Esperimento riuscito! XIa To B-2018

Questa settimana ho fatto una sorta di esperimento sociale. Mi sono impegnato ogni giorno a fare una cosa: un complimento, motivato con calma, ad una persona.  

Alla commessa del supermercato ha fatto piacere le dessi del lei, ringraziandola per un’attenzione avuta, ad un papà a scuola, lodandolo per il suo stile nel gestire una cosa delicata, la catechista, così autentica durante la riunione, quel signore riservato in coda davanti a me in banca, il meccanico, attento e premuroso in officina…

Ho deciso di guardare alle persone con attenzione ed un sorriso accogliente, cercando di manifestare stima, empatia e gratitudine…Ma innanzitutto ho cercato di guardare alla realtà come faceva Gesù, non dando nulla per scontato e sapendo meravigliarsi dei dettagli, con gratitudine.

Ho colto, certo, stupore e imbarazzo; ma ho visto anche nei loro occhi nascere la soddisfazione e un sano orgoglio. Ho percepito la sensazione che ne fossero felici.

Ma ho sentito in me…che questo mio impegno mi lasciava migliore. Avevo allenato uno sguardo diverso su di me e sugli altri. Pensando di continuo a quando nel vangelo di Matteo 7, Gesù raccomanda di fare agli altri quello che piacerebbe fosse fatto a te. Chi di noi è indifferente ad un complimento o ad una gentilezza inattesa nei propri confronti?      Sono stupidaggini? certo… 

Ma lunedì avevo letto il vangelo di oggi, per iniziare a preparare l’omelia e quella logica del seminare e del granello di senape, ho sentito di volerla mettere in pratica. Ne è valsa la pena. Gesù aveva ragione. Non dobbiamo avere paura di seminare a caso gesti di bene fraterno e attenzioni preziose, gentilezze premurose e scintille di bellezza…solo per il gusto di farlo.  Il regno di Dio, di cui parla Gesù, inizia così. Con uno sguardo diverso, grato. Mettendo da parte calcoli e paure, giustificazioni e scrupoli: cosa penserà? che ci stia provando? mi prenderà per sciocco? Si tratta di allenarsi ad un approccio positivo e reale alla vita, uscendo un po’ da sé. Scoprire che non solo così si vive meglio, ma facendo del bene all’altro, lo si fa anche a sé stessi. E’ donando che si riceve, diceva S. Francesco. Questa è la buona notizia del vangelo. Anche perché, a pensarci bene, lodando le persone io ho cercato di riconoscere la qualità della vita ed il fatto che questi piccoli gesti lascino il mondo migliore: più sano, solidale, bello, fraterno, carico di fiducia e speranza.

Lodando le persone io celebravo la vita crescere nell’amore. Questo non è quel regno di cui ci parla Gesù? Cercate innanzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, Mt6

Dio ama chi dona con gioia, insegnava S. Paolo ai Corinti. Ribadisco..sembrano e sono poca cosa, forse nemmeno vediamo il risultato ma l’atto che compi, lo fai a credito, affidandolo alla persona che lo riceve. Non sai se e come crescerà. Esattamente come nel vangelo: semina..al resto ci pensa lo Spirito che fa germogliare e crescere…a noi solo di continuare a vivere, dormi o vegli dice Gesù, quel seme cresce, nemmeno sai come e dove. Eppure cresce.  Fate questo in memoria di me, farsi cibo…

Cresce e porta frutto, con la determinazione e la pazienza di chi sa che non serve cercare riscontri ma sei solo consapevole della bontà di quel che hai seminato e perché l’hai fatto.  Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date, (cfr. Mt)

Vale l’amore che riconosci e celebri, prima di tutto il resto. Gesti piccoli e tremendamente ordinari come quel granello di senape..che, ricorda il vangelo è piccolissimo ma dai e dai..crescendo, da ombra, riparo e ristoro a tante persone? Così i nostri gesti. Fan crescere dal basso una civiltà di amore e giustizia.

 Non è questo il regno che vogliamo venga, nel PN? Per me si.. Io poi, ci avevo preso gusto e venerdì il complimento, l’ho fatto perfino due volte! Provateci…, da gioia, fatevi del bene, seminate il regno di Dio, innanzitutto nei vostri sguardi e nei vostri cuori. 

Buona semina e buona settimana.

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Sberle e carezze…. Xa TO B-2018

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Voi cosa volete per vostro/a figlio/a? Qual è la sua volontà? sia felice, realizzato, bravo e buono? che porti avanti il cognome, renda nonna, diventi il calciatore famoso che il papà non è stato..

