29 Febbraio 2016: un giorno in più..

 

29 febbraio

con 12 anni di ritardo.. meglio di niente, dai..

 

Fuori ha smesso di piovere ed in cielo qualche fremito celeste sembra alzare la cresta contro le nuvole pallide. Mi sono tolto le scarpe e messo la tuta. Sentirsi a casa per me inizia da qui. Camminare scalzo e avere pantaloni larghi.
Con stupore sto ricevendo messaggi di auguri per questo 29 febbraio e diversi mi chiedono.. che stai facendo? Cosa ti sei concesso? Oppure si son messi a dire i loro..”un giorno in più per”. Questa cosa è fantastica. Mi pare che questo sia diventato come il mio secondo compleanno.
Sorrido, sornione e carognesco.. non è il mio compleanno, ma la festa di chi si fa coinvolgere ed emozionare da tali dettagli.. quindi buon 29 febbraio a tutti, con quel che rappresenta e per quel sapore in più, come un armonico, che può dare alle vostre giornate.
Nel frattempo mi hanno segnalato articoli dell’Ansa e applicazioni, test e sondaggi per cogliere qualcosa di questo giorno in più.. Cri mi ha segnalato che avrei dovuto brevettarlo per oggi, riscuotere diritti d’autore, visto che è da una dozzina d’anni che questa storia va avanti.
Il 29 febbraio, un giorno in più, ormai lo sento comunque -come dicevo-quasi come il mio compleanno, grazie alla simpatia e complicità di tanti di voi. Ma credo che sia un giorno provvidenziale per accorgersi, mettersi in disparte, valutare e ripartire.
Non importa, credo, fare qualcosa di speciale, ma solo pensarci e non dare nulla per scontato.
Ci fossero anche solo due persone che per questo 29 febbraio avessero alzato la testa dalla vita ordinaria e si fossero tolte uno sfizio.. andrebbe bene. Perchè poi, vedete, la questione non è togliersi uno sfizio, andare in ferie.. o fare follie. Ma trovare il modo di vivere un 29 febbraio tutti i giorni. Un po’ come il Natale: chi se ne frega di essere buoni sotto le feste, non è quello.
E’ la qualità delle nostre vite a dover profumare di altro. E’ un approccio diverso. E’ scegliere di avere più tempo per fare quanto ci fa più Vivere, ci dà più qualità..
Travolto dalla nostalgia mi son rimesso a rileggere i miei precedenti “29 febbraio un giorno in più
Quanto ho scritto.. ma la sensazione che fossero bellissimi, lo ammetto, continua a pervadermi. Mi ci ritrovo e rivedo ancora, dopo otto, dodici anni.. allora o non mi son più evoluto o son davvero.. così! E scusate la poca modestia.
Quattro anni fa abbiamo fatto una festa: decine e decine di persone, diverse per provenienza, età, esperienze.. hanno risposto ad una mail, si son ritrovati a Treviso, ascoltato poesia, ballato pugliese, letto, mangiato, discusso. Quest’anno.. lo ammetto, avrei voluto rimettermi in ballo e fare altrettanto.. ma mi è mancata la lucida follia ed un po’ di tempo. E si che sapevo che sarebbe arrivato il giorno ma.. sapevo sarebbe anche arrivato il quotidiano amarognolo pentimento per non averci creduto fino in fondo. Ringrazio chi ha fraternamente protestato e chi era più folle e motivato di me nel volermi offrire generose mani per l’organizzazione. Vedremo per il 20. Già, perchè forse non ci avete pensato ma il prossimo 29 febbraio sarà nel 2020. Due volte venti! Ed è di sabato!
Un giorno in più per crederci, per non vergognarsi, per non prendersi troppo sul serio e dire che abbiamo già troppe cose da fare, un giorno in più per fermarsi a guardare gli altri giorni. Un giorno in più per non fare quelli che non hanno tempo e son sempre di corsa, son pieni di impegni.. ma che magari soffrono a vedere i buchi bianchi in agenda, coltivano amari sensi di colpa perchè non si sentono indaffarati e quindi utili. Fanculo. Ho “sposato” un’agenda, nel senso che dipendo da lei (cioè da me e..), a lei devo sempre chiedere se e quando posso.. ma coltivo la sana libertà dello spazio bianco e della riga grigia antracite di traverso su una sera o su una mezza giornata.
E mi metto in tuta. Un giorno in più per un sorriso, ricordando quanto è vero.. che è un giorno in più. A noi che ci lamentiamo di non avere mai tempo e ci vorrebbero le giornate più lunghe.. da musoni viziati.. ci danno 24 ore in più e che facciamo? Sbuffiamo seri e brontoloni come Mr. Scrooge e diciamo che queste son frivolezze, nemmeno tanto poetiche o cosa da nulla.
Sarà.. ma 24 ore son sempre 24 ore. E, ripeto, non sono le 24 ore ma l’approccio alla vita. Darsi tempo per ricordarsi di celebrare.. vivere imparando a sostare.. a Feltre c’è una scritta: So-stare?
Un giorno in più per la fetta di dolce, per un capitolo in più del mio librone sul comodino, per non mettere la sveglia e per andare a nuotare. Fatto!
Un giorno in più per tre telefonate che non faresti, ma che sai saranno graditissime, per andare a teatro, rallentare in auto e guardare il panorama, alzare il volume a palla e scegliere i cd della giovinezza più metallica e scapigliata.
Un giorno in più per cambiare bagnoschiuma, mettere gli aromi balsamici nella vaschetta del termosifone, per comprare birre nuove e guardare i sigari nella loro nuova fantastica casetta nera di cedro spagnolo (humidor), per tifare juve con la sottile e mal celata soddisfazione (al cardiopalmo) che tutto sommato, tu lo sapevi e lo avevi sempre detto, che avevamo solo preso la rincorsa.
Un giorno in più per regalare un libro via posta, per qualche sms gratuito, per non sbuffare per la pioggia perchè “è tutta neve in montagna”, per bere un buon torbato e condividerlo con chi lo capisce, per una bruschetta col tartufo, per un cena di crudo da Nicola, magari coi Marittimi, un giorno in più per non dire sempre e solo “no”. Un giorno in più.. dicendo “e perchè no”??? Che problemi ci sono? Solo festeggiare.. appunto, per mettere su Vasco, per suonare la chitarra, per mettere su un inutile gruppo uozap e farsi 4 risate, per camminare tanto, per guardare le foto, per estrarre libri a caso dalla libreria e riviverli un po’, un giorno in più per la Gazzetta con calma, per far finta di niente e sorridere, per festeggiare il compleanno di nonna con una gran bella cena-rimpatriata in cui c’erano tanti parenti che ogni tanto è pure bello rivedere e ripartire.. un giorno in più per Leo cresciuto e non più lupetto come 12 anni fa, per Tommy in giro per il mondo, Ale adolescente, Ange che non gattona più e Giovanni già ometto, un giorno in più per sognare una trasferta-cugini, chissà..
