Abbiamo tutti due figli … Omelia XXVIa t.o. ’26 durante Cristo

Che ve ne pare? vi faccio la stessa domanda di Gesù. Dopo 70/7 e gli operai della prima ora invidiosi e arrabbiati contro Gesù, arriva questa parabola, 2 figli così diversi. Chi ha ragione? chi vince? chi è il migliore?   (…)

   Se avete ascoltato con attenzione, Gesù mica risponde, né si schiera, figuratevi, non serve, è piuttosto un esempio e un appello. Ma butta la questa frase che dovrebbe, come domenica scorsa, almeno far alzare qualcuno indignato e prendere la porta.

Ascoltare il vangelo a volte non è facile, ne stiamo facendo esperienza ma, permettetemi, molto dipende anche da dove ti trovi, dal contesto. Qui possiamo anche arrabbiarci o indignarci…

  Leggerlo a Rebibbia aveva un sapore tutto particolare; nella sezione dove andavo spesso, quella dei trans, e non solo, con reati anche molto gravi, insomma le prostitute di cui parla il vangelo…e commentarlo assieme: vedere la loro resistenza.. parla di voi, siate felici..no, non siamo degne…o qualcuna che ne piangeva…

Ci precedono non significa che noi non entreremo ma che loro hanno capito prima e meglio di cosa si trattava…non ragionando per meriti ignorati o curriculum cattolici ma per bisogni riconosciuti…      Allora che ne diciamo di questi due figli?

   Io credo siano due situazioni che ciascuno vive dentro di sé, no? Siamo i due figli contemporaneamente.  In un modo o nell’altro, mica sarai sempre così…a volte siamo ipocriti, altre autentici, dipende, siamo comunque creature ambivalenti. Essere cristiani non è essere a posto, statici, risolti, perfetti, è un continuo equilibrio da cercare e ricreare, mantenere o custodire, perché è vita concreta, scelte, realtà, avvenimenti e imprevisti.

 A volte ci viene facile e spontaneo sentire Dio accanto o vivere qualche pagina di vangelo, altre meno, dipende dal contesto. 

  In parrocchia magari ci sentiamo protetti; al lavoro, per strada o con amici non credenti è difficile: ci danno fastidio le bestemmie, i discorsi banali, le critiche gratuite e ignoranti alla chiesa, al Papa e le battute sui preti, ma scegliamo il silenzio, un sorrisino, o non ci va di essere etichettati come quelli che vanno a messa e allora, si scusano con noi forse… alcune situazioni sono facili, altre ambigue e ci mettono alla prova… naturale.

  Significa soprattutto che in ogni occasione giorno per giorno, siamo continuamente chiamati  non ad essere figli perfetti e coerenti, ma a sintonizzarci con la sua volontà…cioè? calma.. che volontà volete che abbia?  lo chiediamo nel PN..sia fatta…

  Un padre per i figli, mica la cambia ogni giorno, chi ci ama cioè vuole il nostro bene, mica è schizofrenico…quindi direi… 

Intanto siamo alla Sua presenza, Lui è qui con me, in me.

    Se io ho una “volontà” su o per una persona…innanzitutto 

 ho un desiderio per lei che crea in me un modo di guardarla, e degli atteggiamenti pratici; sono a disposizione di questo desiderio e vorrei esserci…è uno sguardo d’amore che cerca di realizzare tale volontà e quindi per noi…davanti a un Padre così significa

sentirci guardare con amore, premura, attenzione. Non sono solo, non sono sbagliato, non devo meritare o guadagnarmi nulla

mi lascio raggiungere e illuminare da tale sguardo e lo assecondo..

ecco la Sua volontà. Che si realizza in due direzioni: perché e come. Perché ci guarda così? SALVEZZA e LIBERAZIONE

Ne abbiamo bisogno ? Ne siamo consapevoli? Glielo lasciamo fare? E come? appunto…

Come? ecco alcune scelte concrete da valutare …

-preghiera e discernimento dei nostri pensieri

-accompagnamento spirituale, personale e regolare, con una persona adatta

-ascolto quotidianodel vangelo, così frequento Cristo…

-lavoro paziente sul sacramento della riconciliazione, da vivere con libertà e umiltà

-frequenza alla messa, un’ora a settimana per stare in modo particolare e unico con Lui, parola, pane, comunione, comunità.

Modi concreti semplici e verificabili per fare nostra questa sua volontà di amore per la nostra vita.

Chiediamo con umiltà al padre di fare nostro questo suo desiderio, ecco la vigna quotidiana in cui ci chiede di darci da fare nel suo nome e per la nostra salvezza.

Ciao e grazie, non ci sto…. Omelia XXVa domenica t.o. A ’26

Che ve ne pare? Da Veneti, noi col culto del lavoro … di un datore di lavoro simile?

