Piacere, sono Dio… Omelia IIIa Quaresima C-2019

 

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(M. Chagall)

https://www.youtube.com/watch?v=BihsbAO-BZg

il cuore caldo! così un giorno mi ha detto di sentirsi un ragazzino che aveva fatto l’esperienza di fare del bene gratis a qualcuno…

   Un grosso cespuglio di rovi che pur in fiamme non si consuma: immagine bellissima, suggestiva, questo pan e vin nel deserto che continua a scaldare e illuminare, un calore che dà accoglienza e cura, una luce che dona forza e direzione, ecco l’amore infinito di Dio. Il roveto in fiamme è il cuore di Dio che ama in modo puro, continuo, ad oltranza e soprattutto gratis, non puoi che arrenderti, contemplarlo e lasciarti abbronzare! Dio offre a Mosè 2 cose:

>il suo biglietto da visita: chi è, “io sono il Dio di tuo padre, di Abramo, Isacco, Giacobbe”, una sorta di raccomandazione, memoria, conferma…io ci sono sempre stato, c’ero, ci sarò! ho fatto storia, sono affidabile e concreto, ti prendo sul serio..

>il suo curriculum vitae: quel che sai fare, hai fatto e vorresti fare. Dio si presenta così: come uno che? ascoltiamolo…

ho osservato la miseria del mio popolo: povertà, dipendenze, chiusure, paralisi, scelte di morte cioè di vita non piena, autentica, scandali, corruzioni, mentalità disumane ed incivili: osserva, non sfugge nulla!  (è il MIO… popolo, io sono suo!)

-ho udito il suo grido a causa dei sovrintendenti: il grido degli ultimi, dei più poveri e abbandonati, esclusi ed emarginati, di chi non conta e non decide ma subisce… dai sovrintendenti dell’economia di produzione ingorda, che rende i poveri sempre più poveri e numerosi e i ricchi sempre più ricchi, della finanza creativa, di certe multinazionali assassine, di collusioni stato-mafia-aziende che portano ingiustizia, una certa politica ipocrita, che sa solo urlare, screditare l’altro per far su vergognosi voti facili solleticando emozioni, paure, accaparrarsi posti e quindi potere!

conosco le sue sofferenze: quelle del cuore, nel silenzio di una vita anonima, portata avanti con dignità caparbia e fiducia.

  Ecco come si pone di fronte a Mosè il nostro Dio, come cioè vuol essere riconosciuto. Siamo quindi chiamati a chiederci: ci interessa questo suo volto appassionato di noi e della nostra vita? ci sentiamo guardare così, da quel suo punto di vista? come ci percepiamo alla Sua presenza? è fondamentale collocarsi!

  Ho avuto diverse occasioni, all’estero, di togliermi le scarpe per entrare in alcune moschee o templi buddhisti e fa un certo effetto!     Dopo un leggero imbarazzo iniziale, percepire i tappeti morbidi, la sensazione di famigliarità e casa (io poi che adoro stare scalzo), ti senti un po’ messo a nudo, fragile, ma a tuo agio.

  In questo far togliere i sandali, Dio richiama il sacro, il rispetto, l’importanza di una giusta distanza che non è lontananza ma differenza, occasione: perché se fossi come me non mi serviresti. Ho bisogno di altro per ritrovare me stesso: se mi serve salute vado dal medico non da un altro prete! riconosco la nostra differenza e che posso starti davanti per quello che sono, scaldato e illuminato da quel cuore che ama. Ed essere scalzo è solo un riconoscersi disarmato, bisognoso, accolto.