Un giorno in più per depositare su carta i pensieri, le emozioni, sogni e disagi, per riordinarli e guardarli neri di inchiostro, perchè stretti tra le righe grigie del taccuino, hanno un’altra dimensione, come se li avessi messi in gabbia e potessi addomesticarli.. placarli o farli sentire a casa.. tua.
Un giorno in più per mettersi davanti al mac, come sto facendo performativamente adesso e scrivere quel che mi va e me ne frego del tempo.. che ansia dover sempre preparare testi che devono stare dentro i 9 minuti, 2 cartelle di times new roman 18.. le omelie e guai ad alzare la testa dal foglio, se no il tempo si moltiplica, ti scappa qualche espressione futurista e perdi di vista l’orizzonte.
Un giorno in più per non pensare ai destinatari.. ma farlo per chi lo vorrà.
Un giorno in più per i miei jeans preferiti, le clark portate come mocassini, la crostata di frutta col latte bianco tiepido, la moka della juve che quando è pronta suona l’inno della squadra, mia mamma che mi dice con rammarico che ho 40 anni e i capelli bianchi (ma folti e lunghiiiii, ghigno io..), per il clero di Treviso, per le 3 nuove parrocchie 3×2, i 3 asili, i bambini che mi fanno i disegni e le foto assieme, per chi ci tiene ancora a fare le sorprese, a chiamare al telefono, a scrivere lettere e bigliettini con carta e penna, mandando buste con francobolli..
Un giorno in più per indignarsi, per innamorarsi, per bruciare di passione e degluttire, per sentirsi fragile, vulnerabile, impotente, per dire.. tocca solo a me, ma non sono mai solo, per sentirsi servi inutili e strumenti da accordare.. che c’entra con il cuore, bellissimo,  per provare a pensare con la mia testa, per informarsi meglio e di più, per continuare a credereobbedirecombattere.. e coniugateli come vi va.
Un giorno in più per alzare la testa e abbassare la guardia, per volere bene e dirlo in faccia, senza darlo per scontato o temere di apparire un po’ melenso o fuori luogo.. cha’sinefotte..
Per non aspettare sempre la malattia, la morte, la distanza o le ricorrenze per guardare in modo struggente una persona più o meno cara e dire, pensare, temere, gemere.. che quando quella persona non ci sarà più (e magari sai non manca tanto o..) ti mancherà davvero molto e la tua vita dovrà a poco a poco diventare diversa… per emozionarsi, commuoversi, intenerirsi… litigare con le proprie emozioni e i ricordi.. come dice Spadàro.. uso i miei ricordi, ma non permetto ai miei ricordi di usare me… per preparare coppie al matrimonio, sconvolgendoli, genitori ai battesimi, disturbandoli ed inquietandoli (evangelicamente)..
Un giorno in più per le patatine con la maionese,  per la pizza alta, per la cacioepepe, per tirar fuori la moto e pulire il giubbyno di pelle; per il “pretame” fraterno, solido, solidale, appassionato.. presente!
Un giorno in più per programmare un nuovo viaggio e qualche svaccata quotidiana, per non perdere il vizio, per una pizza con la birra media.. per il frère bi-papà, per Lolita e Paola, per gli amici storici di SML, sempre W75 e i nostri primi 40 anni, per i messaggi di speranza profonda col Rufo, per le pizze delle elementari con la Vanny e per quelli che c’hanno sempre altro da fare, per la combriccola del Blasco a Padova e Sanmartin, per la MM quanto ben con tutti i numeri di sto mondo, per Phoebe che avrà guardato il telefono a lungo mani sudate fossette contratte, testa piegata dolcemente a sinistra come la ragazza di Vermeer, in custodia cautelare, per la 5a C del Liceo e le nostre memorabili rimpatriate, per Zuno e Scap che non sento più.. e chi l’avrebbe mai detto, per gli amici in giro per i 5 continenti, per A. ed il suo matrimonio.. a cui ho partecipato.. e non solo, per Cristiana ed il suo spettacolo, per Ale a Roma in aeroporto, per le nottate alcoliche con Edo, per il frico alle 7 del mattino col Pasqua e per le nostre preghiere notturne in tenda all’Unico Maestro, per Filippo e Vale prossimi genitori, per chi ti invita a cena davvero, magari suonando la chitarra, per.. chi mi ha voluto e dimostra davvero.. il bene, grande, profondo, sincero, genuino, .. per l’80 di SML, per Camposampiero, Casale sul Sile, Dosson, San Donà… quanto mi manca la Piave e tutto il resto, per la rattatuja di Maino, per il Museo dei Sogni, per Mauro in accappatoio bianco con la birra che mi dice “myfrieeeend” e Fabri e i suoi progetti, i suoi occhi che si illuminano, per le coppie sposate, accompagnate, separate. Un giorno in più per dire Ou e sesesesese, un giorno in più per tutto quello che mi sto dimenticando..
Un giorno in più per leggere “un giorno in più”..
Per le persone con cui ho pianto, per quelle accompagnate in silenzio o al pub o in ospedale, verso la morte.. balbettando fragili consapevolezze e sogni di paradiso.
Un giorno in più per la presenza discreta e fondamentale di Pant, super web master, deus ex machina del sito, della goccia, del profilo di FB e tantissimo altro.. sempre in debito di tutto.
Un giorno in più per scendere sotto, dentro, per lasciarsi placare le acque e assaporarsi tutto sommato fortunato e felice, in pace e a casa.. non in tuta ma.. a casa dentro di me.. anche se a volte sto alla finestra, o apro la porta per cambiare aria, o vorrei prendere lo zaino rosso ed andare..
Un giorno in più per quel che vi va, se siete arrivati a leggere.. perchè, lo avrete capito, io andrei avanti col flusso di coscienza ed emozioni fino a domani.. ma non voglio passare un giorno in più davanti al mac.. lo voglio vivere.. e non solo stasera, che mi son tenuto libero, ma domani.. con la gratitudine di averlo avuto, di essermene accorto, di averlo celebrato e bene-detto..
Amen.
Fuori ha ripreso a piovere, si è fatto buio, mi state continuando a fare auguri e gestacci simpatici via sms.. sono davvero felice e fortunato. Grazie. Parentesi come queste (che parentesi non sono e non siano!) fanno proprio bene al cuore. Grazie.
Buon 29 febbraio 2016 a tutti quelli che ci credono e sorridono.
Nel 2020, giuro, facciamo un macello!

