XXXIa T.O. – Anno C

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(Duomo di Salisburgo – dal basso.. verso l’alto)

Ricordo che sono molto graditi commenti sulla Parola ascoltata: mi permetteranno un ascolto sinfonico della stessa per preparare un’omelia più aderente alla realtà! Cerca di crearti un attimo di silenzio per preparare il cuore.. per lasciarti incontrare da Gesù.
INVOCA LO SPIRITO SANTO perchè sia Lui ad aiutarti a sintonizzarti con la Parola.
Altrimenti sarà come leggere dei bei fumetti..
Prova a ripetere a mente alcune volte l’invocazione allo Spirito Santo “Vieni Santo Spirito.. prega in me”
Leggi almeno un paio di volte il brano e chiediti alla fine cosa ti colpisca, quale volto di Gesù ti offra, come tocchi la tua vita.. come questo messaggio possa diventare attuale nella tua esistenza.. come appello, impegno, speranza, conforto..

Lettura dal Vangelo secondo Luca 19, 1-10
Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Se nel vangelo di domenica scorsa Gesù ci indicava un pubblicano come “esempio” .. del nostro sentirci alla presenza di Dio oggi addirittura ci offre il capo dei pubblicani.. il loro maestro e guida. Siamo proprio FUORI, allora!!!!
Piccolo di statura.. e sappiamo come vengono guardati e irrisi i piccoli..
Se poi ci aggiungiamo la fama per il loro lavoro e stile di vita.. il gioco è fatto: manca solo un dettaglio, il nome!
Zaccheo, paradossalmente, significa “il puro”, “il giusto”. Siamo a posto.
Con tutta una città a disposizione, (Gerico era una città ricca e popolosa), da chi volete che se ne vada a scroccare un pranzo, quel mattacchione di Gesù Cristo? A casa sua, dal “puro”, circondato dai suoi scagnozzi..
Eppure lui era curioso.. voleva vedere Gesù (come il cieco nato, come Erode.. ), ne aveva sentito parlare probabilmente.. ed era curioso..
Si sente chiamare per nome.. scendi subito.. DEVO..
Bellissimo: Gesù gli dice “devo”.. una necessità proprio, un’impellenza, devo entrare a casa tua, nel tuo ambiente, ho scelto te. Non importa il resto.
A casa tua.. nel tuo mondo, in quello che sei, nel tuo buio, nel tuo compromesso, nella tua storia e nelle tue scelte; ho urgenza di passare del tempo gratuitamente con te, con quelli come te.. non con i sani.. il figlio dell’uomo non è venuto per quelli..
Gesù non ha posto nessuna condizione, nessun rimprovero col dito indice alzato, non si è messo le mani sui fianchi scuotendo la testa quasi a dire.. “mi raccomando fai il bravo la prossima volta”.. no.. ha chiesto solo di essere accolto. Proprio da Zaccheo.
E lui? Questo nostro eroe.. che combina?
Non è stato ammesso al banchetto del Regno perchè era buono.. è diventato buono DOPO.. quando si è trovato coinvolto nella festa.
Si è convertito quando ha scoperto che Dio gli voleva bene così, proprio perchè era così.. impuro, pubblicano, piccolo, ladro.
Solo questa gratuità, l’accogliere questo sguardo d’amore ad oltranza su di sè.. lo converte e lo fa decidere per una grande azione di giustizia e verità.
Non prima. Quanto siamo bigotti quando ragioniamo al contrario e per buon senso (nostro), diciamo che prima ci dobbiamo convertire e poi.. saremo degni di..
Ma tu…che leggi e ascolti..
Quel “lo accolse pieno di gioia”.. che effetto ti fa? Ti è mai capitato? È una cosa che hai sperimentato nella tua vita? Perchè? Sei curioso di “vedere Gesù”? Non di dire le preghiere e di capire se Dio esiste o meno.. ma di vederlo..
Sei disposto ad accoglierlo in casa tua? Nel tuo mondo, nella tua coscienza, nel cuore dei tuoi affetti?
Per quello che sei, o prima vorresti sistemare e mettere in ordine perchè non sta bene accogliere ospiti con la casa in disordine?
Gesù non guardava mai nessuno dall’alto verso il basso, in modo sprezzante, accusatorio, sentendosi nel giusto.. ma sempre dal basso verso l’alto.. la gloria parte dal basso.. così nessuno ne è escluso!
Carissimi.. o cominciamo a capire e vivere questo o quest’anno è meglio che il Natale non lo festeggiamo: perchè il Natale è l’accogliere quotidiano questo Suo sguardo dal basso..

Piccola bellissima pausa musicale?

