Rassicurati… Omelia XIIa domenica t.o. ’26 durante Cristo

Non abbiate paura, erano proprio queste le parole potenti con cui Giovanni Paolo 2, il 22 ottobre del 78, iniziava il suo pontificato invitando la chiesa a non temere, anzi ad aprire il cuore a Cristo.

Gesù le ripete 3 volte ai suoi discepoli, spaventati dal confronto con la realtà a cui li invia, non sembra facile, per loro, mettere in pratica quanto chiede. Un po’ come a noi, oggi, no? merce rara..

Sentiamole risuonare allora per prendere sul serio la nostra vita cristiana e non restare solo “de ciesa, religioso e devoto”.

   Tutti abbiamo paura: di fallire, di cambiare, di non contare nulla, di non farcela, di soffrire e veder soffrire chi amiamo e…

è il nostro limite umano e più reale. Ma Cristo ci invita a confidare nella fede in Lui e sentirlo accanto. Vuole rassicurarci sul fatto che la realtà può farci paura, è naturale. Ma Lui risorto è con noi.

La realtà ci spaventa in due modi, in noi e contro di noi: 1-dice che ci sono cose nascoste e segrete in noi che ci angosciano, cioè ci tengono schiavi della paura. Qualcosa di cui ci vergogniamo, che non vogliamo ammettere o riconoscere, qualche vizio o dipendenza, un peccato, qualcosa del nostro passato, di noi, della nostra educazione, che ci fa provare vergogna, colpa, che sentiamo ingiusto e ci fa chiudere, ci consuma rassegnati e fa morire a poco a poco, non vivendo una vita da protagonisti, libera e serena.

  Quante persone che ascolto spesso sono zavorrate dalla paura. E quando chiedo: la fede ti è di qualche aiuto? si cade dalle nuvole come se la nostra umanità non dovesse interessare a Dio o Cristo non potesse essere il nostro salvatore proprio anche dalla paura di essere ciò che meritiamo di essere. Lasciamoci lavare i piedi.

  E poi il vangelo rincara la dose: non c’è solo la paura che non ci fa vivere ma perfino la più grande, 2 quella di morire, di essere perfino uccisi. Qui Gesù provoca alla risurrezione: potrai anche morire, la paura più comune e ancestrale, spesso anche dissimulata, ma non temere. Sembra dire che qualsiasi cosa ci possa accadere qui sulla terra non è definitivo, a maggior ragione se grave o ingiusto: è il caso più estremo perché ci chiede di guardare oltre la vita terrena e confidare in Lui. Sarà solo Dio Padre ad avere l’ultima parola sulla nostra vita terrena. Siamo tutti chiamati a credere che quello che ci spaventa non è definitivo e che il bilancio della nostra esistenza non si chiude qui sulla terra ma prosegue e nella comunione, nell’incontro col padre della misericordia, quando torneremo alla nostra casa in cielo e lo contempleremo faccia a faccia… comprenderemo tutto e meglio. (cfr liturgia patria)

   Gesù allora, in questo vangelo ci rassicura, ecco secondo me il cuore di questa buona notizia oggi. Vuole rassicurarci, come la sua grazia nel sacramento del matrimonio (buona e cattiva sorte, salute e malattia), come nel battesimo, l’unzione per saper stare davanti alla realtà in maniera nuova, forte, scaltra, critica e libera.

(ti fortifichi) E ci rassicura non solo rispetto alle paure ma anche con quelle immagini tanto apparentemente banali quanto suggestive (capelli, passeri…) a dire: guarda che tu vali, io ti ho presente, conosco il tuo cuore. Niente della tua vita mi è estraneo, nulla in te soprattutto quello che temi o di cui ti vergogni, non mi interessa, anzi. Sentiti compreso e avvolto come in un abbraccio di misericordia, pazienza, comprensione e amore. Ecco alcuni ingredienti semplici con cui lavorare nella propria vita spirituale, nella fede al nostro modo di credere. Ci rassicura, cioè non gli sfugge niente, siamo conosciuti bene, mettiamoci a pregare innanzitutto con questa consapevolezza davanti a Lui e sentiamoci rassicurati.

  La paura non impedisce la morte, impedisce la vita. Ricordiamolo bene! E l’unico potere che ha la paura (diceva il filosofo Seneca) è quello che le attribuiamo noi, che le permettiamo noi di avere.

Chiediamo al Signore Gesù allora di non farci mancare la fede in Lui, giorno dopo giorno, imparando a parlargli delle nostre paure, perché ci doni la luce per comprenderne la radice e la forza per abitarle senza vergogna e affrontarle giorno per giorno con Lui a fianco. Sarà questo il modo in cui lo riconosceremo vivente e ci riconosceremo rassicurati e preziosi ai suoi occhi.

