La carne vedrà la salvezza ? Omelia IIa domenica Avvento C-2018

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Capolavoro da ascoltare   https://www.youtube.com/watch?v=lB6a-iD6ZOY

Che significa: Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio? Buttata li alla fine di questa pagina un po’ enigmatica. Letteralmente “ogni carne”: carne è espressione più diretta, cruda, plastica, concreta. Forse tale parola ha spaventato i biblisti inducendoli a scegliere un più generico “uomo” che però sa di tutti quindi anche di nessuno!  A me piace restare al testo letterale di Luca. Carne…? pensiamo al parlar comune…“Essere in carne, labbra carnose”.. dice abbondanza, pienezza, tutto quello che sei e siamo, quello per cui ci siamo spesi, i nostri desideri, quanto abbiamo realizzato e sperato, quel che ci dà gioia, soddisfazione, ci riempie di cose belle, sudate, per cui essere fieri e grati…tutto questo vedrà la salvezza, cioè si incontrerà col Signore Gesù, troverà in Lui finalmente compimento. Allora continuiamo ad impegnarci, a spenderci, ad amare e fare del bene, ad indignarci per la giustizia, vivere il sociale, cercare il bene comune, a vincere la pigrizia di un pensiero che ci disumanizza o la superficialità facile che rende tutto banale e relativo, continuiamo a credere e vivere cercando senso e sapore nel vangelo…tutto questo ci rende persone autentiche, umane, cristiane, belle..tutto questo vedrà la salvezza, cioè troverà pieno compimento nel Signore…come orientamento del nostro fare per… non siamo solo filantropi o generosi, siamo cristiani, ecco il nostro senso, il fine, la strada giusta che ci porta al posto definitivo in cielo, dove tutto sarà compiuto. Ci dà direzione e senso, facendoci tendere verso…avvento…

  Oppure diciamo “La carne è debole”: siamo cioè tutti fragili, volubili, feriti e bisognosi di pace, riconoscimento e stima, assetati di fiducia, impauriti da tante cose: fallimento, morte, dolore dei nostri cari, frustrazioni, l’impotenza di fronte alla sofferenza che non riusciamo ad evitare o lenire…i nostri compromessi e doppifondi, i passati imbarazzanti o i vicoli ciechi dove cercavamo noi stessi, le dinamiche famigliari in cui siamo incastrati  da sempre, le dipendenze affettive o peggio,… essere deboli oggi viene considerato un limite, bisogna essere scaltri, furbi e individualisti…non bisogna piangere o emozionarsi…no, è sbagliato! tutto questo è molto più di dire uomo..questa nostra vita, questa nostra carne, a volte spaventata, invecchiata, acciaccata, inutile e sola come si sente un anziano, indifesa e fragile come un bambino, tradita e insensata come si sente un ammalato: tutto questo vedrà la salvezza…di Dio. La carne ferita, ignorata, sola, oltraggiata, abusata, stuprata, derisa, bullizzata, abbandonata, offesa, emarginata, violentata… vedrà la salvezza di Dio. Quasi a dire, non finisce tutto qui. Ci sarà giustizia, pienezza e riscossa.  Nel bene o nel male, la nostra vita, la nostra carne, ci piaccia o meno, incontrerà Qualcuno presso cui finalmente trovare senso, compimento, riposo, pace.

Forse la vorremmo subito questa salvezza, questo senso. 

Ecco infatti che stiamo aspettando, in questo Avvento, la venuta di chi farà propria questa nostra carne, scegliendola da dentro, diventando uomo, carne, la parola si è fatta carne, diremo a natale…per renderla eterna. Di qualità.

Essere come noi gli permetterà di essere per noi e con noi.

Chiediamo al Signore di non aver paura della nostra fragilità, di saperla trasformare in preghiera e offerta, di essere fieri di tutto quanto ci dà pienezza e rende umani. 