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Ci sono un tedesco, un francese, un inglese e un italiano che.. – Omelia XXXa T.O. – Anno C –

Succede un po’ come in quelle barzellette tipo.. c’è un tedesco un francese un inglese e un italiano.. sappiamo già che spetterà al nostro connazionale farci fare bella figura e strappare le risate di tutti..
Il vangelo del fariseo e del pubblicano.. si.. lo conosco.. quello che racconta dei due che pregano.. si.. bisogna essere umili.. e non presuntuosi come il fariseo.. ok..
Questo rischio lo corriamo spesso, in primis noi preti.. che maneggiamo troppe volte la parola con eccessiva confidenza..
Allora oggi vorremmo cercare di accogliere per noi come fosse la prima volta questa pagina.. che è stata interpretata in molti modi e ha avuto molte spiegazioni, ma tutte parziali perché nessuna di esse sa cogliere il cuore della parabola che è una rivelazione sull’essere di Dio. Essa infatti non ci insegna cosa dobbiamo fare o come dobbiamo comportarci pregando.. come forse diamo per scontato, ma ci rivela «chi è» Dio e ce lo dice dal punto di vista di Lc che è l’evangelista della tenerezza e della misericordia. Per Lui Gesù è il «Vangelo del Padre» che porta l’annuncio finale di liberazione a tutti gli esclusi dalla mensa della vita: «Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”» (Lc 15,1-2). Questa è la novità del Vangelo: coloro che la religione ufficiale esclude, Dio accoglie, anzi predilige. Non solo, ma lascia tutti per andare alla ricerca anche di una sola pecorella che si smarrisce (cf Lc 15,4). Dio non guarda la quantità, dove uno più uno in meno non fa differenza. Al contrario egli guarda alla singola persona perché per lui una sola persona vale il mondo intero. Per Luca Dio ama in modo artigianale.. mai in serie!
Al tempo di Gesù il fariseo era un uomo pio, religiosissimo, attento all’osservanza della Toràh e scrupoloso nell’esercizio dei suoi doveri. Il fariseo potrebbe essere ciascuno di noi, quando diciamo: non ho fatto nulla di male nella mia vita, non ho ucciso, non ho rubato.. troppo, vado a messa la domenica, quando posso, mi faccio i fatti miei, tutt’al più dico qualche bugia, ma sempre a fin di bene, insomma sono un buon cristiano e il Signore può essere contento di me.  Al contrario il pubblicano era un essere meschino due volte: era dichiarato immondo perché collaborava con l’impero romano di cui gestiva la raccolta delle tasse e rubava al suo popolo. Il pubblicano era considerato il peggior nemico del popolo d’Israele ed era escluso dalla vita religiosa perché la sua esistenza era incompatibile con l’appartenenza al popolo di Dio.
Con questa parabola Gesù opera un atto rivoluzionario con cui contesta la religione ufficiale del perbenismo, del dovere, dei riti, del culto della personalità, schierandosi contro i suoi contemporanei: contro il loro modo di giudicare, di pregare, di concepire Dio. Gesù è il «rivelatore» di un nuovo volto di Dio; Egli annuncia un vangelo «nuovo» che ribalta la concezione di Dio, secondo la tradizione religiosa: Dio è il Dio di chi non ha nulla da perdere e fa giustizia proprio al pubblicano che non ne ha diritto, mentre la nega a colui che pretende di averne. Oggi Gesù mette in crisi noi e il nostro modo di essere: ci chiede se siamo solo religiosi come il fariseo o se siamo persone di fede somiglianti al pubblicano.
Gesù trasforma il significato stesso della «giustizia» Per Gesù e per il Dio «nuovo» che egli annuncia, la «nuova giustizia» non è una misura, ma un abbondanza straripante perché diventa sinonimo di «gratuità» in base al principio salvifico che sta alla radice dell’incarnazione del Figlio: «Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno» (Gv 6,39). La salvezza contro ogni speranza di tutti i pubblicani e di tutti i peccatori è parte integrante della «volontà di Dio». Sia fatta la tua volontà!
In questo contesto, Dio non è più il guardiano di norme etiche immutabili o l’orologiaio che tiene in piedi il ritmo del tempo e il cosmo; non è più quello che castiga ogni trasgressione, che giudica in base alle opere di ciascuno: a chi ha fatto bene, il premio, a chi ha operato male, il castigo. E’ questo il «dio» che ci piace tanto perché noi siamo istintivamente vendicativi e vorremmo sistemare le cose con tremenda e inesorabile giustizia.. sapremmo noi come fare..
A questo mondo Gesù contrappone un nuovo criterio di vita che si basa sull’amore dell’altro senza aspettarsi alcun riscontro o contraccambio e pone un modello nel comportamento suo come «sacramento» dell’agire della volontà di Dio: Dio è giusto perché perdona. In Dio la giustizia è la misericordia. Gesù contrappone il presuntuoso che crede di salvarsi da solo con le sue forze e le sue opere e il peccatore che non potendo presentarsi davanti a Dio si abbandona al suo giudizio, prima ancora di conoscerlo. Di norma noi diciamo che bisogna convertirsi per ricevere il perdono di Dio.
Potrebbe essere la tentazione del fariseo perché andiamo a Messa, facciamo l’elemosina, diamo una mano in parrocchia: non siamo come gli altri! Prima di tutto questo c’è un atteggiamento che precede la conversione propriamente detta: mettersi in ginocchio in fondo al tempio della propria coscienza senza parole, senza giudizio, accettandosi così come si è e lasciando che sia la misericordia di Dio a operare la conversione del cuore e dell’intelligenza, degli atti e delle scelte. Stare laggiù in fondo nell’intimità di noi stessi, nella pienezza della propria umanità pesante e perdere tempo davanti a lui, sapendo che anche lui sta perdendo tempo per noi. La conversione, la purificazione è un dono gratuito di Dio, basta accoglierlo, riceverlo, anzi abituarsi a riceverlo. Allora possiamo aprire le labbra e sussurrare:
“Signore non sono degno ma di soltanto una parola ed io sarò salvato”. Sentiremo dentro di noi la presenza dello Spirito che versa l’olio della consolazione perché dice il Signore Gesù: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano» (Lc 5,32).
Celebrando il mistero dell’Eucaristia, ognuno di noi faccia proprie le parole dell’Apostolo a Timoteo: «Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza.. mi libererà da ogni male, mi porterà in salvo nel regno dei cieli» (1Tm 1,15) perché la grazia non si compra né si può vendere: si può solo ricevere e la può ricevere soltanto chi è disposto a lasciar perdere tutti i propri bilanci e calcoli, i meriti o le buone opere.
L’eucaristia è il segno e il sigillo di questa grazia gratuita che ci viene data senza nessun merito nostro: invitati, siamo accolti da Cristo in persona che si fa cibo per noi e noi possiamo solo partecipare, mangiarne e, a nostra volta, farne partecipi quelli che incontriamo sul nostro cammino perché l’Eucaristia celebrata è l’esperienza suprema della salvezza nel Signore morto e risorto. Il pane che spezziamo, la Parola che ascoltiamo, la vita che condividiamo siano anche i segni visibili che «Dio è amore», non alla maniera umana che a volte sa di commercio, ma secondo la natura di Dio.
Cioè che chiede solo di essere accolto, e mai.. mai meritato.
E non è davvero una barzelletta.. ma magari ci strappa lo stesso, speriamo un sorriso di serenità e di pace.

