Domenica XXVIa t.o. B-2018

 

MACINA

Tempo di lettura previsto: 3 minuti.

In ascolto del Santo Vangelo secondo Marco 9, 38-48

Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.

Paginetta da niente…quasi quasi metto una seconda immagine e ciascun per sé … ma insomma non spaventiamoci, non vuole intimorire ma riorganizzarci. Anche se effettivamente il riferimento allo scandalo e all’uso della macina di mulino non ce l’aspetteremmo da Gesù buono, mite e umile di cuore. Eppure …con tutti i reati di pedofilia ecc. ecc. finite voi…

Qualcuno prende “a prestito” il nome di Cristo e fa del bene: ma non fa parte degli eletti, degli appartenenti, dei parrocchiani, dei devoti..e questo scandalizza, tanto da volerglielo impedire. Facciamo “due comunità diverse” cantava Vasco qualche anno fa.

Credo ci siano gradi diversi di appartenenza: da quella inconsapevole a quella radicale, passando per quella “con riserva” e progressiva. Questo credo sia importante. Cominciare comunque da qualche parte. E poi lasciarsi scoprire o sperimentare. Non impedite segni positivi di crescita e maturazione. Mi pare un punto interessante: non aspettate di essere perfetti, super credenti, super credibili, di avere tempo, coraggio, risorse, capacità…intanto buttatevi e cominciate. VI formerete, purificherete, motiverete per strada, facendo.

L’appetito vien mangiando. Cerchiamo di creare condizioni buone per camminare nella direzione giusta. Viviamo con gioia e passione la possibilità di fare il bene possibile, per noi, qui e ora. Offriamolo. Il resto lasciamolo allo Spirito Santo.

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Perché? – Domenica XXVa t.o. B-2018

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In ascolto del Vangelo secondo San Marco 9, 30-37

Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

La prima cosa che noto è la paura ad interrogarlo: quante volte non abbiamo coraggio di dire “non ho capito, scusa, me lo rispieghi? oppure..cosa intendi dire? aiutami a comprendere bene”…ci facciamo problema a chiedere e così nascono tensioni, fraintendimenti, pregiudizi, confusione e ci si fa male per niente.
Si preferisce restare sulla propria bella figura piuttosto che agevolare una comunicazione efficace. Come se fosse umiliante farlo…i discepoli se ne fregano, sentono ma non comprendono, ascoltano ma non reagiscono..hanno nel cuore altro. I primi posti. E Gesù, come un prof che rientri all’improvviso in classe, li “sgamma” facilmente. A Gesù che era un mago delle domande giuste per provocare fede e conversione…non sanno fare la domanda giusta, stanno bene lo stesso.
Chi infatti è nei primi posti forse non ha bisogno di capire nulla.
E poi il bambino, che si fida, si abbandona, sa stupirsi e meravigliarsi, prendendo anche un po’ la vita per gioco…viene posto come modello.
O forse semplicemente, perché i bambini, soprattutto ad una certa età, non la smettono mai di fare domande con i loro geniali “perché?”

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Domenica XXIVa to -B 2018

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Tempo lettura previsto: 4 minuti

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 8, 27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

C’è solo la strada, su cui puoi contare…cantava Gaber. Immenso. Gesù era sempre per strada, gli incontri, le persone, i segni miracolosi, i dialoghi… dirà di se di essere “strada”, viaveritàvita…i primi cristiani non venivano chiamati così ma “quelli della via”.

E’ bello allora sostare su questo spunto per vedere che anche la nostra fede  è sempre per strada. Con Lui e come Lui. Non significa la costante insoddisfazione di chi è in continua ricerca e non sa dove andare…ma sa fare della propria esperienza di vita, un’esperienza sempre provvisoria, senza sedersi o accontentarsi (che non vuol dire vivere nell’affanno della performance! o non saper contemplare…) ma camminare, ripartire, scegliere ai bivi le direzioni giuste, l’equipaggiamento agile, la lotta all’essenziale…

Sulla strada questa domanda è sempre termometro: sguardo fisso negli occhi, ti mette all’angolo per passare dalle chiacchiere tradizionali, dalle risposte abitudinarie a qualcosa che ti abbia toccato dentro…ad un’esperienza viva ed efficace.

Anche perché la dichiarazione d’intenti non è poi delle migliori. Non andrà tutto bene, non sarà facile ma reale. E anche questo sguardo di Gesù su noi e la realtà mentre ce la spiega, la racconta, la annuncia è bello. Gesù fa discorsi apertamente, sa fare le domande giuste, di cui abbiamo così bisogno per essere illuminati e riordinarci dentro, in modo da viaggiare più agili e leggeri, consapevoli, attrezzati…ma sa anche insegnarti l’approccio giusto alla realtà, concreta, bella ma scomoda, inevitabile ma risolvibile, da affrontare con Lui. Non facciamo come Pietro allora, orecchie da mercante, che saprebbero sempre insegnare il lavoro a tutti. Noi,  così spesso popolo di presidenti del consiglio, papi, allenatori della nazionale, “tutti tuttologi” cantava Gabbani… siamo chiamati a camminare dietro, a mettere Lui davanti come capo cordata, come il navigatore che dice…se… altrimenti vai tranquillo, sai dove e come trovarmi.

Naturalmente, per strada.