Preferirei vedere gente che reagisce si alza e se ne va piuttosto di gente che nemmeno va be…. 

Ricordate il vangelo della scorsa settimana? 70 volte 7? Avevo detto che era meglio cambiare prospettiva, invece di “io devo perdonare” io avrei bisogno di essere perdonato e perdonarmi.

Oggi credo sia lo stesso con questa pagina altrettanto scomoda.

    Non mettiamoci subito tra quelli della prima ora, anche se lo siamo, quelli che alle 6 erano già pronti disponibili generosi impegnati per la vigna-parrocchia… per il regno e vanno subito a lavorare soddisfatti.

No, mettiamoci in quelli che son stati li fino alle 17, perché distanti o…incapaci…come quando giocavamo a calcio e l’ultimo che prendevi in squadra…il più brocco e  lo mettevi in porta.

 (questa estate abbiamo fatto 5 gruppi …con ragazzi delle medie simulando il padrone che esce 5 volte .. poi una ragazza mi ha sussurrato..sai don.. io sento così poco importante e utile.. che ci vorrebbe il gruppo delle 7 di sera… 

  Forse quel padrone che esce 5 volte richiama un Dio che non ha fretta e no si ferma di fronte all’età o alla condizione di nessuno.

Chi si avvicina alla fede in età adulta magari portato da un familiare o per altri motivi.. e ti converti e riprendi che bello…meglio tardi che mai! Che bello Dio che caparbio cerca sempre tutti ad ogni costo…cosa dice alla nostra pastorale?

  Allora dicevo- proviamo a vedere se nella nostra vita, ci siamo mai sentiti ultimi, scartati, messi da parte…bisognosi di uno buono che ci dica…hai diritto anche tu al tuo denaro, quota sufficiente per star bene con la propria famiglia un giorno, hai diritto al riconoscimento della tua dignità… perché io sono buono.

Gesù ci racconta Dio che si presenta a noi dicendo io sono buono.

Ci interessa?  Noi pensiamo: io sono bravo ho il curriculum cattolico e il pedigree della parrocchia e lui ci dice io sono buono!

Ammettiamolo davanti a questa pagina, risuona in noi il figlio maggiore della parabola, pronti a dire al padre che non mi hai mai dato nemmeno un capretto a me che lavoro sempre duro per te….

Ci tocca invece, come cristiani, sentire vangeli come questi oppure quando il ladrone assieme a Gesù che chiede di essere ricordato e ottiene subito il paradiso? e l’adultera, vai e non peccare più…

O quando dirà alle persone religiose attorno a sé che le prostitute e i pubblicani li precederanno entrando nel regno dei cieli; 

o chiamando Matteo dal banco delle imposte, dirà di essere venuto non per i sani, i forti, i giusti ma per gli ammalati, i bisognosi di lui; quando ricorderà, lodando l’ultimo posto del pubblicano, di non essere farisei, ipocriti che si fanno belli dei loro meriti per essere riconosciuti e poter scegliere i primi posti; 

Quelli della prima ora, siamo in qualche modo noi, che da sempre, da subito abbiamo iniziato in parrocchia… spiritualità dei meriti: loro volevano di più, che si vedesse che erano diversi, migliori!

(mesi fa una coppia è venuta a trovarmi e mi diceva rosa dalla rabbia…noi siamo arrivati casti al matrimonio e adesso è tutto lo stesso, Papa Francesco, voi preti, la chiesa, non si capisce più nulla a che è servito…tanto valeva..)   mi spiego?

Quando io conto sul merito mi aspetto di essere pagato da dio… col bene, con l’assenza di male…con il di più che immagino..ma è una fantasia mia che proietto su Dio, che deve comportarsi come me. Col mio presunto buon senso…ma sto amando me stesso e sono abitato sottilmente dall’egoismo, al riconoscimento.

Dio invece ama gratis e ci chiede di essere figli, non servi meritevoli ragionando come lui, di famiglia, vedendo che è meglio che tutti abbiano un soldo perché l’amore si moltiplica, che non ne manchi a nessuno, perché così siamo più famiglia avendo lo stesso modo di sentire e di amare, senza invidia ma con generosità.

 Chiediamo al Signore di metterci alla sua presenza sempre partendo dalla concreta situazione di vita in cui ci troviamo, senza paura di riconoscere che abbiamo più bisogni che meriti; è Lui il capitano che fa le squadre, non per vincere ma per farci giocare tutti da titolari, con lo sguardo più bello e incoraggiante, quello della speranza e dell’amore di un padre per i propri figli.

Senza perdono, perdono tutti… Omelia XXIVa A

   E quindi bisognerebbe parlare del perdono? Che ne pensate? 

