servono stupore e meraviglia, fede viva, come pure disincanto. Ma non come una cosa in più da fare. Ma uno stile da avere! Un elenco di doveri già ci appesantisce: 1regali, 2pranzi e cene, 3auguri, 4visite ad amici e parenti, 5vacanza, un po’ di riposo. Se ci pensiamo, si tratta solo di coltivare in modo tipico le nostre diverse relazioni. Non può succedere anche nel rapporto con Dio?  Proviamo a pensarci:  con che stile potremmo viverlo?

-Signore Gesù, ti regalo un po’ del mio tempo per contemplarti in un presepio, ti regalo la mia presenza qualche minuto in chiesa prima o dopo Natale, con calma, magari accostandomi alla riconciliazione o facendo due parole con qualcuno.

-Signore Gesù, vengo io a cena da te, trovo pronto e non ingrasso, scelgo magari di tornare a messa o celebrarla con maggior consapevolezza e partecipazione; arrivo prima, leggo le letture da solo, mi fermo un po’ alla fine, per gustare come mi son sentito.

-Signore Gesù, gli auguri me li faccio da solo ma alla tua presenza: si chiama preghiera. Cerco in te uno specchio con cui confrontarmi per augurare scelte nuove e coraggiose al mio stile di vita, al modo di vivere alcune relazioni ed esperienze.

-Signore Gesù, dovrò incontrare tante persone, a casa, per strada o via messaggino. Cercherò di farlo facendomi prossimo magari di quelle che non vedo da tempo, esprimendo sentimenti sinceri magari anche di riconciliazione e distensione, gratitudine e affetto soprattutto se mi costa un po’ di fatica; forse potrei anche scegliere di usare saggiamente il cellulare, non per diffondere banalmente di tutto ma al limite solo riferimenti cristiani o portare messaggi sensati, autentici e un po’ personali. Non serve molto. Attenzioni semplici per fare spazio ad una presenza che vuole risalire dal cuore di ciascuno; dal giorno del nostro battesimo, il Signore Gesù già abita nei nostri cuori. Siamo chiamati a farlo emergere, grazie al dono dello Spirito Santo per poter percepire nel nostro cuore l’eco della Sua Parola, perché possa abitare davvero la nostra vita:  lasciare che ispiri sentimenti, sguardi, atteggiamenti. 

Anche Lui, come la pubblicità, sa cosa è meglio per noi.

Proviamo a farlo, questo grande affare per la nostra vita?