Domenica XIa t.o. ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Avete notato niente di strano? No? Ma dai, rileggete con attenzione e provate a riflettere. Non avete notato un errore di Gesùbbello? O meglio, forse, chi lo sa, un passaggio di Matteo che non fa tornare i conti su Gesù stesso e quello che ci siamo disegnati in testa di Lui e non solo. Riprovate dai, tanto so che non lo farete… e forse non avete nemmeno letto il vangelo. È tutto bello e così romantico… Gesù chiama quelli che vuole, non i migliori, non i più “puriperfettidegnimeritevoliapostoascetici”… no, questo piacerebbe a noi. Ci rassicurerebbe di essere sul carro del vincitore o di non volerci mai salire… e quindi vivo come viene. No, non è questo, che di per sé è bellissimo. Ci sono anche due tizi, tra i 12, di cui non parla mai nessuno nei 4 vangeli, né bene né male. Ci sono, anonimi, silenziosi ma anche questo è parte del progetto di Gesù, che anche con i meno famosi e appariscenti, ne ha combinate di cotte e di crude. Torniamo a noi. Mi fa pensare quanto Lui chiede loro… “non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani“. Ma come… non era, Gesùùùbbbeello, quello che voleva bene a tutti, accoglieva tutti, non escludeva nessuno ecc ecc ecc? Nel 4° cap di Giovanni non ci presenta tutto il mega dialogo proprio con la Samaritana al pozzo? E in altre tante pagine non elogia pagani, lontani, samaritani e altri…la loro fede semplice, pur di provocare i super credenti ebrei? Come la mettiamo? Ha ragione Matteo o Giovanni? Direi entrambe. Mi spiego. Secondo me il bello di questa pagina di Matteo è che, nemmeno tanto tra le righe, ci presenta un Gesù che non è “nato imparato”. Che non sapeva fare da subito il suo lavoro di Messia, non sapeva cosa sarebbe dovuto accadere, come fare, che principi usare, che stile avere, che metodo di lavoro, che priorità. E allora ci sta che abbia… umanamente…”cambiato idea”. Che non si fossero capiti bene con Dio al limite ma… intanto aveva iniziato. La fede cristiana, la vita cristiana è un percorso, una dinamica, non esiste il format standard e statico. Lo pensiamo troppo e in troppi e così facciamo bilanci fallimentari, sopravvalutazioni, ci etichettiamo come “nonbravicristiani” o “pococredenti” o.. quel che volete… come se fosse un contratto che hai sigillato una volta per sempre. Ma non è una relazione? certo, ne avrà le dinamiche, gli alti e bassi, i momenti di luce e di buio, di dubbio e di serenità come tutte le relazioni. Nemmeno Gesù ha saputo subito come fare ed essere tutto subito perfetto ma ha avuto l’umiltà e la capacità di mettersi in ascolto, leggere e ascoltare il reale, chiedere a Dio nelle notti in preghiera, ciòè stare zitto Lui e ascoltare il Padre… e il risultato, mi pare… insomma, ne valga la pena.

Mangia la relazione… Omelia Corpus Domini 26

“Padre ma la fate la processione del Corpus Domini?  (baldacchino col telo e i 4 che lo tengono, il prete col velo omerale e l’ostensorio dorato, l’eucaristia, i chierichetti coi ceri, i bambini della 1a com. con i petali di rosa….e via per le strade del paese cantando a dire a tutti, forse…provoco “ci siamo anche noi..ancora”…ecco Gesù, giù il cappello…a marcare il territorio..non so, l’ho fatta tantissime volte… oggi mi lascerebbe un po’… perplesso).

    In qualche modo si, le ho risposto, non sarà proprio una processione ma una festa, la festa della comunità cristiana di Fiera. Dei cristiani di fiera che partecipano alla vita della parrocchia.

Non porteremo Gesù in giro ma come comunità cercheremo di metterci la faccia, quelli che di cognome fanno cristiani a fiera e frequentano più o meno, si danno da fare, sentono di appartenere a qualcosa, la chiesa, la parrocchia di più grande, come orizzonte.

  E quindi mi pare bello e significativo che quest’anno questa nostra festa cada in questo Corpus Domini.

Tanto poteva apparire astratta la Trinità di domenica scorsa, quanto risulta tremendamente e meravigliosamente concreta quella di oggi… si parla di mangiare, bere, di vita piena, di carne da masticare, fare esperienza di pane e vino.