Offriamo la nostra carne alla sua salvezza per fare esperienza che questo Salvatore che sta per venire ha qualcosa di bello da annunciare e condividere a ciascuno di noi. Il Natale inizia così.

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Domenica IIIa di Avvento 2018-C

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In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 3,10-18

In quel tempo le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe». Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Giovanni Battista non è Gesù, lo sa bene, può nemmeno slacciargli i sandali (immagine straordinaria!) eppure “evangelizza” il popolo. Il vangelo mica esisteva, Gesù deve ancora comparire in scena…anche in questa pagina. Mica è presente o parla Gesù. E’ bella la liturgia (e ancora il Nuovo Testamento) che ci parla di Lui quando ancora non c’è. Sta arrivando. I testi ovviamente sono scritti postumi…e hanno quindi sapore di ricordo e catechesi… Tre gruppi di persone si rivolgono al Battista. Mi piace notare che non ci sono né preti-suore, né catechisteanimatoricapiscoutcorisagreecc. ecc. insomma non ci sono gli “operatori di pastorale”..forse impegnati altrove? Può darsi. Qui il Battista ha a che fare con gli affamati …tre categorie diverse di persone, ciascuna riceve delle dritte scomode su come comportarsi. I pubblicani, esattori delle tasse che lavoravano con gli invasori romani facendo la cresta e odiati da tutti i loro compaesani; i soldati, forse corrotti, pronti ad approfittare e ricattare come può accadere…per dare sicurezza, evitare controlli ecc.; folla e popolo (bue?); la domanda risuona triplice quasi in dolby surround: che cosa dobbiamo fare? non è forse una domanda veneta ma esistenziale. La fede ed il suo riscontro sono pratici. Non sociali anche se è nel sociale che si misura tutto. Condivisione sincera e leale, giustizia nuda e cruda, non abusare del proprio potere,  bene comune da perseguire, sobrietà reale e luminosa. Insomma…accorgersi. Quanto mi piace questo verbo…accorgersi e agire di conseguenza. Buon avvvvvvvento. Un vento che spazzi via un po’ di zavorre inutili che rischiano di farci la sbornia di tutto tranne di quel che serve davvero.

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Maria è un ponte… da attraversare! Omelia Immacolata 2018

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(tratto dal libro di A. Baricco “Novecento” – film ” La leggenda del pianista sull’oceano”)

Chiedendo ad un amico che lavora in montagna come mai non sia già operativo, mi dice che oltre alla poca neve c’è il fatto che quest’anno “l’immacolata non è un ponte”! su questo sono d’accordo, gli dico, ribadendo ovviamente che sarebbe una festa religiosa ma.., in effetti lui si riferisce al calendario e ai pochi giorni di ferie. Eppure sta frase mi resta in mente, con un sorriso e giocando un po’ con le parole invece, mi vien proprio da smentirmi.     Si, l’Immacolata è un ponte..ma non nel senso del numero di giorni di vacanza, ovvio: Maria è davvero un ponte perché ci vuole portare a Gesù, collegando la nostra vita quotidiana con Lui. Mai a sé stessa. La preghiamo non perché ci accontenti (come se fosse raccomandata da suo figlio) o perché come ancora si pensa c’ho più confidenza, è una mamma! banalizzando tremendamente tutto, nel variegato supermercato della fede oggi, ma come mediazione, pregandola noi attraversiamo il ponte verso Gesù. Cioè? Prendere spunto da lei ci aiuterà ad essere cristiani più fedeli a Gesù. Fedeli significa più desiderosi di vivere come Lui ci ha chiesto di fare. E come? ce lo annuncia il vangelo, pagina densa e famosa di Luca che la liturgia ci offre. Non è cronaca né un resoconto ma un distillato di teologia per raccontarci qualcosa di importante di Dio. Luca non era certo presente a prendere appunti origliando alla porta della camera di Maria che parlava con l’angelo…siamo chiamati a cogliere cosa il Signore ci voglia -ripeto- raccontare attraverso le sue parole. Ed è una cosa bellissima!  forse non ci abbiamo mai pensato ma ci annuncia che Dio, l’eterno, l’onnipotente, l’altissimo, il santissimo, ecc… ha voluto aver bisogno dell’uomo, della sua creatura! Non ha detto…fasso mi! Dio non basta a sé stesso, la Trinità, la relazione tra Padre, Figlio e Spirito Santo ha avuto bisogno di aprirsi ed eccedere verso di noi.

