IVa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto:4 minuti)

 

270116

 

“Quanti cristi inchiodati a una sedia o a un letto la gente scavalca, per inchinarsi a un cristo di legno. Quanti sacrifici dimenticati, per ricordarne uno. Se mi facessero entrare in una chiesa, griderei: smettete di guardare quell’altare vuoto. Adoratevi l’un l’altro.”
(Stefano Benni, Achille piè veloce, 2003)
 
In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 4,21-30
In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

 

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia..”
Tutti NELLA SINAGOGA si riempirono di sdegno.”
Il popolo cambia idea così spesso. Ha la memoria corta. Sarà così per tutto il vangelo. E’ così anche oggi, anzi, da sempre.
Dalle stelle alle stalle si dice, no? Ci si “sputtana” così in fretta.
Siamo un po’ tutti come Pietro che prima garantisce che gli resterà accanto e darà la sua vita per Lui.. poi dopo poche ore lo rinnega tre volte con una vecchia serva attorno al fuoco.
Se domenica scorsa eravamo rimasti forse stupiti e magari edificati dalla scena in sinagoga in cui Gesù si manifesta alla sua gente.. oggi vediamo (come ho detto nelle mie omelie) il gran finale: ecco che i super devoti e affezionati alla funzione in sinagoga delle 11.00 del sabato (così da fare in tempo e per la spesa grande all’ipermercato  e per “fare l’ape.. ritivo”)  lo vogliono uccidere.
Io non posso ignorarlo. Il vangelo gronda riferimenti al fatto che son stati i più pii e devoti, sempre in sinagoga e studiosi delle scritture a tradire e uccidere Gesù.
Quelli che si sentono giusti, bravi, religiosi, quelli sempre sul carro del vincitore, che han sempre così ragione e hanno il pollicione pronto ad andare su e giù
decretando vita o morte, salute o smarrimento, giusto o sbagliato, buoni o cattivi.
Ed io non mi sento meglio.. tutte le volte che quel tipo di messaggio nel vangelo lo devo annunciare e commentare.
Io sono come loro. TUTTE le volte in cui si parla di scribi, farisei, sacerdoti..
E Gesù continua ad innamorarsi dei lontani e degli ultimi. Ed è spesso così anche nelle nostre beneamate comunità parrocchiali..
Dove non c’è così fame di vangelo come in chi viene poco o mai in chiesa.. dove non ci sono domande.. che però i “lontani” ti fanno..
Lontani da chi, lontani da cosa poi..
Uccidere. Io non lo uccido: è vivo. Ma con la mia vita e le mie scelte lo posso ignorare. Penso a quando vogliamo farla pagare a qualcuno, lo ignoriamo.
Quando ci sentiamo ignorare ci sentiamo morire: perché ci stan facendo sentire che non ci siamo, che è lo stesso con noi o senza di noi.
Che non contiamo.. ci sentiamo morire quando ci ignorano.
Ecco io posso uccidere Gesù ignorandolo. Ignorando il suo messaggio su Dio..perchè conta di più “come ci hanno tirato su!”
Ignorare la sua buona notizia per noi.. perché conta di più “quel che ci hanno insegnato i preti”.
Ignorare la sua salvezza.. perché è una parola vuota e.. inutile andare per il sottile..basta “ ‘ndar messa”.
Ignorare la sua presenza.. perché è un racconto, un idolo, un guru, un morto, un mito..
Ignorare la sua proposta.. perché mi piacerebbe ma non ho tempo.. ma sicuramente presto..
Ignorare la fede in Lui.. perchè io preferisco pregare la madonnaperchè è una mamma..
Ignorare la sua vita.. perché è più chic e da intellettuale aver letto tutti i vangeli apocrifi possibili e contestare quelli autentici che però non ho ancora letto.
E continuiamo ad ignorare quel che ci ha detto, annunciato, raccomandato.
Tanto siamo cristiani lo stesso.Tutti dicono o pensano.. ma io me la cavo, accadrà agli altri, tanto non cambia nulla.
Tutti sappiamo come dovrebbero andare le cose.
Tutti però vogliamo essere eccezione.
Prima io, io, io io, io, io, io, io, io.. iii oooo iii.. oooo.. iii  oooo,  come un musso che raglia. HIIIII OH OH OH.
A furia di dire io siamo cocciuti come somari.
Mica serve Gesù in una parrocchia. Figurarsi. Abbiamo già troppe cose da fare.
“Gesù passa in mezzo a loro”.. geniale.. nemmeno se ne accorgono.
Noi, nemmeno ce ne accorgiamo. Amen
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IIIa Domenica T.O. – C

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

 

20012016

 

“La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra una e l’altra, poiché in essa troviamo Dio e la nostra miseria.”