XXXa T.O. – Anno C

“Fare come se tutto dipendesse da noi e pregare come se tutto dipendesse da Dio”
(Ignazio di Loyola)

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Lettura dal Vangelo secondo Luca 18,9 – 14
Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Intima presunzione di essere giusti.. dalla parte dei giusti, di chi sa sempre cosa dire e come fare, che ne ha viste tante, giusto cioè bravo, pulito, devoto.. dalla parte giusta, sul carro dei vincitori, sul trono del sè, dei proprio meriti, delle proprie vittorie e successi, delle proprie sudate conquiste.. self made man..
Entrambe sembrano affermare il bisogno di Dio, di incontrarsi con Lui.
Ma il fariseo non cerca di mettere se stesso di fronte a Dio, ma mettere Dio di fronte a se stesso, alla propria presunta affermazione.
Sta chiedendo a Dio di dirgli che è bravo.. e che quindi merita..  il bene e non il male, ad esempio. Ha cercato forse anche di comperare un po’ Dio e il suo buon cuore.. il suo riconoscimento.
Ricorda il figlio maggiore della parabola del Padre misericordioso in Luca 15.
La preghiera, ciò che per definizione apre all’alterità assoluta, diviene in questo modo un tragico ripiegamento su se stesso, una sorta di auto compiacimento. Dio non è più un TU da cui lasciarsi raggiungere ma uno spettatore di fronte al quale compiacersi della propria malcelata e presunta perfezione.
Il pubblicano non chiede nulla. Sta di fronte. Dall’ultimo banco.. si offre così com’è davanti al Padre. Gli dice semplicemente che lui è lì.. e che il resto lo faccia Lui.
Umiltà.. humus.. terra..  solo così il seme di Dio ci può fecondare e far vivere e portare frutto.
Ma quant’è difficile..

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