La domenica del coniglio con le olive…

coniglio-alla-cacciatora-bianco-hom-e-finale-3

( Sottofondo De Andreiano ..ho sempre adorato questo non voluto gioco di parole.)

La signora Lina oggi ha fatto il coniglio con le olive. Buonissimo! Profetica prelibatezza pasquale. Immagino senza saperlo. La nostra settimana santa è tutta qua, suvvia, nell’equilibrio saporito tra le olive di oggi e il coniglio di domenica prossima.

“Che c’entra?” sbotterà qualcuno scandalizzandosi, spero senza strapparsi la tutona da quarantena… C’entra! Stamattina mi ero fatto una promessa: se arrivo a 10, lo faccio. E mi son arrivati ben più di 10 messaggi con gli auguri di “Buona domenica delle Palme” con i ramoscelli di ulivo e tutto. Sono stati messaggi ovviamente graditissimi e ringrazio, ma il discorso è un altro.

(Tranquilli non mi è andato il coniglio con le olive di traverso, non son inacidito ma forse solo in cattività come voi, agli arresti domiciliari.)

Che c’entra il coniglio? nulla, sia ben chiaro: ma sappiamo bene che nel dolciastro stereotipo commerciale, assieme alle uova di cioccolato, alle rondini primaverili, ai fiocchetti, ai piante in fiore…insomma, fa tanto pasqua, il tenero coniglietto, soffice batuffolo di simpatia coi dentini sporgenti, per cui (forse perché si sa che si riproduce a iosa), nessuno si smazza come per i (DELIZIOSI!) capretti e agnellini pasquali o gli ubertosi suini gigliati a pasquetta circa il suo martirio gastronomico. Mi hanno segnalato tra l’altro che compariva come animale pasquale in alcuni siti para religiosi di attività per bambini della scuola dell’infanzia. Una sorta di invasione della “teoria gender..”  Insomma il coniglio è anche segno di Pasqua? Nein. O meglio, non con quella cristiana!

E le olive? nulla, come sopra: anche perché noi la chiamiamo “delle palme” ma abbiamo ramoscelli di ulivo. Son due piante diverse. Ci avevate mai fatto caso? Ben venga insomma questa inconscia e tradizionale traslazione di significati. Coniglietti e olive, come renne e folletti, neve e babbi natale, come ferragosto invece dell’assunta o ponti invece di immacolata, befane che si fumano l’epifania, ecc. ecc…

Mi ero riproposto di rigurgitare qualcosa oltre i dieci sms per la sensazione che ci stessero fregando da sotto il naso ANCHE la domenica delle palme… lentamente.

Messaggi gentili e genuini a base di ramoscelli di ulivo per la domenica delle palme e coniglietti per Pasqua. E un bell’augurio di serenità e pace. Ed il gioco è fatto.

Viene in mente Gesssuùùùbbbello che dice di essere venuto mica a portare la pace ma la spada. Il fuoco, la divisione (cfr. Luca 12, 49-53) Non la serenità (applicazione mia) ma il caos tra maritomogliefigliopadrefigliamadrenuosasuocera…. du iu rimember?

Lo addomestichiamo ai nostri bisogni sociali e umani. Ma poi queste cose si sedimentano in noi, diventando attese col quale poi fatichiamo ad inquadrarlo, per quello che è e ha detto di voler essere. Tra le olive e il coniglietto in mezzo ci sta la croce ed il sepolcro vuoto. Guai a togliere uno di questi elementi, altrimenti crolla tutto. Non ci serve né una fede splatter tutta sangue, chiodi e lacrime di dolore…né una troppo leggera, con solo il sepolcro vuoto e le campane a festa. Non vale. Il pacchetto è completo. Altrimenti facciamolo scendere dal musso.

Chissà cosa pensava, sornione, il nostro bell’uomo, su quel somarello entrando a Gerusalemme, ben sapendo di Pietro e Giuda, laverà loro i piedi lo stesso (!) come pure degli altri eroi fuggitivi e contrariati, delusi, o di tutti quei cazzoni che poi diranno “Barabba” o se ne staranno a casa, perché avevano da fare. Chissà come li guardava intuendo che poi se ne sarebbero andati tutti… o l’avrebbero guardati svogliati e presi dai loro affari, coi loro criteri e giudizi. La folla è sempre cialtrona… erano gli antesignani dei leoni da tastiera del web o simili… di chi abbocca alle fake news, di chi specula … nihil novo sub sole, insomma… qualcuno vorrà forse come Pietro mangiarsi il gallo con le patate ma…per non potersi mangiare le mani….

Benvenuto Gesù, osanna, viva viva…ci hai portato la fine della quarantena o solo della quaresima? ci hai portato il vaccino per il covid? No? e allora? torna casa col musso!

