Gesù, la libertà di fallire -XXVIIIa to B –

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Gesù è un fallito: l’onnipotente, il figlio di Dio, il messia, il salvatore…ha fallito. Lui che guariva i malati, mondava i lebbrosi, esorcizzava gli indemoniati, faceva vedere i ciechi, ha fallito. 

Il tale, gli corre incontro, si butta a terra, spasimato..deve davvero essere in pena… vuole in eredità la vita eterna…

-la prima cosa: per avere un’ eredità cosa devi essere? orfano. tuo padre deve essere morto, quindi, come dire, questo vuol vivere da solo, emanciparsi, liberarsi. Ma per ereditarla non devi fare..ma essere, cosa? basta tu sia? figlio. È un diritto, non devi conquistare nulla, interessante! L’unica cosa che non vuole! paradosso

-la seconda cosa..la vita eterna… cosa significa? che non finisce, di prima qualità..è insoddisfatto, in ricerca, inquieto.

 Gesù, forse sopra pensiero, stanco o annoiato, pare dirgli la prima cosa che gli viene in mente, quasi per toglierselo di torno…conosci i comandamenti, fai, su…va a messa, prega, confessate, va in parrocchia, va parlar col prete…e lui gli risponde…l’ho sempre fatto, da una vita “osservate fin dalla giovinezza”… : ma non è mai servito a nulla! Potremmo chiedere cosa provochi in noi questo tale…a me a cosa è servito essere cristiano finora? ha dato qualcosa di diverso alla mia esistenza? più speranza, più qualità, più coraggio, mi ha aiutato a far pace con me stesso, il mio passato, gli altri? Sta dando sapore o no alla mia vita? o sa di muffa..di morto…

Allora Gesù capisce che deve impegnarsi e alza il tiro, manca una sola cosa, gli dice..seguimi! scegli la relazione innanzitutto.

Né le cose da fare, né le cose da avere. La prima cosa da vivere è la relazione con Lui: vendi quello che hai e dallo ai poveri. Non regalare…vendi, è peggio. il regalo è affettuoso, parla di noi, …Coi soldi possono far quello che vogliono. Essere cristiani significa vivere quanto siamo chiamati a vivere, alla sua presenza, rispecchiandoci in Lui, nel vangelo, nel suo stile, cercando in questo la verità di quel che siamo e viviamo. Un termometro di umanità, verità e libertà.

Allora per essere cristiani bisogna vivere in miseria? no, figuriamoci. Serve vivere con la roba, i beni, un rapporto diverso. Condividere non accumulare, sobrietà non accaparramento, libertà non schiavitù,  Infatti il farlo, vendere, serve a seguire Gesù.

Ci sta dicendo… occhio che la roba, ti frega. Sei fragile, non starle davanti, ti gestirà! seguimi, hai bisogno di relazione. Perché non sei un animale.

L’uomo è la creatura affamata per eccellenza. Solo l’animale è pieno, quando ha mangiato…Simmel, sociologo tedesco dei primi ‘900

L’animale non accumula roba, al limite un po’ di cibo, il cane sotterra l’osso…Non si intristisce se non possiede, non invidia né è geloso, non si sente meglio quando compra, non si uccide,

l’uomo invece si…perché cerca di riempire con le cose un vuoto che è fatto di relazione. Innanzitutto con Dio. S.Agostino, “ci hai fatti per te, siamo inquieti finché non riposiamo in te..” 

siamo impastati di infinito, incompleti, solo Dio, in cielo ci completerà. Qui le relazioni sono fondamentali ma comunque passeggere.    Questo tale, se ne va. Forse facendogli pure “tiè”… sei matto, non ci sto. Oggi il vangelo ci chiede di ragionare sull’uso dei beni che abbiamo: io li uso o loro usano me? Oggi che possiamo acquistare qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, con un app dal telefono, da qualsiasi posto…siamo chiamati a vigilare.

