Non è nato “imparato”… Omelia XXa to ’26 A

XXa to ’26 A

   Perché oggi siamo qui, adesso?    Oggi siamo qui riuniti, qui con sto caldo, a messa, due giorni consecutivi, due omelie e 2 messe da preparare, cori, sacrestia da sistemare, una parrocchia attorno per merito o colpa sua.  Oggi, 20a domenica del tempo ordinario, in 5 continenti, dal Canada all’Australia, dall’Africa al Giappone fino alla Patagonia, si stanno “santificando le feste”, celebrando l’eucaristia, per merito o colpa sua. E questo accade da 2000 anni circa, ogni domenica, per merito o colpa sua.  Di chi? Come di chi?…       Di questa donna, la cananea.    Altroché Eva e la mela!

   Una battuta? Non lo so, ma è quello che accade nel vangelo. Nessuno di noi, nel mondo, non solo a Treviso, è mai stato né sarà parte del popolo di Israele. Nessuno di noi è ebreo, come lo era Gesù. (tema ed identità delicati, lo sappiamo bene).

  È quello che dice infatti: non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele insomma mi devo occupare del mio popolo, eletto da Dio, Israele, le 12 tribù, liberati dalla schiavitù in Egitto e che ora sono occupati dai Romani.

 Ma lei, la donna, non demorde. Non è ebrea, agli occhi di Gesù e dei discepoli, è pagana, impura anzi, in quanto Cananèa è maledetta perché idolatra, serve altre divinità. Peggio non si può.

   Per quanto Gesù fosse in viaggio, in Libano, a Tiro e Sidone, (città oggi tristemente bombardate come niente fosse da Israele) è ben convinto di quanto dice ai discepoli, il loro messia.

   Ma forse è meglio rivedere alcuni passaggi. La donna arriva, grida pietà, lo chiama Signore, si prostra …e lui? Guardate che non siamo abituati ad un Gesù così maleducato, sfrontato e insulso. Eppure…  così umano anche in questo atteggiamento.

 1–  Intanto la ignora: nessuna empatia o compassione come tante altre volte. Non le rivolse neppure una parola, registra Matteo, forse stupito! I discepoli, altrettanto insofferenti, gli chiedono di intervenire, ma giusto per farla stare zitta, li sta infastidendo. Allora Lui 2– ricorda che il suo ministero è per le pecore di Israele. E quindi rifiuta gente come quella donna, la condanna ed etichetta. Non è dei nostri, non è eletta. 

   Ma lei non demorde, ancora, 3a volta e chiede aiuto. Gesù ora dopo averla ignorata e rifiutata, 3- la offende. Il pane ai cagnolini? Le sta dando della cagna, lui è lì per i figli mica per i cani sotto al tavolo. E lei, un colpo di genio, gli spiega che si accontenteranno anche solo degli avanzi, delle briciole che cadono dalla mensa abbondante dei padroni ebrei.

   Io non so se riusciamo a comprendere la potenza di questa pagina. Forse sto banalizzando… ma Gesù cambia idea. 

O meglio sta imparando a fare il messia…intuendo che Dio non fa differenze e offre a tutti la sua paternità, la salvezza che Gesù sta portando andrà offerta a quanti ne abbiano bisogno. Vede una madre che soffre, non più solo una Cananea. Inizia ad andare oltre l’evidenza e non tornerà più indietro. Sono i pastori impuri e pagani i primi a lodare Dio a Betlemme vedendolo nella mangiatoia, no?.  Il mondo non sarà più diviso in puri o impuri, degni o sbagliati, in ebrei e pagani, cioè noi, ma in chi vuole essere figlio di Dio e lasciarsi salvare da Cristo risorto e chi no, chi resta a guardare.

  Ripenso a parole potenti ed esplicite di don Lorenzo Milani:

Se voi avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

Mi verrebbe ora da chiedere, provocando: 

Qual è la cosa che Gesù in quel momento ha deciso di non dire mai e mai più? 

Dietro al quale ha smesso di nascondersi, per poter evolvere nella sua missione, aderire sempre più alle attuali necessità del mondo, per crescere come pastore, fidarsi e convertirsi.. e convertire i discepoli e quindi, da allora, tutti noi cristiani e farci così, da due mila anni, essere qui, per merito o colpa di quella donna?

Secondo me, lì, Gesù ha smesso di pensare e dire… che..….        