Ps: ieri non ho potuto inviare questo messaggio per mancanza di connessione, mancanza provvidenziale che mi ha permesso questo secondo ps..

Ps: a quelli della neve sotto i piedi e del rifugio tutto per noi.. del silenzio ovattato, delle storie narrate e dei sentimenti condivisi.. beauty schiacciati, vaschette di fagioli avanzati, menù alpini, gatti in macchina e volti che si illuminano a vicenda, in punta di piedi, sorrisi genuini, amabili follie quotidiane condivise.
Ho rischiato l’infarto.. il cuore è troppo piccolo per contenere assieme troppe persone a cui voglio troppo bene tutte assieme contemporaneamente.. ma forse è solo questione di allenamento!!

 

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29 Febbraio 2012 di Luca Rossetto

Riprendiamoci la libertà di un giorno di pausa.

Qualche riga sulla giornata e sul tempo in generale.
Ma non chiamatelo “monologo”
Perché anche le parole mutano di significato e più che un discorso solista, il monologo diventa un parlar da mona…(specie se passa in tv)

Non è una novità che l’universo si espande accelerando, specchio infinito di una società che ha fatto del Tempo l’icona e la musa.
Ma questa accelerazione provoca l’allontanamento delle galassie tanto da renderne sempre più difficile l’osservazione, con il risultato che l’universo stesso, in un prossimo fututro, apparirà oscuro e, spingendosi oltre con la fantasia, giungerà al suo disgregamento…
Anche la Creazione ha quindi un’inaspettata fretta…
Se vogliamo continuare a specchiarci in questa bizzarra evoluzione, questo disgregamento lo viviamo anche nelle nostre società, sempre più di “individui” che si allontanano gli uni dagli altri rendendosi irriconoscibili, oscuri, ignoti..
Mi ha sempre affascinato la possibilità di recuperare spazio e tempo per riallacciare i rapporti, fasci di luce tra galassie, relazioni e sentimenti.
Vivere nella natura, immersi e compromessi, permette di seguire ritmi e tempi dettati dall’eternamente Altro e non dai nostri sistemi di misura: sinfonie che regalano più d’un giorno bisestile.

Quale giorno migliore se non questo, oggi, 29 febbraio? un giorno che esiste per capriccio, ogni quattro anni. Un giorno regalato per riprendere fiato.
àno bisèst, àno sensa sèst!
E mi commuove che anche la Creazione riprenda fiato: in un meccanismo perfetto, un granello di sabbia divina ci riporta del tempo che pareva perduto.
In un universo in accelerazione, l’orologio del mondo correva ancor più veloce, tanto da rendersi necessario un giorno di recupero..
Se non ci fosse stato, i mesi sarebbero preda dei venti, in un continuo anticipo.
Sarebbe triste il primo giorno di primavera brullo e sferzato dalla bora..
Ora, invece, con questo 29 febbraio ogni tanto regalato, la primavera continua ad arrivare coi primi tepori, preceduta da viole e primule e scaldata dal pallido sole. Ci meravigliamo ancora di questo? ne siamo veramente capaci?

