Son cattolico, de ciesa, tanto de ciesa, credente, non credente, credo che ci sia qualcosa, qualcuno, una forza, un’energia…credente a modo mio, quando me la sento, credente non praticante, praticante non credente, credulone.. solo Natale Pasqua funerali, ormai solo funerali e matrimoni ecc. E allora? Cosa mi stai dicendo? Mi immagino sempre Dio in poltrona mentre ascolta questa marea di etichette e un scuote po’ la testa, bonario e sorridente. Lui non è un argomento da dimostrare, un prodotto da valutare. Mica si fa scegliere come un detersivo! E mentre siamo impegnati a spiegare cose di noi su di Lui..lui credo sia altrove.
La relazione Padre figlio, -l’unica cosa che Gesù ci ha raccontato di Dio e che per continuare a dirla è andato in croce come blasfemo- mica segue queste logiche. C’è da porsi in ascolto di un dono, accorgersi, stupirsi, fidarsi più che valutare, sentirsi anticipati…se davvero lui è salvatore e redentore, noi siamo solo destinatari innanzitutto. Insomma creduti, prima che credenti!
Solo perché Lui crede in te, tu puoi balbettare qualcosa con fede.
Non siamo cristiani perché e come decidiamo di esserlo…se prima non ci rendiamo conto che c’è un seminatore, una pioggia di parola come pioggia e neve…e solo allora possiamo rispondere.
La pedagogia di Dio è sempre giocare di anticipo, presentandosi come uno che ci ama e ha a cuore la qualità della nostra vita e per questo ci interpella: seminando di continuo e ovunque, senza valutare terreni (come noi pensiamo di valutare lui), facendo piovere scravassi di parola…è quella che prima ti lava i piedi come a Pietro poi capirai, cerca la pecora perduta non lascia si arrangi perché se l’è meritato, che uccide il vitello grasso e fa festa, senza aspettare scuse o giustificazioni, moltiplica vino, pesce, pane in abbondanza senza chiedere se hai fame o te lo meriti perché vai in parrocchia…ecco io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre ceneremo assieme, dice Ap, Se qualcuno mi vuol seguire, dice Gesù alla folla. Ecco perché è una buona notizia. Ti chiede innanzitutto di accogliere, sentirti raggiunto non di meritare o firmare un contratto. Al resto poi ci pensa Lui e si cammina assieme
Riconoscere il “Per primo di Dio”… diceva sempre don Marangon, il nostro docente di Sacra Scrittura mancato poche settimane fa..
Getta abbondante la sua parola, senza misura…senza interessarsi del terreno… ma provocando..
come la pioggia e la neve, abbiamo sentito le parole bellissime di Isaia nella 1a lettura… Senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata. Dio ci parla per farci vivere in maniera diversa grazie alla sua buona notizia.
>>Ma dove lo vediamo questo seminatore in azione?
La messa quotidiana, la liturgia della parola gestita da laici, incontri, conferenze, percorsi biblici offerti dalla collaborazione, dal vicariato, dalla diocesi, certi siti internet, blog, video e certi libri o sussidi gestiti da persone competenti e in comunione con la chiesa (il parroco può servire anche a consigliare o confrontarsi sulla qualità di questi contributi), le app sul cellulare o le mail con la parola del giorno o un salmo…. come pure gli appelli che forse possiamo riconoscere delicati ma decisi in noi ogni tanto a pregare, fare silenzio, andare a vivere il sacramento della riconciliazione, lasciarsi accompagnare da un padre spirituale, scegliere un buon libro da leggere per meditare… e tanto altro.
E noi? come ci collochiamo di fronte ad esse?
Che tipo di terreno siamo?
Chiediamo al Signore di riconoscere il seme che sparge. Ogni seme è vita, speranza, promessa di futuro, qualità, nutrimento e forza. Costa buttarlo ma non ha senso che per quello. Esso non serve a niente se non lo getti. Non sprechiamo opportunità. Non lasciamolo marcire a vuoto, chiediamo con umiltà di accorgerci di esso e lasciamo che la nostra vita si lasci raggiungere e fecondare, che possa generare vita, riconoscersi abitata, come dicevamo domenica scorsa. Allora sentiremo che la nostra vita al di là del credenti o meno è innanzitutto creduta e nulla potrà più essere come prima.