Scoprirsi e credersi abitati… Omelia XIVa to ’26

L’escatologia, di Ratzinger, L’escatologico cristiano di Moioli, Ripensare la risurrezione di Queiruga, Le cose ultime di Guardini, La vita trasformata di Castellucci e poi i testi di Schmemann e Von Balthasar ecc.  tutti libri intensi, affascinanti, che ho divorato con devozione durante i miei studi e non solo. E poi esco dall’ennesimo funerale, in cui ho cercato di balbettare qualcosa sulla risurrezione e la vita eterna a qualcuno che mi guardava con malcelata e annoiata indifferenza. E mentre sono in piedi vicino al carrofunebre aperto e alla salma, si avvicina una vecchietta, appoggia piano la fronte alla bara e poi sollevandosi, tra le lacrime, sussurra… Arrivederci X, saluta .. e fa qualche nome.      Ecco. Mi ha commosso e mi son chiesto a che servono tanti libri? 

Arrivederci cioè io sarò con te, lassù, la morte non è definitiva, saremo ancora assieme. Saluta tizio e caio, la comunione dei defunti, non moriamo a caso, c’è un posto preparato per noi, non perderemo la nostra identità, la storia e quello che siamo ma ci incontreremo ancora, siamo attesi in Dio e da Lui.

   Non credo la signora avesse letto i libri citati, ma pensando a questo vangelo ecco una persona che si è fatta piccola o meglio che vive la sua fede con naturale piccolezza, come creatura, cioè fidandosi di quello che Dio ci ha offerto, non rinunciando a pensare ma a voler capire tutto, con sufficienza, a valutare prima di fidarsi, a sé stessi e al proprio io..devo, io sono, io io…. a quanti, come dice il vangelo, si riconoscano stanchi e oppressi… il corpo e lo spirito allo sbando…ma accolgono la proposta di alzarsi e venire a Lui e mettersi sotto quel giogo leggero che pare solo un abbraccio che sostiene e accompagna, senza dover nulla spiegare.

  E ci annuncia, questo vangelo, che solo la vita di Gesù ci può rivelare il volto di Dio. Nessuno può fossilizzarsi sulla propria fede, religiosità e idea di Dio, nessuno può usarle per descriversi o giustificarsi…abbiamo sempre bisogno della vita di Gesù e del dono che egli ci fa, (chiediamoglielo!) per farci fare esperienza del Padre. Se non è paterno e misericordioso, non è Dio, e non ce ne dovrebbe fregare nulla di quel che ci hanno già detto, insegnato o pensavamo di avere capito. Il vangelo, buona notizia, è per noi una verità che deve venire prima e dopo le nostre esperienze, gavette, credenze o supponenze. La fede forse inizia così, come quando Gesù in Matteo continua a dire.. “ma io vi dico”. Qui c’è tutta la speranza inedita che per noi può essere solo dono da riconoscere e accogliere. Altrimenti ci sarà sempre altro prima a creare però confusione e soprattutto divisione. Non serve arrivare allo scandalo dello scisma coi lefevbriani (vi ricordo che c’è una frequentatissima comunità di laici e preti a un paio di km da qui) ma anche nelle nostre parrocchie, dove per nostre, lo dico per i più permalosi, non intendo mai esplicitamente fiera o selvana ma il nostro comune tessuto cristiano cattolico… i nostri contesti. Rischiamo di restare divisi tra le nostre cose da fare ma perdere sempre la visione di insieme… rivelare qualcosa del volto di Dio, far fare esperienza di Cristo e della sua risurrezione.

