Gesù ci fa l’autostop.. – Omelia Pasqua 2013 – Anno C –

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Avete mai fatto l’autostop? Io si, diverse volte: da ragazzino, per sentirmi già grande e un po’ trasgressivo; ma anche in altre occasioni, l’ultima poco tempo fa.  Da solo non ce la fai, un guasto alla macchina, perdi la coincidenza, un imprevisto. Hai bisogno di chiedere un passaggio. Altrimenti non arriverai mai dove vuoi o devi andare. Sei costretto a chiedere. Qualcuno deve offrirti un passaggio.
Pasqua deriva dall’ebraico “pesach” e significa proprio passaggio.
Pesach era il nome della pasqua ebraica, quella che Gesù si mette a celebrare coi discepoli trasformandola poi in ultima cena, con la lavanda dei piedi e la consacrazione del pane e del vino.
Quella pasqua per gli ebrei ricordava il passaggio del popolo d’Israele dalla schiavitù in Egitto, col faraone alla libertà verso la terra promessa. L’esodo insomma, attraverso il mar Rosso passando dall’altra parte. Verso una nuova pagina della propria vita, liberata, responsabile e autentica.
Gesù ha accolto questa pasqua ebraica trasformandola con la propria vita in pasqua cristiana. Lui é stato quell’agnello immolato una volta per sempre che ci porta dalla morte alla vita. Ha inaugurato nel suo sacrificio d’amore, la possibilità di passare dalla schiavitù alla libertà. Insomma ha liberato la possibilità di una alternativa, ci ha offerto speranza. Ha fermato la macchina davanti alla nostra vita. Possiamo salire e passare oltre.
Vorrei poter chiedere a ciascuno di voi, qui, adesso:
che ci fai qui? Sei solo venuto a celebrare un rito vuoto, scontato, ad adempiere un precetto, fare un favore a tua mamma.. o hai bisogno di un passaggio? per andare.. dove? Verso quale speranza?
Non ci sarà “Pasqua” se non ci mettiamo in questa prospettiva.. ci faremo solo i classici auguri “passpartout” che vanno bene per tutto. Ma niente Pasqua. Vorrei oggi sentire che avete fame e un bisogno disperato di passare dall’altra parte. Che ciascuno di voi, di noi, ha toccato con mano che non ce la fa più a camminare come sta facendo, che si trova col cuore in panne o posteggiato ai margini della strada dove si é andato a perdere. Doveva essere una scorciatoia ma non ne esco più.. bella illusione. Stanco di un Dio lontano, estraneo, da gestire o temere, di valori cristiani per cui essere coerenti … basta; stanco di riti celebrati senza cuore e senza senso, che non toccano la nostra vita. Che riconosciamo di aver perso la coincidenza con la pace e la speranza, di essere arrivati tardi all’appuntamento con la gioia..Gonfi solo di frustrazione e impotenza, inebetiti dall’orgoglio, abbruttiti dalla rabbia, anestetizzati dall’indifferenza.
Solo se riconosciamo di non saper più come andare avanti, in alcune parti della nostra vita.. chiederemo un passaggio. Solo se inizieremo a sperare in un oltre, in una direzione, potremmo credere che ne valga davvero la pena.
Altrimenti ce ne torneremo a casa in tutti i sensi, rinunciando al passaggio, perchè non ci interessa andare li dove vorremmo.
Che spreco! Continueremo così a vivere da schiavi, incatenati alle nostre paure, a rapporti affettivi morbosi e mortali, a peccati e vizi invincibili, brontolando sterili lamentele, facendo i gargarismi con gli’immancabili buoni propositi. Continueremo ad essere morti dentro, conniventi con una fede sterile.  A far vincere la paura di vivere da risorti.
La paura.. la paura ha solo il potere che noi le concediamo!
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro vuoto.. lo trovano in ordine, teli e sudario riposti con cura.
Mi viene in mente quando, durante un funerale, arriviamo in cimitero: spesso capita che la bara venga deposta nella tomba per terra. Mi piace notare la curiosità con cui i parenti si affacciano sempre, un po’ timorosi, alla buca nel terreno o nella tomba; cercano di vedere quant’é profonda, quanto spazio ci sia o dove sia la cassa di qualche altro defunto. Davanti ad un vuoto ci sporgiamo sempre per vederlo, misurarlo, quasi.. per capirlo.