Sarebbe bello evitarlo, vivere senza perdono. È sempre difficile. Soprattutto perché, pensiamoci, lo prendiamo subito e -forse- solo di petto: io devo perdonare? Eh no…e veniamo travolti dal nostro presunto buon senso, dal senso comune, tra quello che ci hanno insegnato (fatti rispettare!) e quello che ci viene spontaneo o umano: Perdonare è difficile, impossibile e come si fa.. no. 

E ci stanno venendo in mente forse volti, situazioni, ricordi passati dolorosi e umilianti, ferite aperte… e ci irrigidiamo. Ci si chiude il cuore, no? O siamo convinti di aver perdonato ma in realtà la ferita è aperta…   e viviamo così senza perdono.

 Credo sia questione di punti di vista: invece di dire subito, di petto appunto, io devo perdonare?… proviamo piuttosto a chiederci, come seconda prospettiva possibile: ma io avrei bisogno di essere perdonato? Da chi? E per cosa di me? Dedicarci un buon esame di coscienza sarebbe utile. Siamo realmente convinti di andare bene così e non aver fatto mai niente? Solo perché non ce l’hanno detto o non l’abbiamo capito? È sufficiente per sentirsi “bravi cristiani”? Quando Gesù nel vangelo Mt 5 comanda che se porti un’offerta al tempio (vai a messa insomma) e lì ti rendi conto che un fratello ha qualcosa contro di te…vai prima a riconciliarti con quel tuo fratello..non ci sta chiedendo di essere attenti al nostro bisogno di essere perdonati? Quando magari abbiamo tralasciato, nel 7° di Mt, la trave nel nostro occhio e criticato la pagliuzza nell’occhio dell’altro davvero non abbiamo bisogno di essere perdonati? Davvero la vita cristiana ci viene così bene e naturale? Senza perdono, senza essere perdonati, senza l’umiltà di chiederlo o concederlo, viviamo nel sospetto, a testa bassa, nella menzogna e nell’ipocrisia, col magone, nel senso di colpa, nella disistima di noi stessi e assolutizzando ciò che abbiamo fatto e consumiamo la nostra vita per niente, o per orgoglio, sentendoci a posto, giustificandoci da soli… ma a spese dell’altro, dandoci sempre ragione…troppo comodo.

  Penso ad Antonio che incontro tutte le settimane al Ceis: io non posso essere perdonato! mi diceva sempre: crimini, reati, casini, da un anno e mezzo ne parliamo ma solo da qualche settimana si è dato il permesso di dire…sono perdonabile, al di là di tutto quel che ho combinato, posso essere perdonato. Ne ho bisogno.

   Come è saggia la liturgia quando, all’inizio di ogni celebrazione eucaristica chiede a ciascuno, dal papa in giù, di riconoscersi peccatori bisognosi di perdono e dire Signore Pietà.

Abbiamo tutti bisogno di sentire dalla nostra parte la fede in chi dica agli altri: “alt, chi è senza peccato scagli la prima pietra” e la fiducia nell’invitarci a “vai e non peccare più”.

  Ma c’è, pensiamoci, una terza prospettiva, ancora più delicata: non solo 1) Io perdono o 2) ho bisogno di essere perdonato ma anche  3) Io ho bisogno di perdonarmi.

Credo di poter vivere senza perdono di me stesso?

Quante volte ci trattiamo male, siamo troppo rigidi o severi con noi stessi, viviamo nel senso di colpa, con un sottofondo di disapprovazione che ci fa flagellare e sentire indegni della misericordia di Dio e di noi stessi… non amabili; oggi abbiamo perso il senso cristiano del peccato, si relativizza tutto e quindi il significato e il gusto del perdono. Eppure essere cristiani significa riconoscersi figli di un Padre che ha più voglia lui di perdonarci che noi di essere perdonati. Non possiamo vivere senza perdono.

  Ecco 3 prospettive diverse che ci possono aiutare a comprendere non solo il vangelo di oggi ma l’invito di Gesù a provare a perdonare sempre, al di là di tutto. Il perdono è un dono da desiderare, cercare e chiedere, per cui pregare e far anche un po’ fatica ma ne vale la pena; non puoi stare senza. Senza perdono ne perdi tu, la qualità della tua vita, la pace del cuore, ne perdi tu e il tuo passato rancoroso da vittima, senza perdono ne perde la tua famiglia, chi vive o lavora con te perché c’è sempre qualcosa in sospeso, ne perde il tuo senso di responsabilità per l’altro, senza perdo amicizie e relazioni in frantumi magari per una cosa da nulla, un non detto, senza perdono la comunità cristiana si logora e non custodisce la comunione, senza ne perde l’altro e il suo diritto ad essere accolto con pazienza e misericordia, senza perdono il senso cristiano della vita e di un dio misericordioso va diventa solo apparenza,… insomma, lasciatemi giocare con le parole

senza perdono, perdono tutti.