1-Dio ha voluto aver bisogno di una ragazzina, Maria, per dare corpo a suo figlio per noi.

2-Gesù, tutto suo padre, ha voluto far strada con i 12, i disponibili non i migliori, non si è arrangiato, non ha salvato tutti, non è stato autoreferenziale, ha scelto che fare assieme è meglio e più credibile che arrangiarsi e far da sé, (questo ha un senso per le nostre parrocchie? mi chiedo)

3- i 12 hanno coinvolto altri ed è nata la chiesa, via via da 2000 anni fino ad oggi..in cui attraverso i sacramenti la chiesa di battezzati è presente nel mondo, nella diocesi, nelle parrocchie, nella nostra collaborazione. La chiesa nasce grazie al desiderio di Dio di aver bisogno di noi per salvarci. Enorme principio pedagogico di responsabilità! Si affida a noi (mettiamo in bocca l’eucaristia, suo figlio morto e risorto per noi) e ci affida gli uni agli altri.   Essere cristiani non è avere in testa delle idee, degli insegnamenti, dei valori e magari da una vita continuare a dire “mi hanno insegnato così”…ma a cosa è servito? è accettare di vivere una relazione d’amore con Dio Padre, che ci ama e accoglie per quello che siamo, con Gesù fratello e guida in questa vita, con Maria che ci aiuta come ponte nel portarci a questa prospettiva. Aiutaci ad essere come te…. disponibile e audace! Che sa fare spazio nella propria vita alla relazione!  Come avverrà questo? mi piace immaginarla un pò da questo punto di vista la domanda di Maria… non sulle modalità ma sul senso.. altrimenti rischiamo il moralismo, immacolata, ecc…ma a noi cosa può interessare? questa purezza più che morale è per certi versi teologica, ci parla di Dio che da sempre aveva in mente Maria, cioè da sempre ha scelto di aver bisogno di noi, di non arrangiarsi, per raggiungerci e salvarci, dare qualità eterna alle nostre vita. Un Dio che ci cerca, non che ci controlla, giudica, insegna, condanna!

Come avverrà questo? allora possiamo farlo nostro in come è possibile che Dio abbia bisogno di me? perché non fa un miracolo invece di farsi storia umana, concreta e quotidiana? Ecco il Natale all’orizzonte, l’incarnazione mistero della nostra fede.

Ma potremmo chiederci: perché Dio vuole aver bisogno di me? Rifacciamoci al vangelo: Maria ci ricorda che siamo chiamati a vivere come lei, in ascolto e con disponibilità. Ma non subito a fare tante cose belle per gli altri, coinvolgere i giovani e far del ben ma a fare del bene a noi stessi.  Qual è il bene per noi? riconoscere come dice all’angelo di essere “servi del Signore”.

Ci aiuti ad essere come lei, che ripeto, mai ci trattiene a sé, sarebbe come fermarsi sopra al Ponte degli Scalzi e non visitare Venezia! ma è sempre pronta ad indicare il figlio Gesù, siamo cristiani, non mariani, sono la serva del Signore, suo strumento, gli servo a qualcosa, non protagonista io col mio modo di fare e mai di essere, ma con il mio vivere a disposizione, a servizio per il bene degli altri, della comunità cristiana, della chiesa. Aiutaci Maria, a ricordare e vivere nella nostra vita, che Dio vuole aver bisogno di noi e tu sei il ponte per fare nostra questa prospettiva di vita nuova e di autentica speranza.