L’orologio del mondo ha bisogno di “ricaricarsi”, come la cipolla del Barba Nano, di marca svizzera.
Faceva il minatore in Belgio negli anni ’30, el barba Nano, tornato a casa si stabilì dalla sorella Mariéta (la nonna di mio papà) dai Triàngoi, portando in eredità due campi di terra e un piccone. Credo durerà anche per i nipoti dei miei nipoti…
E l’orologio da tasca. Una cipolla “sept jours” – sette giorni di molla. La carico la domenica mattina e fino alla domenica successiva il suo ticchettio risuona in camera, e quando la ricarico, la tiro indietro di quel tempo che nella sua corsa ha inghiottito.

Tempo, tempo di coltivare.
Nella terra trovo la mia dimensione, il mio silenzio.
E il ritmo che seguo è quello dato dal respiro dei fiori, dal fiato delle vacche, dalle gocce di mosto che suda l’uva.
Olivo e Ester sono due personaggi del mio paese. Ester ha superato gli ottant’anni, Olivo Bàro invece ha lasciato i suoi campi per coltivare gli spazi del cielo.
Nella loro semplicità, sapevano portare buonumore a loro insaputa. Incuranti dello scorrere del tempo, se la spassavano felicemente, chiacchierando tra loro per lunghe ore. Ma tutti in quella famiglia dei Bàri, erano prolissi e loquaci.
Un tempo le pannocchie si raccoglievano a mano. Un tempo: fino a pochi decenni fa! l’ho fatto pure io…
e nelle lunghe notti invernali venivano scartossàde al tepore della stalla, mentre si faceva filò, tipo albero degli zoccoli, avete presente?
Ecco, dopo i lavori di stalla, e prima di cena, Ester e Olivo si accingono all’opera.
E così passa il tempo, tra una parola e l’altra, al chiaro di una lampadina de poche candee, finché ad un certo punto (saranno state le tre di mattina) il marito esclama:
-Ester, ma stasera niantri vemo senà??

Anche mio nonno Beppino si curava poco dello scorrere del tempo. Al contrario di mia nonna Marianna: ancora adesso che ha 91 anni, vorrebbe tornare a correre e brigare come da giovane.
Quando ci fu il terremoto nel Friùli, lui stava seduto in tinello a leggere il Tex (passione che ha trasmesso anche a noi nipoti..)
Quando i familiari spaventati sono andati a chiamarlo per via di tutto il trambusto che si sentiva, alzò gli occhi e guardando il lampadario oscillare, esclamò:
-Ah..l’e el teremòto… tornando a leggere tranquillamente.
Fiducia, tempo di fiducia anche nel pericolo, in Qualcuno di più grande.
Quando scrivo, finisco sempre per nascondere tra le righe la mia vita. Credo capiti a tutti.
Il mio tempo è dettato dalla natura, forte di accelerazioni e di spasmodiche attese, di spinte in avanti date dal sole e dalla pioggia e pause di respiro all’ombra dei gelsi. Un tempo di pace dedicato alla lettura: lettura di un libro, di un volto, di una foglia che cade, di un fiore che sboccia..
Se il mio giorno è scandito da tutto questo, nei sentimenti e negli affetti sono sempre stato precipitoso .
Alla mia età, mi capita sempre più spesso di confrontarmi con la realtà che più mi è vicina: la mia famiglia. Chi mi conosce sa a cosa mi riferisco.
Alla mia età, mio padre aveva già quattro figli. Normale che ogni tanto si (e mi) chieda, che intenzioni ho, il tempo passa…ma per lui è stato facile:
-Parlé vu pare, che vé sposà me mare…mi me toca tòr na foresta!!
Voglio prendermi questo giorno, da questo giorno, tutto il tempo “sprecato”: lascerò che anche l’amore sia al tempo della natura. Non lo terrò nascosto.
Nasconderlo è la morte prima della sua fioritura.
L’Amore va gridato sopra i tetti!!

Ma questo è anche tempo di chiamata: questo 29 febbraio è dentro la Quaresima, tempo del deserto.
E in un giorno di deserto spirituale, un ragazzino di 12 anni dopo la Messa mi si avvicina. Deve parlarmi. E’ il secondo figlio di una cara amica.
Di solito mi chiedono di venire in azienda per qualche ricerca o cose così. O per venire a fare qualche lavoretto estivo.
Invece, abbassa un po’ gli occhi e umile, forse intimorito dalla probabile risposta, mi dice: “Ti ho scelto come padrino…”
Mi si è aperto il cuore: la Grazia mi ha toccato. Ho sentito la mano di Dio posarsi su di me, nel giorno in cui avevo più bisogno.
Una bella responsabilità! Ma che assumo con gioia!

– Ti ho scelto come padrino.
Questo è il tempo che amo.

Ma perché il buon Dio ci fa recuperare questo giorno? perché ci chiede di rallentare la corsa?
Mi piace pensare, innanzitutto, che non lo faccia per noi.
Mi piace pensare che si diverta a giocare con la Creazione e lo faccia con lo spirito dei bambini, capace di sorprendersi ogni volta per la stessa cosa, insaziabile nel creare i fiori tutti uguali eppure diversi, eppure tutti uguali e dire ogni volta, come i bambini: “Ancora!”
Ecco: così vorrei recuperare le cose in questo giorno.
Chiedere al sole di sorgere ogni mattina e dirgli: “Domani, ancora!”
Gustare le gocce di pioggia ad una ad una e pensare: “Ancora!”
Celebrare la bellezza più inutile, la risata di mio nipote, il latte fresco, un soffio d’aria frizzante nei polmoni, gli occhi di una ragazza, un bicchiere di vino.
Farlo oggi, nella completa pazzia, e dire: “Domani, ancora!”

