Giudizio spettacolare. Omelia Domenica Cristo Re dell’Universo -2020

Oggi col giudizio si fanno due cose: spettacolo o finta di niente.

X factor, tale e quale, Amici, 4ristoranti, Masterchef, hell’s kitchen

the voice…-Spettacolo: si giudicano apprendisti cuochi, ristoranti e trattorie per camionisti, giovani emergenti o ciarlatani, tali e quali a chissàchi e vip al GF: il successo di tantissimi programmi tv oggi si basa sul giudizio, una giuria che giudica: magari viene chiesto anche noi da casa di giudicare, far vincere o eliminare.

Sono furbi: sanno che è bello, ci offrono il gusto del potere…

-Oppure finta di niente: il giudizio è rimosso, se riguarda noi poi non è più spettacolo ma…cosa privata. “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” cantava Caterina Caselli. Nessuno vuole essere giudicato, sappiamo come giustificarci o girare la frittata…se piace a me, se mi va bene, se me lo sento, son fatto così, tu pensa per te.   C’è un’idea strana di verità e quindi..di libertà!

  Come giudicare poi se oltre alle scuse ci sono interessi, strategie, connivenze, favoritismi? Siamo invasi di notizie e video falsi, fake, sentiamo ogni giorno esperti e scienziati dire cose opposte…

Dov’è la verità? Ognuno la fa da sé? basta negarla e vedere complotti ovunque? Insomma come faccio a dire: tu si qui vales!

  Oggi la liturgia ci pone di fronte questa pagina direi tremenda e magnifica: pensiamo alla cappella Sistina. Quel Gesù che sembra accogliere e fermare…interessante. Il vangelo racconta che abbia detto parole incredibili, tanto strane quanto concrete.

Vorrei allora farvi notare due passaggi per me importanti:

il primo, saremo giudicati: La nostra vita non procede a caso, senza senso né direzione ma nella fede e grazie al battesimo siamo chiamati a credere che stiamo andando verso di Lui. Ci attende un incontro con Chi ci accoglierà come siamo. Qui in terra siamo solo di passaggio, viviamo a pieno ma la nostra casa ultima è in cielo.

In questa strada allora servono compagni di viaggio affidabili e un buon equipaggiamento. Leggiamo da qui la nostra vita cristiana: Cosa mi aiuta e cosa ostacola in questo percorso? La meta dice come organizzarsi…a cosa dare la priorità, cosa è zavorra…

Il secondo: come saremo giudicati? Gesù non vuol certo spaventarci né lasciarci nel dubbio o in ansia. Ci accoglie prendendo sul serio la nostra vita e questo più che la resa dei conti finale ci appare come un consiglio sul modo di vivere qui, nel frattempo. Per questo tale pagina è concreta e scomoda.

  Gesù non ci chiederà se si è creduto in lui, ma se si è amato come lui. Vi chiedo: di queste sei azioni (sfamare, dissetare, visitare, accogliere..) quante riguardano l’atteggiamento verso la religione? Nessuna. Quante il comportamento verso Dio? Nessuna.

  Abbiamo il coraggio di mettercelo in testa e nel cuore? Riguardano solo il modo in cui ci siamo posti nei confronti di chi era nel bisogno. Te ne sei accorto? O pensi solo per te? Sei intervenuto o hai fatto finta di nulla? Pensate al buon samaritano…tutti e tre si accorgono che il tale ha bisogno ma solo uno si sente interpellato ed interviene.  Quello che consente la vita eterna, cioè di buona qualità, che dura tanto, non è quindi il comportamento religioso, ma un atteggiamento umano nel vivere le relazioni, con chi incontriamo. Ottimo! Allora non serve pregare, andare a messa, riconciliarsi ma basta volersi bene? 

Non credo…Ogni giorno, del resto, la nostra vita viene giudicata dal vangelo: come un navigatore satellitare ci fa capire se siamo nella direzione migliore, lasciandoci pur liberi di perdere tempo ed energie dietro per strade inutili, che ci illudono e poi deludono.

Quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me!…Gesù sta pronunciando una grandiosa dichiarazione d’amore per noi: io vi amo così tanto, da nascondermi  dietro il bisogno di ciascuno in modo da ricordarti e provocarti, vedimi in trasparenza.

