
Che ve ne pare? vi faccio la stessa domanda di Gesù. Dopo 70/7 e gli operai della prima ora invidiosi e arrabbiati contro Gesù, arriva questa parabola, 2 figli così diversi. Chi ha ragione? chi vince? chi è il migliore? (…)
Se avete ascoltato con attenzione, Gesù mica risponde, né si schiera, figuratevi, non serve, è piuttosto un esempio e un appello. Ma butta la questa frase che dovrebbe, come domenica scorsa, almeno far alzare qualcuno indignato e prendere la porta.
Ascoltare il vangelo a volte non è facile, ne stiamo facendo esperienza ma, permettetemi, molto dipende anche da dove ti trovi, dal contesto. Qui possiamo anche arrabbiarci o indignarci…
Leggerlo a Rebibbia aveva un sapore tutto particolare; nella sezione dove andavo spesso, quella dei trans, e non solo, con reati anche molto gravi, insomma le prostitute di cui parla il vangelo…e commentarlo assieme: vedere la loro resistenza.. parla di voi, siate felici..no, non siamo degne…o qualcuna che ne piangeva…
Ci precedono non significa che noi non entreremo ma che loro hanno capito prima e meglio di cosa si trattava…non ragionando per meriti ignorati o curriculum cattolici ma per bisogni riconosciuti… Allora che ne diciamo di questi due figli?
Io credo siano due situazioni che ciascuno vive dentro di sé, no? Siamo i due figli contemporaneamente. In un modo o nell’altro, mica sarai sempre così…a volte siamo ipocriti, altre autentici, dipende, siamo comunque creature ambivalenti. Essere cristiani non è essere a posto, statici, risolti, perfetti, è un continuo equilibrio da cercare e ricreare, mantenere o custodire, perché è vita concreta, scelte, realtà, avvenimenti e imprevisti.
A volte ci viene facile e spontaneo sentire Dio accanto o vivere qualche pagina di vangelo, altre meno, dipende dal contesto.
In parrocchia magari ci sentiamo protetti; al lavoro, per strada o con amici non credenti è difficile: ci danno fastidio le bestemmie, i discorsi banali, le critiche gratuite e ignoranti alla chiesa, al Papa e le battute sui preti, ma scegliamo il silenzio, un sorrisino, o non ci va di essere etichettati come quelli che vanno a messa e allora, si scusano con noi forse… alcune situazioni sono facili, altre ambigue e ci mettono alla prova… naturale.
Significa soprattutto che in ogni occasione giorno per giorno, siamo continuamente chiamati non ad essere figli perfetti e coerenti, ma a sintonizzarci con la sua volontà…cioè? calma.. che volontà volete che abbia? lo chiediamo nel PN..sia fatta…
Un padre per i figli, mica la cambia ogni giorno, chi ci ama cioè vuole il nostro bene, mica è schizofrenico…quindi direi…
Intanto siamo alla Sua presenza, Lui è qui con me, in me.
Se io ho una “volontà” su o per una persona…innanzitutto
ho un desiderio per lei che crea in me un modo di guardarla, e degli atteggiamenti pratici; sono a disposizione di questo desiderio e vorrei esserci…è uno sguardo d’amore che cerca di realizzare tale volontà e quindi per noi…davanti a un Padre così significa
sentirci guardare con amore, premura, attenzione. Non sono solo, non sono sbagliato, non devo meritare o guadagnarmi nulla
mi lascio raggiungere e illuminare da tale sguardo e lo assecondo..
ecco la Sua volontà. Che si realizza in due direzioni: perché e come. Perché ci guarda così? SALVEZZA e LIBERAZIONE
Ne abbiamo bisogno ? Ne siamo consapevoli? Glielo lasciamo fare? E come? appunto…
Come? ecco alcune scelte concrete da valutare …
-preghiera e discernimento dei nostri pensieri
-accompagnamento spirituale, personale e regolare, con una persona adatta
-ascolto quotidianodel vangelo, così frequento Cristo…
-lavoro paziente sul sacramento della riconciliazione, da vivere con libertà e umiltà
-frequenza alla messa, un’ora a settimana per stare in modo particolare e unico con Lui, parola, pane, comunione, comunità.
Modi concreti semplici e verificabili per fare nostra questa sua volontà di amore per la nostra vita.
Chiediamo con umiltà al padre di fare nostro questo suo desiderio, ecco la vigna quotidiana in cui ci chiede di darci da fare nel suo nome e per la nostra salvezza.