Questo giorno donato al mese più corto, che comunque rimane il più breve.
Un giorno folle. Che mi ha contagiato.
Un giorno in più che, paradossalmente, ci avvicina la Pasqua..
Un giorno in più per amare, soffrire, gioire, stupirci nell’attesa.
Oh..lo so, solo uno scherzo, un sottile filo di ingenua fantasia.
Così voglio attendere, con lo stesso stupore.
E con un giorno, tutti i giorni, per stupirmi con la gioia dei bambini, per riprendermi la mia esistenza.

Chi è il favorito degli dei
che può dirsi completamente felice?
a sprazzi e deliri del momento
ma la felicità è fatta di attimi:
gli occhi illuminati di una donna,
il sorriso di uno sconosciuto incontrato per strada,
un bicchiere di vino spillato di fresco,
la brezza leggera dove respira Dio

Attorno respiro disperazione. E in questa vorrei,
vorrei portare una luce.
Non perdere nessuno. Io sono cera d’ape che brucia

29 Febbraio 2008

Un giorno in più…ogni quattro anni; ve lo ricordate? Era il 2004 e vi raggiunsi con quella delirante mail che si intitolava appunto “Un giorno in più”.

Un vorticoso elenco di cose che sarebbe stato bello fare in questo giorno in più concesso ogni quattro anni alle nostre già frenetiche vite….

Per fare quel che più ci sarebbe piaciuto. Ricordate? La mail si concludeva con un “a risentirci al 2008”.

Eccomi qua allora, memoria da elefante, pelo da lupo che non perde il vizio, ghigno da volpe, sorniona e affannata; per il messaggio di quel 29 febbraio 2004 avevo concluso dicendo che magari sarebbe pure piovuto…invece addirittura nevicò!

Eccomi qua! Forse qualcuno è a bocca aperta perché non sa di cosa si stia parlando. Probabilmente solo perché si è imbattutto in me (e nella mia adorata mailing list) dopo quell’anno. E per fortuna non sono pochi, penso soprattutto agli amici di Dosson!

Forse qualcuno non aveva realizzato questo discorso del “giorno in più” e sta iniziando a sentire l’ansia azzannargli la pancia perché è un’ulteriore pagina dell’agenda da riempire…

Caspita… non siamo già abbastanza stressati? Serviva proprio aumentare il nostro frenetico ritmo di vita? E senza avvisare oltretutto, senza chiedere se ne avessimo il tempo.

Il tempo… per cosa? In un giorno si possono fare tantissime cose. O forse si può solo celebrare il tempo stesso. E’ un giorno in più, non lo rivedremo che tra altri 4 anni, nel 2012… non ci sarà la pagina sulle nostre agende con questa data, né sui calendari; come fosse fuori dello spazio e dal tempo, un’eccezione, una sorta di dimensione parallela. In questo giorno che non esiste però si vive, può succedere di tutto.

Ma da dove viene questo tempo? I miei non più recenti studi liceali mi ricordano che arriva dalle briciole di giorni e mesi degli ultimi quattro anni….una specie di saldo. Sono tutti quegli spiccioli di ore, quei ritagli di minuti e quelle manciate di secondi in cui in genere non sai cosa fare, quei momenti vuoti in cui ti senti quasi messo a disagio dalla sensazione di vuoto, dall’inattività…pochi per cominciare a fare qualsiasi cosa, troppi per lasciarseli scappare, per non accorgersi che ci sono. Magari sono quelle pause in cui ti senti sopraggiungere all’improvviso dalla vita, dai pensieri, dalle preoccupazioni, dai bisogni e dalle ansie… da tutto ciò che la corsa e la frenesia avevano rimosso, dribblato, anestetizzato.

E i conti tornano. E il buon Dio, ricordandoci che il tempo è suo e non gradendo si sprechi impunemente, nella sua bontà ce lo ridona…tutto intero; un gigantesco conguaglio di possibilità, che

ogni quattro anni ci ricorda quante cose si possano fare se il tempo lo si usa bene, anzi…meglio! Ci ricorda che il tempo è come il maiale: non si butta via niente e come si possano riciclare perfino gli scarti dei nostri momenti, per confezionarci un’intera giornata, un dono splendido.

Già…(sospiro)

Un giorno in più, tutti questi ritagli per farne che?

Un giorno in più, per aspettare questa mail e farne ciò che vuoi, per leggerla, per eliminarla, per stamparla e condividerla con gli amici ad una cena, per inoltrarla e farla fermentare. Un giorno in più per sbuffare, perché sarà magari troppo lunga, troppo scontata o simile alla prima. Infatti, ho paura di dover ammettere, alla fine, che sia come quella di quattro anni fa e quindi ritrovarmi tremendamente banale, prevedibile e ripetitivo. Un giorno in più per andare a rileggerla.

