Da Calvino al pescatore.. – Omelia IIIa T.O. 2014 – Anno A

Perché quando vediamo un posto diciamo che è brutto? Forse perché abbiamo negli occhi Venezia o le Dolomiti.
E un libro o un’opera d’arte banali? Perché magari abbiamo letto Calvino, Shakespeare o visto la Sistina o la scultura del Canova.
E qualcuno di voi può dire “questa cosa è una sciocchezza”? Forse perché ha sofferto e patito nel cuore, nel corpo e quindi è abbastanza lucido sul valore della vita.
Perché quando davanti all’ennesimo scandalo, alle notizie più tristi e deprimenti.. sospiriamo che è tutto uno schifo e dove andremo a finire? Diciamo nauseati “così non va” e arrabbiati che “non ci si può fidare più di nessuno”. Perchè?
E’ come se avessimo una nostalgia. Profonda, sicura: non del periodo in cui si stava meglio, c’erano lavoro e soldi per tutti.. anche se andrebbe già molto bene. No, credo sia qualcosa di ancora più radicato in noi. Una naturale certezza di bene e di speranza, di attaccamento positivo alla vita e alla realtà. Sentire in noi come innato un anelito comune alla verità di noi.
Lo scontrarsi di tutto il marcio che respiriamo ci provoca allora quelle reazioni. Se non avessimo il bene dentro.. non potremmo scandalizzarci del male.
Venga il tuo regno, diciamo durante il Padre Nostro: non lo invocheremmo se non sapessimo cos’è. Ne abbiamo come un desiderio profondo.. una conoscenza ancestrale, una sensazione buona e promettente, una sete insaziabile che però è tale proprio perché abbiamo già bevuto.
Venga il tuo regno: nessuna corona o castello. E’ l’immagine del mondo secondo il sogno di Dio: un mondo fatto dello stile di Cristo nel vivere le relazioni (accoglienza, generosità, mitezza, perdono), il rapporto con le cose (sobrietà, gusto, libertà), con il creato (custodirlo, rispettarlo, farlo sviluppare), con noi stessi (fiducia, stima), con il lavoro o lo studio (onestà, giustizia, legalità) e tante altre cose. Lo stile di vita di Gesù è l’immagine più eloquente del suo regno, che invochiamo come un anelito, un desiderio di guardarci dentro e attorno con occhi diversi. E dire che è solo perché conosciamo il sapore buono e naturale di tutto questo che poi, guardando fuori, dalla nostra coscienza, possiamo dire.. che così magari non va, che questo è giusto, utile, bello, vero oppure no.
Gesù nel vangelo annuncia che questo regno è vicino. E’ lui stesso. Guardare a Lui qui già presente: la Sua parola da accogliere, il suo perdono da cercare, il suo stile di vita come educazione, l’eucaristia di cui riconoscersi affamati, il suo modo di vivere quanto detto come possibile e come promessa concreta di una vita qui e ora realizzata e serena. E’ vicino significa qui, reperibile, a nostra disposizione, a portata di mano. E’ iniziato in noi nel battesimo e lo aggiorniamo qui ogni domenica e non solo.
Cogliere questo regno già vivo tutte le volte che sappiamo stupirci di una cosa bella, vera, libera. Il regno è già vivo e in fermento quando scegliamo di essere onesti, fiduciosi, giusti, fraterni. Lo cogliamo in chi si impegna senza aspettarsi niente, in chi investe su se stesso e sul futuro con speranza, in chi sceglie di non sedersi. In chi decide di ricominciare e non di vivere di alibi o scuse.
Il regno è vicino quando sentiamo anche le nostre vite interpellate da Gesù come Pietro e i suoi amici, i primi discepoli. Ne capaci, ne istruiti, ne dotati. Solo disponibili. Pescatore? Bene. Ti farò pescatore di uomini. Cosa sai fare? Cosa stai facendo? Continua a farlo, ma nel mio nome. Cosa hai studiato o imparato? Di cosa sei esperto? Bene. Continua a farlo sapendo che se lo fai da cristiano è già regno di Dio. Non fermarti ne pensare che per essere cristiano serva fare chissà cosa e pregare tutto il giorno. Ma fai quel che sai fare con uno stile cristiano, per il bene tuo, degli altri e del mondo. Persegui questo bene con impegno, passione e onestà e stai già costruendo quel regno. Così sarai pescatore di uomini, facendo la tua parte per pescarli fuori da situazioni di non vita, di spreco di opportunità, di miseria umana o sociale.
Signore Gesù aumenta in noi il desiderio e la capacità di stupirci di fronte a questo regno vivo e operante. Donaci di sentirti già al nostro fianco a pescare con noi, affaticati ma sorridenti assieme a te.