   Il vangelo oggi è piuttosto duro. Ma è una pagina magnifica.  Siamo chiamati ad ascoltarlo bene, non in maniera superficiale. Gesù viene considerato pazzo e indemoniato. E questo viene messo pure a verbale, trascritto nei vangeli senza vergogna!!

  Pazzo, dai suoi. Li mandano a chiamare, come succede sempre, no? avvisate i famigliari, venitelo a prendere, abbiate cura di lui poverino, prima che serva un TSO. La seconda volta chiamano anche la madre, Maria…è la madonna, no? ok?

Indemoniato dagli scribi, scesi a posta da Gerusalemme per controllare e certificare, loro che sanno chi è Dio, hanno studiato, sono molto religiosi e detengono la garanzia di chi sia dentro o fuori della fede, della morale, chi sia giusto o meno davanti a Dio.

Non male…anche solo da riportare in un vangelo, come un verbale, cioè da affidare a chi leggendo pagine come queste sarebbe chiamato a fidarsi di quel Gesù pazzo e indemoniato.

E perché? perché parla di Dio in maniera così diversa. Tanto da…manca un personaggio all’appello… chi? la folla.. la folla, dice Mc, rinuncia perfino a mangiare pur di ascoltare questo capellone alternativo che scioglie i cuori e li attira col suo carisma. Se dovessimo proporre a tanti nostri momenti di preghiera, messe, capitelli… di non finire col rinfresco..li faremmo lo stesso?

 La folla pare sfamarsi solo di Lui e delle sue parole, andando all’essenziale… e qui folla significa davvero un’umanità varia..non i migliori, ne i perfetti, ne i praticanti o i parrocchiani…ma solo chi ha percepito che questo vangelo – buona notizia… ti da un sapore nuovo e non ti interessa di niente altro…in tutto il vangelo Gesù ha sempre vissuto la condanna da parte dei benpensanti perché lo vedevano con gli ultimi, gli sbagliati, gli emarginati…e noi continuiamo a non capirlo e scegliere il carro dei vincitori, dei cattolici che si esibiscono, di chi cerca la visibilità, il merito, il consenso, i titoli o l’applauso…

Questa pagina è meravigliosa e mi commuove sempre perché penso a come debbano essersi sentiti… li seduti per terra…la madre e i famigliari fuori…e lui dice..chi è mia madre? chi i miei fratelli? ditemi, non sono una sberla sta frase? come devono essersi sentiti? quando un nostro famigliare con l’alzehimer non ci riconosce più non ci sentiamo morire? 

Gesù qui però non sta mancando loro di rispetto ma segnalando una differenza e un’opportunità.

E’ proprio perché ha in mente la famiglia, il suo valore prezioso e indispensabile, che vuole crearne una famiglia più grande…che vuole assicurarci di potervi partecipare solo facendo la volontà di Dio prima che su relazioni dovute, belle e necessarie.

E’ inclusione, non separazione, è possibilità se ci credi e scegli di vivere in un certo modo, ponendoti come orizzonte quotidiano quella volontà di Dio: termine per certi versi difficile, da un lato lo ripetiamo sempre nel Padre nostro e così ne perdiamo i contorni, l’essenza; dall’altro ci appare in termini moralistici magari con ansia da prestazione, tanto da cercarla in maniera ossessiva così da dimenticarci di amare…sarà la volontà di Dio, avrà voluto così..quando non sappiamo cosa dire tiriamo in ballo la volontà di Dio e ne facciamo un oggetto misterioso, strano, distante, ostile, complicato, mentre lui di sé ha detto solo di voler essere per noi come un padre che ama. Qual è la volontà di un padre che ama? 

1-che i figli si sentano amati, 2-lo riconoscano a fianco, soprattutto nella fatica, 3-diventino grandi, realizzati nell’amore, testimoni che essere suoi figli è la cosa più preziosa, tanto da fare da orizzonte, non sostituire.. anche ai rapporti famigliari. 

Allora carissimi, quella folla siamo noi, ciascuno di noi nella misura in cui si lascia raggiungere, amare. Senza meritarlo, solo…permettendogli di stupirti. Lasciamoci scalfire con onore da tale dichiarazione. Chiediamo a te Gesù di aiutarci ad andare all’essenziale della nostra fede, donaci la fame di te, della tua presenza che ristora, donaci di riconoscere in questo la volontà quel Dio che tu ci hai insegnato a chiamare papà.

Can no magna can: Corpus Domini 2018

Ma a Vicenza li mangiano ancora i gatti? Secondo un mio vecchi amico, si…Come distinguere se stai mangiando coniglio o gatto? Se stai mangiando cane in un sospetto ristorante cinese? Si dice dandone un assaggio all’animale vivo in questione, che lo dovrebbe rifiutare. Da qui forse il proverbio veneto “can no magna can”? 

