VIa Domenica di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Giovanni 10, 11-18

In quel tempo, Gesù disse «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Il problema non è se Dio esiste o meno; se posso toccarlo, vederlo, sentirlo o meno. Se risponde o meno alle mie suppliche. La questione, secondo me, si fa interessante quando ci viene annunciato che non esiste ma ci vuole bene e ci ama. Questo fa cambiare le cose. Allora le cose si spostano…dalla disquisizione filosofico-teologica se Dio esista o meno alla questione se tu voglia o no lasciarti voler bene e prendere cura.
Questo credo sia il vero annuncio. Non ci cambia la vita se una persona esiste..ma ci provoca se ci dicono che a questa persona piacciamo e ci vuole aiutare.
Lo rifiuti? ti fidi? ti lasci andare? si? no? e perché si? e perché no?
L’immagine del pastore è molto bella; chi si prende cura, accompagna, accudisce, sostiene, guida. Nelle nostre parrocchia parliamo di “Pastorale”.
Le nostre attività pastorali (catechismo, scout, grest, sagre, liturgie, caritas, gruppi, capiscuola…) fanno trasudare il volto di un Dio così appassionato?
O sono solo i nostri feudi privati in cui salendo sul palcoscenico da padroni, facciamo come vogliamo noi aspettandoci l’applauso?
Due volte insiste Gesùbbbello..sul dare la vita: sentiamo che ci viene chiesta un po’ di vita anche a noi? non di morire ma ..il sacrificio, la fatica, l’impegno, l’abnegazione…il sapersi far da parte e per umiltà e per una causa più grande di noi….
Inoltre…su di noi, sentiamo che Lui vuole prendersi cura di noi? glielo permettiamo?
Infine la frase finale ci riconsegna il volto di un Dio che vuole che suo figlio si prenda cura di noi… non che esiste.
meditiamo, gente, meditiamo
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Non basta saper leggere.. – Omelia IIIa Pasqua 2018 – B

 

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IIIa Pasqua 2018-B

Abbiamo appena fatto un segno di croce su fronte, labbra, cuore…che significato ha questo gesto che facciamo in maniera automatica? Il sacerdote che annuncia la Parola, dopo aver fatto il segno di croce sulla pagina del Lezionario, lo rifà sulla fronte, sulle labbra e sul cuore. Anche l’assemblea è invitata a farlo, come un forte richiamo che la Chiesa intende fare per sottolineare la grande importanza al Vangelo. La Parola di Dio, va accolta nella mente, annunciata con la voce, conservata nel cuore. 

    Questo è uno dei modi più semplici e autentici con cui vivere da risorti. E’ ancora Pasqua. Non importa come abbiamo vissuto la quaresima..ma come scegliamo di vivere questo tempo di Pasqua! Un cristiano è tale solo se in ascolto di un Dio che prendendo sul serio la nostra vita ci rivolge sempre una parola, una buona notizia, per dare qualità divina alle nostre vite. E noi? ci interessa?  Dio non è muto, siamo noi muti, che non sappiamo dire nulla di Lui e della nostra vita!

   Gesù nel vangelo, a discepoli dubbiosi, stupiti e anche felici, dice Luca che.. “aprì loro la mente…” immagine forte: come si fa ad aprire la mente? eppure la mente è come un paracadute, funziona solo se è aperto. Molto plastica, aprire…è un dono, una fatica, una luce che ci sorprendere, attraverso lo Spirito Santo, è Lui che lo fa, noi non possiamo giustificarci banalmente dicendo che non siamo preti, non abbiamo studiato o ci hanno insegnato così. Rischiamo di credere di più a queste scuse che alla buona notizia del vangelo. Ma così viviamo imbalsamati! E spenti…

   per comprendere le scritture: non basta saper leggere, c’è un oltre! Un contesto culturale che le ha prodotte, un linguaggio da aggiornare, millenni di tradizioni orali e traduzioni scritte, un’intenzione di coloro che scrivevano per i loro destinatari; ecco perché abbiamo 4 vangeli e non uno solo, perché alcuni testi sono “apocrifi” cioè non fanno parte di un canone, cioè non sono nella Bibbia…Luca qui ci sta dicendo che solo attraverso la Parola compresa, Gesù può raggiungerci e rianimare le nostre vite imbalsamate. Allora penso a quante persone, partecipando alla formazione delle nostre parrocchie, ne ha scoperto la forza ed il gusto, iniziando ad ascoltarla anche per conto proprio, grazie a internet, delle buone letture, dei corsi o i libretti in fondo alla chiesa…Ecco perché la liturgia ci chiede di rinnovare sempre questo impegno con quel gesto…stappare…la Parola va…

