Che fai dopo lo scambio di pace? Omelia IIa to A-’20

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Polittico quattrocentesco dell’Agnello mistico dipinto dai fratelli Jan e Hubert Van Eyck.

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“Pace sia pace a voi la mia pace sarà nella terra come nei cieliii..”

“Nel Signore, io ti do la pace, pace a te…nel Suo nome resteremo uniti, pace a te…ecc.”

Canzoni allegre, vivaci, in genere poi seguite da un lugubre “Agnello di Dio”, quasi sbuffando, inevitabile.. “ma bisogna proprio farlo? C’è un così bel clima e questo rovina tutto…” 

Già, vediamo però di capirci meglio: la liturgia ci chiede come di rivivere il gesto che GvBattista compie nel vangelo. Lo indica. Anche il sacerdote sollevando l’ostia consacrata lo mostra e noi siamo chiamati a contemplarlo, (spesso invece siamo persi ancora a darci la pace, salutarci o a piegare il foglietto) e ripetere che quello lì è davvero per noi, il corpo di Cristo e come il Battista tre volte gli diciamo guardandolo “tu sei l’agnello di Dio”. In quel momento stiamo “dando del tu” a Gesù Cristo, lì spezzato per noi, stiamo parlando con l’eucaristia, col santissimo…altro che darsi la mano! Ce ne rendiamo conto? Questo ci serve a rinnovare la coscienza del gesto che si sta per compiere, del dono da ricevere e accogliere, dell’Amen (è così!) che siamo chiamati a dire.

Ci sono almeno due allusioni precise:

    1) L’evangelista ben conosce il profeta Isaia che parla del messia come agnello mite, condotto al macello, che portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori; il Battista allora sta dicendo che Gesù si farà carico di tutte le miserie, colpe, i peccati delle persone con la sua mitezza…non eliminerà il male, nessuna amnistia, ma lo vincerà introducendo nel mondo una forza diversa, un nuovo dinamismo, la potenza del Suo Spirito, per scegliere liberamente e nella verità una vita piena, per il meglio di sé. 

 La logica del granello di senape, del lievito, della fedeltà al poco possibile qui e ora, toglierà al peccato la possibilità di attecchire.    

    Ad esempio: sapete che faccio dei miracoli? Quando entro in un locale pubblico o incontro delle persone riesco spesso a trasformare il modo di parlare di alcuni; ad esempio quando la parola cane diventa per miracolo caro. E’ solo la mia presenza a far accadere, non sempre, questo prodigio.     Solo una persona diversa dà al “branco” una coscienza diversa di sé. Sarà successo anche a voi, me lo raccontate, quando in spogliatoio, al lavoro o tra amici, uno si distingue magari perché vorrebbe evitare meschinità, chiacchiere malevole, richiamare il tono dei discorsi, non bestemmiare o parlare di persone come di oggetti…è solo quella vostra presenza, (perché vi riconoscono come cristiani, sempre in parrocchia o de ciesa) uno stile alternativo alla media, che fa sentire gli altri come in dovere di scusarsi, giustificarsi o prendere le distanze!  Solo un agnello fa sentire bestie, lupi, gli altri, nel branco, in preda di discorsi o atteggiamenti che li stanno disumanizzando; quella presenza alternativa provoca qualcuno a chiedersi “ma cosa stiamo facendo?”la salvezza, l’umanizzazione, iniziano così. Ecco la nostra fede: quell’agnello di Dio ci parla di noi, chiamati a far percepire una differenza cristiana di vita.  

    2) È l’agnello pasquale, quello che Mosè ordinò al popolo di mangiare la notte di Pasqua, per avere la forza di mettersi in cammino verso la liberazione dalla schiavitù in Egitto e il cui sangue, sugli stipiti delle porte, avrebbe salvato gli ebrei della morte. Quindi Giovanni vede in Gesù l’agnello di Dio, la cui carne darà la capacità e la forza di iniziare il cammino di verità verso la liberazione, e il sangue, che non salverà dalla morte fisica, ma da quella definitiva. Consentirà a chi lo accoglie una qualità di vita in grado di superare la morte. In genere la chiamiamo “eucaristia” e per questo veniamo a fare la comunione con quel corpo: per riconoscere che ciò di cui ci stiamo per nutrire è Cristo e che ne abbiamo bisogno per restare o diventare ancora più umani.

