Domenica XIVa t.o. ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Nessuno conosce il Padre se non il Figlio: quasi a dire… ma quanto rischiamo di parlare a vanvera di Dio, il più delle volte (!!), partendo solo da emozioni, ricordi, insegnamenti presunti, abitudini, schemi mentali, frasi fatte, esperienze infantili non rielaborate … qui veniamo messi spalle al muro. Serve il Figlio, o meglio… solo la fede in Gesù, da frequentare con confidenza o ascoltando il vangelo può rivelarsi il vero e unico volto cristiano di Dio, cioè quello di un papà. Sagra delle ovvietà? Forse ma tant’è… rivelarlo, ci dice: mi chiedo quante volte la nostra preghiera ne tiene conto… prima di fare elenchi di promemoria, bisogni o richieste… chiedere… mi aiuti a vivere Dio come un Padre? Me lo riveli? Me lo presenti? Me ne fai fare esperienza? Il resto, temo e credo, venga da sé. E forse questa sarà un’esperienza “ristorante” cioè che ci ristora: acqua e menta, frutta fresca, acqua, doccia gelata, ventilatore, climatizzatore, cantina, brezza leggera del mattino, giretto in montagna…. tutte cose che ci danno ristoro in questa canicola. Immagine suggestiva per ripensare agli effetti nella propria vita spirituale di un volto evangelico del Padre… perché se non è evangelico…che volto sarebbe e soprattutto… a che ci sta servendo?

Domenica XIa t.o. ’26 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 9,36-10,8

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Avete notato niente di strano? No? Ma dai, rileggete con attenzione e provate a riflettere. Non avete notato un errore di Gesùbbello? O meglio, forse, chi lo sa, un passaggio di Matteo che non fa tornare i conti su Gesù stesso e quello che ci siamo disegnati in testa di Lui e non solo. Riprovate dai, tanto so che non lo farete… e forse non avete nemmeno letto il vangelo. È tutto bello e così romantico… Gesù chiama quelli che vuole, non i migliori, non i più “puriperfettidegnimeritevoliapostoascetici”… no, questo piacerebbe a noi. Ci rassicurerebbe di essere sul carro del vincitore o di non volerci mai salire… e quindi vivo come viene. No, non è questo, che di per sé è bellissimo. Ci sono anche due tizi, tra i 12, di cui non parla mai nessuno nei 4 vangeli, né bene né male. Ci sono, anonimi, silenziosi ma anche questo è parte del progetto di Gesù, che anche con i meno famosi e appariscenti, ne ha combinate di cotte e di crude. Torniamo a noi. Mi fa pensare quanto Lui chiede loro… “non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani“. Ma come… non era, Gesùùùbbbeello, quello che voleva bene a tutti, accoglieva tutti, non escludeva nessuno ecc ecc ecc? Nel 4° cap di Giovanni non ci presenta tutto il mega dialogo proprio con la Samaritana al pozzo? E in altre tante pagine non elogia pagani, lontani, samaritani e altri…la loro fede semplice, pur di provocare i super credenti ebrei? Come la mettiamo? Ha ragione Matteo o Giovanni? Direi entrambe. Mi spiego. Secondo me il bello di questa pagina di Matteo è che, nemmeno tanto tra le righe, ci presenta un Gesù che non è “nato imparato”. Che non sapeva fare da subito il suo lavoro di Messia, non sapeva cosa sarebbe dovuto accadere, come fare, che principi usare, che stile avere, che metodo di lavoro, che priorità. E allora ci sta che abbia… umanamente…”cambiato idea”. Che non si fossero capiti bene con Dio al limite ma… intanto aveva iniziato. La fede cristiana, la vita cristiana è un percorso, una dinamica, non esiste il format standard e statico. Lo pensiamo troppo e in troppi e così facciamo bilanci fallimentari, sopravvalutazioni, ci etichettiamo come “nonbravicristiani” o “pococredenti” o.. quel che volete… come se fosse un contratto che hai sigillato una volta per sempre. Ma non è una relazione? certo, ne avrà le dinamiche, gli alti e bassi, i momenti di luce e di buio, di dubbio e di serenità come tutte le relazioni. Nemmeno Gesù ha saputo subito come fare ed essere tutto subito perfetto ma ha avuto l’umiltà e la capacità di mettersi in ascolto, leggere e ascoltare il reale, chiedere a Dio nelle notti in preghiera, ciòè stare zitto Lui e ascoltare il Padre… e il risultato, mi pare… insomma, ne valga la pena.

Domenica Va di Pasqua ’26 durante Cristo -A

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-21

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Densi, densissimi questi versetti di Giovanni, da masticare piano piano e contemplarli. Anzi da contemplarsi… riuscire a contemplare me stesso dentro quanto questa pagina mi annuncia. Riuscire a rallentare, fermarmi, fermare il flusso di idee, parole, scuse, giustificazioni, memorie, schemi mentali, immagini ed etichette su di me con cui sempre mi descrivo e mi limito… e contemplarsi dal suo punto di vista. Abbiamo ricevuto uno Spirito Santo in noi. Questo rimane per sempre, scrive John, in voi e presso di voi. Ci pensiamo mai? Lo invochiamo? Ci aggrappiamo? Non vi lascerò orfani. Non saremo più soli, avremo qualcuno con cui sbattere la testa, una spalla su cui poggiare, una mano per rialzarci ogni giorno, un compagno di strada davanti al panorama. Voi invece mi vedrete e voi vivrete… come il vangelo di domenica scorsa, in cui ci è stato detto che Lui è la verità, la via e la vita… la possibilità in noi di fare esperienza di Lui, fidandoci, provando a funzionare come nel vangelo ci viene chiesto e suggerito. Io in voi... ritorna la possibilità e l’annuncio di una presenza in noi di cui prendere consapevolezza e da invocare. Davvero intensi, non c’è molto da dire per fortuna, si rischia di sciupare qualcosa. Credo che alcune pagine vadano semplicemente scelte e assaporate, nel senso che sta a ciascuno farne esperienza e tirarne fuori ogni volta quanto serve, quanto credo, quanto vi posso sperare… quanto mi interessi farlo, soprattutto.