Attorno a noi, di chi siamo chiamati ad accorgerci? Cosa possiamo fare? perché questo, Gesù, lo considera fatto a Lui. Non significa che bisogna amare gli altri per Gesù, ma amarli con Gesù, il suo aiuto e come Gesù. Questo è molto importante. E’ questione di stile, non di motivazione…o meriti.

Chiediamo al Signore di accogliere davvero questa pagina, come vangelo cioè buona notizia: la nostra vita sgangherata o meno è l’unico strumento che abbiamo, per amare rinunciando al gusto del facile giudizio, senza far finta di niente perché impegnati magari ad essere religiosi…chiamati però ad accorgerci del bisogno dell’altro come fosse il Suo.

In questo modo questa nostra vita sarà l’unico spettacolo che vale davvero la pena di vedere ed offrire agli altri.

Omelia Tutti i Santi ’20 – A

Foto mosaico. Si chiama così un simpatico regalo che ho ricevuto. Forse l’avete visto. Una immagine composta di tantissime altre piccole immagini che fungono da colore, potremmo dire da pixel. Proprio come uno di questi bellissimi mosaici. Pezzi diversi e unici che solo assieme rappresentano un tutto completo.    

 Per comprendere meglio bisogna allontanarsi un po’, uno zoom, allora la visione dell’intero dà senso ad ogni singolo frammento.  La santità me la immagino così: ciascun santo è come un pezzetto di pietra: a modo suo originale, unico. Al proprio posto e con tutti gli altri, crea un capolavoro. Non ne esistono due di uguali: santi per la carità o il servizio ai poveri, l’evangelizzazione o la difesa della fede, nel martirio o in famiglia, in clausura o in giro per il mondo, preti, laici, sposi, monaci o religiosi, analfabeti o dottori, ciascuno è diventato santo a modo proprio. Non c’è uno standard.

  Oggi nel ricordarli tutti, facciamo memoria di alcune cose importanti che speriamo aiutino la nostra vita spirituale.

   1-Dimentichiamoci i calendari e mettiamo un attimo da parte le devozioni personali, statue e immaginette. La santità non è solo quella certificata dalla chiesa e solennemente celebrata a San Pietro ma è il modo personale in cui ciascuno è chiamato a vivere la propria vita nella fede, lì dove si trovi; santità della porta accanto, la definì il Papa, santità della classe media, nell’Es. Ap. “Gaudete et exultate” del 2018. Il richiamo forte a fare della propria santità un desiderio non qualcosa da temere o di fronte al quale sentirsi esclusi o dispensati. Ce lo chiede il battesimo, il fatto che la nostra vita se non ama, perde di senso e sapore. E chi ama, vorrebbe farlo tutti i giorni e sempre più pienamente. Credo che ciascuno porti nel cuore esempi di persone sante accanto a noi… che ci colpiscono per qualche aspetto speciale, ci han fatto sentire migliori, la cui libertà profumava di vangelo vissuto, che spronano a evolvere, la cui gioia e pace magari ci provocano ad imitarli…ciascuno rientri in sé stesso e ricordi. Non credo che agli occhi di Dio padre un santo anonimo valga meno di Santa Rita o sant’Agostino, Egli ama ciascuno secondo il bisogno che ne ha…

2-Santità non significa perfezione: per favore, smettiamola di pensarlo e usarlo a volte come alibi o scusa. 

Non sono mica un santo…quindi..(posso comportarmi come mi viene!); la santità non è per me, quello la era speciale… posso essere cristiano lo stesso, a modo mio…

I santi non sono nati così, perfetti né lo erano. Avevano anche loro i propri limiti e fragilità, commettevano errori e peccati. E chi va oltre la devozione e ne legga la vita, (qualche buona agiografia fa bene), lo sa. San Paolo e San Padre Pio erano piuttosto burberi, ad esempio. Insomma…la vita dei santi non ci parla di perfezione morale, condotte ineccepibili, purezza totale…ma di gente che più che fare bene qualcosa si è lasciata fare. La santità quindi celebra innanzitutto la bontà e la misericordia di un Padre che con amore si è potuto occupare dei propri figli. I santi non son quelli che non sbagliano mai ma che hanno imparato a permettere a Dio padre di fare qualcosa di bello e utile attraverso l’argilla-sasso di cui erano composti, l’umanità santa e peccatrice, fragile e appassionata di ciascuno. A volte noi impediamo a Dio, per orgoglio, pigrizia, autosufficienza o superficialità, di esserci padre. E così pur facendo cose religiose non viviamo da figli in comunione con Lui. 

