
Ricordate l’attore Paolo Villaggio, il ragionier Fantozzi; una delle sue frasi più famose era…come è umano lei, nel senso di buono. Essere buoni significa essere umani.
Del resto, quando siamo disumani, siamo come le bestie o peggio. Sappiamo anche questo. Interessante, per contrasto.
Anche nel parlare comune la bontà dice umanità e viceversa. Allora non sono solo buoni sentimenti stucchevoli a Natale ma qualcosa di più, chissà, forse una consapevolezza da rinnovare.
E Fantozzi ovviamente mica se lo è inventato.
Ma non ve ne accorgete? riflettete
Quando siamo buoni, riuscendo a dimenticarci un po’ di noi, mettendo in disparte il nostro io, a vivere con più leggerezza e ironia, e siamo buoni, facciamo qualcosa di buono per gli altri…poi siamo felici, sereni, positivi. Riflettete…noi funzioniamo così.
Non ve ne accorgete?
Quando riusciamo a sfondare la corazza delle nostre paure e ad alzare le spalle sui nostri capricci e ferite, dimenticando orgoglio, gelosia, invidia, chiusure,..siamo più felici. Noi funzioniamo così.
Quando ci diamo da fare per gli altri, ce ne prendiamo cura in tanti modi diversi, stiamo meglio, non ci sentiamo solo utili ma vivi. “Se senti dolore,sei vivo. Se senti il dolore altrui, sei un essere umano” (Lev Tolstoj) Noi funzioniamo così.
A Natale siamo tutti più buoni, almeno a Natale…, A Natale puoi… e tutta la dolciastra retorica del Natale…la conosciamo e ne abbiamo tutti la nausea. E non è nulla contro i buoni sentimenti. Ma attenzione: non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Già possiamo fare Natale senza essere credenti…non sprechiamo questa vaga e dolciastra tiritera del Natale per comprendere che comunque c’ha un fondo di verità e dice qualcosa di fondamentale su di noi. Noi funzioniamo così, perché Dio ci ha creati per amare.
È che, quando siamo buoni, ci sentiamo generosi e fortunati
e questo ci fa stare bene E ci sentiamo umani.. perché è come se saldassimo un debito con la vita!
Ma non ce ne accorgiamo? quando siamo buoni è perché Dio Padre si è fidato di noi, si è affidato a noi, ci ha affidato un dono.
Il Natale ha senso quando inizi a sentire che hai ricevuto un dono. E non perché sei stato bravo o buono ma perché Lui è buono e ha da sempre voluto sovvertire i nostri calcoli, meriti, lamentele.
Ecco la buona notizia, letteralmente vangelo
E se non lo crediamo ripensiamo alla 2a lettura, quel capolavoro della lettera agli Ebrei che ci racconta di un Dio che non si perde d’animo e mai si stanca di noi; con pazienza, costanza e determinazione ci viene a cercare…e ci rivolge la parola definitiva che è suo figlio. Qui ci viene detto…che dopo Gesù, Dio non ha più nulla da dire, Dio con Gesù ci ha detto la sua ultima parola, ci ha detto tutto…lui sostiene tutto con la sua parola potente.
Dio è diverso. Totalmente altro da quanto noi pensiamo
e solo questa sua diversità ci apre l’insperato. E solo questa novità ci salva, come dicevamo stanotte, perché da soli non ce la faremo mai. Saremo regolarmente delusi se illusi di bastare a noi stessi.
Che ti interessa se sono buono, dirà quel tale che paga un denaro anche l’operaio dell’ultima ora a quelli che protestano…ecco il volto di Dio, che ci invita a fare altrettanto perché, essendo creati a sua immagine e somiglianza, (GN) e battezzati in Lui, noi funzioniamo così. Lo ascolto sempre nelle riconciliazioni.
Come si vive la fede e la preghiera a partire da questo? Gesù è dono= noi siamo preziosi ai suoi occhi. Degni di tale attenzione da parte di Dio Padre. Siamo importanti per Lui, la nostra vita gli sta a cuore, prende sul serio ciò che siamo.
‘a quanti però lo hanno accolto (succede che si celebri lo stesso, facendo il presepe ma senza accoglierlo…anzi!) ha dato il potere di diventare figli di Dio. Ecco il senso del Natale, del presepe e di tutto, la direzione verso cui guardare.Ci rende figli di Dio? Altrimenti ci andrà di traverso e sarà indigesto. E tutto sarà diritto, possesso, consumo. E saremo sempre e solo tutti contro tutti.
Il dono di una relazione dice come un ponte, Lui si è donato a noi e noi che vogliamo farcene? quanto questa percezione sostiene la nostra vita cristiana? Ad ogni celebrazione, ogni messa si rinnova per noi questo: si dona con la Parola che illumina, la sua vita nell’eucaristia come cibo, il dono dello Spirito perché ciascuno si senta amato, prezioso, sostenuto e sappia fare altrettanto.
Perché la logica dell’eucaristia è proprio solo quella del dono. Se lo ricevi, lo diventi. Se lo diventi lo condividi. E nessuno resta senza. Fate questi in memoria di me…cioè …..fatevi pane.
Chiediamo a Gesù bambino di saperci fare dono di bontà, di umanità per il prossimo, pane come lui,
provando ad allenare il nostro cuore ad essere, come tra l’altro si dice…proprio “bon fal pan.”