(Blaise Pascal, Pensieri, 1670 )

In Ascolto del Vangelo secondo San Luca 1,1-4;4,14-21
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

“Performante, performativo, performare”.. ogni tanto qualcuno usa questa parola nel parlar comune.
Un po’ tecnica e di nicchia, ma interessante..
La dobbiamo ad un filosofo inglese, J.L. Austin e alla sua “teoria degli atti linguistici”.
“To Perform” in inglese significa eseguire e in estrema sintesi una parola performativa è una parola o un’espressione che non descrive ne racconta, ma dice quello che sta facendo. Si compie quello che si dice di fare e si produce un fatto reale. Non è difficile da comprendere, rendendosi conto che è il nostro modo quotidiano di esprimerci: ad esempio quando diciamo “ti faccio i miei complimenti” oppure “accolgo te come mia sposa”.
Anche Gesù si esprimeva spesso in questo modo naturalmente: e la pagina di oggi ne è un esempio a mio avviso lampante e promettente.
Luca inizia il suo vangelo, come vedete la liturgia ce ne offre i primi 4 versetti, con uno stratagemma letterario per certificare la veridicità del suo racconto. Lo chiamo “resoconto”. Ricorda che i fatti sono accaduti, che Gesù ha fatto, detto, compiuto.. che c’erano dei testimoni; che quanto leggeremo è un cibo “solido” e nutriente, di cui poterci fidare.
Poi la liturgia ci porta al capitolo 4: pagina meravigliosa. Quel Gesù in fila coi peccatori che inizia il suo ministero pubblico dal basso dopo pochi giorni lo troviamo in sinagoga. Ecco il suo discorso programmatico. Ecco il suo agire e comunicare in modo performativo. Gesù non è tutto “chiacchiere e distintivo”, ma dice quello che fa. Ti salva mentre lo ascolti, ti coinvolge mentre lo frequenti, ti ama mentre ti fidi.
Fa quello che poi noi facciamo o vediamo fare ogni domenica. Va a leggere durante la liturgia ebraica in sinagoga. Ma invece poi di scendere, dice che quel che ha letto lo riguarda. Possiamo solo immaginare il risultato? Oggi si è compiuta questa scrittura che voi avete udito. Che effetto potrà aver fatto a degli ebrei che si ritrovavano li? “Sono io quel che state aspettando.. non dovete cercare o attendere ancora.. non “serve” più la vostra scrittura (l’antico testamento).. io sono la risposta e la soluzione..”
Il suo stile, il suo atteggiamento, la sua vita pubblica, il suo modo di vivere con e tra la gente (tutto quello che farà compiacere Dio di gioia mentre il figlio è in coda al Giordano!), il frequentarlo, il vivere come, con Lui quanto stiamo vivendo.. ci salverà.
Il nostro personale e quotidiano giubileo è stare con Lui. Sentire che gli andiamo bene, che si compiace di noi. Di quel che riusciamo tutti i giorni ad essere.
La qualità delle nostre vite, la scommessa della nostra scelta cristiana, il sapore della nostra fede.. parte tutto da qua.
Lui si offre a noi così, questa pagina di Isaia è il suo biglietto da visita, la sua brochure, il suo depliant.. ditelo come volete..
Mentre lo ascolto.. quella parola.. mantiene le sue promesse, è performante.. troverà in me e nelle nostre comunità, nella nostra chiesa, un cuore accogliente e disponibile? Per questo è stato mandato.. per questo manderà anche ciascuno di noi. Entreremo in chiesa, sfoglieremo una Bibbia, rientreremo un momento in noi stessi.. con questa consapevolezza e tale desiderio?

 

 