  Pensiamo alle beatitudini del vangelo: pagina sempre difficile e articolata. Nessuno spontaneamente le accoglierebbe volentieri. Eppure se meditate con calma vi scorgiamo A) la possibilità di accogliere una situazione difficile e guardarla dal punto di vista del Padre, non solo nostro e B) la capacità di viverla sempre più alla presenza del Signore. Ecco come il singolo sasso diventa parte di un mosaico, tra le mani di Dio. Nè facile né scontato, certo. Beato allora perché quello che stai vivendo paradossalmente non ti ostacolerà dall’accogliere su di te la forza e la creatività dello Spirito Santo. La risurrezione, comincia così, giorno per giorno. Crediamo di poter vivere adesso, da risorti?

 La sapienza di Dio si manifesta in ciascuno di noi nella misura in cui gli lasciamo l’iniziativa e aderiamo liberamente, anche se non sempre o con docilità: allora il pezzetto di pietra che ciascuno di noi è, troverà un senso inedito e più pieno; potrà imparare a riconoscersi in quel capolavoro di fragili umanità benedette dal Padre che è la chiesa. 

Il Signore, per intercessione dei santi e in comunione con loro, ci aiuti almeno a desiderare tale prospettiva; sentiamoci spronati a vivere la nostra santità quotidiana per far parte del mosaico del suo volto.

“Condividere appartenenza” Omelia XXIIIa to. – A

Tra poco pregheremo assieme il Padre nostro. Ogni tanto coi ragazzi si fa prendendosi per mano, come segno del desiderio, almeno quello, di essere davvero fratelli e sorelle nel Suo nome. E se vi chiedessi di farlo anche qui? Non per fare i giovani ma come gesto visibile e concreto di parole che diciamo spesso in automatico. Covid e distanziamento a parte, qualcuno obietterebbe che non serve prendersi per mano per dirsi fratelli. Vero. Ma sono convinto che molti non si lascerebbero coinvolgere, tanto è lo stesso, non fa per me…robe da ragazzini! Troveremmo mille scuse per coprire imbarazzo o disagio. Facciamo fatica a metterci in gioco con corpo e affetti. Tanto ci sentiamo cristiani lo stesso, che vuoi che sia…E poi con tutti i problemi che ha la chiesa oggi, con tutte le difficoltà che viviamo…cosa importa mettersi davanti a questo vangelo? Io faccio per gli altri ma non voglio che qualcuno  faccia qualcosa a me, nemmeno Dio Padre e poi mica siamo davvero fratelli. é solo poesia, dai..siamo seri…

  Se un tuo fratello commette una colpa contro di te va e ammoniscilo…Se fatichiamo a darci la mano, come accoglieremo queste parole? Cosa provocano in noi? Io? sono affari suoi, penso per me e sono apposto..chi sono per dirgli certe cose, è grande si arrangi! Eppure oggi il vangelo ci dice che l’amore fraterno ha il volto di chi sa accorgersi e riprendere un fratello…Quando è stata l’ultima volta che una persona ci ha ferito, comportandosi male con noi: cosa abbiamo fatto? Oppure abbiamo tutti presente qualcuno che sappiamo stia vivendo male un ambito della propria esistenza. Si sta rovinando. Sta sfasciando il proprio matrimonio, si sta buttando via con un vizio, pensando troppo e solo al lavoro, vivendo in modo banale, senza impegno alcune relazioni, creando divisione e conflitto attorno a sé; come reagiamo? cosa abbiamo fatto o detto? Cosa significa voler bene a quella persona? che senso ha essere fratelli in Cristo? restare conniventi o almeno desiderare di prendersene cura?