Un po’ come Pietro e Giovanni ciascuno cerca di trovare qualcosa nella tomba. Forse anche noi siamo qui con qualche desiderio.
Abbiamo riconosciuto nel nostro cuore e nella nostra vita qualcosa di morto?  Troviamo in noi.. il bisogno di un passaggio?
Ecco l’oggetto del nostro credere. Potremmo chiederci: perchè crediamo nel Signore? Cosa speriamo ci possa fare?
Pietro e Giovanni vedono il sepolcro vuoto. Vedono il vuoto di tutto quello che avevano pensato e atteso dal loro Signore. Ma riconoscono che questo vuoto non é quello causato dall’infedeltà di Dio, ma quello a cui si é condannata l’illusione degli uomini. Vedono il vuoto che era in loro: non avevano ancora compreso la scrittura. Vedono il loro vuoto e finalmente credono. Si rendono conto che quel che cercavano é falso, inutile. Allora iniziano a credere in ciò che non si vede: nel Dio della vita che svuota i sepolcri costruiti dalla rassegnazione e che ti offre un passaggio.
Il vangelo cristiano é sempre e solo vangelo di Pasqua, di passaggio: cioè buona notizia, inedita, insperata di un Gesù che ti vuole raccogliere e portare dall’altra parte, verso una vita più vera e piena. Da dove ci siamo incagliati a dove possiamo ritrovarci.
Riconoscere che ne abbiamo bisogno sarà già un passo in avanti, fuori dal sepolcro.
Come é un mondo da risorti? Qual é il mondo che un cristiano risorto vorrebbe? Insomma, dove ci porta quel passaggio?
Vorrei immaginarlo con voi: un mondo in cui si prenda sul serio la Pasqua, il nostro diritto più bello da recriminare. Un mondo di cristiani risorti. Ma ve lo immaginate? Io non vedo l’ora di passare qui, ora, ad un mondo così, a quel regno di Dio. Un mondo concreto.. in cui non ci si fermi ma si faccia un primo passo, in cui non si abbia che la paura di sprecare la propria vita, in cui si possa chiedere scusa e andare all’essenziale, si possa salutare per primi, fare “primi passi”, accontentarsi, avere tempo, darsi delle priorità, ascoltare i propri bisogni e vivere con Gesù a fianco, in cui si pensi all’altro e non solo e sempre a sè stessi e ai propri cari, un mondo in cui si possa scegliere di perdonarci, di andare oltre, di accoglierci per quello che siamo.. di saper coltivare la speranza e la forza, in cui crisi significhi opportunità, in cui libertà significhi scelta responsabile, in cui costruire assieme un futuro a partire da un bene comune, per tutti, corresponsabili e partecipativi, il mondo da risorti é fatto di persone non arrivate ma in cammino, non esperte ma sagge, non perfette ma disponibili, non credenti ma credibili.
Un mondo in cui ci si lasci amare da Dio non perchè siamo bravi e virtuosi perchè ne abbiamo bisogno, che é l’unica misura che un padre deve avere, non nonostante i nostri peccati ma perchè siamo peccatori. Un mondo da risorti, avremo cinquanta giorni, fino alla pentecoste, per comprenderlo, per allenare il nostro cuore a tutto questo.
Ecco il passaggio, quell’autostop da chiedere in questo tempo a Gesù risorto. Anzi.. forse, si, Lui passa, noi possiamo chiedergli un passaggio, ma va nella nostra stessa direzione. La condizione è quella. Allora è un po’ come se.. insomma non siamo noi a dover chiedere a Lui un passaggio.. ma siamo noi a doverlo far salire a bordo della nostra vita. Qualsiasi possa essere il sepolcro in cui ci troviamo. Facciamolo salire a bordo. Facendo entrare nei nostri cuori la sua parola accolta, la sua eucaristia, la preghiera come dialogo fiducioso e condiviso, il suo perdono nella riconciliazione, il suo stile di vita. Ecco insomma il modo in cui passare
Così vivremo da risorti, cosi passeremo ad una vita nuova, così vivremo la Pasqua.
Non vedo l’ora, ne varrà la pena, sarà un viaggio bellissimo, la meta non importa, preferisco il modo di viaggiare.
Preferisco comunque chiedere un passaggio.
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Ma ve lo immaginate un mondo così? – Omelia Giovedì Santo 2013 – Anno C –

