Domenica XIa t.o. ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Avete notato niente di strano? No? Ma dai, rileggete con attenzione e provate a riflettere. Non avete notato un errore di Gesùbbello? O meglio, forse, chi lo sa, un passaggio di Matteo che non fa tornare i conti su Gesù stesso e quello che ci siamo disegnati in testa di Lui e non solo. Riprovate dai, tanto so che non lo farete… e forse non avete nemmeno letto il vangelo. È tutto bello e così romantico… Gesù chiama quelli che vuole, non i migliori, non i più “puriperfettidegnimeritevoliapostoascetici”… no, questo piacerebbe a noi. Ci rassicurerebbe di essere sul carro del vincitore o di non volerci mai salire… e quindi vivo come viene. No, non è questo, che di per sé è bellissimo. Ci sono anche due tizi, tra i 12, di cui non parla mai nessuno nei 4 vangeli, né bene né male. Ci sono, anonimi, silenziosi ma anche questo è parte del progetto di Gesù, che anche con i meno famosi e appariscenti, ne ha combinate di cotte e di crude. Torniamo a noi. Mi fa pensare quanto Lui chiede loro… “non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani“. Ma come… non era, Gesùùùbbbeello, quello che voleva bene a tutti, accoglieva tutti, non escludeva nessuno ecc ecc ecc? Nel 4° cap di Giovanni non ci presenta tutto il mega dialogo proprio con la Samaritana al pozzo? E in altre tante pagine non elogia pagani, lontani, samaritani e altri…la loro fede semplice, pur di provocare i super credenti ebrei? Come la mettiamo? Ha ragione Matteo o Giovanni? Direi entrambe. Mi spiego. Secondo me il bello di questa pagina di Matteo è che, nemmeno tanto tra le righe, ci presenta un Gesù che non è “nato imparato”. Che non sapeva fare da subito il suo lavoro di Messia, non sapeva cosa sarebbe dovuto accadere, come fare, che principi usare, che stile avere, che metodo di lavoro, che priorità. E allora ci sta che abbia… umanamente…”cambiato idea”. Che non si fossero capiti bene con Dio al limite ma… intanto aveva iniziato. La fede cristiana, la vita cristiana è un percorso, una dinamica, non esiste il format standard e statico. Lo pensiamo troppo e in troppi e così facciamo bilanci fallimentari, sopravvalutazioni, ci etichettiamo come “nonbravicristiani” o “pococredenti” o.. quel che volete… come se fosse un contratto che hai sigillato una volta per sempre. Ma non è una relazione? certo, ne avrà le dinamiche, gli alti e bassi, i momenti di luce e di buio, di dubbio e di serenità come tutte le relazioni. Nemmeno Gesù ha saputo subito come fare ed essere tutto subito perfetto ma ha avuto l’umiltà e la capacità di mettersi in ascolto, leggere e ascoltare il reale, chiedere a Dio nelle notti in preghiera, ciòè stare zitto Lui e ascoltare il Padre… e il risultato, mi pare… insomma, ne valga la pena.

Mangia la relazione… Omelia Corpus Domini 26

“Padre ma la fate la processione del Corpus Domini?  (baldacchino col telo e i 4 che lo tengono, il prete col velo omerale e l’ostensorio dorato, l’eucaristia, i chierichetti coi ceri, i bambini della 1a com. con i petali di rosa….e via per le strade del paese cantando a dire a tutti, forse…provoco “ci siamo anche noi..ancora”…ecco Gesù, giù il cappello…a marcare il territorio..non so, l’ho fatta tantissime volte… oggi mi lascerebbe un po’… perplesso).

    In qualche modo si, le ho risposto, non sarà proprio una processione ma una festa, la festa della comunità cristiana di Fiera. Dei cristiani di fiera che partecipano alla vita della parrocchia.

Non porteremo Gesù in giro ma come comunità cercheremo di metterci la faccia, quelli che di cognome fanno cristiani a fiera e frequentano più o meno, si danno da fare, sentono di appartenere a qualcosa, la chiesa, la parrocchia di più grande, come orizzonte.

  E quindi mi pare bello e significativo che quest’anno questa nostra festa cada in questo Corpus Domini.

Tanto poteva apparire astratta la Trinità di domenica scorsa, quanto risulta tremendamente e meravigliosamente concreta quella di oggi… si parla di mangiare, bere, di vita piena, di carne da masticare, fare esperienza di pane e vino.