Valori, tradizioni, i curricula cattolici, il passato da cristiano in parrocchia, le abitudini, il rispetto non si mangiano.    Cristo si.. si fa mangiare. mangiare, masticare, fare esperienza, portare alla bocca… esplorare il mondo: le nostre educatrici del nido lo sanno. dai 3 mesi ai due anni…i bambini mettono in bocca di tutto…  per imparare conoscere fare esperienza sentirsi  e sentire…fase orale direbbe la psicanalisi oltre a tante altre cose..

fare esperienza   è uno dei primi modi in cui imparano il mondo che li circonda e ne fanno esperienza.

Noi, pensiamoci, fratelli e sorelle… chi siamo, la nostra identità, la nostra storia, il presente e il nostro futuro, chi siamo?

Siamo la storia delle nostre relazioni. Del modo in cui siamo entrati in relazione con lo sguardo della mamma, la teoria dell’attaccamento in psicologia, come i nostri genitori ci hanno o meno protetto, accompagnato, rassicurato, cresciuto, le amicizie, il rapporto con le figure autoritarie o autorevoli, i care giver, siamo la storia del modo in cui le relazioni ci hanno gestito, segnato, aiutato o condannato… la relazione con gli altri, dalle compagnie belle o brutte da adolescenti e come ne siamo usciti, dagli amici veri ai primi amori a quelli definitivi…siamo passati tutti per relazioni tossiche e persone manipolatrici come pure per…

  insomma siamo la storia delle nostre relazioni, la relazione ci determina, ci rende quello che siamo, la relazione ci condanna o ci salva, zavorra, radici, ali, bellezza, sicurezza, amore e significato.

E Gesù Cristo infatti, si pone a noi, a ciascuno, credente o meno come relazione fondamentale: col Natale ci raggiunge, con la Pasqua ci assicura eternità oltre la morte, con l’eucaristia ci dice ci sarò sempre e comunque, col perdono ci dice ad oltranza, non mi dimenticherò mai di te, non mi deluderai mai…che sono le cose fondamentali nelle relazioni che ci possono salvare o ammazzare, rendere forti o insicuri, fragili o elastici. Gesù si pone in relazione perché conosce il nostro bisogno umano di riconoscimenti, sicurezza, appartenenza, visibilità, protagonismo, pace… 

Gesù che si fa cibo e cibo che non deperisce e che dona vita, non vita biologica ma vita eterna cioè di qualità è una bella provocazione sfida.

Gesù si offre come relazione. Spesso religione non fa rima con relazione ma Lui offre se stesso come relazione fondamentale per la nostra umanità. Per salvarci, anche da noi stessi.

Ci dice “guarda che tu hai fame di relazione, perché sei fatto così, ti conosco.” relazione che non ti faccia sentire solo o isolato o impotente di fronte alla realtà.

E questa è una provocazione ai credenti, contro un rapporto malato, di devozioni e intimismo con l’eucaristia o la religione delle cose da fare per un dio permaloso e lontano nel sacro..lui invece dice prendi, mangia fa esperienza, oltre la religione, che resta solo mezzo.

ma se posso, anche per gli indifferenti alla fede, i lontani dalla religione, quelli che insomma, finalmente riconoscono e ci dicono che loro senza dio stanno bene lo stesso, anche se poi chiedono i sacramenti il battesimo dei figli, il funerale del nonno ecc.

Gesù sembra provocare anche loro perché ci annuncia o ricorda che noi abbiamo bisogno di relazione per comprendere chi siamo e da soli.. di noi,… sappiamo e sapremo poco e forse male

Sembra dire..guarda che ti potresti perdere qualcosa di bello e interessante di te e della tua vita, dammi una possibilità, mettimi alla prova..

relazione… perdono, accoglienza, 

che noi abbiamo fame di donarci, senza paura di perderci o rimetterci… che noi funzioniamo così, credenti o meno, che se non riusciamo ad amare stiamo peggio, se non riusciamo ad essere generativi e condividere quel che siamo e possiamo donare, ci sentiamo spenti e inutili.

che i nostri bisogno di consenso, riconoscimento, attenzione, accoglienza ad oltranza… rischiano di consumarci se non diamo loro risposte definitive… e quel pane, quella esperienza ce lo testimoniano….  

siamo tutti dipendenti dentro alle relazioni, ma è sempre la relazione dalla terapia con gli animali, al volontariato con persone più bisognose, a salvarci.. dalle nostre dipendenze, dai social, dalle’isolamento, dall’apparire…dalle tante anestesie.

Ecco perché oggi è bello esser qui a celebrare la nostra relazione con Gesù sperando fondi sempre di più quella con noi.

ci piacerebbe raccontare che in qualche modo tutti noi abbiamo fatto esperienza di Gesù e questo motiva e sta motivando il nostro essere qui oggi…

la vita di Gesù orienta e illumina la nostra oggi.