“Li amò fino alla fine.”
Mi sono sempre chiesto il senso di questa frase: misteriosa, profonda, soprattutto collocata qui, pochi istanti prima della lavanda dei piedi.
Come ci si deve sentire, ad essere amati così? che significa, poi, come si fa a comprenderlo?
“Li amò fino alla fine.” Il testo greco originale é un po’ ambiguo:
può significare.. fino alla fine della sua vita, cioè alla morte ormai imminente. Oppure.. la fine, all’esaurimento delle proprie possibilità.
Nel primo significato.. mi comunica un amore maturo, deciso, risoluto, ad oltranza, che non pensa più a sè stesso..
A volte, per gioco, ci si chiede..”se sapessi di dover morire e hai pochi giorni di vita, che faresti?”
Gesù ci risponde: sapendo che sono le sue ultime ore, vuole passarle così, con loro, con questi gesti.. senza pensare ad altro che a quelli che aveva scelto e con cui aveva condiviso quei 3 anni. Pensa al loro bene. Si dimentica di sè, non gli importa fare qualcosa di bello per la propria vita.. quanto comunicare.. tutto sè stesso.
Nel secondo significato.. fino alla fine può voler dire fino all’estremo delle proprie possibilità. Non ce n’era più per nessuno, insomma, svuotato e strizzato. Consumato.
Come quando, innamorati, diciamo all’amata “ti amo da morire..mi piaci da impazzire…” .. l’amore.. esagera sempre!
Fino alla fine: di più non poteva. Non riusciva. Sembra impossibile.. che uno esaurisca la propria capacità di amare ma non é questo il punto.  E’ come noi ci poniamo dinanzi a questo amore.
In entrambe i suoi sensi: ad oltranza e fino all’esaurimento.
Per me, per ciascuno di noi. Proviamo a pensare. Si può amare in modo diverso? ci fideremmo di uno che non ci promette un amore così? e quando amiamo qualcuna.. non vogliamo farlo con la stessa intensità? L’amore esagera sempre.. é fatto così.
E poi.. si abbassa, si inginocchia davanti ai piedi. Non vuole guardare nessuno dall’alto in basso. I piedi di Pietro che lo rinnegherà e di Giuda che l’aveva venduto, i piedi del pubblicano Matteo,  e di Giacomo sempre nervoso, di Tommaso coi suoi dubbi, del prediletto Giovanni e degli altri.
Non ci comunica un Dio che vuole il mondo ai suoi piedi ma che si mette ai piedi di tutti. Non signore ma servo della vita. Che vuole purificarla e servirla.. dal basso, dalla base.
Quel gesto, che tra poco rivivremo, ha cambiato la storia.
Erano a cena: si doveva far memoria, la loro pasqua ebraica, ricordare il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà della terra promessa. Dalla dipendenza al faraone al camminare nel deserto per riconquistare dignità e riprendere a vivere.
Gesù porta all’estremo questo rito e lo completa. Sta nascendo la Pasqua cristiana, quella che ogni giorno, ogni domenica celebriamo come eucaristia. Un pasto che ci aiuti a “passare”. Pasqua, prima di tanti coniglietti, pulcini e cioccolato, significa passaggio. Passare dalla schiavitù e dalla dipendenza alla responsabilità di sè. Fosse anche da una idea che non abbiamo voglia di cambiare su noi stessi, su Dio, sulla fede o sulla nostra vita. Sarà Pasqua solo se avremo voglia di passare.
Cioè se troveremo in noi, nel nostro cuore, nella nostra coscienza, qualcosa di morto, su cui non abbiamo più potere.. per farlo risorgere a vita nuova. Ecco il passaggio: sapere che non c’è niente che non possiamo fare.. tutto posso in colui che mi da la forza.. dirà Paolo ai Filippesi. Passare alla speranza.. di una possibilità. Di un qualcosa di inedito e inatteso ma che può accadere.
Gesù ce lo trasmette iniziando a lavare i piedi, mettendosi a servizio. Le sue parole diventano subito fatti. Per farlo devi per forza cominciare a mettere da parte te stesso e accorgerti dell’altro. Passare da uno sguardo avvitato su te stesso ad uno sguardo nuovo sul nostro prossimo. Devi almeno desiderare di guardarlo dal basso, dai piedi.. che gli han fatto percorrere le strade per cui si é perso, le scorciatoie prese che l’hanno invece sfinito, le cadute, gli ostacoli che ha dovuto superare o su cui é crollato. Ecco come si inizia a “passare,”  cioè a risorgere: servendo.   Servendo a qualcosa.. perchè se non servi a qualcuno.. non servirai a niente e la tua vita ti sembrerà inutile. E allora la butterai. Servire.. é servire a qualcosa per qualcuno.
Si passa dalla morte alla vita, dall’egoismo e dall’inerzia alla speranza e alla gioia amando, cioè servendo. Da una vita senza sapore ad una spinta centrifuga.. per amore. Gesù lo ha detto chiaramente. Lo ha dimostrato concretamente. Ce lo ha lasciato come compito. Il cristiano é tale solo quando serve. Quando cioè sceglie di passare. La risurrezione inizia da qui. Quando magari rinuncio ad allevare le mie paure per alleviare quelle degli altri.
Di amare, fino alla fine. Sempre, fino alla fine, all’esaurimento.. o almeno .. il più spesso possibile. Ecco l’amore.
E sapendo che non avremmo avuto poi tanta voglia di farlo,
si é fatto non solo modello e strada ma anche sostegno, incoraggiamento, presenza.
Ed é l’eucaristia che ci consegna il suo corpo tutte le volte che la celebriamo. La sua presenza in noi e dentro noi.. per aiutarci a fare altrettanto. Innanzitutto per ricordarci l’umiltà di toglierci le scarpe e lasciarci per primi lavare i piedi da Lui, amare da Lui.
Solo così, alla conclusione della messa, potremo uscirne con lo stesso desiderio per gli altri, di servirli amandoli.
Ma ve lo immaginate un mondo così?
Gesù ci assicura: “Io sono con voi.”
ma ci consegna anche ad ogni eucaristia la formula per passare.. servendo, fino alla fine: Fate questo in memoria di me!