Valori, tradizioni, i curricula cattolici, il passato da cristiano in parrocchia, le abitudini, il rispetto non si mangiano.    Cristo si.. si fa mangiare. mangiare, masticare, fare esperienza, portare alla bocca… esplorare il mondo: le nostre educatrici del nido lo sanno. dai 3 mesi ai due anni…i bambini mettono in bocca di tutto…  per imparare conoscere fare esperienza sentirsi  e sentire…fase orale direbbe la psicanalisi oltre a tante altre cose..

fare esperienza   è uno dei primi modi in cui imparano il mondo che li circonda e ne fanno esperienza.

Noi, pensiamoci, fratelli e sorelle… chi siamo, la nostra identità, la nostra storia, il presente e il nostro futuro, chi siamo?

Siamo la storia delle nostre relazioni. Del modo in cui siamo entrati in relazione con lo sguardo della mamma, la teoria dell’attaccamento in psicologia, come i nostri genitori ci hanno o meno protetto, accompagnato, rassicurato, cresciuto, le amicizie, il rapporto con le figure autoritarie o autorevoli, i care giver, siamo la storia del modo in cui le relazioni ci hanno gestito, segnato, aiutato o condannato… la relazione con gli altri, dalle compagnie belle o brutte da adolescenti e come ne siamo usciti, dagli amici veri ai primi amori a quelli definitivi…siamo passati tutti per relazioni tossiche e persone manipolatrici come pure per…

  insomma siamo la storia delle nostre relazioni, la relazione ci determina, ci rende quello che siamo, la relazione ci condanna o ci salva, zavorra, radici, ali, bellezza, sicurezza, amore e significato.

E Gesù Cristo infatti, si pone a noi, a ciascuno, credente o meno come relazione fondamentale: col Natale ci raggiunge, con la Pasqua ci assicura eternità oltre la morte, con l’eucaristia ci dice ci sarò sempre e comunque, col perdono ci dice ad oltranza, non mi dimenticherò mai di te, non mi deluderai mai…che sono le cose fondamentali nelle relazioni che ci possono salvare o ammazzare, rendere forti o insicuri, fragili o elastici. Gesù si pone in relazione perché conosce il nostro bisogno umano di riconoscimenti, sicurezza, appartenenza, visibilità, protagonismo, pace… 

Gesù che si fa cibo e cibo che non deperisce e che dona vita, non vita biologica ma vita eterna cioè di qualità è una bella provocazione sfida.

Gesù si offre come relazione. Spesso religione non fa rima con relazione ma Lui offre se stesso come relazione fondamentale per la nostra umanità. Per salvarci, anche da noi stessi.

Ci dice “guarda che tu hai fame di relazione, perché sei fatto così, ti conosco.” relazione che non ti faccia sentire solo o isolato o impotente di fronte alla realtà.

E questa è una provocazione ai credenti, contro un rapporto malato, di devozioni e intimismo con l’eucaristia o la religione delle cose da fare per un dio permaloso e lontano nel sacro..lui invece dice prendi, mangia fa esperienza, oltre la religione, che resta solo mezzo.

ma se posso, anche per gli indifferenti alla fede, i lontani dalla religione, quelli che insomma, finalmente riconoscono e ci dicono che loro senza dio stanno bene lo stesso, anche se poi chiedono i sacramenti il battesimo dei figli, il funerale del nonno ecc.

Gesù sembra provocare anche loro perché ci annuncia o ricorda che noi abbiamo bisogno di relazione per comprendere chi siamo e da soli.. di noi,… sappiamo e sapremo poco e forse male

Sembra dire..guarda che ti potresti perdere qualcosa di bello e interessante di te e della tua vita, dammi una possibilità, mettimi alla prova..

relazione… perdono, accoglienza, 

che noi abbiamo fame di donarci, senza paura di perderci o rimetterci… che noi funzioniamo così, credenti o meno, che se non riusciamo ad amare stiamo peggio, se non riusciamo ad essere generativi e condividere quel che siamo e possiamo donare, ci sentiamo spenti e inutili.

che i nostri bisogno di consenso, riconoscimento, attenzione, accoglienza ad oltranza… rischiano di consumarci se non diamo loro risposte definitive… e quel pane, quella esperienza ce lo testimoniano….  

siamo tutti dipendenti dentro alle relazioni, ma è sempre la relazione dalla terapia con gli animali, al volontariato con persone più bisognose, a salvarci.. dalle nostre dipendenze, dai social, dalle’isolamento, dall’apparire…dalle tante anestesie.