Quello è il volto di Dio che ci è stato rivelato e donato, in cui tutto si è compiuto. Con Lui dobbiamo avere a che fare, litigando, godendo, ringraziando o sbuffando. Il resto è solo centrato su di noi. E’ una nostra idea, bisogno, proiezione, umanissima necessità.

Ci sta portando “solo” sé stesso, su un somaro. Credo…che il vangelo, sia tutto qui. Nessuna idea, nessuna convinzione, nessuna ideologia o cosa da capire, meritare, comprendere, intuire…ma solo una relazione a cui rispondere, uno sguardo da cui lasciarsi addomesticare, un rapporto a cui aderire, una mano da prendere, una persona viva, vivente, vivificante. Che sale su un musso: non arriva con libri sotto il braccio o col mantello di superman o con tutte le risposte, soluzioni, forte, figo, (quello un po’ si, dai!), risoluto, cazzutissimo, sul pezzo. Nessuna ricetta, solo ingredienti: via, verità e vita.

Quella stessa vita che già ci abita dentro dal giorno del battesimo. Lui vive già in me. Quindi il sacro non esiste più. Non servono le “cose religiose…” Lui abita già la mia vita, mi cresce dentro, mi riempie traboccando della comunione con la Trinità, nel cui nome ci segniamo. Lasciamola emergere da dentro. Nulla è “fuori” di noi da inseguire.

L’anno scorso nella introduzione alle messe dissi che “oggi Osanna fa rima con Barabba.”

Eppure non mi è mancato l’accalcarsi compulsivo ai banchetti dei ramoscelli di ulivo per accaparrarsi il ramo più bello, l’orpello devozionistico pasquale? Quante volte ho sentito preti e laici belare rabbiosi tra i denti di gente che a messa non ci viene ma il ramoscello di ulivo ….lo vengono a prendere, magari da attorcigliare alla candela della candelora.

Che ne è stato del ramoscello dell’anno scorso? di quello che, (ben facendo!), abbiamo portato a nonni infermi o a vicini di casa pigri…

Non mi è mancata questa devota caccia alla domestica decorazione religiosa, perché poi…la forma conta, mica posso portarmi un ramoscello sgualcito o senza le foglioline al posto giusto, anche l’occhio vuole la sua parte. Penso a Gesù che fa su le cordicelle e prende a frustrate i mercanti del tempio…

Mi sono goduto una messa semplicissima, in 6, in cui il nostro Gesù aveva accento brasiliano e Pilato e la moglie (finalmente!) parlavano davvero romano schietto, ‘aò!

E ieri sera ho rivisto per l’ennesima volta, in silenzio e spesso commosso con le lacrime, il “Vangelo secondo Matteo” del geniale Pasolini, ben visibile qui su you tube (film).. il suo bianconero (❤), i volti brutti, ordinari, tipici di Pasolini (quasi come in Fellini), gli sguardi eterni ed evocativi, gli occhi rumorosi, i dettagli fondamentali… Giuseppe sfasciato che vedendo bambini giocare si butta su un sasso, l’angelo…e non capisce più che succede alla propria vita che sembra essere crollata. E tanto altro.

Forse il sepolcro vuoto è iniziato prima quest’anno, in queste settimane che mi piacerebbe potessero essere vissute in modo più “giubilare” assaporando davvero il vuoto e le sue vertigini, senza l’horror vacui compulsivo del riempire con il format religioso scontato…. mi piacerebbe si potessero permettere le condizioni per sentire davvero la nostalgia attraverso una vera rimbombante assenza…senza anestetizzarci o distrarci in streaming per sentirci bravi e sul pezzo, attenti e appassionati, insomma cristiani senza i soliti mezzi per esserlo o dimostrarlo, preti o laici non importa… solo perché battezzati, imbevuti, inzuppati, impotenti e incapaci di viverlo e dimostrarlo eppure, risorti. Ma non ci crediamo, la vita per noi resta fuori, cerchiamo altre devote sorgenti esterne e sacre o sacrileghe… e ci dimentichiamo (Ef 2,18; “Con 5,19; Rom 8, 11-16) che Lui è già in noi e siamo già come quel coniglio di Lina, riempiti di olive, di vita e risurrezione. E nulla, niente e nessuno ci toglierà mai tutto questo, musso compreso.

 

 

Le goccioline “droplets”… proteggetevi….Domenica Va di QuarANTENa -A

s8waaut871-gesu-pugile-vaccata_a.jpg

 

Tempo lettura previsto: non so

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 11, 1-45

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Io tornerei a leggere altre 3/4 volte questa pagina magnifica. Poi penserei a tutte le volte in cui mi son sentito come Marta e Maria, che gli rivolgono la stessa domanda…”se tu fossi stato qui”… Quante volte lo abbiamo pensato? Domanda che brucia sulle labbra o rimbomba sorda dal cuore. Con timore e tremore, mi chiedo se ci si possa dire cristiani se non abbiamo mai assaporato amari rigurgiti emotivi simili.