Domenica di Pasqua nella Risurrezione del Signore – Anno C

“..voi preti che vendete a tutti un’altra vita
se c’è come voi dite un Dio dell infinito
guardatevi nel cuore
l’ avete già tradito”
(Cyrano – F. Guccini )

Pietro e Giovanni corrono al sepolcro

Pietro e Giovanni corrono al sepolcro la mattina della risurrezione
(Eugene Burnand – Parigi, Musée d’Orsay)

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo di Giovanni 20, 1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Si chinò, vide i teli posati lì, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati lì, e il sudario che era stato sul suo capo non posato lì con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Che spettacolo: non c’è niente da vedere, niente che confermi se non quello che già sapevano.
Morto, sparito, trafugato..
Ovunque si vedono solo segni di morte.
Eppure sono segni composti e ordinati. Non casuali, frettolosi, violenti.. come un furto.
Pietro comincia a credere.. dopo aver visto. Comincia..
Di fronte ai segni della morte comincia a percepire la vittoria della vita. L’inedito si fa strada. Giovanni non sta raccontando una mera cronaca dei fatti, ma indicando ai cristiani della sua comunità l’itinerario attraverso il quale si giunge alla fede.
Dai segni, attraverso la scrittura. Solo la Parola spalanca mente e cuore donando quella luce che svela il Risorto.
Che bella quella corsa.. affannata, sconvolta, ritardataria.. eppure composta e rispettosa nelle “gerarchie” tra il vecchio Pietro.. ancora forse tormentato dal ricordo del tradimento e dallo sguardo di Gesù.. e il discepolo che amava, più giovane, atletico eppure.. abile nel lasciare entrare per primo il suo amico.. pur essendo arrivato prima..

Buona Pasqua..
qualsiasi possa essere il vostro stato d’animo.. dentro. Laggiù in fondo, dove entrate solo voi, dove la chiave giusta la tenete ben stretta..
che sia comunque una PASQUA, cioè un passaggio..
che siate credenti o non credenti
che siate praticanti o meno
che siate praticanti non credenti
o credenti non praticanti..
che siate cristiani fai da te, che selezionano il menù spirituale,
che abbiate partecipato alle funzioni del triduo..
nessuna, una, due, tre o l’en plein..che abbiate fatto filotto fino a Pasquetta..
che abbiate fatto fatica anche solo a fare un po’ di silenzio o se “quest’anno la Pasqua non l’ho proprio sentita”.. non importa..
Che non vuol dire che è tutto lo stesso. No, mai, anzi.
Ma che la Pasqua comincia quando la vuoi. Quando scegli di lasciarti raggiungere o travolgere..
La Pasqua, in quanto passaggio dalla morte alla vita, inizia in due momenti:
quando riconosci qualcosa di morto in te, di “non so più come fare”.. quando inizi ad arrenderti a te stesso e ammettere che non ce la fai più da solo o ad affrontare quel lato di te, del tuo carattere, quel ricordo o tal ferita, o a fare i gargarismi coi buoni propositi.. per risorgere prima si deve morire. Arrendersi, abbassare la guardia. Lasciarsi fare.
La seconda cosa, il secondo momento è che sceglier di vivere, aggrapparsi a quella croce. Attaccarvi quelle cose morte della nostra vita dicendogli..”oggi ci pensi tu”.. con la stessa faccia tosta del ladrone di domenica scorsa. L’inedito e l’insperato allora inizieranno a prendere forma. Dio non sarà più un estraneo davanti a noi o qualcosa da capire ,ma una presenza da percepire al nostro fianco.. in noi.. con cui proseguire e passare.. passare.

Buona Pasqua, quella vera.. che inizia il lunedi e durerà 50 giorni: fantastico.. avremo più pasqua da celebrare che quaresima da vivere.
50 giorni a 40.. non dimentichiamolo.

Buona Pasqua Cristiana a tutti voi, miei affezionati lettori gocciolati.. a tutti e a ciascuno.