Magna e tasi… Omelia XXVIIIa t.o. A ’23

La vigna da cui ricevere il raccolto dai contadini omicidi, domenica scorsa, quella a cui il padre manda i due figli, quella dove vanno a lavorare tutti fino all’ultima ora sempre per un denaro…e oggi due letture parlano di banchetti di nozze. 

   Da un mese la liturgia continua ad annunciarci, attraverso immagini dettagliate e parabole insistenti, un certo volto di Dio, in particolare del suo regno, che chiediamo sempre venga nel Padre nostro. Come pure di lavoratori o invitati un po’ ostili, riluttanti o superficiali. Ma come viene sto regno? mi chiedo ogni tanto, ma anche… cosa gli impedisce di venire o essere riconosciuto?

   Grasse vivande e cibi succulenti, vini raffinati ed eccellenti, profetizza Isaia nella prima lettura dettagliata; nel vangelo invece  Gesù racconta di buoi e animali ingrassati, di una bellissima festa di nozze. Se una persona convertitasi da poco, avesse iniziato a venire a messa da un mese, si convincerebbe che ha fatto proprio bene! Ma ascoltando questo vangelo si farebbe forse anche qualche domanda. È in realtà una pagina piuttosto dura: innanzitutto perché Gesù la racconta ai farisei e ai capi dei sacerdoti, quindi a chi deteneva il potere religioso, a chi frequentava il tempio, insomma preti vescovi ma pure i credenti impegnati. Vuole dire qualcosa di decisivo. 

Parla di persone invitate ma che poi si rifiutano di andare. 

Hanno ricevuto l’invito, sono quindi conosciute e stimate, il padre tiene molto a loro ma poi sul più bello, non si presentano, non vogliono celebrare la festa, danno la precedenza alle loro cose.

Forse accade ancora? Magari anche noi risultiamo come invitati, che danno per scontato di essere cristiani, frequentare ma…poi? >>>Possiamo dire di vivere una fede consapevole di questa abbondanza e di tanta gioia? Realmente ci sentiamo invitati ad una festa quando veniamo a messa? Ne siamo felici, curiosi, emozionati, attenti? Da cosa si dovrebbe vedere? Il vangelo, se lo frequentiamo ascoltandolo, è una buona notizia con cui Cristo vuol prendere sul serio e provocare la qualità della nostra vita o solo un raccontino edificante che ogni tanto sentiamo?

    La persona che viene a messa da un mese, oltre alle letture, cosa noterebbe in noi? Forse questo vangelo di Matteo, lo racconta ma adesso: abbiamo impegni, parrocchie, abitudini, devozioni, mentalità, sensibilità e convinzioni che spesso non ci aiutano a dare credito a questo annuncio di gioia, a prenderlo sul serio, derubricandolo a semplice ma inutile suggestione. A volte continuiamo a ritenere di dover credere più a modo nostro, come siamo abituati o ci hanno insegnato che al vangelo. Come pure di poter tranquillamente rinunciarvi pur sentendoci cristiani lo stesso. Quelli che son cattolici, religiosi e devoti ma senza essere cristiani. Non ci accorgiamo poi tanto di un banchetto preparato per noi né di un volto paterno e liberante di Dio cui dare credito, di un vangelo in cui risciacquare quanto non ci aiuti a vivere con speranza, libertà e consapevolezza. 

Credo che dopo una settimana di lavoro, brutte notizie, sacrifici, traffico, impegni, dedizione ai rapporti personali, dopo aver cercato di mettercela tutta per stare a galla e continuare a dare credito a quanto il vangelo ci propone, si abbia bisogno di un po’ di gioia, leggerezza, di fraternità per fare il pieno. Di gustare qualcosa di diverso e promettente. I bambini e le bambine della nostra scuola lo hanno disegnato con tanti palloncini colorati, leggeri e belli per stare tutti assieme. E non è un discorso banale, ideale o irreale, no: mi commuove davvero il testo di Isaia che ci annuncia poi che…Il Signore Dio asciugherà le lacrime da ogni volto. Ripetiamolo assieme… Il Signore Dio, asciugherà le lacrime da ogni volto,       eliminerà la morte per sempre.

Noi cristiani viviamo la vita eterna, che anticipa, comprende e segue la morte fisica. Che delicatezza questo Dio che asciuga lacrime da volti tristi. A volte, in certi contesti, con certe persone sconfitte, sfinite, tradite dalla vita o da sé stessi, mi dico di aver voglia di credere solo a questa consolazione: qui sulla terra è proprio dura, ma..vedrai.. confida nel Signore, non è finito il tempo ma è qui dentro che puoi trovar nuova luce e pace. In quello che stai vivendo Dio è già li pronto al tuo fianco o al limite anche in un domani, quando verrai ammesso alla luce del tuo volto…ci ricorda la liturgia. Troverai finalmente la pace.

Allora il banchetto anche se non è qui sarà dopo e sarà un incontro di festa, definitivo…

Chiediamo al Padre di aiutarci a riconoscere la nostra vita invitata a questo banchetto, rinnoviamogli l’impegno a cambiarci il vestito per non restare semplicemente mascherati da cristiani ma veri protagonisti di una nuova dignità che tutti abbiamo già ricevuto.

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