Domenica XXIa T.O. C-2019

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Tempo lettura previsto: 5 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 13, 22-30

Passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi,rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi dame, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Un’altra bella sberla, dopo quella di domenica scorsa, col fuoco da gettare e la divisione da portare: anzi, mi verrebbe da dire, un bel pugno in testa alla Bud Spencer di quelli che ti stordisce un bel po’. “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze“… interessante: come dire…”eravamo con te, sei dei nostri, eravamo amici, ciccì & coccò, eri sempre a casa nostra, magnabevifafesta, complici, compari…dai Gesù non rompere, cos’hai adesso, antipatico, irriverente, insulso che non sei altro! ”

Oppure..con tutto quello che abbiamo fatto per te, per il prete, la ciesa e a parrocchia…

Ingrato, scorbutico, Gesùcristoisterico, ma chi ti credi di essere? siamo entrati in seminario e diventati sacerdoti o suore, abbiamo studiato teologia e bibbia, fatto esercizi spirituali e ritiri, fatto anni di catechismoscoutgruppicori e coretti, eravamo sempre pronti a dare una mano, se c’era bisogno in parrocchia, abbiamo piantato tende, ridipinto, pregato, sistemato fioritovagliecandelevesti, e tu? abbiamo grigliato campi di polenta e intere dinastie di maiali, spinato fiumi di birra, fritto quintali di patatine fritte in sagra… e tu?

Abbiamo il capitello in giardino, siamo andati a Lurds e Megiugori, la zia suora, abbiamo fatto i chierichetti da piccoli, siamo amici di quel don…e tu? Siamo sempre venuti a messa, a confessarci natale e pasqua, abbiamo fatto giardini di fioretti e mangiato pesce il venerdì…diobon!

E tu adesso ci lasci fuori? operatori di ingiustizia a chi? ma chi ti credi di essere? Ci cacci fuori? Va remengo, gesùcristo, … Vogliamo sedere anche noi a mensa nel regno di Dio, altroché ultimi…e non vogliamo che ci passi davanti nessuno, soprattutto le prostitute e i pubblicani… siamo brava gente, devota, de ciesa, generosa e disponibile.

Basta, non vengo più a messa, non do più una mano, me sbattezo.

 

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XVIIa t.o. 2019-C

 

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Tempo lettura previsto: 5 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Luca 11, 1-13

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».

Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto,non posso alzarmi perdarti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

C’è anche troppa roba oggi in questo vangelo e per questo caldo: mi fermo su un fermo utile ed evocativo: “insegnaci”. I discepoli mica non sapevano pregare. Erano mediamente tutti buoni ebrei devoti e pii, dediti al tempio, ai riti, alle abluzioni e tradizioni, come ogni buon ebreo del tempo. Eppure chiedono a Gesù di insegnare loro a pregare.

Due cose: 1) devono aver notato che il modo in cui Lui pregava, lo lasciava diverso. Forse, che ne so, più sereno, mite, in pace, ristorato, libero, sveglio.

2) devono aver colto, dopo questa sorta di “santa invidia” che oltre che essere promettente e seducente…quello stile va insegnato.

Insegnare vuol dire che ti vuoi mettere in relazione con chi ne sa più di te, che non vuoi più sentirti arrivato o a posto, abituato o esperto. Questo insegnami vorrei diventasse un mantra della mia vita spirituale, in modo da restare sempre connesso con la Sorgente per poter continuamente scaricare gli aggiornamenti e gli antivirus ed essere più appassionato alla novità della buona notizia che rassicurato dalle mie ormai solite quattro certezze.

Insegnami dice a mio avviso una sana e bella inquietudine, desiderio, passione, nulla per certo o assodato o scontato… ma “ti voglio rompere le scatole”, voglio fare esperienza, sentire che ne vale la pena, non mi basta quel che già so o vivo…. son curioso, vorace..

bello……… davvero…..

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Perché faccio tutte queste “cose”? Omelia XVIa t.o. 2019-C

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Gesù richiama Marta alle giuste priorità. Marta e Maria non sono in contrapposizione; sono complementari, con quel che rappresentano, due polmoni. Non affannatevi sentendo che dipende tutto da voi e che dovete fare tutto voi…Maria si è scelta letteralmente la parte “buona” non migliore. Buona perché Maria è saggia e ha capito come impostare bene le cose, su cosa, partendo dall’ascolto. es. “con la grazia di Cristo..”, dicono gli sposi novelli felici, saremo genitori cristiani oggi che chiediamo il battesimo ma come fai poi a vivere questo desiderio-impegno se non Lo ascolti mai? Se non ti crei le condizioni per vivere così, per mettere un po’ al centro la Sua Parola, se non dai la priorità all’ascolto come cristiano. Ma che significa per noi, ascoltare Dio?

Torniamo al vangelo: l’immagine che l’evangelista ci dà di Maria, seduta ai piedi del Signore, va compresa bene e non banalmente…

come quelli che vorrebbero mandare in missione tutte le suore di clausura…! Il suo atteggiamento è di ascolto, di chi riconosce da dove partire e da chi ha bisogno di imparare a vivere. Dio cerca le persone non quello che fanno. Ama noi, non i nostri meriti e affanni, fossero anche pastorali. Ma lo riconosciamo? glielo permettiamo?  o siamo perfino indaffarati per questo?

Essere cristiani innanzitutto è vivere in questa relazione di ascolto, scegliere di non avere sempre e solo il monopolio di me, decido io, so io, faccio io, scelgo io. Ma riconoscersi creatura, sentire che Dio ha qualcosa di bello da dirmi, se lo ascolto, che nella mia coscienza Lui sussurra il meglio per me, che forse Lui vede più in là di me. Che non siamo chiamati a dirgli Padre nostro e basta se poi viviamo da bambini capricciosi. Significa vivere come Maria, trasformando la nostra preghiera da elenco di cose da fargli fare, da ripetizione a memoria di filastrocche…a un mettersi davanti a Lui e percepirsi alla sua presenza. Se ci pensiamo di fatto Marta…non incontra Gesù né gli permette di raggiungerla.

Non è sbagliato il curare l’accoglienza e l’ospitalità, che Gesù non condanna certo e di cui la prima lettura ci offre una pagina magistrale…ma è sbagliato il modo in cui lo fa, dice il vangelo che è “distolta” cioè appunto non riconosce né priorità né misure giuste. Lei è un po’ “fasso tutto mi”…ma in realtà la fede inizia per noi quando lasciamo sia Lui a fare qualcosa per noi.

Vogliamo vivere in ascolto o sentirci bravi perché indaffarati a dimostrare in calorie il nostro affetto… o la nostra bravura e meriti? Chiediamo al Signore tanta umiltà per metterci in discussione da questo punto di vista e la consapevolezza di essere chiamati ad ascoltarlo prima di vivere spontaneamente pur in maniera religiosa ma troppo poco cristiana.