Qualche volta è più facile fare finta di niente, al limite glielo accenniamo per dovere ma senza grande convinzione…

Altre tagliamo direttamente i ponti, non perdoniamo o cerchiamo subito qualcuno con cui lamentarci di quel che ci è stato fatto, così da assaporare un po’ di sano vittimismo (essere al centro dell’attenzione!) o magari iniziamo a denigrare quella persona, chiacchierando, pur consapevoli che la diffamazione serve solo a emarginare chi ha sbagliato, umiliarlo, confermarlo sempre più nel male. Equivale a perdere la possibilità di recuperarlo. Anche se ci dà il sottile piacere della vendetta. Abbiamo il dovere di fare qualcosa. Non possiamo venire alla comunione…e far finta di niente…di fronte ad una persona così! cosa stiamo mangiando se no? con la stessa bocca con cui poi…

    Alzi la mano chi non toglierebbe una pagina come questa dal vangelo.     Gesù è tremendamente concreto ed esigente.

Ci chiede di “guadagnare il fratello”. Parola maledetta che mette li come niente fosse. Quella persona che ti ha ferito, umiliato, ti ha provocato odio e rancore, che sta sbagliando, prima di tutto è un tuo fratello, fatto a immagine e somiglianza di Dio. Cristo è morto anche per lui. Non è un tuo amico che ti scegli ma un fratello…e i fratelli e le sorelle mica te li scegli, te li tieni!E se è un tuo fratello…è la tua stessa famiglia a soffrire, del resto questa è una comunità…ed è il battesimo ad averci resi tali. O mettiamo questa consapevolezza alla base della nostra vita come cristiani o non saremo mai fedeli al vangelo e a quel messaggio universale di fraternità e pace. Non potremo dirci cristiani ma solo..religiosi. Pur molto indaffarati, generosi o altruisti. Ma solo bigotti o devoti.

Prima del peccato, c’è il peccatore; più importante del gesto, dell’offesa o del torto c’è chi lo ha fatto. Si tratta di iniziare a distinguere, non riducendo la persona al gesto compiuto. Ammonirlo, correggerlo, richiamarlo non è un modo per sentirsi superiori o migliori ma responsabili, per dimostrare concretamente che vogliamo il suo bene. E che siamo tutti amati dal Padre.Significa iniziare a percepirsi chiamati ad una corresponsabilità più grande. Riconoscere che questa consapevolezza ci anticipa. 

Che in quanto battezzati e parte di una comunità questo genera una comune appartenenza..e non si dovrebbe perdere nessuno!

Che l’errore o il torto dell’altro non ci possono lasciare indifferenti ma ci interpellano. Siamo chiamati ad affrontarlo. Gesù è molto concreto nell’indicare passaggi precisi: dicono l’amore, cioè passione, pazienza e determinazione con cui prendersi cura di chi ha sbagliato. Credere che quella persona possa essere migliore e avere speranza. Passare dal fascistico “me ne frego” al “mi sta a cuore” di don Milani. Far sentire all’altro che mi interessa ed è prezioso…e che senza di lui..manca qualcuno nella famiglia! Andare oltre il pericolo di perdere il rapporto, perché sappiamo che spesso il rischio è questo. Se glielo dico…non mi rivolgerà più la parola! Ma forse poi si ravvederà riconoscendo chi lo amava veramente. Avrò comunque fatto tutto il possibile.

Non è facile ma ne va della qualità della nostra vita, del dare il giusto valore alle cose fondamentali e non ultimo al riconoscere una cosa: è una attenzione e una missione che Gesù ha affidato alla nostra responsabilità. Essere strumenti della sua pace, della riconciliazione, del suo perdono. Tornarcene a casa con questa consapevolezza sarebbe già abbastanza. Ci chiede di essere il suo abbraccio di misericordia e incoraggiamento, il modo in cui poter liberare quella persona dalla cattiveria, dalla scarsa autostima di sé, dall’ignoranza o dall’indifferenza. Saremo riusciti a farla sentire non giudicata ma amata e preziosa? parte di qualcosa di grande? Se non lo faremo impediremo al Signore di amarla.

Così facendo anche noi, che santi non siamo, magari saremo un giorno perdonati o corretti…insomma amati… quando avremo sbagliato e fatto del male..e succederà…

Solo allora potremmo davvero pregare…presi per mano o meno…il Padre nostro perchè dove 2 o 3 sono riuniti nel suo nome lui è con loro,   Lui è in noi. E saremo una comunità credibile, il volto di un Dio bello e desiderabile.