Questo volto ardente d’amore di Dio per la gente provoca Mosè e lo fa sentire coinvolto, mandato. Noi siamo qui oggi perché la storia della salvezza è partita anche da lì e da allora quel cuore di Dio scalda e manda tanti altri cuori a prendersi cura, scaldare e illuminare. Gesù non ha fatto altro che proseguire e dare umanità a questo volto innamorato di Dio. Ecco il vangelo, il vignaiolo: che bella questa figura, sa addomesticare e far ragionare il padrone e i suoi calcoli umani! le sue armi sono la premura, la pazienza, attenzione ed esperienza, capacità di sognare e prevedere, prendersi cura, attendere…E’ Gesù? ovviamente sì, Gesù è stato tutto questo e molto altro…e tutto questo e molto altro l’ha affidato alla sua chiesa, a ciascuno di noi. La vita in parrocchia, la chiesa, i carismi religiosi, associazioni e movimenti, sono le mani con cui quel Dio che ama nel roveto, attraverso il vignaiolo di suo figlio…prosegue! Allora come toglierci tutti i sandali e fare esperienza di questo amore? la riconciliazione per Pasqua fatta con calma e cura! scegliere il silenzio 15’ al giorno, provare a pregare dando del tu al Signore. Cercare un dialogo e un confronto con un sacerdote, una suora, un laico, su qualche tema importante per la propria vita di fede…visitare un blog, essere in una mailing list perché anche attraverso i mezzi di comunicazione possiamo ricevere e restare connessi con messaggi buoni e sani…facendo molta attenzione!

-le due serate di questa settimana sulla santità e le tante iniziative in bacheca, le proposte della Caritas, di Libera per la giustizia e contro la mafia, i 20 anni di Banca etica, le opportunità per una persona in ricerca di pregare, ascoltare la Parola di Dio, formarsi con catechesi utili che ci aiutino a smaltire idee malsane di Dio e di noi stessi. Molti di noi vivono già con grande profitto queste opportunità! Ecco come fare anche noi esperienza di un cuore caldo..caldo perché si è lasciato abbronzare dal contatto con il roveto ardente di Dio in mezzo a noi. Accogliamo il curriculum vitae del Signore e chiediamogli l’umiltà di toglierci i sandali dell’autosufficienza e dell’abitudine. 

Ci doni l’esperienza del suo calore di vita e passione, ci doni di sentirci come quel fico di fronte a Suo figlio vignaiolo per le nostre vite.

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Domenica IIIa Quaresima, C-2019

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Tempo lettura previsto: 5 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 13, 1-9

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Non è una pagina immediata, suvvia: tocca corde delicate e in me sempre fa abbaiare latenti fatiche o reazioni emotive fin troppo normali o umane o…. fate voi.

Cita due esempi: il male causato dall’uomo, cioè da Pilato e in particolare la contaminazione ricevuta mescolando quel sangue, quella morte, con quella degli animali sacrificati (il problema era quello di fondo…) e il male causato dal destino, una sciagura, la classica disgrazia. Gesù cerca di rieducare o evangelizzare la normale reazione umana che vorrebbe trovare cause, colpevoli, punizioni, castighi, meriti, effetti…con varie idee di dio e del destino o della fede…….   perirete tutti allo stesso modo non saprei cosa significa di preciso..oddio, di preciso non lo sa nessuno: ma alcuni testi che ho consultato a posta non mi hanno convinto. Forse allo stesso modo significa senza risposte o continuando a cercare colpevoli e significati quando l’unica cosa utile da fare sarebbe “convertirsi” e capire come andare avanti.. Come? potrebbe chiedere qualcuno dal fondo alzando la mano spazientito…e avrebbe ragione ma Gesù bello non da né ricette né cose da fare.. ma usa una parabola. Si offre a noi come quel vignaiolo paziente, che sa inventarsi di tutto per recuperare quella pianticella.

Cosa gli lasceremo fare alla nostra vita? attraverso la Sua Parola, il silenzio, la riconciliazione, un padre-madre spirituale? la preghiera…

fate vobis..buona continuazione di quaresima

Ps: vi siete accorti? che ne sa un vignaiolo di fichi?

Born to be Abramo… Omelia IIa Quaresima C-2019

 

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Chi è stato il primo credente del mondo? la prima persona ad essersi fidata di Dio: prima delle parrocchie, delle messe, del grest, del Vaticano e dei preti, del battesimo o dei santi? Abramo. 