Correrò il rischio. Un giorno in più per una telefonata gratuita, per non dare alle compagnie telefoniche la soddisfazione di arricchirsi, almeno per un giorno, a furia di sms, che diventano le battute di un dialogo che di fatto non avviene…

Più abbiamo la sensazione di confonderci e fraintenderci, più diminuisce la nostra capacità di comunicare davvero, di guardare negli occhi chi abbiamo davanti, più arricchiamo, a nostro danno, i vari gestori della telefonia mobile.

Un giorno in più per una visita, per una sorpresa, per un’improvvisata; come quando, da ragazzini, una volta finiti i compiti si andava a trovare un amico per giocare assieme. Non serviva preavviso o accordo…ti avrebbero accolto normalmente, senza formalità.

Un giorno in più per una buona azione, scout o meno, per un sorriso, per una rispostaccia non data, per il silenzio, per la pacca sulla spalla allo sfigato di turno, per l’attenzione spontanea a chi magari lavora per noi e con noi, per un gesto di prossimità al vicino sconosciuto, per dare la precedenza in auto, sul marciapiede, all’ascensore; un giorno in più per non girarsi dall’altra parte, per salutare per primi, per la cortesia del grazie-scusa-perfavore, per guardare negli occhi la persona con cui stai parlando, per abbracciarla se ti va di farlo o per chiedere lo faccia lei, per un bacio sincero, per una stretta di mano decisa e motivata, per un complimento inatteso e gradito, spontaneo… a smorzare magari un malumore o un disagio.

Un giorno in più per innamorarsi, per fare un bilancio, per lasciar perdere, per godersi il tramonto o la luna…e magari telefonare a qualcuno perché esca a contemplarli pure lui. Un giorno in più per ascoltare fino in fondo qualcuno, per farlo sentire atteso e accettato, per non abbassare lo sguardo, per non girarsi dall’altra parte, un giorno in più per amare ad oltranza, per gioire e godere…per passare dalla bella vita alla vita bella, un giorno in più per chiedere almeno il nome a quella persona insistente che ci chiede alla porta di comperare qualsiasi cosa, un giorno in più per non dire subito “grazie non compro niente”, oppure “mi scusi, non ho tempo”.

Un giorno in più per passare i compiti, suggerire all’interrogazione, per cercare di capire la spiegazione della

prof, un giorno in più per lavorare meno, per giocare di più con i propri figli, per tornare a casa prima, per provare a parlare e confidarsi anche solo con un biglietto. Un giorno in più per abbassare la guardia, per lasciarsi voler bene gratis, per non generalizzare e per non fare la vittima, per non sentirsi sempre al centro del mondo, un giorno in più per imparare a rispettare i tempi e la sensibilità di chi ci è vicino, per accorgersi degli altri, per non essere sempre permalosi e suscettibili, per difendere qualcuno che è in difficoltà, oltraggiato, schernito, emarginato. Un giorno in più per prendere la bici e non l’auto, per comprare un quotidiano, per godersi in pace la “Gazzetta dello Sport”, un giorno in più per sorridere a chi ci sta “saltando su”, a chi non ci considera, a chi ci ha calunniato; un giorno in più per smetterla di lamentarsi, di gridare, di offendere e prendere in giro… i figli o i genitori; un giorno in più per non accusare, per non giudicare, per non svalutare. Un giorno in più per fare tutte quelle cose per cui non hai mai tempo…interrogare tuo figlio, farci assieme i compiti, dirgli che è importante, un giorno in più per prendere sul serio i bambini e per valorizzare ad oltranza queste creature di Dio: fidandosi di noi, così come siamo, ce le affida per insegnar loro a vivere. Per dire che sono più belli e importanti di qualsiasi cazzata possano fare, di qualsiasi silenzio o rispostaccia o muso lungo o ritardo brutto voto. Un giorno in più per gustarseli così, vestiti tutti di nero, con le mutande che escono dai jeans a vita bassa, per stappare…per un attimo… l’ I-pod dalle orecchie e dir loro che gli vogliamo bene proprio così. Un giorno in più per rivedere delle vecchie foto, per far andare dei video fatti e mai guardati. Un giorno in più per portare una persona a cui vogliamo bene a vedere una cosa che ci piace: per sentirsi tremendamente impotenti, monchi, tristi… come mi sento io tutte le volte che sto vedendo un panorama mozzafiato, una città strepitosa, un paesaggio incantevole e non posso farli vedere alle persone più care, a quelle che non potranno mai vederli…perché mi sento meno felice se non posso condividere, soprattutto con chi è meno fortunato, quello che mi sta sconvolgendo di gioia e bellezza. Un giorno in più per mettersi nei panni degli altri e relativizzare, un giorno in più per smettere di bere, di fumare, di farsi, di picchiare e umiliare.

Un giorno in più per ascoltare Gaber (per pensare), De Andrè (per sognare), Allevi (per perdersi), per leggere Hesse e Pessoa, per iniziare finalmente un libro di Dostoevskij, per riascoltare Diego Cugia, per dire con i giovani calabresi “e adesso ammazzateci tutti”. Un giorno in più per leggere e regalare “Gomorra”, “La Casta”, “Contro i giovani”… per dire “Pensa!”

Un giorno in più, di venerdì, per mettere su “Friday in love” dei Cure.

Un giorno in più per un kebab, per i corn flakes ai mirtilli, per i tagliolini Borgo Antico. Un giorno in più per guardare su You Tube i vecchi gol, le trasmissioni micidiali, i film di Bud Spencer e Terence Hill.

Un giorno in più…perché la parola d’ordine, tanto per cambiare, è sempre la stessa….iuuleenzza!

