Domenica XXa to -A 2023 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Matteo 15,21-28

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. 
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». 
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Il tutto sembra un po’ paradossale: per cominciare, che ci fa Gesssùùùbbbelllllo a Tiro e Sidone? Attuali città del Libano, ma già allora mete extra confine… ben distanti dal tepore religioso ebraico in cui stavano a ribollire coi discepoli e tutta la Legge prevista, e da quanto abbiamo sentito, era destinato. E poi, in un secondo passaggio, è ovvio che lì mica sei in mezzo ai devoti connazionali e che quindi puoi trovare gente pagana, dove per “cagnolini” si tratti proprio di un eufemismo, quasi quanto la traduzione (soprattutto il tentativo maldestro di edulcorare un Gesù così poco mite). Detto questo, lasciamoci sempre affascinare da un Gesù assai poco cattedratico e “imparato” che sembra cambiare idea e lasciarsi educare, quasi “insegnare il mestiere” di Messia, dalla donna pagana. I discepoli se ne lamentano solo perché infastiditi, mica son spinti dallo zelo pastorale, fa fare loro brutta figura girare con la pazza che strilla… e nemmeno Gesù ce lo aspetteremo così…. come? Così…. (poi mi denunciano se lo scrivo…) mentre per due volte risponde piccato e scocciato, dando quasi della cagna a .. va be.. ma mi sembra ci possano fare molto bene questi tratti non convenzionali e poco affini alle nostre immagini divine e “devuote”, così stereotipate di Dio e del Suo figlio… inedite e quindi liberanti. Dio è più grande del nostro cuore, scrive la prima lettera di Giovanni, parafrasando… la Trinità è anche oltre i nostri conti, attese e abitudini. Lasciamoci stupire da un Gesù che impara il mestiere, impara a stare vicino, impara che attenzioni avere e con chi per prendersi cura e come… Mi affascina ecco: uno che così facendo ci insegna l’attenzione sbilanciata sull’altro, sul diverso da te, sul non essere troppo sicuri di noi stessi e delle quattro cose che riteniamo indispensabili e definitive. Uno che pare ricordarci che possiamo sempre imparare qualcosa di più e di diverso, soprattutto quando meno ce lo aspettiamo. Coltivare simile consapevolezza di poterci meravigliare. Ha cambiato idea anche Lui, con umiltà si è messo in ascolto, si è lasciato forgiare ed evangelizzare Lui stesso dalla realtà che lo interpellava… come ci suona tutto questo tenendo non trattenendo tra le mani la nostra storia?

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