   E cosa ci rivela Gesù di Dio? pensiamo alla lettura di Paolo ai Romani, una cosa meravigliosa: lo Spirito di Dio abita in voi. Lo ripete due volte. Dal giorno del nostro battesimo in noi è presente, è installata una presenza dello spirito di Dio che ci rende figli cioè ci predispone e accompagna a questa esperienza del Padre, ci fa riconoscere che ne avremmo bisogno e diritto, ci guida, è uno Spirito che Dio dà ai nostri corpi e dunque sostiene la nostra volontà umana nel fare scelte, decidere, compiere azioni secondo la sua volontà. Solo così la vita cristiana non sarà sforzarsi di fare cose religiose o compiere il bene ma lasciarsi abitare e attraversare dalla vita dello Spirito che si manifesterà nelle nostre parole e opere, facendoci scegliere quanto ci rende creature, figli, fratelli e sorelle uniti tra di noi e non il resto. Namaste

Un po’ come la vecchietta del funerale, mi ha in qualche modo sintetizzato la visione cristiana davanti alla morte, al di là di tutti i libri che potremmo mai leggere.

Forse  questo divino in noi, potrà donarci davvero quella sensazione come di ristoro, cioè serenità, pace, accoglienza di cui parla Gesù stesso nel vangelo. E che affida alla vita di ciascuno di noi. Chiediamogli con umiltà, di desiderare e accogliere quanto vorrà rivelarci del padre, in modo da poter fare altrettanto gli uni per gli altri. rivelando non parole vuote ma esperienze credibili di vite ristorate dalla fede in Lui.

Rassicurati… Omelia XIIa domenica t.o. ’26 durante Cristo

Non abbiate paura, erano proprio queste le parole potenti con cui Giovanni Paolo 2, il 22 ottobre del 78, iniziava il suo pontificato invitando la chiesa a non temere, anzi ad aprire il cuore a Cristo.

Gesù le ripete 3 volte ai suoi discepoli, spaventati dal confronto con la realtà a cui li invia, non sembra facile, per loro, mettere in pratica quanto chiede. Un po’ come a noi, oggi, no? merce rara..

Sentiamole risuonare allora per prendere sul serio la nostra vita cristiana e non restare solo “de ciesa, religioso e devoto”.

   Tutti abbiamo paura: di fallire, di cambiare, di non contare nulla, di non farcela, di soffrire e veder soffrire chi amiamo e…

è il nostro limite umano e più reale. Ma Cristo ci invita a confidare nella fede in Lui e sentirlo accanto. Vuole rassicurarci sul fatto che la realtà può farci paura, è naturale. Ma Lui risorto è con noi.

La realtà ci spaventa in due modi, in noi e contro di noi: 1-dice che ci sono cose nascoste e segrete in noi che ci angosciano, cioè ci tengono schiavi della paura. Qualcosa di cui ci vergogniamo, che non vogliamo ammettere o riconoscere, qualche vizio o dipendenza, un peccato, qualcosa del nostro passato, di noi, della nostra educazione, che ci fa provare vergogna, colpa, che sentiamo ingiusto e ci fa chiudere, ci consuma rassegnati e fa morire a poco a poco, non vivendo una vita da protagonisti, libera e serena.

  Quante persone che ascolto spesso sono zavorrate dalla paura. E quando chiedo: la fede ti è di qualche aiuto? si cade dalle nuvole come se la nostra umanità non dovesse interessare a Dio o Cristo non potesse essere il nostro salvatore proprio anche dalla paura di essere ciò che meritiamo di essere. Lasciamoci lavare i piedi.

  E poi il vangelo rincara la dose: non c’è solo la paura che non ci fa vivere ma perfino la più grande, 2 quella di morire, di essere perfino uccisi. Qui Gesù provoca alla risurrezione: potrai anche morire, la paura più comune e ancestrale, spesso anche dissimulata, ma non temere. Sembra dire che qualsiasi cosa ci possa accadere qui sulla terra non è definitivo, a maggior ragione se grave o ingiusto: è il caso più estremo perché ci chiede di guardare oltre la vita terrena e confidare in Lui. Sarà solo Dio Padre ad avere l’ultima parola sulla nostra vita terrena. Siamo tutti chiamati a credere che quello che ci spaventa non è definitivo e che il bilancio della nostra esistenza non si chiude qui sulla terra ma prosegue e nella comunione, nell’incontro col padre della misericordia, quando torneremo alla nostra casa in cielo e lo contempleremo faccia a faccia… comprenderemo tutto e meglio. (cfr liturgia patria)

   Gesù allora, in questo vangelo ci rassicura, ecco secondo me il cuore di questa buona notizia oggi. Vuole rassicurarci, come la sua grazia nel sacramento del matrimonio (buona e cattiva sorte, salute e malattia), come nel battesimo, l’unzione per saper stare davanti alla realtà in maniera nuova, forte, scaltra, critica e libera.