   …   ABBIAMO SEMPRE FATTO COSÌ

Tempo indeterminato… Omelia Assunta ’26

   Allora, avete visto l’eclissi? Sta settimana, come sempre noi italiani, ci siamo ritrovati tutti esperti astronomi. Io, pur molto curioso, ho preferito aspettare le foto, allarmato dai rischi per la vista. Ma il fascino del contemplare è sempre coinvolgente, qualcosa di profondamente umano. Darsi tempo per contemplare, pensiamoci, pare un bisogno, non è poesia, è parte dell’essere umano, non solo romanticismo o meno: nessun animale si accorge di un tramonto o guarda le stelle. Noi si. Siamo fatti di infinito e quindi contemplare qualcosa che ci porta oltre, ci fa sentire a casa, noi stessi, quasi ci completa.

    Così oggi possiamo contemplare Maria, senza paura di perdere vista ma guardandola proprio negli occhi, quel suo corpo che viene assunto in cielo, con la potenza plastica della tela di Tiziano ai Frari di Venezia. Tutta la sua vita viene accolta dal Padre in paradiso. E oggi celebriamo con lei proprio questo. Lo facciamo, come dice il prefazio per rispecchiarci in lei come chiesa chiamata alla gloria. Nessuna singola devozione privata e a volte un po’ intimistica, ci allontani con indifferenza o peggio sufficienza, da questa prospettiva! Siamo chiamati a contemplarci anche noi, come chiesa; il concilio Vaticano 2°, nel doc. LG68 scrive proprio che lei così è l’immagine e l’inizio della chiesa, cioè dei credenti, noi, costituiti come peregrinante popolo di Dio: pensate ad esempio quando nella liturgia diciamo  “in questa sosta che la rinfranca nel suo cammino verso la patria”, oppure nell’attesa che si compia la beata speranza. 

Maria non è solo mamma o destinataria delle nostre preghiere e rosari ma ci vuole accompagnare a fare esperienza di quel continuo pellegrinare di fede che è il vivere il vangelo, lasciarsi interpellare dalla vita di Gesù, la sua buona notizia come annuncio diverso e sempre oltre quello che siamo o a cui ci siamo ridotti.

   O il concilio ci educa o passiamo all’eresia dei Lefebvriani!

Perché, come dice la preghiera di colletta, dopo il Gloria, noi speriamo di condividere la sua stessa gloria  dopo la nostra morte, cioè risorgere. Lo richiameremo tra poco, no? Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Parole sempre un po’ misteriose e che diciamo stancamente alla fine del lungo credo ma che ci fanno bene. Ne abbiamo così bisogno, noi che spesso non vorremmo cantare Io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il salvatore… mi domando, al di là della canzone da funerali, come dicono, ma c’è un messaggio più bello? 

Oggi allora essere qui a celebrare l’assunzione di Maria significa contemplare una sorta di primizia, chi ci ha aperto la via, offrendoci una sicura direzione e significato. E questo, tornando a lei, perché accade?

Essere assunti, come al lavoro, significa che da quel momento la tua vita ha una nuova identità, funzione, missione, significato, si è rivolti al futuro. 

Mi piace un sacco giocare col termine dell’essere assunti come al lavoro. Dona una prospettiva così pratica e liberante alla nostra fede cristiana e alla vita della comunità cristiana, della chiesa.

Tutto inizia col battesimo, questo testimone silenzioso in noi: pensate alla 2a lettura: per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti… così in Cristo tutti riceveranno la vita. Non quella biologica dono dei nostri genitori ovviamente ma quella eterna che da sempre ci rende già ora fatti di eternità, chiamati a contemplarci un giorno lassù in cielo.

E a contemplare, magari poco convinti, tutta la nostra vita, la nostra umanità, il brutto carattere di cui ci lamentiamo, le ferite, gli oltraggi, le croci, i desideri, l’amore speso, offerto a testa bassa, patito… tutto di noi verrà assunto… Dio è il genio della raccolta differenziata e di noi non butta via nulla… siamo solo chiamati ad imparare a parlargliene e a poco a poco offrirglielo, con gratitudine e con fiducia, con speranza e con dedizione… questo inizia a non farci più sentire soli, in noi e tra di noi, e profuma già di eternità. Ecco perché oggi, possiamo, al di là dell’eclissi, non guardare ma lasciarci raggiungere dallo sguardo materno di Maria, al quale ci affidiamo perché da chiesa pellegrina ci accompagni a suo figlio risorto per noi.

che è una “Voce di silenzio sottile?” OMELIA XIXa to ’26 -A

Ginocchio Sbucciato: Cause, Cura e Tempi di Guarigione

(soffia sul microfono…)  lo sentite? Fa fresco? Non l’avete sentito immagino, no? Peccato. Come quando da piccoli mamma soffiava sul ginocchio sbucciato o per rinfrescarti la fronte; ok, voleva essere solo un brutto esempio di quella “brezza leggera” percepita dal profeta Elia nella prima lettura.

