Perché? – Domenica XXVa t.o. B-2018

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In ascolto del Vangelo secondo San Marco 9, 30-37

Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

La prima cosa che noto è la paura ad interrogarlo: quante volte non abbiamo coraggio di dire “non ho capito, scusa, me lo rispieghi? oppure..cosa intendi dire? aiutami a comprendere bene”…ci facciamo problema a chiedere e così nascono tensioni, fraintendimenti, pregiudizi, confusione e ci si fa male per niente.
Si preferisce restare sulla propria bella figura piuttosto che agevolare una comunicazione efficace. Come se fosse umiliante farlo…i discepoli se ne fregano, sentono ma non comprendono, ascoltano ma non reagiscono..hanno nel cuore altro. I primi posti. E Gesù, come un prof che rientri all’improvviso in classe, li “sgamma” facilmente. A Gesù che era un mago delle domande giuste per provocare fede e conversione…non sanno fare la domanda giusta, stanno bene lo stesso.
Chi infatti è nei primi posti forse non ha bisogno di capire nulla.
E poi il bambino, che si fida, si abbandona, sa stupirsi e meravigliarsi, prendendo anche un po’ la vita per gioco…viene posto come modello.
O forse semplicemente, perché i bambini, soprattutto ad una certa età, non la smettono mai di fare domande con i loro geniali “perché?”

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“Rispondimi….!”Omelia XXIVa to B-2018

 

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Un tatuaggio, cambiare auto, un week end fuori…

Francesca mi fa l’elenco di tutte le cose che suo marito Andrea ha fatto di testa sua, senza consultarla o col parere solo dei genitori, amici o colleghi; non le ha chiesto consiglio né confronto su alcune decisioni che riguardavano anche lei. 

 Si sente trascurata, esclusa da un marito troppo autonomo, che a parole dice di amarla ma non la considera, si comporta bene ma si arrangia nelle scelte più importanti; il tempo che dedica a lei e ai figli poi, è sempre “dopo”: Insomma non si sente “scelta”! le nasce la domanda: ma allora io chi sono per te? cosa conto per te?

Forse accade anche tra genitori e figli o con amici, famigliari..

E’ questo l’orizzonte su cui collocare la domanda di Gesù ai suoi; la prende larga, s’informa su opinioni e chiacchiere della gente ma poi li mette spalle al muro, ma voi chi dite che io sia? Parte Pietro, sempre appassionato e impulsivo: risposta giusta, precisa, da catechismo, ma …non ha capito la domanda! 

Gesù non sta chiedendo “sapete come mi chiamo, che faccio?” ma…quanto valgo io per te? quanto conto nella tua vita, caro cristiano, caro parrocchiano, caro prete? nelle scelte che fai, negli atteggiamenti che hai, nello stile delle tue relazioni, nel tempo che mi dedichi, nel modo in cui hai impostato la vita, affetti, lavoro…

Gesù ci ricorda che dirsi cristiani non è questione di pratiche religiose in più, cose da fare, devozioni, messe e preghierine, ritagli e avanzi di tempo o energie…come Andrea con Francesca.

  La nostra risposta di fede è: quanto sono coinvolto con Cristo? la fede è coinvolgente, impegno pratico e verificabile della propria vita, non è una parte da recitare come attori, gesti e frasi a memoria da ripetere ogni domenica sul palcoscenico. La mia vita concreta manifesta la mia fede, in Lui e nel Suo vangelo.

Gesù non cerca parole ma persone, non ci chiede solo opere buone, impegno morale o sociale ma innanzitutto una scelta di appartenenza, da innamorati…ti vuoi giocare la vita con me? cioè sulla mia proposta di uomo e società…(per Andrea e Francesca, sulla scelta di essere coppia, su un “noi”, famiglia.)..Vuoi essere una persona secondo il mio stile o quello di altri?

