29 febbraio 2004… Un giorno in più?

Un giorno in più…

Forse non ci avete fatto neanche caso, forse sono io ad essere solo un inguaribile maniaco dei dettagli..

Un giorno in più, ogni quattro anni..e ne facciamo quel che ci va..ma non sprechiamolo!

Magari non ci avevate neanche mai pensato….CIALTRONI CHE NON SIETE ALTRO

Un giorno in più per fare una liste delle cose che ci piacciono e ci fan stare bene, che ci danno sapore, che ci lusingano o per fare la lista dei nostri amici, di quelli che ci stanno sulle palle ma che non vale la pena..un giorno in più per riascoltare un vecchio cd, per pensare a chi non c’è più, a chi se n’è uscito dalla tua vita..ed è stato meglio così, a chi non c’è mai neanche entrato..e lo capisci poi, a chi se n’è uscito e non te la sei ancora messa via, per chiamare chi ormai non senti da tanto tempo, un giorno in più per giocare coi propri figli e per prenderli sul serio, per guardare chi ami e ripeterglielo almeno 5 o 6 volte, per stupirlo, per fargli qualcosa di davvero speciale, per farlo impazzire e sudare, per fargli mancare il respiro, un giorno in più per giocare a calcetto, per bere una birra scura con qualcuno che abbia gli occhi dello stesso colore, un giorno in più per leggere il giornale, per un buon film, per una discussione interessante, per scrivere qualcosa sul proprio diario, per trovare qualcuno per strada e stavolta salutarlo davvero, per guardarsi allo specchio e dirsi che ci si vuole bene, un giorno in più per non pensare sempre a se stessi, un giorno in più per amare, per perdonare, per dimenticare e rimpiangere, per provare nostalgia, per riguardare le vecchie foto, per mettere i nostri pantaloni preferiti, per mangiare i nostri piatti preferiti, per fermarsi a guardare il tramonto, il volo degli uccelli, per giocare col cane, per scrivere una lettera o una mail, per fare una sorpresa a qualcuno, per farsi un regalo, per non farsi paranoie inutili, per andare in cimitero, per provare a scrivere una poesia, per andare a correre, per stappare una bottiglia di quello buono, per fare i conti con se stessi….dove eravate 4 anni fa? ERA IL 29 FEBBRAIO DEL 2OOO….come eri e con chi? Cosa facevi? Io ero a Camposampiero e sul mio fido quaderno di cui sono andato in cerca, mi definisco infelice e solo..e mi chiedo di “rallentare”….

