I° Domenica di Avvento – A

(Tempo di lettura previsto: 5 minuti)

11-10+Fiera+Arte+011

“Concetto spaziale: attesa” Lucio Fontana, 1963

Shomèr ma mi-llailah
( tratto dal libro del profeta Isaia 21,11 –
“Guccini”, Francesco Guccini, 1983 )

La notte è quieta senza rumore, c’è solo il suono che fa il silenzio 
e l’ aria calda porta il sapore di stelle e assenzio, 
le dita sfiorano le pietre calme calde d’ un sole, memoria o mito, 
il buio ha preso con se le palme, sembra che il giorno non sia esistito…
Io, la vedetta, l’ illuminato, guardiano eterno di non so cosa 
cerco, innocente o perchè ho peccato, la luna ombrosa 
e aspetto immobile che si spanda l’ onda di tuono che seguirà 
al lampo secco di una domanda, la voce d’ uomo che chiederà: 

   Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

Sono da secoli o da un momento fermo in un vuoto in cui tutto tace, 
non so più dire da quanto sento angoscia o pace, 
coi sensi tesi fuori dal tempo, fuori dal mondo sto ad aspettare 
che in un sussurro di voci o vento qualcuno venga per domandare…
e li avverto, radi come le dita, ma sento voci, sento un brusìo 
e sento d’ essere l’ infinita eco di Dio 
e dopo innumeri come sabbia, ansiosa e anonima oscurità, 
ma voce sola di fede o rabbia, notturno grido che chiederà: 

   Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

La notte, udite, sta per finire, ma il giorno ancora non è arrivato, 
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato… 
Ma io veglio sempre, perciò insistete, voi lo potete, ridomandate, 
tornate ancora se lo volete, non vi stancate…
Cadranno i secoli, gli dei e le dee, cadranno torri, cadranno regni 
e resteranno di uomini e di idee, polvere e segni, 
ma ora capisco il mio non capire, che una risposta non ci sarà, 
che la risposta sull’ avvenire è in una voce che chiederà: 

Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell 

  https://www.youtube.com/watch?v=g85PzjZzrtc

In ascolto del Vangelo secondo San Marco 13,33-37

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!”.


“Annunziamooooo.. la tua mooorte Signoooohhhooore, proclamiaaamo.. la tua risurrezioneee, nell’atteeesaaa della tua venuuuutaaa!”
Quante volte a messa ripetiamo o cantiamo queste parole? Le usiamo per rispondere a chi ci ha appena annunciato che è un “mistero della fede”.
Quasi a dire…”quel che capite, capite.. per il resto ci organizziamo”: e noi si risponde.. con quelle parole a cui forse abbiamo sempre fatto
troppo poco caso..
Nell’attesa della tua venuta. Ad ogni messa o quasi noi confermiamo quindi di essere in attesa.
Che sia la prima domenica di avvento o la terza di quaresima, un matrimonio, un funerale o la patrona o una classica domenica del tempo verde ordinario..
Vivere l’attesa.. è fondamentale: “the readiness is all” (la prontezza è tutto) diceva Shakespeare nel V° atto dell’ “Amleto” (1603)
Attendo attendo.. tanto passerà, tanto vediamo.. tanto smetto quando voglio, tanto a me non capita, a noi non può succedere
Aspetta, passerà.. si sistemeranno le cose, facciamo finta di niente, poi passa, cosa vuoi che sia, sarebbe bello, utile, giusto, ma..
C’è una attesa di cui ormai ho la nausea: l’incapacità di decidere. Decidersi.
Si, le cose tra noi non vanno bene, ma..
Sì, è malato grave, ma guarirà..
Si, è vero, lavoro troppo, ma.. bisogna
Si, sarebbe bello confrontarsi, venire a far due parole, confessarmi ma..
Si, hai ragione, ho bisogno di rallentare e fare silenzio.. vedrai che..
Si, sono d’accordo, son sposato ma.. come si fa a rinunciare?
Si, non è bene ma.. smetto subito, per una volta, che male c’è..
E aspettiamo..
E intanto poi collassiamo, ci incriniamo nei rapporti, chiediamo unzioni degli infermi inutili ad ammalati incoscienti (se no si sarebbe impressionato..), ci separiamo drasticamente, facciamo un esaurimento, picchiamo i figli, ci sballiamo, ci facciamo schifo, non ci riconosciamo più, andiamo in depressione,
ci allontaniamo..
Dovevamo aspettare.. aspettare.. e non è successo niente.
E non ho fatto cambiare niente.
Non mi son lasciato raggiungere, aiutare, mettere in discussione.
Non son stato il protagonista della mia vita.. o forse lo sono stato troppo..dormivo..
Altro che..
Che questo avvento ci doni il vero senso dell’attesa.. che non è stasi..ma risveglio!

