
Certe parole sono eterne. Rimangono in noi per sempre; magari a far danni, perché ci hanno ferito. Ricordiamo fin troppo bene chi ce le ha dette, in che momento e perché. Conficcate nella nostra mente… un’eco silenziosa; dette per ferire e umiliare, continuano a rimbombare tra i nostri pensieri e gli sforzi a vivere, fanno male, zavorra legata al nostro valore o identità. Restano in noi finché non scegliamo di contestualizzarle, metterle in discussione, allontanarle, perdonare. Penso a chi per una vita si sia sentito sminuire, prendere in giro o paragonare, e continui a vivere così, avendoci solo troppo creduto, diventando quel che ti hanno detto.
Oppure sono parole eterne perché ci alimentano per sempre, facendo germogliare e custodendo in noi un tesoro di fiducia, stima e credibilità, che ci ha fatto crescere saldi, amabili, protetti.
Gesù colpisce quanti in sinagoga lo ascoltano, proprio perché parla loro con autorità. Lo conoscevano! Trentenne scapolo, ancora in casa con la mamma, artigiano nell’azienda di famiglia ma quel sabato il modo in cui parla, il come, fa cambiare le cose.
Viene guardato in modo diverso. Il termine “autorità” traduce il greco exusìa, parola dai molti significati: non va intesa come qualcosa che vuole umiliare o sottomettere ma dice il potere, la capacità di rendere effettivo, di far cambiare le cose.
Ha il senso di una parola che ci interpella, affascina, promette.
Penso ad un vecchio prof. al liceo: che fascino aveva quando, quasi commosso, commentava per noi cialtroni svogliati alcuni filosofi…la classe si fermava e ci teneva tutti a bocca aperta, rapiti da quanto ci stava quasi annunciando, facendoci emozionare.
Gesù parla con autorità significa riconoscere che quello che dice è per noi, non solo destinatari passivi ma persone assetate di senso e novità. Gesù non parla di Dio come un argomento (vizio di noi preti, delle nostre comunità o attività educative) ma ce lo racconta Padre affidabile, che ti prende sul serio e vuole portare più avanti, altrove, in pascoli nuovi, migliori, insperati. Non è uno slogan religioso, altisonante ma vuoto, né la parola tronfia dei dotti, la parola strategica degli oratori, la parola astuta dei commercianti o la fake news che ingenuamente taggiamo nei social. Una Parola che va dritta alla persona: raggiunge l’intelligenza, scalda il cuore, ne cambia la vita. Ed è questo che la rende autentica, vera. Porta con sé un vigore, un’energia, un dinamismo capace di generare senso e cambiare la realtà. Abbiamo tutti bisogno di parole di salvezza che scaldano il cuore dando brividi di vita e vertigini di speranza. “Signore io non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola…. e io sarò salvato”. Sono parole di responsabilità, che ripetiamo ad ogni messa…
Si chiama valore performativo. Cioè una parola capace di creare qualcosa di nuovo, che prima non c’era. Io ti assolvo, io ti battezzo diciamo noi preti; io accolgo te, dice la sposa allo sposo e i due diventano marito e moglie per sempre…Nulla è più come prima! Io ti amo, ti perdono, mi fido di te, parole che ricostruiscono, fanno girare pagina… realizzano quello che dicono.
Oggi sarai con me in paradiso, al ladrone in croce, nemmeno io ti condanno, alla donna, venite e vedrete ai primi discepoli, la mia gioia sia in voi, rimanete in me…
Mi domando quanto siamo consapevoli di questa realtà che la nostra fede ci offre, mentre preghiamo o ascoltiamo il vangelo.
Il giorno di Natale il vangelo di Giovanni ci ha annunciato che Gesù è logos, parola che si fa azione, cioè verbo…qualcosa che fa funzionare in modo diverso. Ne siamo consapevoli o almeno…curiosi? Chiediamo al Signore Gesù di renderci consapevoli del sapore e del significato delle sue parole per noi. Ci trovino attenti e affamati, terreno fertile per dare loro credito, tra i nostri pensieri, paure, ritmi e abitudini; siano parole fresche, frizzanti, saporite, col desiderio di essere quanto ci annunciano. Ci sostenga poi nel credere anche alle parole che sceglieremo per orientare la nostra cristiana quotidianità, consapevoli che sei le parole che usi, diventi le parole che scegli.
Perché certe parole, l’abbiamo capito, sono davvero eterne.