   Ci racconta che per fare davvero esperienza di Dio, sei chiamato a metterti in discussione perché Lui è sempre diverso o meglio oltre quanto pensiamo di aver capito, ci hanno detto di Lui o a cui ci siamo abituati o spesso aggrappati, per giustificarci chissà come.    

Non è nel vento forte e potente, che spazza via il male dal mondo, le guerre, magari anche le spighe di zizzania di 2 domeniche fa; 

non è nel terremoto che fa crollare i palazzi dei potenti e della religione istituita, come speravano alcuni discepoli o come quelli che ancora non vogliono credere perché “il Vaticano e il potere…;  non è nel fuoco, quello che Gc e Gv, ribattezzati da Gesù “figli del tuono”, volevano far scendere sui cattivi, i pagani, i romani invasori, su quelli che ce l’avevano con il Messia (ne avevano paura).

No. Elia racconta che Dio è in una brezza leggera: anzi, la traduzione originale, più difficile e affascinante, è in una “voce di silenzio sottile”. Che vuol dire? Non so, è poesia. Un ossimoro, si direbbe, cioè due cose che non potrebbero stare assieme ma con le parole si può: ghiaccio bollente, attimo infinito, o come pretendere di essere uomo e Dio assieme, cioè G.Cristo, figlio di un falegname e di Dio, morto e risorto. PAUSA!!  Sapete cos’è una…

    Camera anecoica, senza eco: ce ne sono diverse nel mondo, stanze dove, attraverso un complesso sistema di isolamento acustico, si riesce a raggiungere il silenzio assoluto. Servono a calibrare strumenti di precisione o apparecchiature mediche. Interessante. Purtroppo non si riesce a restarci dentro per più di 30-40 minuti, dopo aver iniziato a sentire sempre più forte i propri rumori interni, battito cardiaco, flusso sanguigno, respiro…insomma si va via di testa, vertigini, allucinazioni; basta pensare a quanto ci metta a disagio il silenzio ogni tanto e già si comincia imbarazzati a tossire, a bisbigliare, a cambiare posizione…

A dire che ci sono certi silenzi che fanno più rumore di tante parole vuote. Così profondi e intensi da dare le vertigini.

Forse un Dio che si esprime come “voce di silenzio sottile” lo possiamo capire così. Una presenza in te e attorno a te che non ha bisogno di tante parole. Infatti dirà ad Elia “fermati alla presenza del Signore”. Spesso mi domando se, come cristiani, prima di fare tante cose e preghiere, abbiamo la consapevolezza in noi, nella fede, di essere alla Sua presenza. Non è facile spiegarlo ma credo questo possa agevolare la propria vita cristiana di figlie/i.

Quando ad es. sono

-Da solo: mentre mi metto a pregare e ne prendo consapevolezza, ad es, invocando lo Spirito Santo: mi trovo davanti a te o Padre, tu mi ami, mi accogli come sono, mi conosci e questo non mi fa sentire solo, sbagliato o estraneo, non sono un numero anonimo.

-In comunità o dove 2/3 sono riuniti… siamo comunità, ci accomuna questa paternità che ci rende fratelli e sorelle al di là dei rapporti di sangue, in tutto il mondo.

Mi può aiutare lo sguardo, mettendomi di fronte ad un’icona a                 casa o a un crocefisso, qui in chiesa o un bel quadro o a un panorama; oppure la fantasia o meglio l’immaginazione (capacità molto sottovalutata per la nostra vita spirituale): chiudo gli occhi e immagino la scena del vangelo che ho letto: volti, azioni, il paesaggio, le emozioni provate, le cose dette e i loro effetti                                                                                                                                                                                                                                                                                  (mi sta facendo molto bene vedere la serie tv The Chosen su Amazon Prime, la consiglio vivamente…) oppure dar fiducia ai salmi e farne propri alcuni versetti in cui si parla direttamente con Dio. Queste semplici attenzioni potrebbero aiutarci a fare un salto di fede e creare condizioni per ritrovarci in quella voce di silenzio sottile. Terremoto, vento forte e fuoco son segni forti ed espliciti, si impongono quasi con violenza oggettiva. Non mi pare lo stile di Dio con noi. Quella voce invece, delicata e quasi impalpabile, ci coinvolge in maniera più sottile, infatti e ci motiva, se lo vogliamo, come un sorriso,…    alla nostra libertà.

(soffia…)