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Basta parlare di religione – Omelia Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – A

Cristo Re: come guardiamo a questa festa, a questo termine? Da sudditi impauriti o da membri felici del regno? Come ha regnato Gesù? Che regno invochiamo nel Padre Nostro? Dimmi come ti senti guardato e ti dirò che cristiano sei..
Il Vangelo ci offre un’indicazione precisa per conoscere Gesù: ripensiamo alla pagina ora accolta. Il suo sguardo si posa sempre, innanzitutto, sul bisogno dell’uomo, sulla sua povertà e fragilità. E dopo, va alla ricerca del bene creato dalle vite: mi hai dato pane, acqua, un sorso di vita, e non già, come forse ci saremmo aspettati, alla ricerca dei peccati e degli errori dell’uomo. Per punire. No.
Noi come ci sentiamo guardati da Gesù? La nostra fede nasce da uno sguardo su di noi che mi addomestica e libera o da un elenco di cose da fare e da dire che ho fatto? Prendiamoci tempo per rispondere.
Elenca quindi sei opere buone che rispondono alla domanda su cui si regge tutta la Bibbia, dalla Genesi, passando per Caino e Abele fino al buon samaritano: che cosa hai fatto di tuo fratello?
Gesù non evidenzia azioni eclatanti, ma gesti potenti, perché fanno vivere, ridonando dignità e qualità, perché nascono da chi ha lo stesso sguardo di Dio.
Se ci pensiamo con audace umiltà si tratta di un prodigioso capovolgimento di prospettive: Dio non guarda il peccato commesso, ma il bene fatto. In cucina Dio ha una bilancia in cui il bene pesa di più del male.
Ed ecco il giudizio, che tutti temiamo o auguriamo: Gesù stabilisce un legame così stretto tra sé e le persone, da arrivare fino a identificarsi con loro: quello che avete fatto a uno dei miei fratelli, l’avete fatto a me! Anche qui dovremmo sostare a comprenderne il senso.. Gesù sta pronunciando una grandiosa dichiarazione d’amore per l’uomo: io vi amo così tanto, che se siete malati è la mia carne che soffre, se avete fame sono io che ne patisco i morsi, e se vi offrono aiuto sento io tutto il bene che vi fa gioire e rivivere.
Il Dio di Gesù non chiederà mai se si è creduto in lui, ma se si è amato come lui.
Di queste sei azioni quante riguardano l’atteggiamento verso la religione? Nessuna. Quante il comportamento verso Dio? Nessuna.
Abbiamo il coraggio di mettercelo in testa e nel cuore? Riguardano solo lo sguardo avuto nei confronti dei bisogni dei bisognosi dell’umanità. Quello che consente la vita eterna non è quindi il comportamento religioso, ma un comportamento umano.
Ciò significa allora, che tanto vale pregare e andare a messa, confessarsi e comunicarsi ma che basta volersi bene? Non credo..
Se poi uno cerca alibi alla propria tiepidezza.. non ha  certo bisogno di strumentalizzare il vangelo.
Proviamo a guardare al volo queste sei azioni:
Carcerati? Se hanno fatto qualcosa è giusto stiano li..
Nudi? Vadano al centro della caritas..
Affamati? Centro caritas e mensa popolare ad hoc..
Forestieri? A lampedusa ci sono protezione civile e altre associazioni..
Malati? In ospedale c’è il cappellano..
Insomma.. potremmo rispondere punto su punto e chiamarci fuori da tutto..
Ma se guardiamo alle persone descritte non solo in modo letterale (e comunque come Chiesa c’è da esser fieri ci siano espressioni della stessa chiesa in prima linea in queste realtà..), ma anche un attimino figurato.. allora ne siamo tutti corresponsabili..
Chi attorno a me ha fame.. di stima, simpatia, accoglienza?
Chi si sente straniero.. escluso, emarginato, diverso.. preso in giro (in ufficio, classe..)
Chi si sente malato.. solo fisico? O anche nel cuore e nella mente? O nelle dipendenze?
ecc. ecc.
Pensiamo alla risposta di Gesù: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli..”
Chi sono i fratelli più piccoli? Sono gli invisibili della società, sono i bisognosi, gli emarginati, gli esclusi. Ebbene Gesù lo considera fatto a lui. Questo non significa che bisogna amare gli altri per Gesù, ma amarli con Gesù e come Gesù. Questo è molto importante.
Chiediamo al Signore che ci doni il tempo nei prossimi giorni per assaporare cosa questa pagina offre alla nostra fede e ci doni l’umile consapevolezza che essere cristiani è innanzitutto una questione, quasi un gioco di sguardi. Sentirsi guardare con amore, per iniziare a guardare con carità.

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo – A

(Tempo di lettura previsto: dipende)

18112014

Giudizio Universale” (Giotto – Cappella degli Scrovegni, Padova)

 

PER MOLTI MA NON PER TUTTI.. UNA PAUSA ROCK..
https://www.youtube.com/watch?v=jQ3Xo1vK9kk

 

In ascolto del Vangelo secondo San Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
 
 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.


Pure il commento, volete? Ma non vi pare che sia fin troppo chiaro, sto Vangelo?
Lasciate stare i miei commentini deliranti e riascoltiamo queste parole, lasciamole “venirci su” con la loro potenza concreta e pratica, chiedendo loro di evocare.

COMMENTA!

Donati un po’ di tempo PER TE STESSO, per fare silenzio, per staccare, per lasciarti raggiungere Una buona volta, senza scuse.. per la bellezza, per “gli ultimi”, per DIO.. un abbraccio e.. prega per me!
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