
Per caso c’è qualche rappresentante delle forze dell’ordine?Qlc…
–Guardia di finanza: mette paura a tutti, vai a sapere, non si sa mai, speriamo sia tutto a posto o non mi becchino, c’ho paura…
–Carabinieri, vigili e polizia: non vanno bene a tutti o meglio dipende; se siamo noi in pericolo, ci vanno bene e li pretendiamo, altre volte no, non li vorremmo incontrare…qualcuno addirittura non li sopporta perché impediscono di fare quel che si vuole, soprattutto il male, l’ingiusto o qualcosa di illegale.
–Medici e infermieri, magari al PS, addirittura indispensabili a tutti ma non vanno bene a tutti: se poi non fanno quello che gli chiediamo o se sbagliano, ce la prendiamo con loro, si arriva a minacciarli o peggio; erano gli eroi Covid ma dopo…a maggior ragione in una sanità oggi malata come la nostra Veneta.
-E poi? Poi ci sono…. i vigili del fuoco: loro van bene a tutti, sono simpatici a tutti, sempre e comunque, nessuna barzelletta, niente! Allo stadio o ai cortei di protesta, succede spesso: cori e insulti contro la squadra mobile della polizia o i carabinieri ma poi tutti a cantare che il pompiere paura non ne ha…
Ma perché i vigili del fuoco vanno bene a tutti?
Perché la loro missione è salvare: dalle fiamme, da un’auto accartocciata, il gatto sull’albero. Loro salvano tutti…senza chiedere 1 chi sei, 2 se ne hai bisogno e 3 nemmeno se lo vuoi.
Forse a volte anche senza tu ti renda conto di dover essere salvato. Come potrebbe fare un medico che vede più in là del nostro naso.
In realtà tutte queste persone e non solo, sono a nostro servizio, poi dipende dalla nostra disposizione…loro restano i nostri salvatori, al di là di tutto e certo… senza ingenuità.
Questo bisogno di salvezza accomuna tutti: sempre, a volte, più o meno consapevolmente. Lo dovremmo forse recuperare.
Abbiamo tutti bisogno di essere salvati. Non solo dai vigili del fuoco. E non solo da pericoli oggettivi o situazioni rischiose. Ma spesso anche da quella parte di noi che non ci vuole bene e ci condanna, frena, da qualche vizio nascosto o dipendenza tremenda, da paure, immagini di noi o di Dio sbagliate e disumane, come pure da una vita che non riusciamo a prendere sul serio o indirizzare, da relazioni famigliari, amicali o affettive morbose, dannose o devastanti. Quando comunque siamo spacciati
Forse questa notte, l’arrivo del salvatore, ci può interpellare da qui. Oggi è nato per voi un salvatore, dice il vangelo. Ecco il biglietto da visita con cui Dio si presenta. Bambino e salvatore.
Come ci poniamo di fronte a questo? Perché se Lui vuole essere il salvatore significa che tocca a noi fare esperienza di salvezza.
Cristiano significa salvato…che senso da alla nostra vita, alla fede che vogliamo vivere, al modo di credere questa notizia?
E poi perché si deve salvare una persona? Per dovere? Per evitare la denuncia per omissione di soccorso? Perché vogliamo che viva, sopravviva, abbia possibilità di andare oltre.
Mi salva: cioè permetto a Lui di avere qualcosa da dire alla mia vita. Qualcosa di inedito, inatteso, una buona notizia che venga a darci alternative e possibilità. Qualcosa che io non sono in grado non solo di darmi ma nemmeno di concepire possibile.
Nessuno si salva da solo. Mai.
Ecco cosa significa. Preghiamo per questo e così?
Significa che c’è ancora vita da vivere, e Lui mi spiega come, le opportunità cui dare credito assieme a Lui, nostro alleato e salvatore. Quante persone sono arenate in sé stesse, stanno lentamente affogando nelle sabbie mobili della noia, a testa bassa, dell’indifferenza, del bastare a sé stessi o del non volersi accettare o perdonare per quello che si è.
Chi ci salva, ne sono convinto, lo fa perché ci vuole far vincere.
Vincere di fronte a quanto ci disturba, angoscia, spaventa
a quanto di noi pensiamo sia già fallito o irrecuperabile
vincere la paura della morte, con la speranza della vita eterna
vincere su quanto in noi ci illude di salvarci, accontentarci come la gelosia, l’invidia, la maldicenza, la supponente indifferenza dei leoni da tastiera, la superficialità del consumo compulsivo e la schiavitù del consenso, il voler sempre tutto e subito, la fretta di apparire riempirsi… quanti anestetici per non vivere davvero in maniera autentica.
La salvezza dell’uomo non è morire per Dio, ma Dio che nasce e muore per lui. Si deve scegliere, ad un certo punto. Se continuare a salvare le cose, o iniziare a salvare sé stessi.
Dio entra nella nostra vita per farci entrare nella sua. Si sperava l’onnipotente, Dio ci manda un bambino.
Si sperava lo straordinario, Dio viene nel quotidiano.
Si attendeva qualcuno su cui appoggiarsi, ed ecco che egli ha bisogno di noi. Non vuol fare tutto da solo e bene ma vuole aver bisogno della nostra collaborazione e responsabilità.
Sa che solo vivendo così saremo suoi testimoni credibili.
Solo facendosi bambino ci salverà chiedendoci di prenderci cura di Lui. Ci salviamo perché, accorgendoci di Lui, iniziamo a sbilanciarci fuori da noi stessi e vivere gesti di premura, attenzione, dedizione insomma di amore. Questo ci salva, ci fa prendere il largo da dove siamo andati a sbattere o ci siamo arenati
Del resto il salvatore ci raggiunge come un dono, a dire quanto siamo importanti se lo vogliamo…e ci rende, da salvati, un dono gli uni per gli altri. Anche se non siamo delle forze dell’ordine.
Buon dono del Natale di salvezza a ciascuno di voi.