Un giorno in fare un’adozione a distanza, per regalare in modo anonimo dei soldi, per finanziare un progetto, per scegliere Banca Etica, per offrire lo spritz e per invitare qualcuno a fare qualcosa che piace a lui.

Per un regalo scelto con cura e passione, magari confezionato con le proprie mani, per un bigliettino scritto a cuore aperto; un giorno in più per rieducarci ad esprimere e valorizzare i nostri sentimenti, le nostre emozioni, per divertirci a decifrare quel che ci sovraccarica il cuore…e passare da bello-brutto, da mi piace-mi fa schifo, a quell’incredibile varietà di termini con cui possiamo descrivere quel che stiamo provando, non solo bianco o nero ma le incredibili sfumature che ci fanno tutti simili eppure così diversi.

Un giorno in più per incazzarci, per indignarci, per farci venire la bava alla bocca per un sacco di cose. Già…

Quando è l’ultima volta che ci siamo INDIGNATI? Che ci siamo fatti schifo come esseri umani, che ci siamo sentiti oltraggiare come persone di fronte all’ennesimo scandalo, all’ennesima squallida ingiustizia, all’indifferenza polverosa che ci intacca e ci anestetizza? Quando è stata l’ultima volta che abbiamo deciso di fare qualcosa? Di non arrenderci, di non atrofizzarci, di non girarci dall’altra parte? Anche solo far conoscere, raccontare, denunciare è fare qualcosa. Indignarsi è già qualcosa!

Un giorno in più per porre un gesto eroico d’interesse, per passare dal “Me ne frego” all’“I care!”, per guardarsi in faccia allo specchio e dirsi “E tu? T’interessa?” Un giorno in più per chiudere il giornale o il tg affamati solo di buone notizie, di cose edificanti, di amplificare i semi di bene, amore, umanità che nessuno bagna, nessuno coltiva, nessuno considera. Per non chiacchierare e criticare, per non mormorare o giudicare… ma iniziare a raccontarsi anche, e per prima, le cose positive. Quando è stata l’ultima volta che abbiamo parlato davvero bene di una persona? Un giorno in più per educarci ad agganciare alle cose negative che stiamo rilevando una cosa positiva. Ogni tanto incontri uno che ti travolge sempre e solo di cose che non vanno, abituiamoci alla par condicio sfidandolo “se mi dirai tre lamentele preparati anche a dirmi tre cose positive… altrimenti non rivolgermi neppure la parola”.

Un giorno in più per passare per casa, per dire “grazie” e “ti voglio bene” a chi non lo chiede mai, perché è scontato. Un giorno in più per una visita a chi è solo, fallito, escluso. Un giorno in più per dire ciò che sentiamo, ciò che ci siamo sempre vergognati di dire, ciò che abbiamo sempre dato per scontato (solo per paura ed imbarazzo) a chi… a chi potrebbe anche lasciarci all’improvviso… morendo senza chiederci permesso, lasciandoci oltretutto il rimpianto per non avergli detto tutto ciò che portavamo nel cuore.

Un giorno in meno, con chi non c’è più.

Un giorno in più per una visita in cimitero, per una chiacchierata con le foto nelle lapidi, per farsi sorprendere da due lacrime e da un fiume di ricordi, per sentire il rumore della ghiaia sotto i piedi, per guardare i cipressi maestosi, per gustare quel silenzio

ovattato ma non poi così sinistro che troviamo ad accoglierci nei camposanti.

Un giorno in più per andare “Into the wild”, per restare fedeli al proprio dolore, come Moretti nella panchina di “Caos Calmo”, un giorno in più per ricordare l’Italia e la Ducati Campione del mondo, la Juve in B, la Ferrari che vince il titolo all’ultimo Gran Premio.

Un giorno in più per un fiore, per un cioccolatino, per fare i signori e concedersi la colazione al bar, per portare fuori a cena qualcuno, per comprare almeno una volta un paio di rose al cingalese che gira per il pub, per sorridere e ringraziare chi ci sta servendo, per dire al cameriere che si è mangiato bene o male…e complimenti allo chef!

Un giorno in più per dare del “lei” anche se il commesso è un ragazzino, perché è una forma di rispetto, formale ma bello… Com’è banale il più delle volte quel “tu” sfacciato, falsamente amichevole e confidenziale: è un mancare di rispetto in entrambe i sensi, una mancanza di tatto e delicatezza, mascherata dalla superficiale attitudine al “tanto siamo tutti uguali”, siamo fatti così…

Perché mi permetto di dare del tu a tutti? Cosa voglio dimostrare? Come cerco di sentirmi? E poi quella pessima abitudine a dare del tu ad un anziano, quasi si conoscesse da una vita, svalutandolo come fosse uno che non capisce, che ormai…

Solo da un delicato e caldo “lei” si vivrà bene ed in verità la scelta del “diamoci del tu”. Allora e solo allora avrà senso perché dirà un percorso di conoscenza e avvicinamento.

Un giorno in più per …………………………………………………………………………………………………

Per le urla dei bambini dall’asilo vicino, per le mamme che chiacchierano aspettandoli, per Ale (4 anni!) che si fa la foto abbracciato alla Camilla, per gli sguardi e i silenzi di Tommy, per guardare il Libro della Giungla con Leo Lupetto.