Ecco infatti che Gesù comincia a insegnare.. e fino ad allora? sono assieme, per strada da un anno, 8 capitoli…ma aveva intuito che i dodici pensavano ad altre idee di messia. Credevano di seguire un vincente, di successo, che avrebbe fatto fare loro carriera, avendo prestigio e risolvendo problemi. Pensano di esser saliti sul carro del vincitore, ma Lui, lassù, non c’è e invece parla loro di sofferenza e rifiuto. E Pietro? bellissimo e drammatico questo passaggio. Lo prende in disparte e gli spiega…chi deve essere, gli vuole insegnare il lavoro, a Gesù Cristo. Lo rimprovera perché non è religioso come lo vorrebbero loro. Anche noi spesso non permettiamo a Gesù di dirci chi è, perché per noi è importante fare e credere a modo nostro, fare quel che ci va. Finiamo così per rifiutarlo, come dice il vangelo, magari non esplicitamente ma lo mettiamo da parte, stiamo bene lo stesso senza Cristo, il suo stile ed il vangelo, in fondo possiamo fare tutto lo stesso: grest, scout, sacramenti, sagre, feste, messe..vivere come se…Lui esistesse ma in realtà non abbia nulla da offrirci. Lo teniamo buono noi…lo accontentiamo come sappiamo fare…

 Pensiamo a voler una fede convincente, i crocifissi ovunque, chiese piene, tanti sacramenti per tutti, una volta si che… consenso generale, valori e tradizioni, una chiesa forte, presente, convincente ma poi? 

   Gesù invece per la seconda volta rispiega a tutti che chi lo segue come si vive in maniera diversa. Noi pensiamo sia così la persona riuscita ma chi è l’uomo vero? Onore o amore? per Gesù è quello che come lui dona la vita, pensa prima agli altri, (nono pensa…prima noi, paroni a casa nostra..), lava i piedi, (non lo eviterebbe come Pietro) serve e non cerca applausi, non ragiona col nostro buon senso ma dà un senso nuovo alla vita, non cerca solo il consenso…persona realizzata, per Cristo è chi metta Lui davanti e lo segua, cioè cerchi di vivere come Lui, assieme a Lui, come strumento credibile di una speranza nuova, una qualità diversa di vita..chi sappia cercare di avere il vangelo come navigatore nella libertà del ..se vuoi seguirmi. Essere cristiani allora è scelta libera e integrale, mai definitiva ma sempre progressiva, un cammino da vivere e scoprire giorno per giorno, a partire da quello che siamo, in genere così poco, per affidarlo a Lui e alla misericordia di Dio Padre, che sempre ci spinge a fidarci di Lui e riprendere il cammino, a seguirlo. E sarà con la nostra vita, giorno per giorno, che potremo rispondergli. Così potremo dire col cuore chi sia per ciascuno di noi…quanto Lui conti per me. 

Domenica XXIVa to -B 2018

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Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 8, 27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

C’è solo la strada, su cui puoi contare…cantava Gaber. Immenso. Gesù era sempre per strada, gli incontri, le persone, i segni miracolosi, i dialoghi… dirà di se di essere “strada”, viaveritàvita…i primi cristiani non venivano chiamati così ma “quelli della via”.

E’ bello allora sostare su questo spunto per vedere che anche la nostra fede  è sempre per strada. Con Lui e come Lui. Non significa la costante insoddisfazione di chi è in continua ricerca e non sa dove andare…ma sa fare della propria esperienza di vita, un’esperienza sempre provvisoria, senza sedersi o accontentarsi (che non vuol dire vivere nell’affanno della performance! o non saper contemplare…) ma camminare, ripartire, scegliere ai bivi le direzioni giuste, l’equipaggiamento agile, la lotta all’essenziale…

Sulla strada questa domanda è sempre termometro: sguardo fisso negli occhi, ti mette all’angolo per passare dalle chiacchiere tradizionali, dalle risposte abitudinarie a qualcosa che ti abbia toccato dentro…ad un’esperienza viva ed efficace.

Anche perché la dichiarazione d’intenti non è poi delle migliori. Non andrà tutto bene, non sarà facile ma reale. E anche questo sguardo di Gesù su noi e la realtà mentre ce la spiega, la racconta, la annuncia è bello. Gesù fa discorsi apertamente, sa fare le domande giuste, di cui abbiamo così bisogno per essere illuminati e riordinarci dentro, in modo da viaggiare più agili e leggeri, consapevoli, attrezzati…ma sa anche insegnarti l’approccio giusto alla realtà, concreta, bella ma scomoda, inevitabile ma risolvibile, da affrontare con Lui. Non facciamo come Pietro allora, orecchie da mercante, che saprebbero sempre insegnare il lavoro a tutti. Noi,  così spesso popolo di presidenti del consiglio, papi, allenatori della nazionale, “tutti tuttologi” cantava Gabbani… siamo chiamati a camminare dietro, a mettere Lui davanti come capo cordata, come il navigatore che dice…se… altrimenti vai tranquillo, sai dove e come trovarmi.

Naturalmente, per strada.