Una cosa ti manca, l’essenziale, l’architrave, l’orizzonte di fondo, seguimi, cioè mettimi in mezzo, confrontati con me…se no sarai sempre ingordo come contadini e aziende venete col prosecco Insoddisfatto..aveva sempre fatto…fatto cose: gli manca la relazione, il volto, un tu in cui riflettersi, specchiarsi, riconoscersi.    la roba parla di te, ma non parla con te….parla dei tuoi gusti, moda, soldi, possibilità, ti rappresenta ma ti consuma, ti svuota e anestetizza

Viviamo tutti un infinito bisogno di relazione che colmeremo solo in Dio, e che qui, attraverso la condivisione e la sobrietà, può aiutarci a vivere meglio, da cristiani e da persone libere e solidali.

Gesù è un fallito quindi? il suo fallimento è rispetto della nostra libertà… la distanza dalla verità di noi stessi…il rischio di essere noi, a fallire l’obiettivo della nostra esistenza è molto alto…speriamo che lui, che di fallimenti se ne intende, ci possa sostenere e illuminare.

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Facciamo due comunità diverse… (Vasco) Omelia XXVIa to – B2018

 

 

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https://www.youtube.com/watch?v=Rg1ndCxwaFM

Qualche parrocchia fa, si faceva la distribuzione di un giornalino con una busta: notizie, informazioni e la possibilità di restituire un’offerta. Ci abbiamo messo 2 anni, NatalePasquaNatalePasqua, per capire perché tornassero indietro sempre così tante buste in parrocchia, avendo contato le case anche perché, controlla e verifica, tornavano sempre dalla stessa zona. Chiesto ai volontari per quelle vie, ci siamo sentiti dire, quasi con rimprovero, che li mica le avevano mai portate…non erano mica della parrocchia, ma da fuori. Un sorriso amaro. L’appartenenza non legata al territorio ma alla conoscenza…senza cattiveria ma non aveva senso! Un po’ come accade nel vangelo, noi i vicini e loro i lontani. E’ sempre molto forte, il rischio per una comunità o di una chiesa di chiudersi, in tanti modi. Fare nido caldo, essere autoreferenziale, stare solo con chi la pensa come te, un club di cattolici un po’ snob, che non sappia nemmeno cosa succede fuori dai 4 confini della propria comunità…

E poi, se ci pensiamo, volevano impedire a questa persona…di fare del bene. Come se avessero avuto loro il monopolio, e quindi il merito, la fortuna di…il bene, che lo faccia uno o l’altro, è sempre bene farlo…capite che miopia avevano nel cuore?

Chiunque si prenda cura dell’uomo e della qualità della sua vita, chi lotti per questo contro ingiustizie, miserie, cattiveria, ignoranza, soprusi… sta costruendo magari senza nemmeno saperlo ..il regno di Dio. Dio non è geloso, ci vuole tutti, meglio!

 Dai dove nasce questa miopia? “Non ci seguiva”. che sia un dettaglio, questo? interessante…glielo volevano impedire perché non seguiva loro, non Gesù. E’ Lui da seguire, non noi, quelli come noi: questi pur stando con Gesù, lo tradiscono, non lo riconoscono, hanno le loro cose da fare e da dire.. molto vero, ma molto molto attuale e triste. 

Con che sguardo, osserviamo la realtà? come un terreno arido e senza dio? allora faremo una lettura atea della realtà. Dio è in cielo e qui sulla terra va tutto male. Questa è un’eresia. Dio non è qui.

 Siamo chiamati a cercare, nella nostra realtà, in questo tempo, in questa cultura, veneta, italiana, occidentale, quello che il concilio 50 anni fa chiamava “i segni dei tempi”…quello a cui ci invita anche il sinodo della nostra diocesi. Quello che la nostra fede chiama Spirito Santo, già presente e al lavoro attorno e dentro di noi, anche dentro alle persone che non conosciamo o immaginiamo. Allora sapremo fare una lettura spirituale della nostra realtà, sentendo che non siamo qui a caso o abbandonati ma siamo chiamati a cercare con uno sguardo..altro e seguire Gesù.

