D…io può! Omelia IVa Domenica Avvento – B ’23

IVa Avvento B ’23

Devo chiedere scusa pubblicamente a tutti voi per una cosa che ho detto nell’omelia di domenica scorsa. O meglio, devo correggere un attimo il tiro. Si parlava dell’umiltà del Battista, i suoi no-non con cui si definisce e ricordavo invece quanto fosse un po’ penoso o fastidioso a volte incontrare persone tutte “io, io, i-o hi-ho”.

Bene, c’è un’eccezione: precisa e inappellabile. Dio. Lui può!

Solo Lui può dire io…Ci mancherebbe. E lo dimostra, con un sorriso, la 1a lettura, tratta dal libro del profeta Samuele.

Che bel siparietto: il grande re Davide un giorno, riflettendo tra sé, nel suo lussuoso super palazzo, forse annoiato, si ricorda che l’arca dell’alleanza, la presenza di Dio tra il suo popolo, nelle due tavole della legge, viene custodita in una tenda su un carretto.    

   Colto da un fervore veneto cattolico ante litteram, della serie “fasso mì”, decide di costruire a Dio qualcosa di degno del suo rango divino. E fin qua…ma il profeta di corte, Natan, suo fidato consigliere, viene interpellato da Dio che gli dice quanto abbiamo sentito, della serie, senti ma…Intanto “dì al mio servo Davide”, e così lo rimette al suo posto. Ricordate “siamo servi inutili” ancora domenica scorsa? Altroché re…E poi parte con uno strepitoso e inoppugnabile elenco di io o, meglio, di azioni con cui gli vuole rinfrescare una memoria presuntuosa e una certa sicumera. 

Certo, ne converrete, anche con un po’ di…sarcasmo divino.

io ti ho preso dal pascolo, io ti ho reso capo, io ti sono stato accanto dovunque, io ho distrutto i tuoi nemici, io rendo il tuo nome grande”; e siccome è Dio, lui può! i suoi “io” non son rivolti solo al passato, per una memoria grata, ma anche al futuro, per una speranza certa, un’alleanza sicura: io ti renderò famoso, io fisserò un luogo per Israele, io ti proteggerò, io ti darò riposo, io ti darò discendenza e stabilità”…ecc. PAUSA.. CHE NE DITE?

   Forse è successo anche a noi, riflettiamo con paziente umiltà, di fare come re Davide, di voler “imprigionare” Dio non in una dimora degna ma…in qualche modo, nei nostri piani, criteri o parametri… Immaginarlo permaloso e suscettibile come noi pensando sia uno che si offende di fronte alle nostre emozioni, crederlo calcolatore fiscale e spietato dei nostri meriti o pronto a commuoversi di gratitudine mentre premia i nostri successi pastorali sociali, mentre vorremmo diventare perfetti facendo di tutto per Lui ma senza di Lui, confonderlo con la chiesa, il Vaticano, i preti, e gli scandali o i casini e per questo, con tanta superficialità, abbandonarlo, mettendolo da parte come niente fosse, imprigionarlo nelle nostre mentalità molto comuni ma per niente evangeliche, etichettarlo come il responsabile o l’indifferente di fronte a tutto il male del mondo, derubricarlo al nostro credo fai-da-te con cui vorremmo magari insegnargli pure il mestiere, preferendogli con innocenza santi o madonne, metterlo ai margini delle nostre agende, tra le cose da fare, per cui trovare un po’ di tempo se ci va o dandogli le briciole della nostra attenzione, consolarlo, ricordandoci di Lui perché in maniera compulsiva ma atea ancora ci sembra doveroso fare funerali, chiedere la 1a comunione per mio figlio, la cresima, sposarmi in chiesa, barattarlo con i valori non negoziabili o il galateo delle tradizioni cattoliche, della religiosità à la carte o con devozioni asfittiche, confinarlo ai margini delle nostre attività parrocchiali, dei nostri gruppi, come un dazio da pagare, perché abbiamo tante, troppe cose da fare per gli altri ma mai per noi e la nostra vita spirituale, dribblarlo, refrattari all’unica Sua richiesta di essere accolto nella mangiatoia dei nostri cuori pigri e nelle nostre vite indaffarate, perché è più facile far stare assieme le persone con mille iniziative e attività lodevoli, che lasciar rimanere Lui, almeno un po’, con ciascuno di noi.

Ecco alcuni dei rischi che corriamo pensando di potergli fare un palazzo come quello in cui ci siamo imprigionati da soli come cristiani. Mentre la sua raffica di io forse ha qualcosa da ricordare e annunciare a ciascuno di noi.

Avremo tempo di ascoltarlo? leggere una pagina di vangelo e provare a rispecchiarci la mia vita. Invocare: mi fai sentire la tua presenza mentre ti parlo di questa cosa che vivo, del desiderio che sento dentro, del bisogno che fatico a darmi il permesso di riconoscere, delle paure che mi frenano o mi lamento di tutto?

Lo interpello mentre faccio tutta una serie di progetti faidate per la mia fede…dovrei pregare di più, fare di più, e gli domando se questo sia per il mio bene o per il mio curriculum di hi ho..e tante altre cose che io io vorrei fare ma…. senza di Lui. Stando, di fatto, bene o male lo stesso…

Preghiamolo: per lasciarci raggiungere e stupire da quanto Lui vuole fare per noi; offriamogli con umiltà, il desiderio di riconoscere i suoi io..nella storia personale di ciascuno di noi, come fosse il nostro personale magnificat per cui lodarlo.

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