Un giorno in più…per fare qualcosa di utile, per fare una passeggiata, per andare in montagna, per togliersi uno sfizio, per uscire con gli amici, per pensare al tempo che passa, per fare programmi o per farne saltare qualcuno, un giorno in più per perdonarsi qualcosa che ormai fa solo male e basta, per farci i complimenti, per darci un taglio….per pretendere meno da noi, per coccolarci, per rileggere qualche pagina di un vecchio libro, un giorno in più per dormire e rilassarsi, un giorno in più per imparare a farci gli affari nostri, per non giudicare e non dire cazzate, per guardare la tv o ascoltare un po’ di musica al buio, magari con le cuffie, per uscire a cena, per correre in autostrada e andare in autogrill, per il mare d’inverno, per fare foto a ciò che ci va, un giorno in più per ascoltare senza pretese o senza sbuffare, senza guardare l’orologio, per fare a botte con don Stefano, per dire oscenità con Satana e Osceno, per fumare la pipa con la Mu, per giocare con le Coccinelle scout, per fare i bans, per ascoltare l’organo in chiesa, per andare ai mas-ci a Busiago coi tosi dea classe, per fare la gara dei rutti, o far pipì in compagnia da qualche parte, per programmare un campo mas-ciò, per passare più tempo con mamma, per andare a Fietta da Moreno e giocare con Balin, e consumarsi gli occhi a furia di guardare il panorama, per prendere in braccio Ale che mi sorride, per fare i compiti di religione con Tommi, per cantare a squarciagola, per raccontare una favola, per giocare a Taboo sdraiati per terra alle 5 del mattino, per inviti clamorosi, per fare tardissimo, per vedersi in seconda serata, per bere infusi..o farseli preparare, per cenare da Alfieri, per giocare a biliardo, per urlare Friiisiii, per fare le imitazioni, per chiudersi dentro alla Casetta Rossa a bere con Sancho, per comperare libri, per ubriacarsi, per ridere finchè ti manca il respiro e ti viene il singhiozzo, per fare il pendolo in macchina con Fabri, per pensare ai tempi del liceo, per un discorso con Baby Zuno, per suonare la chitarra con frère Mc, per parlare con Stoppiglia, per partire per un inter-rail, per prendersi per mano, per bere spritz da Furin, per fare foto con Pilo, un giorno in più per pensare al 29 febbraio del 2008, per fumare un sigaro, per smettere di fumare, un giorno in più per essere vulnerabili, per sorridere delle proprie manie o difetti o paure ..per non prendersi poi così sempre tanto sul serio, un giorno in più che è come una parentesi per fare e dire qualcosa che altrimenti si insomma sarebbe meno intenso, per gustare il sapore delle cose, degli sguardi, il profumo di chi ci sta vicino, il sapore dolciastro dei rimpianti, per prepararsi un caffè in santa pace, annusando a lungo la polvere dentro il vaso, per non dire parolacce..o per urlarne un paio con qualche complice..e fare a gara a chi ne dice di più..o di peggiori…per fare un dolce, o per mangiarne due fette, per fumare un sigaro coi tosi, per giocare a ping-pong, per bere Guinness, per farci una doccia più lunga o un clamoroso bagno caldo con tanta schiuma, un giorno in più per guardarsi negli occhi o per restare a fare a gara con lo sguardo con un estraneo/a per strada..a chi gira lo sguardo per primo, un giorno in più per suonare la chitarra..o quel che è, un giorno in più per nascondere il dolore, per chiedere perché o per rinunciare a voler capire, un giorno in più per non mettere la sveglia, per abbracciarsi, per dire quel che ci va a chi ci va e come ci va, per mandare a quel paese, per leggere poesie o dedicarle a qualcuno, un giorno in più per relativizzare tutto, per sentirsi grati per la vita, per dare una buona notizia, per dedicare qualcosa di bello che so una canzone o un paesaggio a qualcuno a cui tieni proprio ‘na cifra.., per andare a vedere una mostra, per scrivere parole interessanti con Kekko su una tovaglia di carta, per riordinare la propria camera, per fare un disegno o provare a dipingere, per fare una telefonata folle, ardita..o per fare gli scherzi telefonici, per suonare i campanelli delle case e scappare, per finire i petardi di capodanno, per rinunciare ai messaggini e spendere i soldi per una telefonata come si deve, per non impazzire, per rallentare in macchina o per fare un giro in moto, per ballare o recitare, un giorno in più per tagliarsi le unghie, per spazzolarsi i capelli, per andare a trovare i parenti o i genitori, per cercare il silenzio e restarci fino a che non siamo abbastanza placati..placati da cosa poi,…per prendersela comoda, ….per girare nudi per la propria stanza o per la casa, per radersi con calma, per mettere la panna sul caffè, per bere un whisky liscio…

Un giorno in più può essere una condanna…o una benedizione..sarà semplicemente quel che è..di quel che vogliamo che sia, cioè un dono, cioè il presente, il presente di una occasione, una possibilità !!

E visto che cade di domenica………..dies domini…un giorno in più per pregare, per provare a dare del tu a Dio, per chiacchierarci, per lodarlo, ringraziarlo, chiedergli quel che ci va, anche se Lui per fortuna non ascolta sempre le nostre preghiere ma mantiene sempre le sue promesse..un giorno in più per ricominciare da capo e dargli magari un’altra possibilità, per andare in chiesa o a messa e viverla con calma, come una visita di qualcuno che ci aspettava da tempo, per restare in silenzio ed ascoltare quel che ci vien su dal fondo di noi, per fare un po’ di luce, per provare, per leggere il Vangelo..o per lasciarsi leggere dal Vangelo..un giorno in più per pensare a tutti gli auguri di Buon Natale e Buon Anno che abbiamo scritto, mandato, detto..e pensare a come sta andando , se quel che abbiamo augurato o che ci hanno augurato..sta succedendo..o se ci stiamo almeno sforzando di realizzarlo..così magari saremo più sobri e reali per gli auguri di Pasqua, visto che ridendo e scherzando siamo già in Quaresima….

Un giorno in più..cacchio…..e magari pioverà…….macccchissenefreeeega!!!! un dono, inatteso e gratuito..un bonus che ci viene dato ogni quattro anni, come a rimediare da tutte le ore perse in quattro anni..una specie di conguaglio di vita….

Ecco un giorno in più insomma e se siete arrivati al fondo di questo delirante flusso mentale di coscienza, un intero film..decine di fotogrammi di cose, immagini, persone, colori, profumi, ricordi, dettagli….allora grazie, perché mi avete permesso di vivere degnamente questo mio 29 febbraio in anticipo….nel modo migliore, cioè dedicando un po’ di tempo ad ognuno di voi…miei fidi coinquilini di mondo, …liste come queste..ce ne sono a migliaia in internet lo so..ma farne una nostra è una soddisfazione..o una palla..per qualcuno (chiedo venia)..comuque la possibilità di rallentare e passare qualche minuto assieme nel pensiero e nel ricordo affettuoso, anche solo dedicando un pensiero o gustando il vostro volto e tutto ciò che evoca in me..selezionando la rubrica…un pensiero a tutti e ciascuno..ed un abbraccio grande così. Sperando di non risentirci solo il prossimo 29 febbraio.

mt

29 FEBBRAIO 2020, UN GIORNO IN PIU’…tra quarantena e quaresima? (da Roma)

Quattro anni fa scendendo da un rifugio innevato sul Grappa, a notte (molto) ben inoltrata, dopo una cena pazzesca tra sconosciuti invitati a caso, si programmava il 29 febbraio 2020. 