(ti fortifichi) E ci rassicura non solo rispetto alle paure ma anche con quelle immagini tanto apparentemente banali quanto suggestive (capelli, passeri…) a dire: guarda che tu vali, io ti ho presente, conosco il tuo cuore. Niente della tua vita mi è estraneo, nulla in te soprattutto quello che temi o di cui ti vergogni, non mi interessa, anzi. Sentiti compreso e avvolto come in un abbraccio di misericordia, pazienza, comprensione e amore. Ecco alcuni ingredienti semplici con cui lavorare nella propria vita spirituale, nella fede al nostro modo di credere. Ci rassicura, cioè non gli sfugge niente, siamo conosciuti bene, mettiamoci a pregare innanzitutto con questa consapevolezza davanti a Lui e sentiamoci rassicurati.

  La paura non impedisce la morte, impedisce la vita. Ricordiamolo bene! E l’unico potere che ha la paura (diceva il filosofo Seneca) è quello che le attribuiamo noi, che le permettiamo noi di avere.

Chiediamo al Signore Gesù allora di non farci mancare la fede in Lui, giorno dopo giorno, imparando a parlargli delle nostre paure, perché ci doni la luce per comprenderne la radice e la forza per abitarle senza vergogna e affrontarle giorno per giorno con Lui a fianco. Sarà questo il modo in cui lo riconosceremo vivente e ci riconosceremo rassicurati e preziosi ai suoi occhi.

Mangia la relazione… Omelia Corpus Domini 26

“Padre ma la fate la processione del Corpus Domini?  (baldacchino col telo e i 4 che lo tengono, il prete col velo omerale e l’ostensorio dorato, l’eucaristia, i chierichetti coi ceri, i bambini della 1a com. con i petali di rosa….e via per le strade del paese cantando a dire a tutti, forse…provoco “ci siamo anche noi..ancora”…ecco Gesù, giù il cappello…a marcare il territorio..non so, l’ho fatta tantissime volte… oggi mi lascerebbe un po’… perplesso).

    In qualche modo si, le ho risposto, non sarà proprio una processione ma una festa, la festa della comunità cristiana di Fiera. Dei cristiani di fiera che partecipano alla vita della parrocchia.

Non porteremo Gesù in giro ma come comunità cercheremo di metterci la faccia, quelli che di cognome fanno cristiani a fiera e frequentano più o meno, si danno da fare, sentono di appartenere a qualcosa, la chiesa, la parrocchia di più grande, come orizzonte.

  E quindi mi pare bello e significativo che quest’anno questa nostra festa cada in questo Corpus Domini.

Tanto poteva apparire astratta la Trinità di domenica scorsa, quanto risulta tremendamente e meravigliosamente concreta quella di oggi… si parla di mangiare, bere, di vita piena, di carne da masticare, fare esperienza di pane e vino.

Valori, tradizioni, i curricula cattolici, il passato da cristiano in parrocchia, le abitudini, il rispetto non si mangiano.    Cristo si.. si fa mangiare. mangiare, masticare, fare esperienza, portare alla bocca… esplorare il mondo: le nostre educatrici del nido lo sanno. dai 3 mesi ai due anni…i bambini mettono in bocca di tutto…  per imparare conoscere fare esperienza sentirsi  e sentire…fase orale direbbe la psicanalisi oltre a tante altre cose..

fare esperienza   è uno dei primi modi in cui imparano il mondo che li circonda e ne fanno esperienza.

Noi, pensiamoci, fratelli e sorelle… chi siamo, la nostra identità, la nostra storia, il presente e il nostro futuro, chi siamo?