  Chi mangerebbe carne umana? Il cannibalismo è un grave reato, un folle oltraggio. Non mangio quello che sono. Rifiuto istintivo, ancestrale, un tabù, come l’incesto.

  I primi cristiani, quasi 2000 anni fa, primi tempi della chiesa, venivano accusati di tale pratica perché dicevano di nutrirsi del corpo di Cristo, il fondatore di quella loro nuova strana religione; in genere ci si nutre di altro da sé, per essere meglio sé stessi. Il cibo che mangio, diventa parte di me, mi tiene in vita, mi ricrea. Lo assimilo, diventa simile a me, diventa me stesso. L’eucaristia oggi, proviamo a coglierla da qui. 

Il rapporto che abbiamo col cibo è cambiato tantissimo in questi anni: decine di trasmissioni televisive su come cucinare, chi sia il cuoco migliore, come sistemare un ristorante…al supermercato, ho contato coi passi, c’è più cibo per animali che per bambini, celiachia, intolleranze e scelte alternative…tassi di obesità a livelli incredibili quanto solo l’enorme problema dei disturbi alimentari tra i giovani…anoressia e bulimia.

C’è un intero mondo anche misterioso, dietro al nostro rapporto col cibo, forse per questo Cristo, che ci conosce bene…si è voluto fare cibo per noi. Entrare cioè in una relazione fondamentale.

   Una volta si andava a prendersi la pizza, ora si chiama “take away”, vai, prendi e porti a casa già pronto: gastronomie, supermercati.. Poi è arrivata la “consegna a domicilio”, ragazzi in motorino che consegnano ogni tipo di cibo scelto col cellulare a tutte le ore. Nel frattempo i ristoranti etnici, orientali ci hanno insegnato l’”all you can eat”.. mangia quanto vuoi ad un fisso.  Sciocchezze, se volete, me ne scuso. Eppure dicono il bisogno centrale per cui ci si ciba e quindi si viene all’eucaristia.

Innanzitutto per vivere; poi per stare assieme e celebrare la vita.

Una dimensione fisica, personale ed una sociale, affettiva.

L’una non esclude l’altra. La festa di oggi nasce nel medioevo, 13° sec. per confermare la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino. Quasi a dire..fate attenzione a ciò che mangiate! Si dubitava…

Non serve adorarlo e basta in maniera intimistica. Sarebbe come mangiare sempre da soli…Non basta stare tutti insieme se non con un certo stile, ispirato e rinforzato in noi proprio da quel cibo…che non è solo nutrimento ma ispirazione, l’unico atto di “cannibalismo” voluto da Cristo stesso. Fate questo in memoria di me. Per renderci come Lui. Corpo e Sangue. Mangiare la verità di noi, di quello che siamo nel profondo di noi stessi fosse anche solo per accorgercene. Corpo e sangue.

Corpo è…storia, come entrava in relazione con le persone, scelte, atteggiamenti, stile, che sentimenti coltivava nel cuore; corpo sono i sensi, il modo di ascoltare, andare incontro, incoraggiare, servire.

Sangue è vita, passione, calore, fedeltà, sacrificio, dare il sangue…La vita personale e di una parrocchia c’entrano? cambiano?

O Signore non son degno di partecipare alla tua mensa… ma io sarò salvato. Mangiamo Gesù per essere più come Lui e venir salvati dalla peggiore versione di noi fatta di chiusura ed egoismo, che ci farebbe abbuffare dimenticando gli altri e sprecando…anche nei ristoranti all you can eat insegnano comunque giustamente a non buttare il cibo.

L’eucaristia ci salva ricreando in noi la vita stessa di Cristo.

Ecco la dimensione spirituale e personale.

Prendete e mangiatene tutti, il mio corpo per voi e per tutti… o anche…a lode e gloria del suo nome per il bene nostro e di tutta la sua santa chiesa. Ecco la dimensione ecclesiale e sociale. Farsi pane. Andare a prendersi la pizza, consegnarle a domicilio…diventare come quel pane, farsi pane, bontà, per gli altri. Ecco il senso dell’eucaristia per noi cristiani, ecco perché non ha senso dirsi tali senza frequentare la santa messa ne comunicarsi. Parleremo due linguaggi differenti. Ci nutriamo di Lui per nutrire altri con la nostra vita, nel suo nome. Non c’è vita cristiana ne parrocchia se non rimettiamo al centro l’eucaristia come sorgente di energia, fonte di salvezza e metro di misura per il nostro agire di credenti credibili.

Chiediamo al Signore di aiutarci giorno per giorno a desiderare di farci cibo nel suo nome, di lasciarci assimilare a Lui per rendere le nostre vite pane buono di vita eterna.