Io si, istintivamente, irrazionalmente, bestialmente e UMANAMENTE SI…spesso…

Tradotta significa..dov’eri? che stavi facendo? cosa combini mai? perché hai permesso che quel tumore, quella macchina, questa persona, quella malattia rara, quella disgrazia…facessero, uccidessero,… dov’eri, A COSA SERVI?.. a cosa serve essere cristiano, venire a messa tutte le domeniche, sbavare di devota rabbia e scandalizzata compunzione se son costretto a vederla in streaming e “ci hanno tolto Gesssssù!“…. A cosa serve..essere cristiani? A comportarsi bene e andare tutti d’accordo e stare bene assieme? A COSA C***O SERVE? Se Dio non può fermare, evitare, sanare, guarire…. se permette… se non ascolta le nostre preghiere, se non fa un lacrimone alle nostre candeline accese sul davanzale, ai pateravegloria poco convinti… ma chi ci vuole più avere a che fare? Tocchi il fondo e poi torni su, raffinato e più vero.

Credo che Dio abbia ben di meglio da fare che scandalizzarsi, non preoccupatevi. Ve lo dico io, altrimenti cambio religione! E ci mancherebbe anche altro.

Vorrei avere la Bibbia in mano e invece di fare video o scrivere gocce.. salire sul camion militare pieno di “casse da morto” con i bellici e leggerlo assieme a loro..questo vangelo, tra le strade lombarde. Leggerlo nella chiesa con le “casse da morto” al posto dei banchi a Bergamo, o in qualsiasi ospedale, normale o provvisorio, leggerlo tra i giornalisti che parlano di migliaia di morti come niente fosse …(noi che per un morto assassinato eravamo abituati a ore di macabri e insistenti servizi tv e interviste dettagliate da insaziabili avvoltoi a caccia di scoop e ipotesi, tutti avvocati penalisti e investigatori privati…Ma adesso, scusate, nessuno uccide più nessuno? Nessun femminicidio quotidiano come sempre? L’abbiamo capita così all’improvviso?)..mentre noi ci abituiamo a tutto, sognando grigliate, ferie, parchi, birre, cinema, facendo zomba da you tube e prendendo a calci rotoli di cartaigienica come ho fatto anche io… 

La leggerei con le cassiere dei supermercati impanicate, coi corrieri che mi consegnano i pacchi di libri al cancello con la mascherina, coi camionisti e chi lavora… Ma anche con chi sta perdendo tutto o ha già perso tantissimo. La leggeri da li.

La Bibbia ogni tanto ha bisogno di sfondi crudi, di qualche bel RING dove guardare sugli occhi Gesùbbbello e dirgli come cantava il grande Vasco “Portatemi DIO!!!” E magari corrergli anche dietro E FARE A BOTTE COME GIACOBBE… (Gn 32)

Insomma… questo dio da catechismo, a cui siamo così affezionati, ma che ci impedisce spesso di fare esperienza del Padre…e da cui dovremmo davvero fare digiuno e mangiare solo questo evangelico rammollito in lacrime…

San Giovanni è un lazzarone patentato: i biblisti parlano spesso dell’ironia giovannea. Non si tratta di battute ma .. per 4 volte (!) l’evangelista ci descrive un Gesù alle corde, turbato e in lacrime come un bambino arrabbiato e deluso, accecato dalla sua stessa umanità. Piagnucolone inutile: siamo capaci anche noi di piangere e incazzarci.

Ma a cosa serve allora pregare, dire il rosario, benedire con il santissimo tutto il mondo, portare a spasso le statue ecc. ecc. ecc.? Poco più di un lexotan spirituale, un balsamo religioso, un anestetico pseudo liturgico, un tavor gusto “spirito”. Ci sta, per carità..ma quando faremo digiuno davvero? Gesù non ha fondato nessuna religione. Ma perché non ce lo ricordiamo?

Perché non è corso subito da Lazzaro invece di star lì a grattarsi un paio di giorni?

Perché non ha riso dicendo “tanto lo risuscito, state buoni e portatemi un chinotto”

Perché non ha detto “adesso son qua mi!”

Perché non ha impedito ai ricercatori di fare i virus coi pipistrelli o ai cinesi di mangiare i topi o ai manager contagiati di rientrare in business e non sul barcone come i “mori” ecc. ecc.   o a chissà di combinare questo tremendo casino… 

Perché lo ha solo fatto riviver per qualche anno il suo amico, ma Lazzaro è rimorto, ovviamente. Lui invece è risorto.

E a noi, quello dovrebbe interessare, anche se 4 bei “porchi” fanno bene alla nostra umanità e magari bonificano la nostra fede tiepida.