Siamo la storia delle nostre relazioni. Del modo in cui siamo entrati in relazione con lo sguardo della mamma, la teoria dell’attaccamento in psicologia, come i nostri genitori ci hanno o meno protetto, accompagnato, rassicurato, cresciuto, le amicizie, il rapporto con le figure autoritarie o autorevoli, i care giver, siamo la storia del modo in cui le relazioni ci hanno gestito, segnato, aiutato o condannato… la relazione con gli altri, dalle compagnie belle o brutte da adolescenti e come ne siamo usciti, dagli amici veri ai primi amori a quelli definitivi…siamo passati tutti per relazioni tossiche e persone manipolatrici come pure per…

  insomma siamo la storia delle nostre relazioni, la relazione ci determina, ci rende quello che siamo, la relazione ci condanna o ci salva, zavorra, radici, ali, bellezza, sicurezza, amore e significato.

E Gesù Cristo infatti, si pone a noi, a ciascuno, credente o meno come relazione fondamentale: col Natale ci raggiunge, con la Pasqua ci assicura eternità oltre la morte, con l’eucaristia ci dice ci sarò sempre e comunque, col perdono ci dice ad oltranza, non mi dimenticherò mai di te, non mi deluderai mai…che sono le cose fondamentali nelle relazioni che ci possono salvare o ammazzare, rendere forti o insicuri, fragili o elastici. Gesù si pone in relazione perché conosce il nostro bisogno umano di riconoscimenti, sicurezza, appartenenza, visibilità, protagonismo, pace… 

Gesù che si fa cibo e cibo che non deperisce e che dona vita, non vita biologica ma vita eterna cioè di qualità è una bella provocazione sfida.

Gesù si offre come relazione. Spesso religione non fa rima con relazione ma Lui offre se stesso come relazione fondamentale per la nostra umanità. Per salvarci, anche da noi stessi.

Ci dice “guarda che tu hai fame di relazione, perché sei fatto così, ti conosco.” relazione che non ti faccia sentire solo o isolato o impotente di fronte alla realtà.

E questa è una provocazione ai credenti, contro un rapporto malato, di devozioni e intimismo con l’eucaristia o la religione delle cose da fare per un dio permaloso e lontano nel sacro..lui invece dice prendi, mangia fa esperienza, oltre la religione, che resta solo mezzo.

ma se posso, anche per gli indifferenti alla fede, i lontani dalla religione, quelli che insomma, finalmente riconoscono e ci dicono che loro senza dio stanno bene lo stesso, anche se poi chiedono i sacramenti il battesimo dei figli, il funerale del nonno ecc.

Gesù sembra provocare anche loro perché ci annuncia o ricorda che noi abbiamo bisogno di relazione per comprendere chi siamo e da soli.. di noi,… sappiamo e sapremo poco e forse male

Sembra dire..guarda che ti potresti perdere qualcosa di bello e interessante di te e della tua vita, dammi una possibilità, mettimi alla prova..

relazione… perdono, accoglienza, 

che noi abbiamo fame di donarci, senza paura di perderci o rimetterci… che noi funzioniamo così, credenti o meno, che se non riusciamo ad amare stiamo peggio, se non riusciamo ad essere generativi e condividere quel che siamo e possiamo donare, ci sentiamo spenti e inutili.

che i nostri bisogno di consenso, riconoscimento, attenzione, accoglienza ad oltranza… rischiano di consumarci se non diamo loro risposte definitive… e quel pane, quella esperienza ce lo testimoniano….  

siamo tutti dipendenti dentro alle relazioni, ma è sempre la relazione dalla terapia con gli animali, al volontariato con persone più bisognose, a salvarci.. dalle nostre dipendenze, dai social, dalle’isolamento, dall’apparire…dalle tante anestesie.

Ecco perché oggi è bello esser qui a celebrare la nostra relazione con Gesù sperando fondi sempre di più quella con noi.

ci piacerebbe raccontare che in qualche modo tutti noi abbiamo fatto esperienza di Gesù e questo motiva e sta motivando il nostro essere qui oggi…

la vita di Gesù orienta e illumina la nostra oggi.