Un giorno in più per restare in famiglia a giocare, bere e fumare! Le cose peggiori si imparano a casa, no? Un giorno in più per la marcia della pace Perugia-Assisi, per chi studia in furgone pur di esserci, per Giovanni che racconta il menù dell’asilo e per Angela che gattona. Un giorno in più per chi mi aiuta col computer, per fargli recuperare tutto il tempo che gli ho rubato, per fare staff guardando i film di Totò e parlando napoletano, un giorno in più per le pizze a mezzanotte e i panini dell’onto mangiati nelle panchine e mai digeriti.

Un giorno in più per chiudere l’agenda, per far saltare una riunione, per tirarsi su le maniche della camicia. Un giorno in più per comprare libri e dischi e senza guardare il conto, per prendere su e andarsene al cinema, rigorosamente ultimo spettacolo. Un giorno in più per andare a Jesolo, camminare da solo lungo la spiaggia, per raccogliere miriadi di conchiglie, per lasciare le impronte, per non stoppare i rutti e per vedere quanto distante riesci ancora a sputare.

Un giorno in più per realizzare un sogno e uscire a cena…al churrasco…

Un giorno in più per andare in chiesa, per fare una domanda, per prendersi del tempo; un giorno in più per programmare un viaggio,

per comprare un taccuino, per rimettersi a scrivere. Un giorno in più per uscire di casa con la macchina fotografica e la voglia di immortalare solo cose belle e strane, significative. E così allenare lo sguardo a non passare oltre, ad osservare con desiderio tutto ciò che ci circonda perché gravido di senso e bellezza.

Un giorno in più per il Museo dei Sogni ed il dialetto di Aldo, per le tribù ed il censimento; per le riunioni che non finiscono mai, per i discorsi persi, per i non detti, per le agende piene e per le spaghettate clandestine.

Un giorno in più per uscire in moto, per la seconda birra, per inforcare gli occhiali da sole.

Un giorno in più per mettersi a giocare, per non prendersi poi sempre così sul serio, per rischiare e compromettersi. Un giorno in più per sputtanarsi, per ammettere che hai sbagliato, che non ce la fai, che sei fragile e vulnerabile. Un giorno in più, ma per tutta la vita, per riscoprirsi umani e feriti, innamorati e vivi.

Un giorno in più per sentirsi bonsai.

Un giorno in più per pensare, per ridere fino a perdere il fiato, per sognare, per vincere la paura, per non sentirsi soli e impotenti, per darsi fiducia, per sorridere, per piangere, per prendersi cura. Un giorno in più per imparare a far sentire a casa chiunque, per recuperare memoria e radici.

Un giorno in più per chiedere aiuto e conforto, ristoro e sicurezza. Un giorno in più per andare ad un concerto, per rileggere delle vecchie poesie, per vedere se l’ispirazione si è prosciugata del tutto, per andare in palestra e a nuotare, e vedere che non crolla il mondo.

Un giorno in più per giocare a biliardo, per fare gli snif, per dire le parolacce, per impazzire davanti al computer che non so usare, per mandare a cagare qualcuno, per chiedere scusa. Un giorno in più per farsi il bagno e non la doccia, per fumare un cohiba e bere un torbato, per giocare a pallone, per sentirsi fratelli dello stesso reggimento, per sentirsi illuminare d’immenso. Un giorno in più per suonare la chitarra, organizzare un grande gioco, per fare il bagno a mezzanotte.

Un giorno in più per mettersi i propri jeans preferiti, per fischiettare, per mettere in ordine lo studio e trovare sempre alcune cose che credevi perse, per recuperare idee e spunti. Un giorno in più per costringere uno a fissarti un incontro pur di vedersi, per incoraggiare, per deludere, per scandalizzare, per far arrabbiare. Un giorno in più da passare in carcere, che poi la gabbia è dentro o fuori? Chi è meno libero? Un giorno in più.

Un giorno in più…e basta. Mi fermo qui. Altrimenti diventa un mese! Sarei sempre e comunque insoddisfatto.

Non era che uno squarcio, non il paesaggio intero,

Un assaggio, non il pasto completo,

Un sorso, non il boccale,

Il fremito, non il volo,

Il sogno, non il viaggio,

Il sabato, non la domenica

A questo punto o vado avanti ad oltranza o rinuncio a rileggere per eliminare errori, ripetizioni, ortografia. Meglio di no perché più rileggo, più aggiungo.

Chiedo scusa, non posso “sciacquar i panni in Arno” per correggere ancora… è un fiume in piena di giorni in più … e mi sa che vi siete pure stancati…se qualcuno fosse arrivato fino a questo punto.

Grazie per la pazienza portata. La compagnia vi ringrazia per aver volato con me: sono stato bene con voi. Io e le mie solite assurde velleità da piccolo scrittore di provincia. Al solito insoddisfatto…

Quel che manca aggiungetelo voi! ditemi, se vi va, il vostro giorno in più.

Non date sempre tutto per scontato. Lasciatevi contagiare dalla follia, dal piacere di fare quel che vi và. In fondo, lo sappiamo, mica serve un giorno in più per vivere come vorremmo, no?

Magari ne uscirà qualcosa d’interessante, diventerà occasione d’incontro e arricchimento, ne faremo un libro…sicuramente una cena.

Già…ci avevo pensato per quest’ anno.

Nel 2012 il 29 febbraio sarà di mercoledì…lo so…il giorno dopo si lavora…ma con questo anticipo volete davvero dirmi che non riuscirete ad organizzarvi?

Tenetevi liberi.

Io sono pronto.

L’ amore ci farà a pezzi.

Ciao

mt