1-accolta nella mente: Un signore mi confida che da quando è in pensione, considerandosi un bravo cattolico, ha deciso finalmente di legger la Bibbia. Pare una scelta spinta dall’orgoglio, dal dire che lo sta facendo piuttosto che da un bisogno…e che bello sentire che gli sta cambiando la vita, la Parola lo sta convertendo e la considera non più come una cosa doverosa da fare per un cattolico ma una miniera di tesori da scoprire e gustare, che da sapore diverso alla sua quotidianità: dubbi, domande, riflessioni, intuizioni…

2-annunciata con la voce: Riconoscere che la Parola va condivisa: non significa mettere la parola Gesù dappertutto e a caso ma con gradualità scoprire che possiamo essere testimoni di una vita diversa ispirata dal vangelo. Non chi dice SignoreSignore

Effatà: nel battesimo, le labbra che si aprono, per respirare lo SS, per annunciare testimoniare o meglio raccontare.. Solo chi si racconta ci provoca, chi è appassionato ci convince più di chi ci spiega con competenza o ci insegna dall’alto al basso; ma per questo bisogna essere cristiani che hanno fatto esperienza di Gesù Cristo risorto, non solo tanto de ciesa, cha fanno tante cose religiose…o in parrocchia…Infine la Parola va…

3-conservata nel cuore: Giuliana mi racconta che da quando frequenta, la legge, in mezzo alle faccende di casa, anche pochi minuti al giorno, fa esperienza di ascolto; Gesù per questo usava un linguaggio semplice, fatto di parabole, esempi, immagini. Per essere ricordato e citato, al bisogno, come un proverbio.

Io credo che la Parola allora sia come quella famosa marca di caffè di una volta..più la mandi giù, più ti tira su, più la ascolti immagazzinandola, più al momento del bisogno ti aiuterà a capire, in una situazione particolare, come comportarti e vivere…dando autenticità a quello che sei e fai. La Parola non ci risponde ma ci descrive…mentre la ascoltiamo. Senza Parola non possiamo dirci cristiani…Prima di tante devozioni, c’è la parola di Dio per noi. Non ci ardeva forse il cuore…diranno i discepoli ad Emmaus dopo che Gesù ha spiegato loro la sua Pasqua? ardeva…sentirsi gasati, motivati, rinforzati, riscaldati, illuminati dalla Parola.

    Signore Gesù donaci un cuore disponibile ad accoglierti, stappa, apri le nostre menti e le nostre vite all’ascolto urgente e alla comprensione efficace della tua Parola di vita per ciascuno, con umiltà e il coraggio di chiederti -giorno per giorno- di essere realmente una buona notizia per noi.

IIIa Domenica di Pasqua – B

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

In Ascolto del Santo Vangelo secondo San Luca 24, 35-48

In quel tempo i due discepoli che erano ritornati da Emmaus, narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.
Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!
Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».
Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

Che caos, hanno dentro questi poveri discepoli: sconvolti, pare, gioia, un fantasma, turbati. dubbiosi, gioia, stupore…
eppure mi piace. I discepoli non sono dei creduloni, credere non è obbedire ad una evidenza.
Quante volte ci siamo sentiti o abbiamo sentito..la gente dire che crederebbe se potesse toccare, vedere, parlare, ascoltare, essere “risposti” o esauditi.
Ma questa non è la pedagogia di Dio: mai si impone, eventualmente “stette”. La fede non è “soccombere” all’evidenza, ma sempre risposta libera, responsabile ad una chiamata, ad un appello. Lasciarsi suggestionare e coinvolgere.
I dubbi fanno parte della fede, la tengono prima del confine con l’ideologia e non ci fanno diventare talebani o bigotti…
Luca poi, scrive a comunità greche, imbevute di filosofia, mentalità greche. Cioè abituati a pensare al corpo come prigione dell’anima..a sentirsi spirituali così, in maniera disincarnata. Cose come queste tutt’ora ci sono nelle nostre mentalità, anche tra i frequentanti praticanti celebranti…
ma non è il messaggio cristiano, anzi. La nostra religione è la più materiale di tutte. Ma il discorso si complica.
E’ interessante allora cogliere da questa prospettiva l’insistenza di Luca sul corpo; dubito abbia mangiato il pesce Gesù…. sarebbe un corpo troppo fisico,  in contrapposizione con la teologia paolina…  sarebbe una rianimazione di un cadavere allora…e poi che senso avrebbe recuperare esattamente lo stesso corpo? … Prima ce lo da, poi ce lo prende, poi ce lo ridà? Risorgere col proprio corpo sarà si con la propria identità, storie, ferite, con l’amore speso, sofferto e offerto ma in maniera trasfigurata. Non ne sappiamo molto, per fortuna.
Dio se siamo destinati alla morte, ci ridarà una nuova forma di vita, altrimenti tanto vale…completamente diversa dall’attuale, pur evolvendola…tanto da essere difficile da immaginare o comprendere… possiamo intuirla attraverso qualche segno e sperarla nella fede.
proviamoci. magari facendoci aprire la mente… comprendendo le scritture…
mi auguro che queste gocce, possano fare la loro umile parte.
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