
“L’operaio vestito di giallo è mio papà. Rallenta!”
In autostrada questo messaggio, nei pannelli in alto, mi fa sorridere. Da qualche mese scopro che dipendenti e famigliari di autostrade hanno contribuito a questa nuova comunicazione. Non è il semplice avviso anonimo “uomini al lavoro”. Mi immagino una bambina contenta del concorso ma preoccupata mentre scrive e un papà che non veda l’ora di tornare a casa ad abbracciarla. Credo che a livello di impatto comunicativo sia molto azzeccato -speriamo anche efficace- perché crea subito empatia, portando nel testo non solo divieti o regole ma storia e relazioni. Come pure una gerarchia di valori: ehi, attento! la tua fretta alla guida va calibrata su chi hai davanti e al loro lavoro, non sei solo tu al centro del mondo!
Magari questa gerarchia fosse stata rispettata anche nella stazione ferroviaria di Brandizzo a Torino o in tutti i luoghi di lavoro dove troppo spesso si muore non per errore ma per egoismo umano.
Il rispetto e anzi la valorizzazione della storia personale, dei volti, i vissuti, le relazioni sono fondamentali per non restare arenati tra norme e permessi che rischiano di allontanare inutilmente.
L’attenzione con cui nel vangelo Gesù chiede di trattare le persone credo stia proprio qui. Non si tratta solo di riconoscere una colpa, condannarla, dare sanzioni, punire e ritenersi appagati così. Quanto ci risulta facile e comodo oggi: hai sbagliato e paghi! Si, certo, va bene ma la realtà è sempre più complessa del nostro generico giustizialismo da applausi e voti e del volersi sentire a posto.
-Innanzitutto Gesù richiama al fatto che quella persona ci sia fratello o sorella: grazie al battesimo, certo, ma anche di una comune fragile umanità. C’è un’umile consapevolezza che nessuno di noi è senza peccato, non ha mai sbagliato o non potrebbe farlo. Una solidale certezza che siamo tutti sempre sulla stessa barca, fragili, feriti, bisognosi di comprensione, accoglienza illimitata e perdono. Nessuno può scagliare per primo alcuna pietra, meglio ricordarlo sempre. Se no siamo sepolcri imbiancati.
-Poi il richiamo all’ammonire, che non significa rimproverare, accusare o condannare ma riconoscere il male commesso, chiederne conto, verificare assieme, comprendere;
-Infine il triplice riferimento all’ascolto: attento e personale, discreto, poi coi testimoni, per un confronto non solo frontale, poi con la comunità. Insomma…3 volte siamo invitati a porci in ascolto di quella persona e della colpa commessa, al suo contesto, motivazioni, intenzioni, non solo, a ricordare colpe e divieti. C’è un attenzione artigianale, personale, umile e saggia, alla persona prima che al fatto compiuto. Quante volte in carcere o al Ceis mi capita di sentirmi molto simile, e fortunato, ascoltando certe storie, provenienze e passati…avresti fatto di meglio? mi chiedo… Gesù ci richiama alla responsabilità di richiamare per correggere e salvare, non screditare e condannare il fratello/sorella.
Quanto contribuiamo con le nostre chiacchiere, lamentele, giudizi o like nei social, a diffonderne altre, condividendo scandalizzati ma a voce bassa quanto sentito su quella persona. Ecco, stiamo facendo la stessa cosa: non per aiutare ma per condannare quella persona..e quanto ci sentiamo giusti, a posto, migliori…e quanto non è evangelico seminare zizzania.
Per compiere questi passaggi che il vangelo ci chiede e dare reale qualità cristiana e umana alle nostre relazioni, non serve nemmeno girarsi dall’altra parte e far finta di nulla pensando per sé. “Sono forse il custode di mio fratello? risponderà piccato Caino al Signore mentre gli chiede conto del fratello Abele… e ricordiamo che solo il samaritano ha compassione del povero derubato e abbandonato..
C’è un fratello/sorella da salvare e il Signore ne chiederà conto alla nostra responsabilità e credo anche alla qualità delle relazioni presenti tra noi, nelle nostre comunità parrocchiali.
Servono umile consapevolezza di sé, ascoltarsi, volersi bene, riconoscersi bisognosi e desiderosi di altrettanta misericordia, carità e premura…Serve il coltivare una saggia memoria del male compiuto e del perdono ricevuti, ben superiori alla nostra orgogliosa consapevolezza; serve vivere in ascolto della misericordia del Padre che anche a noi ricorda che..quello là, anche se non è vestito di giallo, è tuo fratello, rallenta…