Il dialogo con Dio, nella prima lettura, è molto bello e reale, credo riesca ad interpretare la nostra fede, magari oggi anche ad illuminare qualche prospettiva. Essendo il primo fa quasi da modello.. e dice 4 cose.. con cui verificare la nostra fede.

1) condusse fuori.. dalle nostre idee, dai rifugi, alibi, scuse giustificazioni immagini malsane e anti evangeliche di Dio, mi hanno insegnato, pensavo, credevo… ma tu aiuta?

2) conta-discendenza cioè figli. Futuro! figli cioè persone da amare, possibilità di amare..amore da consumare e spremere fuori di noi, non siamo niente se non amiamo, finché non impariamo e desideriamo amare.. Dio ci vuole amanti, generativi, persone la cui vita sia un atto di amore, positivo, concreto, appassionato non devoto. Ecco infatti Dio e il suo biglietto da visita: voglio darti discendenza, voglio darti futuro, prospettiva, speranza!

Come ci poniamo di fronte a questo passaggio? sono io che faccio qualcosa per te, non tu che mi dici le cose che pensi di fare per me nel mio nome o nel nome dei valori cristiani in parrocchia…

Il nostro essere cristiani è iniziativa nostra o risposta a Lui? alla base della nostra fede c’è un sentirci voluti bene e preziosi davanti a Dio o siamo indaffarati e a testa bassa, a fare iniziative…

3)Dio poi continua e fa far memoria ad Abramo…“io sono il Signore, ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei…vuole rassicurare Abramo sulla propria identità e ricordargli la storia, cioè quel che ha fatto. Una sorta di garanzia, “son quello che…”conferma… storia e memoria, un Dio concreto non sulle nuvole che fa strada e storia con la nostra vita, Dio è uno che prende sul serio la nostra vita e vuole esserci, 

Abramo nel frattempo vacilla…dubita: come potrò sapere che ne avrò il possesso? Non si fida, vedete? 

Spesso noi abbiamo l’idea sbagliata ma rassicurante che credere sia un pacchetto completo, un contratto firmato, un aver capito tutto e bon, No, è una relazione, che parte da dove sei, come sei, da quanto sei in grado di credere e vivere qui e ora, mettendolo in prospettiva e accompagnandolo…è sempre storia, fatiche ,alti e bassi…come qualsiasi amicizia, relazione…voi andate sempre d’accordo con voi stessi? con gli amici, i famigliari? no..quindi..

4) allora Dio che fa? non ragiona, non spiega ma compie un gesto, che a quel tempo veniva usato per sancire patti e contratti tra due persone: passavano tra gli animali giurandosi reciproca fedeltà e invocando come maledizione la medesima macabra sorte degli animali scortati in caso di mancata fedeltà all’ alleanza stipulata

Vi faccio notare che Abramo, dice Genesi, viene colto da un torpore, come sul Tabor, Giacomo Giovanni e Pierto nel vangelo… una sorta di chiusura. Nel sonno noi siamo vivi ma assenti, facciamo come finta di nulla.. girati dall’altra parte, così Abramo…sembra “tirare indietro”… allora è Dio ad essere fedele.

Noi ci salviamo perché Lui è fedele non perché siamo bravi e meritevoli. La salvezza per ciascuno di noi è pura grazia. Quando arriveremo al cospetto di Dio non saremo chiamati a perdere tempo e dirgli quanto bene abbiamo fatto in nome suo in parrocchia…che siamo stati bravi preti o suore? Lui ci dirà..hai lasciato che ti amassi? hai lasciato che mi prendessi cura di te? che fossi io il tuo salvatore e non tu a salvare te stesso?

chiediamo al Signore umiltà e consapevolezza che essere cristiani è innanzitutto un permettere al Signore di volerci bene per come siamo…ci doni l’esperienza del suo amore misericordioso per ciascuno di noi. imparando a guardarci come Lui ci guarda. con pazienza e passione.