Ia Domenica di Quaresima – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

280217

momento post punk:   https://youtu.be/w43uSMJntgw

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 4, 1-11
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Tutto sommato le tentazioni le conosciamo: sappiamo tutti anche la famosa frase di Wilde … che sa resistere a tutto fuorché alle tentazioni.
-Sfruttare il proprio potere e fare pane per tutti…dimostrando cosa?
-Asservirsi al potere, per ottenere ..cosa… l’inizio della corruzione… podio italiano tra furbetti e corrotti..
-Riconoscere un certo tipo di potere per segnalarne un’altro di molto diverso.
Ecco le tre tentazioni.
Ma vorrei scalare una marcia prima di buttarci a capofitto in questa ennesima Quaresima:
perché ci faremo cospargere il capo di cenere? perché eviteremo un po’ di carne? perché il viola?
perché gli altari saranno senza fiori e le celebrazioni saranno sobrie di musica e scenografie?
perché non canteremo più ne alleluia ne gloria?
perché?
per prepararsiallenarsiabituarsi a che? proviamo a disegnare su un foglio un cerchio… e dividiamolo come fosse una torta in spicchi…tipo anche la pizza…
allo spicchio della routine, quanto diamo? 20%?
a quello delle fede? a quello della tradizione e dell’inerzia? a quello del bisogno spirituale…vero, umano?
proviamo a farci gli spicchi…
passa il treno della quaresima e ci saliamo a bordo, tanto sappiamo già dove ci porterà. Lo spettacolo sappiamo come finisce.
Ma ne abbiamo bisogno?
cosa in noi puzza di chiuso e di morte? cosa ha bisogno di risorgere? di nuova luce, pace e forza?
accartocciamo nel cestino quel foglio di carta con la nostra pizza delle motivazioni e iniziamo ad attendere la Pasqua di risurrezione di che?
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“La maternità di Dio ed il perdersi in un bicchier d’acqua..” – Omelia VIIIa Domenica T.O. A -2017

270217

Un po’ di musica.. con Mazzarò.. https://youtu.be/oSU7hIqsgQU

Mauro Corona, lo scrittore di Longarone disse una cosa che mi è sempre piaciuta tanto: Dio per amarci si è voluto rivelare a noi come Padre (e Gesù ha fatto di tutto per annunciarcelo)
Ma volendo donarci anche una madre, per completare l’amore…ha fatto la natura, madre natura ..che noi cristiani possiamo chiamare “il Creato”..perchè creata per noi, a ricordare che siamo destinatari di tanta bontà e bellezza. E’ tutta per noi..cfr. Genesi!
Pensiamo alla verdure, alla frutta, alle erbe…vi troviamo nutrimento, salute, forza, medicina, bellezza… in cucina, in farmacia o in erboristeria: tradizioni centenarie a disposizione della nostra vita, per nutrirci, curarci, farci belli, essere sani: come una madre che ci ama volendoci forti, belli ed in salute.
   Questo vangelo leggiamolo da qui: conosciamo bene la realtà…siamo chiamati a trovare il necessario per vivere e vivere bene… 
Gesù non ci invita né ad essere troppo spirituali né ad una provvidenza cieca che sa di assistenzialismo. 
Lui che ha lavorato ci chiede di saper essere responsabili di quel che siamo; ma vuole metterci in guardia dall’affanno, le ansie per le cose materiali…accaparrare, comprare, accumulare…
   Nella novella la roba, del Verga, il protagonista Mazzarò, avido e ricchissimo sapendo di dover morire si mette ad ammazzare i suoi animali e distruggere i suoi averi urlando “roba mia vientene con me”…    Gesù in questa pagina vuol farci riflettere.
Non condanna le cose ma ci aiuta a riconoscere come usarle. A volte siamo usati: dal potere, dal denaro, dalla roba..non sappiamo gestirli e ne veniamo gestiti. Pe questo ci suggerisce due rimedi:
1) la memoria della provvidenza di Dio: osservando il creato per noi, ricorderemo che Lui sa di cosa abbiamo bisogno. Per 3 v. dice “non preoccupatevi”. Non affanniamoci, impariamo a riconoscere le priorità distinguendole dalle urgenze.
e 2) la ricerca del suo regno..cercate innanzitutto il regno di dio e la sua giustizia…chiedete che “venga” come ci insegna nel Padre Nostro…ma costruiamolo, con la condivisione, l’umiltà, il sapersi accontentare, il riconoscere il valore di quel che ci fa vivere non solo il prezzo delle cose. Ma soprattutto la fiducia in Lui..ecco la fede…
Imparare a mettere giù il bicchiere d’acqua… l’unica differenza è il tempo in cui lo “teniamo su”….. (solo per i presenti alle messe…)