Il mio sguardo è chiamato a riconoscere attorno a me le orme di Dio, percepirne il profumo, il passaggio, la sua presenza in chi cammina al mio fianco, in quello che succede…tra le pieghe della storia, della vita concreta di tutti e ciascuno, nella provvidenza…

Tito: “Non avrai altro Dio all’infuori di me, spesso mi ha fatto pensare: genti diverse venute dall’ est, dicevan che in fondo era uguale. Credevano a un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male.
Se guardo tutti già catalogati…come farò ad essere libero e recettivo? con quale stupore, quale senso di meraviglia e spontaneità, riconoscerò che Dio è presente e agisce..e mi può raggiungere attraverso le persone da cui non mi aspetterei nulla?

Perchè poi, il bello è che Dio fa quel che gli pare e può insegnarci qualcosa di bello, proprio attraverso un’ esperienza brutta o una persona da cui non crederei di avere nulla da imparare….

E’ sempre questione di sguardi. 

Pensate se quei volontari invece, fedeli ad un vangelo in cui Gesù sempre ci chiede di essere tutti testimoni e missionari, da allora fino ad oggi con papa Francesco e il sinodo diocesano..se avessero detto..che bello, possiamo incontrare queste persone che da poco abitano qui e farle sentire accolte e attese in parrocchia, possiamo presentare le opportunità, invitarle a messa, alla sagra, all’oratorio. Ecco come essere tutti, sempre, missionari, testimoni.
   La parola allora oggi ci ha scossi… da un cristianesimo comodo e selettivo ma ci ha anche fatto percepire una strada bella… per trovarvi ristoro..quella di uno sguardo come Gesù..che sappia riconoscere i segni di bene e di vangelo in chi cammina con noi, al di la di tutto, per un mondo più giusto e una chiesa di battezzati, più autentica

Ci ristori e ci consoli la libertà di Dio di parlare ai nostri cuori da tutte le direzioni, come un vento, libero e imprevedibile,…

che spazzi via schemi ed etichette e ci faccia percepire che ci vuole raggiungere e convertire assieme agli altri, nella chiesa o al di fuori di essa…

 

 

 

Dal presepe al “problem solving”… Omelia Domenica XXVa to B-2018

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Tra tre mesi è Natale. La sua magia e poesia (frasi fatte, lo so) ci avvolgeranno donandoci la voglia di essere buoni, uniti e devoti.  Faremo il presepe e ci commuoveremo davanti alla povertà di quella famiglia di profughi e a Gesù bambino, innocente ma già perseguibile, povero, fragile ed esposto alla provvisorietà. 

 E’ il mistero dell’incarnazione, cuore della nostra fede. Dio sceglie di farsi bambino e avere bisogno di tutto, vivere come noi e di mettersi nelle nostre mani. Come quando, tra poco, verremo alla comunione, le mani a mangiatoia e Lui si lascerà mettere lì, perché lo lasciamo entrare nelle nostre vite a portarvi la sua presenza, per avere sempre più il suo stile, risorse, atteggiamenti. Per imparare ad amare come Lui. Essere cristiani serve a questo.

  Forse questo vangelo siamo chiamati a comprenderlo da qui: Gesù mette al centro un bambino. Ma perché? Come domenica scorsa con Pietro che lo rimprovera, anche oggi i dodici continuano a voler non capire, rifiutando la sua proposta di vita; per loro è importante essere riconosciuti, dire che son con lui, avere applausi, meriti ma fanno finta di niente quando Gesù per la 3a volta annuncia un programma di realizzazione di sé diverso. Vanno in giro con lui ma non lo seguono col cuore, è apparenza!

  Infatti non hanno coraggio di fare domande. Tanto noi siamo discepoli…siamo già a posto. Come se fosse umiliante farlo; se ne fregano, sentono ma non comprendono, ascoltano ma non reagiscono..hanno altro nel cuore. I primi posti. E Gesù, come un prof che rientri all’improvviso in classe, li “sgamma” facilmente. A Lui, bravo a fare le domande giuste per provocare fede e conversione, non sanno fare la domanda minima, non abbiamo capito! e stanno bene lo stesso. Ipocriti. Chi infatti si sente già a posto, pensa di non aver bisogno di capire nulla.

E allora non si arrende, Gesù, li vuole vicini a sé per dire che siamo chiamati a farci ultimi per essere i primi nell’amore. E usa i bambini come modello. Perché?  due motivi..

