VIa Domenica t.o. anno A ’26

Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. 
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Dite la verità…Non avete letto il Vangelo, vero? Troppo lungo?! Siete passati subito al commento? Lazzaroni e lazzaronesse… Perché poi la questione non è che è solo lungo ma pure, come dire, impegnativo, esigente. Questo forse non solo per le questioni spigolose che apre ma perché prevede si debba sospendere il giudizio e fidarsi, fare spazio, insomma, starsene zitti e accogliere quella mitragliata di “ma io vi dico”…. cioè…io ne so più di te. A nessuno di noi piace essere contraddetti, La fede forse parte da qui: abbassare senza umiliarsi la testa e dire…tu ne sai più di me… e mettersi in ascolto. Anche perché quello che “Lui sa più di me” non lo sa “senza di me”. E questo non è fondamentale, ma bellissimo, vi pare?

Va Domenica t.o. A ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Da tempo in alcuni ristoranti un po’ così, si trovano diversi tipi di sale: sale integrale, sale iodato, sale rosa dell’Himalaya, sale nero di Cipro, sale rosso delle Hawaii, sale piramidale di Maldon… pur non volendo frequentare nessun corso di cucina per diventare “sommelier del sale”, incuriosisce. Non basta rendere salato? E poi, aggiungo, mica ci mettiamo a mangiarlo… lo possiamo assaggiare, un pizzico, per il gusto, ma poi… lo usiamo come strumento. Così come una pila o una lampada… ora vanno di moda le carissime ed eleganti “Poldine”: mica le prendiamo per guardarle… ma per accenderle e leggere un buon libro. Insomma sto vangelo cosa ci sta dicendo? Che siamo già come siamo degli strumenti: nessuna condizione…non scrive: “sareste, sarete, se foste così o colà… sareste stati se solo…” (scatenando sensi di colpa, frustrazione, meritocrazia, affanni, ansia da prestazione religiosa…) Andiamo già bene così. Prima buona notizia che più assumi con fede, più ti fa sentire e andare bene in quanto affidato/a s Lui. POI.. occhio… tu in base a questo compi pure le “vostre opere buone“. Cioè siamo noi a dover agire in qualche modo, praticare con stile la nostra carità, giustizia, speranza. E questo deve far “rendere gloria al Padre”. Ecco la fregatura. Sale e luce sono a disposizione del cibo e dell’ambiente. Non viceversa. Chi ci avvicina, percepisce un segreto in noi, una motivazione forte, una spinta all’oltre, una promessa che invidia..insomma stiamo facendo pubblicità con la nostra vita alla scelta di fede cristiana? Nessun monopolio per carità. Ma chi ci incontra non dovrebbe “fermarsi a noi”. Tutti possono compiere opere buone, soprattutto senza rendersene conto… non credenti, agnostici, atei, indifferenti… ma se noi balbettiamo di essere cristiani…questo potrebbe essere un buon criterio: agisco io, ma faccio trasparire Lui? e da cosa dovrebbero comprenderlo le persone? da quante volte dico “Gesù” o dal mio stile? E questo riguarda ovviamente anche i nostri servizi in parrocchia… chi stiamo servendo? A cosa, poi e perché?

IVa DOMENICA t.o. anno A -2026 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Caro Gesù, innanzitutto grazie che ti sei messo a parlare e insegnare per noi; quanto a me però… ammetto che non ho voglia né sono poi così in grado di essere considerato “beato” dagli altri… Non sono così povero in spirito ma cerco sempre di accorgermi del tuo Regno; non ho voglia di piangere ma vorrei essere spesso non dico consolato, ma compreso in silenzio; non sono poi così mite e non mi interessa la terra, se non adesso, da scoprire e contemplare; sono impotente di fronte alla fame e sete di giustizia di chi davvero la soffre, non credo sia possibile essere saziati se non in cielo, quindi adesso… pazienza; non sono spesso misericordioso ma ne ho tanto bisogno; non sono certo puro di cuore ma ho una gran voglia di vedere tuo Padre faccia a faccia, Lui “che fa splendere il Suo volto su di noi“; non posso certo dirmi un operatore di pace, sono un semplice prete ma vorrei sentirmi lo stesso “figlio di Dio“; non sono certo perseguitato per la giustizia ma vorrei tanto continuare a intuire questo tuo Regno; sono abbastanza permaloso e suscettibile nella normale gestione delle relazioni con le persone, soprattutto coi clienti atei devoti del sacro… e faccio fatica a ricordarmi che sono “a causa tua“; non mi interessa la ricompensa dei cieli, ma continuare ogni tanto a rallegrarmi serenamente nel sentirmi al mio posto ed esultare piano piano per quello che, tutto sommato, mi ritrovo ad essere.

Ringraziando sentitamente, porgo cordiali saluti, dmt.