VIIIa Domenica T.O. – A

(Tempo di lettura previsto: 6 minuti)

Justice

Un po’ di musica ad hoc.. https://youtu.be/mSScV6Rt_6s

 

In Ascolto del Vangelo secondo San Matteo 6,24-34
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.”
Mica ci gira attorno, Gesùbbbello. La mette giù schietta e cruda: non si riesce a servire due padroni. Cioè non riesci a dividerti interiormente. O ti esponi da una parte o dall’altra. L’alternativa è la ricchezza. Ricordiamo tutti credo che il termine, nelle precedenti traduzioni della Bibbia era il famoso Mammona…che derivava da aman… (sicurezza, protezione, conforto, stabilità…)
Potremmo parafrasare un po’ liberamente…o accogli Dio come Padre e ti fidi di Lui o scegli i “schei” come mamma. E ti fidi di loro. In entrambe i casi…sei chiamato a donare loro tutto. Tutto te stesso.
Ciascuno dei due vorrebbe essere un punto di riferimento per tutta la vita. Di tutte e due le prospettive conosciamo alcune cose…ma dei discepoli di mammona conosciamo i rischi.
E’ vero che qualcuno dice sempre…”i soldi non fanno la felicità” e c’è chi chiosa..”figuriamoci la miseria”.
Io credo che siamo tutti fin troppo a posto per parlare seriamente di ricchezza: questa pagina dovremmo provare a leggerla da qualche realtà ben peggiore della nostra. Ma non vorrei ci portasse fuori…
Sicuramente l’idolatria del denaro, è sotto gli occhi di tutti, è la radice mi verrebbe da dire di quasi tutti i mali. Posso provare a stare davanti al telegiornale di Studio Aperto (il trionfo supremo dell’elenco delle tragedie del mondo)
e chiedermi se non ci siano sempre i schei dietro. Spaccio di droga, traffico di armi, organi, reperti archeologici, ludopatia, scempi e abusi edilizi, sprechi, appalti corrotti, ingiustizie, furti, rapine, omicidi ecc. ecc.
Sotto sotto ci son sempre i soldi: avere come mamma devota e morbosamente attaccarci a lei..ci fa avere di famiglia dei fratelli precisi: accumulo, affanno, espediente, imbroglio, alibi e scusa…
Quel a cui ci vuole richiamare Gesù è ad un rapporto diverso non solo coi soldi ma coi beni. La capacità di vivere distaccati non senza di essi! Non ci suggerisce certo ne ozio ne disimpegno o disinteresse.
Ma di saper dare altre priorità. Certo…stiamo scivolando inevitabilmente sul retorico forse: leggiamo questa pagina a dei disoccupati che vengono di nascosto alla Caritas… e non solo certo i “mori”…
Ci richiama alla condivisione, non all’accumulo, alla fiducia nella Provvidenza, che non vuol dire la giusta e necessaria attenzione al quotidiana. Al supermercato e in posta per le bollette ci dobbiamo andare…
Ma per quando, se non gestita, questa cosa ci porta all’affanno patologico: quando per i “schei” io distrugga la mia famiglia, il rapporto con parenti e amici, non sappia più gestire il mio tempo, mi faccia il secondo o terzo lavoro per arrotondare (cioè forse per non rinunciare ad un certo trend di vita oltre le mie consuete e normali possibilità..)
Ma soprattutto Gesù ci chiede di ricordare che Dio sa di cosa abbiamo bisogno, di questo dobbiamo fidarci. IL resto per noi è l’annuncio del Regno e la sua giustizia.
Dobbiamo essere i giustizieri del regno di Dio!! Cercare quello, farlo venire, giorno per giorno, attraverso il nostro stile. Esso è già venuto. Continua a venire e crescere attraverso di noi.
Dedichiamoci a questo, a profumare di vangelo, condividendo, non accumulando, avendo spirito critico, scegliendo alternative, accontentandoci, non continuando ad aspettare che la famosa crisi passi e si torni come prima, educando/ci a questo… questo sia il nostro oggi da vivere con speranza e fiducia, contro le pene quotidiane e inevitabili. Non una di meno ma soprattutto non una di più!