 La messa ci invita ad assimilare quanto stiamo celebrando. Partendo da quello che siamo, non da come dovremmo essere o dimostrare, mangiamo quell’agnello per assimilarne lo stile di vita e diventare come lui, avere il suo sguardo sulla realtà, la sua potenza di amore, scegliere di innovare la nostra vita nella giustizia, nella misericordia, l’impegno, il dialogo, riconoscerlo come la verità di ciò che siamo. Questo stile fa crescere il regno di Dio e toglie il peccato del mondo. C’è infatti un peccato che precede la venuta di Gesù e rappresenta un ostacolo alla comunicazione tra Dio e l’umanità. É una mentalità al ribasso, indifferente, che basta sempre a sé stessa: il rifiuto dell’offerta di pienezza di vita che Dio ci offre, la sua salvezza, ed è causato dall’adesione a un sistema ideologico, religioso sempre contrario alla volontà di Dio padre buono per noi suoi figli.

   Ci viene infine detto di fronte a questo agnello, di essere beati perché “invitati a questa cena” e così possiamo tutti, primo chi vi parla, dire l’unica cosa importante anzi fondamentale da riconoscere, rubando le parole al centurione romano mentre guarda Gesù stupito e bisognoso..

O Signore, io non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato.

Sia questo il primo segno di pace da accogliere dentro di noi.

Gesù come il Ripasso di Valpolicella… Battesimo del Signore -A ’20

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1) Natale: Dio non aspetta le nostre buone opere, che ci facciamo belli e puri ai suoi occhi, né che ci prepariamo o siamo degni di incontrarlo ma viene Lui a vivere accanto a noi, a prendere sul serio la nostra vita e il bisogno di essere amati e di amare; viene povero e fragile, nell’odore di letame dell’umanità che lo accoglie e ancora oggi così lo vive…cioè da peccatori, feriti e amati.

Incarnazione significa proprio questo: Dio prende carne, si fa persona umana, fragile, debole come noi perché questa nostra vita umana, materiale, affaticata, quotidiana, concreta, quella di cui ci vergogniamo o sentiamo come ingombrante per la religione,…sia salvata, resa preziosa, graziata dalla sua presenza. 

2) Epifania: questo sogno di essere il nostro salvatore, di salvarci da noi stessi, dalle idee sbagliate ed inutili di Dio è davvero per tutti non per i meritevoli o degni: ecco i Magi, che sono pagani ma in ricerca…non come i devoti che al tempio con Erode sanno a memoria la lezione di catechismo, la spiegano citando i testi sacri agli stessi Magi, san tutto del messia che nasce ma non si mettono in cammino, restano nella comfort zone della loro religiosità civile e folkloristica, in cui parlano di Dio per sentito dire…non per aver fatto esperienza di lui.

I Magi rappresentano età, cultura e provenienza geografiche diverse, quindi significa per tutti…(come le parole della consacrazione  prendete e mangiatene tutti, versato per voi e per tutti”)  non per “i suoi che non l’hanno accolto” ma per “quanti lo hanno accolto a cui ha dato il potere di diventar figli di Dio,” abbiamo sentito a Natale e domenica scorsa. Nessuno si deve sentire escluso da questa salvezza, qualsiasi cosa possa aver o meno fatto o vissuto, nessuno è inutile, irrecuperabile o indegno davanti alla misericordia di Dio Padre.

3) Infine oggi, il battesimo: questa salvezza avviene attraverso la relazione che il Signore vuole instaurare con ciascuno di noi. Inizia con uno stile preciso, come quello del presepe per certi versi…dal Giordano, fiume largo meno del Giavera, non famoso come Nilo, Tigri, Eufrate, al confine tra territori pagani e Palestina, e forse il senso è proprio qui. Gesù parte sempre dal basso, da dove siamo, coi peccatori perché nessuno possa sentirsi a disagio nella relazione di fede, nella preghiera davanti a Lui ma compreso e accolto ad oltranza, …con più futuro che passato!

  Lo abbiamo lasciato alla mangiatoia, lo ritroviamo uomo fatto: son passati 30 anni. Quanti miracoli e guarigioni avrebbe potuto fare, quante cose interessanti e utili dire, quanta acqua trasformare in vino, quanto bene fare, quanti consensi e applausi ricevere…eppure non fu guidato da un criterio di efficienza, dal culto della prestazione, dell’ansia veneta del “devo fare tutto mi”.. anzi.  30 anni anonimi, lavorando, nel paese malfamato di Nazareth, a invecchiare come un buon vino in botte di rovere, a lasciarsi ripassare come il Valpolicella…ci riflettiamo sempre troppo poco su questa scelta precisa di Dio. Così inizia la sua vita pubblica, questo lo stile con cui ha voluto prepararsi all’incontro con noi e come continua a voler entrare in relazione con ciascuno. 

Quanto ne siamo consapevoli? quanto ci riguarda?

Natale, Epifania e Battesimo oggi come un trittico ci raccontano l’ingresso nella storia del figlio di Dio. Come possiamo dirci cristiani e battezzati senza tenerne conto?