Ecco perché oggi è bello esser qui a celebrare la nostra relazione con Gesù sperando fondi sempre di più quella con noi.

ci piacerebbe raccontare che in qualche modo tutti noi abbiamo fatto esperienza di Gesù e questo motiva e sta motivando il nostro essere qui oggi…

la vita di Gesù orienta e illumina la nostra oggi.

Fatti il segno della croce … Omelia Ss. Trinità ’26

Nel nome…

Il segno di croce, è l’inizio e la fine di qualsiasi momento di preghiera: messa, benedizione, un ricordo o una liturgia; passando davanti a un cimitero o ad un carro funebre o prima di mangiare…basta quello, rientrando un attimo in sé .. lo fanno tutti, dal Papa fino al bambino più piccolo delle nostre scuole, tutti più o meno consapevoli. Nessuno può capire fino in fondo cosa stiamo facendo compiendo questo gesto.

Tento una descrizione personale e sommaria ma spero efficace…

    La testa: lì dove in teoria pensiamo, ragioniamo, riflettiamo, la mente, il luogo dell’intelletto, dono dello SS e della ragione, dove possiamo leggere tra le righe quello che accade, decidere come stare al mondo, se passivi o con spirito critico, dove abbiamo la materia grigia o il sale in zucca, dove siamo consapevoli di quello che siamo o stiamo facendo… ma dove hai la testa, rimproveriamo lo sbadato…mettici la testa!

Essere cristiani che pensano, si prendono tempo per valutare, per riflettere, confrontarsi col vangelo o la dottrina sociale della chiesa. Usa la testa! dove possiamo rendere ragione della speranza che è in noi, ci chiedeva Pietro nella sua lettera un paio di domeniche fa. Possiamo leggere, studiare, approfondire, partecipare a conferenze, ascoltare podcast, formarci sulla nostra fede e vita cristiana. Salvatore… 

 poi  La pancia… dove scarichiamo tante tensioni ed emozioni, il “secondo cervello” lo chiamano i medici, dove ci sentiamo le cose, dalle farfalle nello stomaco per gli innamorati all’ansia che ci chiude lo stomaco o alle gastriti da paura o stress…il luogo dove la nostra umanità fatta di impazienza, rancore, desideri, bisogni, speranze si racconta, siamo umani, dove la fame o la sazietà evocano in noi, anche inconsciamente, il bisogno di riempirci e salvarci pensando solo a noi stessi o l’indifferenza e la pigrizia, dove siamo più istintivi e animali, tutto di pancia…

  Infine Le spalle, da dove partono le braccia, dove decidiamo di agire, mettere in pratica, fare, essere concreti e visibili…carezzare, consolare, sostenere, guidare, indicare, respingere o rinforzare…

   Cosa manca?    il cuore! Lì dove ci innamoriamo di tutto, ci appassioniamo, dove forse scegliamo chi e come vogliamo essere, il motore del nostro amore; no in effetti questo cuore non lo tocchiamo facendo il segno della croce, ma è al centro della croce che ci facciamo nel corpo, al centro di un abbraccio fatto di mente pancia e spalle… lo circondiamo e integriamo nella nostra vita.

E allora tutte le volte che lo facciamo, piano, ampio, consapevole

-mettiamoci in mente che Dio è padre e ci ama, non sa fare altro

(Dio ha tanto amato il mondo) fiore calpestato che continua a dare profumo, anzi più lo pesti e più ne emana, 

-mettiamoci nella pancia, dove siamo umani, che Cristo è più umano di noi e tutto quello che siamo non lo scandalizza anzi gli interessa, anzi è Lui la persona umana realizzata a pieno, vivere il più possibile come Lui il vangelo e il rapporto con Dio, ci rende figli e divini, capaci di amare e dare senso alla nostra esistenza, vivere da risorti la nostra umanità. Mettiamolo lì.. mangiamo

dice il vangelo “chiunque crede in Lui non vada perduto” insomma è buono tutto con Lui e nulla va sprecato.

-mettiamoci lo SS nelle braccia, che sia cioè esso ad ispirare il nostro agire, non il nostro buon senso o quello che noi riteniamo ma quanto Lui ci ispira, siamo tempio dello SS, abita in noi, siamo chiamati a prenderne consapevolezza, invocarlo e scegliere come agire, che stile di vita portare avanti con le nostre scelte, le cose da fare con le braccia. Anche così, col nostro modo di agire trinitario…e una maggior consapevolezza dei nostri tanti segni di croce automatici, il mondo sarà salvato, perché siamo stati inseriti in questa famiglia di Dio, unico cognome  di un  padre, di suo figlio e dello SS.   Amen