“NO MARTINI NO PARTY” – IIa T.O. – C

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Ricordate il celebre attore americano G. Clooney che qualche anno fa ci tormentava dicendoci che senza quel cocktail non c’era più “party”, cioè festa? Forse la nota azienda aveva letto il vangelo di oggi; pagina tra l’altro gettonatissima per tanti matrimoni.. probabilmente perché vi si parla di nozze. Eppure quante volte proprio ascoltando delle coppie di sposi o giù di lì, l’ho sentita vera. Per due motivi:
il primo è che spesso purtroppo in tante coppie finisce l’unica cosa fondamentale, cioè l’amore che le aveva fatte desiderare e sposare. Come quel vino a Cana, di cui si accorge Maria. Clooney!
La seconda perché questa pagina è così vera: un marito disperato mi sta cercando di spiegare una cosa che nemmeno lui sa spiegarsi cioè come sia possibile che la moglie ad un certo punto se ne sia andata: descrive, racconta, si agita, finchè mi permetto di fargli notare che proprio in quel che continua a ripetere forse ci sia una chiave di lettura. Mi assicura che lui “non ha fatto niente”. Forse è proprio questo. Lui non ha più fatto nulla per lei. E questo accade spesso. Si pensa che il matrimonio sia un sigillo che garantisca tutto. Invece tutto dovrebbe cominciare da li. Il matrimonio come lo stile ed il metodo con cui tenere vivo l’amore. Invece si pensa vero il contrario, ed è inevitabile che allora salti quando si dice “non lo amo più”. Se non lo alimenti, qualsiasi fuoco si spegne. Se pensi solo al tuo io, il noi non solo non crescerà, ma ad un certo punto verrà meno. Spesso sposarsi o convivere è solo una somma contrattuale e convenzionale di io, io.. non si converge sul noi.
Accade così anche nelle nostre vite: pensare che per essere cristiano basti ripeterlo, fare alcune pratiche ma se non mi son mai sentito un “Noi” qualcosa non va. Noi nel senso di riconoscermi abitato da Cristo, fin dal giorno del mio battesimo. Altrimenti sarò io, solo con me stesso, i miei ritmi di lavoro, impegni e paure.. e qualche preghierina biascicata a memoria ed in fretta. Il battesimo ci ha messo dentro al cuore la presenza del Signore Gesù. Devo pregarlo non con le filastrocche ma riconoscermi abitato. Chiedergli di starmi accanto, chiedermi.. tu cosa faresti ora al mio posto Signore Gesù? Stammi vicino, aiutami, mi affido a te. Al mio fianco!
Ma non solo in una coppia o nel singolo cristiano: questo lento spegnimento accade anche nella chiesa, nelle comunità cristiane, spesso preoccupate più per impegni e appuntamenti civili, aggregativi, sociali che per l’annuncio di salvezza di Gesù Cristo.
Aziende invece di comunità , ciò di cui accusiamo il vaticano poi lo riviviamo in proporzione nelle nostre parrocchie magari.
Per un cristiano, una coppia e una comunità dire io non esiste: siamo sempre un noi. Gesù vive in noi, lo Spirito ci abita, ricorda Paolo ai Corinzi nella meravigliosa seconda lettura, sussurra il meglio per noi nelle nostre coscienze, l’amore misericordioso del padre ci fa sentire accolti e amati. Ecco da dove partire per una fede ed una preghiera adulte! E solo perché amati possiamo continuare ad amare. Altrimenti tutto finisce, amore, matrimonio, vita piena, comunità unita..
Quel fuoco si alimenta e si fa amore concreto, passione, determinazione, desiderio. Altroché “non ho fatto niente”.
Il vangelo è molto interessante da questo punto di vista: Maria non protesta con l’organizzatore del banchetto, ma va da Gesù. E’ Lui lo strumento con cui Dio comunica col suo popolo. Quel vino della festa va a sostituire l’acqua delle purificazioni.
Il vangelo di Giovanni, quello più teologico, carico di segni e bisognoso di interpretazioni e letture particolari.. si gioca come primo segno miracoloso proprio questo.. la trasformazione dell’acqua in vino.. nemmeno gli alpini sarebbero arrivati a tanto.. la festa che non finisce.. prima che banale acqua e vino generoso.. la nostra fede prevede questo tono di festa e gioia innanzitutto.. altrimenti qualcosa non va, saremo schiavi di una becera e scontata morale pseudo cristiana da schiavi..
Dal bisogno di rendersi presentabili e meritevoli con lavaggi rituali alla festa. Da un Dio da temere ad un Dio che ti festeggia. Da un’acqua che lava l’esterno, restando sulla pelle, in superficie.. ad un vino che va bevuto, destinato ad entrare nell’uomo e trasformarlo, nutrirlo, inebriarlo. Quel vino è Cristo stesso, nel cui nome una comunità si trova riunita; nel cui nome una comunità può dirsi cristiana e salvata. Con la sua grazia, il sacramento del matrimonio sigilla e rende potenzialmente eterno l’amore di una coppia, il senso di una vita trova sapore e direzione. E’ Lui a volerci abitare.
Questo è il calice del mio sangue, per la nuova eterna ALLEANZA.. fate questo in memoria di me. Fatevi vino per gli altri, fatevi gioia, fatevi vita, fatevi festa.