
L’escatologia, di Ratzinger, L’escatologico cristiano di Moioli, Ripensare la risurrezione di Queiruga, Le cose ultime di Guardini, La vita trasformata di Castellucci e poi i testi di Schmemann e Von Balthasar ecc. tutti libri intensi, affascinanti, che ho divorato con devozione durante i miei studi e non solo. E poi esco dall’ennesimo funerale, in cui ho cercato di balbettare qualcosa sulla risurrezione e la vita eterna a qualcuno che mi guardava con malcelata e annoiata indifferenza. E mentre sono in piedi vicino al carrofunebre aperto e alla salma, si avvicina una vecchietta, appoggia piano la fronte alla bara e poi sollevandosi, tra le lacrime, sussurra… Arrivederci X, saluta .. e fa qualche nome. Ecco. Mi ha commosso e mi son chiesto a che servono tanti libri?
Arrivederci cioè io sarò con te, lassù, la morte non è definitiva, saremo ancora assieme. Saluta tizio e caio, la comunione dei defunti, non moriamo a caso, c’è un posto preparato per noi, non perderemo la nostra identità, la storia e quello che siamo ma ci incontreremo ancora, siamo attesi in Dio e da Lui.
Non credo la signora avesse letto i libri citati, ma pensando a questo vangelo ecco una persona che si è fatta piccola o meglio che vive la sua fede con naturale piccolezza, come creatura, cioè fidandosi di quello che Dio ci ha offerto, non rinunciando a pensare ma a voler capire tutto, con sufficienza, a valutare prima di fidarsi, a sé stessi e al proprio io..devo, io sono, io io…. a quanti, come dice il vangelo, si riconoscano stanchi e oppressi… il corpo e lo spirito allo sbando…ma accolgono la proposta di alzarsi e venire a Lui e mettersi sotto quel giogo leggero che pare solo un abbraccio che sostiene e accompagna, senza dover nulla spiegare.
E ci annuncia, questo vangelo, che solo la vita di Gesù ci può rivelare il volto di Dio. Nessuno può fossilizzarsi sulla propria fede, religiosità e idea di Dio, nessuno può usarle per descriversi o giustificarsi…abbiamo sempre bisogno della vita di Gesù e del dono che egli ci fa, (chiediamoglielo!) per farci fare esperienza del Padre. Se non è paterno e misericordioso, non è Dio, e non ce ne dovrebbe fregare nulla di quel che ci hanno già detto, insegnato o pensavamo di avere capito. Il vangelo, buona notizia, è per noi una verità che deve venire prima e dopo le nostre esperienze, gavette, credenze o supponenze. La fede forse inizia così, come quando Gesù in Matteo continua a dire.. “ma io vi dico”. Qui c’è tutta la speranza inedita che per noi può essere solo dono da riconoscere e accogliere. Altrimenti ci sarà sempre altro prima a creare però confusione e soprattutto divisione. Non serve arrivare allo scandalo dello scisma coi lefevbriani (vi ricordo che c’è una frequentatissima comunità di laici e preti a un paio di km da qui) ma anche nelle nostre parrocchie, dove per nostre, lo dico per i più permalosi, non intendo mai esplicitamente fiera o selvana ma il nostro comune tessuto cristiano cattolico… i nostri contesti. Rischiamo di restare divisi tra le nostre cose da fare ma perdere sempre la visione di insieme… rivelare qualcosa del volto di Dio, far fare esperienza di Cristo e della sua risurrezione.
E cosa ci rivela Gesù di Dio? pensiamo alla lettura di Paolo ai Romani, una cosa meravigliosa: lo Spirito di Dio abita in voi. Lo ripete due volte. Dal giorno del nostro battesimo in noi è presente, è installata una presenza dello spirito di Dio che ci rende figli cioè ci predispone e accompagna a questa esperienza del Padre, ci fa riconoscere che ne avremmo bisogno e diritto, ci guida, è uno Spirito che Dio dà ai nostri corpi e dunque sostiene la nostra volontà umana nel fare scelte, decidere, compiere azioni secondo la sua volontà. Solo così la vita cristiana non sarà sforzarsi di fare cose religiose o compiere il bene ma lasciarsi abitare e attraversare dalla vita dello Spirito che si manifesterà nelle nostre parole e opere, facendoci scegliere quanto ci rende creature, figli, fratelli e sorelle uniti tra di noi e non il resto. Namaste
Un po’ come la vecchietta del funerale, mi ha in qualche modo sintetizzato la visione cristiana davanti alla morte, al di là di tutti i libri che potremmo mai leggere.
Forse questo divino in noi, potrà donarci davvero quella sensazione come di ristoro, cioè serenità, pace, accoglienza di cui parla Gesù stesso nel vangelo. E che affida alla vita di ciascuno di noi. Chiediamogli con umiltà, di desiderare e accogliere quanto vorrà rivelarci del padre, in modo da poter fare altrettanto gli uni per gli altri. rivelando non parole vuote ma esperienze credibili di vite ristorate dalla fede in Lui.