Noi lo vorremmo sempre efficiente, attento, totipotente e invece lui piange con noi.

I vangeli, lo sappiamo non sono cronaca (ne sarebbe bastato uno, altrimenti) ma buona notizia. 

Paolo ai Romani dice ” «[35]Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…)[37]Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8, 35.37)

Io lascerei la messa in streaming… per una volta, facendo a botte col silenzio di Dio e l’assenza finalmente dei soliti (ottimi) canali di religiosità e fede… tornerei a leggere altre 3/4 volte questa pagina magnifica…e le permetterei di darmi qualche sberla e …alla fine una carezza, sulle guance bagnate, come la stessa mano bagnata di lacrime che si è appena asciugato e che mi sta accarezzando.

Domenica IVa di Quarantena -A

Unknown.jpeg

 

Tempo lettura previsto: 9 minuti

In ascolto del Santo Vangelo secondo Giovanni 9, 1-41

Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va’ a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

39Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: «Noi vediamo», il vostro peccato rimane».

Andrà tutto bene“!!  Ah, si? Sul serio?  Ne siamo convinti?   Non lo so; non mi piace augurarlo. Anche se l’ho fatto, ovvio ma… ho bisogno come di un ottimismo realista, non miope né magico-spiritualista, di un senso del vero e del giusto, che tenga conto che la gente poi è morta e sta morendo, si sta facendo il mazzo e ha perso tanto, tutto…e le cose andranno per le lunghe, suvvia. Ben vengano i flash mob e le agende piene di appuntamenti musicali a tutte le ore… (i palazzi di Roma danno il meglio di sé davvero!! una bellissima caciara e ammetto che “Grazie Roma” di Venditti cantata in coro da terrazze e balconi mi ha emozionato!).

Da tanto tempo cerco di riflettere sempre sul mio modo di comunicare per scegliere parole veraci, idee autentiche, che possano valere sempre. Non per mancare di rispetto al destinatario o al contesto ma… per non dovermele almeno rimangiare.

Allora pur sorridendo agli arcobaleni colorati sui balconi, comprensibili come passatempo (per i bambini)e non solo e a tutte le canzoni e gli applausi….. pensavo a San Paolo: Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio…secondo il suo disegno…” (Romani 8, 28 ss.). Non sappiamo quando ne come finirà. Ma tutto concorrerà al bene. Avremo la forza di tirar fuori qualcosa di bene per tutti noi. Mi pare concreto e quotidiano, reale ma non stucchevole, ottimista e positivo ma non zuccheroso, non ipocrita ma pratico. Ci dà senz’altro più responsabilità rispetto all’altro slogan.

Detto questo: oggi arriva un’altra pagina maestosa, come sempre Giovanni in Quaresima… il cieco nato. Sembra quasi un romanzo giallo criminale… cercando prove e colpevoli. Non me la sento di mutilarla o svilirla in “forma lunga o breve” come fa la liturgia. Con tutto il tempo che abbiamo non possiamo berci per intero i 40 versetti? Anche perché altrimenti non ne coglieremo il senso.

Al v.16 ci sono un paio di mormorazioni interessanti: chi dice che Gesù è contro la legge, moralisti indefessi che guardano la norma e dimenticano la persona…gli altri si fermano alla persona, facendo solo il loro bilancio etichettandolo come peccatore…non vogliono vedere oltre…ma si fermano al peccato cioè a quello che quella persona fa, non è o può essere. E questo genera dissenso… bello. Il male non nutre mai. E genera ulteriore disaccordo. Entrambe comunque non vedono il bene compiuto, il bene possibile e realizzabile qui e ora. Sono davvero ciechi. Come chi pensa solo a sé stesso e alla coltivazione ipocondriaca dei propri diritti, alla collezione dei propri desideri.

Infine i vv. 30-34 sono la rivalsa del cieco che se la prende con essi…(Giovanni è meraviglioso…) audace e scazzato nello stare loro davanti e riprenderli con sarcasmo e sagacia. Mi verrebbe da chiedermi: cosa non voglio vedere di me? cosa non riesco a vedere di me? ma soprattutto ..desidero almeno ogni tanto provare a guardarmi con gli occhi del Padre? e come mi fa sentire?

Bene, ho già scritto abbastanza come pure parlato del virus, cosa di cui siamo ormai in overdose e non volevo fare. Mi chiedo di cosa parleremo, dopo…

Noto che la solitudine e l’isolamento aumentano la voglia e la premura di incontrarci, vedersi, sentirsi. Questo è bello. Quante cose forse stiamo imparando a vedere meglio forse eravamo ciechi davvero, flashati dai display ci ritroviamo ad accontentarci delle video chiamate e sogniamo di riabbracciarci. Speriamo di poterlo fare quanto prima, dubito il 4 aprile ma… presto. Tutto in fondo, concorrerà al nostro bene.