Chiediamo al Signore di accendere in noi la consapevolezza del dono del nostro battesimo, delle sue potenzialità, dei nostri diritti; ci doni la capacità di ripulire sempre, grazie al suo vangelo, il nostro sguardo su di Lui, su noi stessi e gli altri, per continuare ad essere testimoni credibili di un Dio desiderabile per cui valga la pena dirsi cristiani.

Non so che titolo mettere… IIa domenica di Natale -A

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Veniva nel mondo la luce, la luce fu… sia fatta la luce (le prime parole di Dio)

La parola luce: 6 volte in due versetti, ad indicare quanto riesca a simboleggiare bene la persona e l’azione di Gesù e quindi di riflesso, la nostra fede in Lui, la qualità del nostro credere.

La luce illumina la strada, fa respirare orizzonti più ampi, proporzioni precise, consente di camminare senza inciampare.

   Vi sarà successo: in una stanza buia, non sai bene come muoverti, hai paura di sbattere, confondi i profili delle cose, non ti fidi e vai a tentoni. Quanti di noi vivono così? Se accendi la luce la realtà non cambia. Cambia la possibilità di guardarla meglio, fino in fondo, vedere chiaramente cosa c’è, non confondere oggetti, non prendere spigoli, vedere che quell’ombra maligna in realtà era solo una pianta…ecco la fede. Credere non significa poter cambiare la realtà, attenti! con quali attese ci mettiamo a pregare: Dio non è un mago, i vangeli di Natale ben lo ricordano, Gesù viene per stare con noi, ci prende sottobraccio e cammina al nostro fianco attraverso quella realtà; non trasforma altro che la nostra capacità di stare in quella stanza, comprenderla per quello che è, orientarsi più chiaramente, con maggior responsabilità, speranza, fiducia e forza…in genere le sue…

  Gesù è Colui che guida e rende possibile il progredire della persona, che gli consente di maturare, ripartire, di definirsi, trovare senso. Non viene perché le persone diventino religiose (se intendiamo la religione come un qualcosa che si affianca al mondo e alla nostra vita concreta senza intercettarlo o scuoterlo); al contrario viene perché i singoli e il mondo possano trovare e sperimentare la profondità del proprio essere, la bellezza dell’umanità e soprattutto la potenza di amore di ciascuno. Solo questa luce rende l’uomo e la donna capaci di amare ancora di più e meglio. Li rende potenti nell’amore. (cfr. discorso del pres. Mattarella)

-Questa luce vera, continua Gv, era nel mondo, il mondo è stato fatto per mezzo di Lui ma non lo ha riconosciuto. Il mondo non riconosce il creatore. Se togli Dio dal cielo, il cielo resta vuoto e muto, e noi qui ci sentiamo dei, ma finiamo per essere bambini capricciosi in balìa dei nostri bisogni diventati idoli, ci ritroviamo tutti contro tutti, giocando a chi ha l’arma atomica più potente, chi è più furbo, a chi urla di più e convince a votare per…se non c’è più Dio in cielo mancheranno i riferimenti etici comuni e minimi, un’idea condivisa di uomo e donna, di dignità, di bene, di giustizia, ognuno può fare qui quello che vuole e a farne le spese sono proprio le creature più fragili, indifese ed il creato. Tutti individui non più persone in relazione, terrorizzati dall’idea di morire, bisognosi di sentirsi immortali e per questo pronti a tutto pur di sentirsi vivi o sopravvivere. Pensate alla richiesta altissima di droga, al delirio del gioco d’azzardo legalizzato, alla disonestà schifosa, persistente e trasversale. La nostra società non vive spesso questa dinamica? Se Dio non c’è più non ha senso pensare al futuro, a chi viene dopo, a chi sta peggio. Tutti contro tutti. Tutti in balìa di tutti, idoli e schiavi. Ci ritroviamo al buio, disorientati.

-i suoi non lo riconoscono: interessantissimo. A chi pensavano di appartenere quelli che si sarebbero dovuti ritenere suoi? chi stavano seguendo? qualche idea di fede a modo mio? esser tanto de ciesa, andare in parrocchia, credente e praticante, dare sempre una mano…siamo a posto così? sicuri sia corretto o sufficiente? tutto qui? un semplice galateo indaffarato?

Lui ci chiede altro, ma questo ci riguarda? possiamo dirci lo stesso cristiani senza sentirci suoi? Proviamo a rifletterci almeno.

  Ti ringraziamo Gesù perché sei luce, non magia, non ci dai ricette ma ingredienti; il tuo vangelo ci mostra sempre prospettive diverse, inedite, suggestive. Ci assicuri sempre la tua presenza. Aiutaci ad aprire gli occhi, cambiare punto di vista, a non preferire il buio comodo di alcune nostre posizioni e a lasciarci guidare da te. Fa che ciascuno ti possa invocare come sua luce nel cammino.