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Domenica 2 Febbraio, Presentazione del Signore – Anno A

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In ascolto del Vangelo di Luca 2,22-40
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servovada in pace, secondo la tua parola,perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,preparata da te davanti a tutti i popoli:luce per rivelarti alle gentie gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Le parole di Simeone sono diventate un cantico che la liturgia cattolica pone alle labbra del credente durante la preghiera di compieta.
In tutto il mondo i cristiani la sera, soprattutto i cattolici, che cerchino di vivere la Liturgia delle Ore, trovano nella Compieta (la breve preghiera della notte prima di dormire) queste sue parole.
Un gemito soddisfatto di chi ha percepito le promesse realizzatesi. Una vita che ha trovato compimento.
Riconoscere alla fine di una giornata che l’importante era viverla con Lui al fianco, i segni della Sua presenza. Avergli dato gloria (fatto pubblicità) con il nostro stile e atteggiamenti.
Non la presenza del bene o del male. La Sua presenza a fianco del giungere del bene o del male.
Dire grazie e scusa con Lui vicino per quanto ci è accaduto. Cogliere la Sua iniziativa di amore nei nostri confronti. La sua voce nella nostra coscienza, il suo sapore nel feedback di alcune nostre azioni. La sua luce da seguire nel buio dell’incertezza, della disperazione, dell’indifferenza sterile e pratica.
Anche io riuscirò stasera a benedire Dio per la Sua vicinanza alla mia vita nel figlio Gesù? Riuscirò a prenderlo in braccio? O a lasciarmi prendere in braccio? Me la ricordo la Pietà? Forse la fede inizia anche da qui. Lasciarsi abbracciare.
Ma come?

III a T.O. – Anno A

“Se non potete sradicare le idee cattive, se non potete curare mali antichi completamente quanto vorreste, non dovete per questo lasciare la comunità. Non abbandonate la nave nella tempesta perché non potete dirigere i venti. E non forzate con arroganza idee strane su chi voi sapete ha una posizione diversa dalla vostra. Dovete cercare di influenzare il corso delle azioni indirettamente, trattare la situazione con tatto e così quello che non riuscite a volgere al bene, potete almeno renderlo meno cattivo. E’ infatti impossibile rendere le istituzioni buone a meno di rendere buone tutte le persone e questo non mi aspetto di vederlo per molto tempo avvenire”.
St. Thomas More

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Pescatori di uomini..

In ascolto del Vangelo di S. Matteo 4,12-23
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
“Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano,Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce,per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta.”
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Gesù chiama: loro rispondono. La vita cristiana è innanzitutto risposta. Rispondendo io metto in gioco tante cose: me stesso, la mia vita, la mia libertà, quello che sono. La fiducia che qualcuno chiamandomi abbia bisogno di me, quindi sono e posso essere utile (convertitevi e annunciate che il regno dei cieli è vicino), che ci sia Qualcuno.. e che questo Qualcuno oltre a esistere (questione per certi versi secondaria), cerchi me, prenda l’iniziativa, sia “per primo” rispetto alla mia esistenza.. e che mi provochi. Si risponde con senso di responsabilità, fiducia, disponibilità. Nasce l’incontro.
Rispondere è dire si al fatto che accada qualcosa qui e ora. Non cose da fare, bravure da dimostrare, beni da reclamare, mali da protestare.. e nemmeno indifferenza o pigrizia.
Dio continua a chiamarci, a interpellarci, a provocare. Noi rispondiamo o facciamo cose cristiane con le quali soddisfare precetto e coscienza?
Pescatori.. pescatori di uomini. La nostra vita feriale, il nostro lavoro, il nostro studio, la fatica che facciamo e possiamo offrire, la nostra esistenza quotidiana diventa il posto scelto da Dio per lasciarsi raggiungere e per permettere agli altri di essere raggiunti.
Essere cristiani non è fare altro o in più di quanto stiamo già facendo.. è farlo ma con stile cristiano, farlo in modo “divino” chiedendosi.. “adesso Gesù cosa faresti al mio posto? Come ti comporteresti?”, viverlo e farlo percependo che Lui è al mio fianco, che Gesù mi è vicino e mi aiuta, mi accompagna.
Non mi sta li a guardare mentre dico le preghierine e faccio le attività crisitiane in oratorio o all’acr.. le fa con me!
Annunciando il Regno.. “venga il tuo regno”.. la mia vita è a servizio di tale regno?
Perchè non provare a rispondere.. come.. quando..perchè..?