1)perché sono buoni? no…idealismo mieloso: i bambini non sono più buoni degli adulti, sono egocentrici, impulsivi e capricciosi e sanno quasi inconsapevolmente manipolarti, sfinirti…eppure sono maestri nell’arte della fiducia e dello stupore. Loro sì sanno vivere come i gigli del campo e gli uccelli del cielo, pronti al sorriso quando ancora non hanno smesso di asciugarsi le lacrime, perché si fidano totalmente. Del Padre e della Madre. Accogliere Dio come un bambino: è un invito a farsi padri, madri di Dio. Gesù per 3 volte nel vangelo farà questo gesto…lasciate che i bambini vengano a me…Accoglierlo tra le mani perché ci cambi da dentro. L’obiettivo vero non è il bambino ma quello che essendo Dio, ti chiede di fare, prendersi cura di Lui. Noi invece vogliamo dimostrargli che facciamo un sacco di cose religiose o sociali per la parrocchia. Non è la stessa cosa, si sa…ma ormai spesso è così!

2) A quel tempo erano considerati nulla, ultimi, indifesi, impuri. Papa Francesco denuncia una cultura dello scarto…chi non è come noi, va abortito, escluso, emarginato, fatto scendere dalla vita col suo ritmo e stile giusto, cioè il nostro. 

 La chiesa sarà credibile se mette in pratica questa attenzione innanzitutto, non solo se crea aggregazione, consenso, ricavi e presenze visibili…perché questo è il vangelo. Ma i dodici fanno finta di niente. Siamo chiamati a chiederci: le nostre parrocchie hanno a cuore le persone? i soliti giovani? che qualità cristiana di relazioni mettiamo in atto? cerchiamo collaborazione, unità, l’essenziale? sappiamo guardare a noi stessi, alla realtà e agli altri come Dio? guidati dal suo Santo Spirito? Altrimenti rischiamo di imitarli, si, questi bambini, ma in modo sbagliato: quali possono essere i modi sbagliati di essere bambini?

essere adulti ancora infantili cioè capricciosi o si fa a modo mio o non gioco più. Oppure sempre vittime: tutto il mondo ce l’ha con me…lamentele e critiche, demolire mai costruire, accusare mai unire. Sempre insoddisfatti. O forse ancora adolescenti…vogliono i primi posti, prima io, feudi, diritti mai doveri o responsabilità!

pronti a litigare ma poi deve mediare il prete, che invece di annunciare il vangelo deve far fare la pace ad adulti infantili che litigano per i primi posti, che vorrebbero comandare, allontanare o chiamare lo psicologo in parrocchia a fare problem solving per risolvere i problemi di convivenza tra i gruppi che vogliono imporsi o allontanarsi…che figura facciamo come comunità, tra l’altro coi professionisti chiamati a questo in tante parrocchie.

 Perché ci siamo dimenticati la logica del vangelo, come i 12, e perdendo di vista l’essenziale, vediamo solo i nostri ombelichi, i secondo me e ragioniamo come Pietro con Gesù, domenica scorsa.

Quel bambino tra le braccia di Gesù ci riconsegna l’avvertimento ad essere discepoli che si prendono cura di Lui, nella propria fede e vita e si prendono cura nel suo nome di chi fosse ultimo e affaticato…sapendo vivere e offrire relazioni di qualità cristiana.

Abbraccio non vuol dire son d’accordo con te, dargli ragione e neppure ti accontento ma educarlo, rassicurarlo, farlo crescere assieme, esserci. Dirgli ti comprendo, cioè so andare oltre quello che hai fatto o meno per accogliere ciò che sei e puoi diventare.   

La dolce poesia del Natale del bambinello, non ha senso se la lasciamo li e la riponiamo poi con le statuine del presepe, va continuata con responsabilità. Noi invece la buttiamo via subito, con il muschio vecchio. 

Chiediamo al Signore oggi di ascoltare il suo insegnamento e rimettere al centro delle nostre vite e delle nostre comunità questi bambini…fosse anche solo per dar loro un buon esempio.