Una nota nel cellulare da allora mi vedeva ogni tanto aggiornare idee, spunti, ospiti, inviti, dettagli. E non ero l’unico, mitica Cristiana, grazie! ad attendere e ideare questo evento. 

Mi sono riletto dall’omonimo blog i deliri targati 2004, 2008, 2016…quanto tempo e che vita! un diario pazzesco di quel che mi vibrava o rimbombava dentro, inumidendo gli occhi o scaldando l’anima.

Non saranno i Mondiali o le Olimpiadi ma oramai questa storia del giorno in più mi accompagna da almeno 20 anni. Da mesi avevo prenotato il mega palazzetto e chiesto ad alcune persone di contribuire alla festa con talenti e passioni. Si voleva riprendere la festa del 2008, con tanta gente, (i temi dei miei studenti da leggere, le poesie, le sorane in rosso, i balli popolari…)

Mai avrei pensato di non poterlo celebrare. Effettivamente la cosa mi è sovvenuta un po’ dopo i calcoli e i preparativi che mi hanno portato qui a Roma, da dove scrivo. ‘Azz! mi son detto, peccato! Ma certi treni passano e così, con Cri, abbiamo sospeso i nostri programmi e ho molto mestamente liberato la prenotazione del posto. 

Ma in questi giorni mi son chiesto, con sto benedetto corona virus e il blocco totale delle parrocchie, vuoi vedere che sul più bello avremmo dovuto farlo saltare? Pazzesco.

   Cari affezionati lettori o quel che è, non avevo voglia di scrivere ma piuttosto che perdere una tradizione….miodddio!

E allora grazie a tutti quelli che da stamattina e in questi giorni mi stanno scrivendo e chiamando per augurarmi un buon 29 febbraio o reclamando la presente mail di auguri. Il famoso “giorno in più” regalato dall’astronomia o quel che è e che forse proprio a causa di quarantene, embarghi e divieti è passato in secondo piano.

Ma noi non ci spaventiamo e per quelli che solo da poco si fossero sintonizzati, voglio ricordare che questo giorno in più ci viene gentilmente offerto per noi stessi, è totalmente gratuito: promemoria un po’ folle per invitare a non prendersi sempre troppo sul serio e per qualche ora mettere il pilota automatico o regalarsi qualcosa con cui celebrare la vita, le cose belle, il sapore di qualche relazione, togliersi qualche sfizio o anche semplicemente non dare sempre tutto per scontato. Insomma è una sorta di giorno “civetta” cui agganciare un memorandum per dare qualità diversa alla propria vita…apparendo magari matti o poco seri, perché son facezie, sciocchezze, stupidaggini per noi veneti, concreti, pragmatici o indifferenti. E allora?

Un giorno in più per un po’ di poesia nella nostra prosa quotidiana, per i dettagli che fanno rallentare, alzando comunque un po’ la testa e socchiudendo gli occhi.

Allora buon giorno in più a tutti, che ve ne siate resi conto o meno, che lo abbiate in qualche modo celebrato o festeggiato o almeno lo abbiate desiderato. 

Se ci avete provato, tranquilli, va bene lo stesso.

Al limite recuperate nei prossimi giorni: fate anche cose semplici ma per questo motivo!

Un giorno in più per sentire una persona che non senti da una vita e non mandarle sms o uozapp che tanto ormai abbiamo tutti “minuti illimitati” ma per farne che? Un giorno in più per fare le cose con calma, cambiare bagnoschiuma, finire quel libro ormai impolverato, ascoltare un genere di musica nuovo, lasciare l’ascensore per le scale e le scale mobili …per le scale e basta.

Un giorno in più per guardarsi dentro e scoprirsi fragili e soli. Per provare ad addomesticare i morsi della frustrazione, placare la rabbia, buttare il cuore più in là e chiudere l’agenda.

Per dire, con Vasco “e pensare che domani sarà sempre meglio”. E che “panta rei…nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, come diceva Lavoisier…e sentire che è l’unica cosa che hai capito o ricordi di 6 anni di liceo scientifico, di cui 4 sulla chimica…

Per camminare più piano e alzare la testa, tener dritta la schiena e darsi un tono diverso. Per non buttare in vacca i discorsi, aspettare prima di parlare, guardare negli occhi e prendere la mano. Per un abbraccio spontaneo e uno sguardo trattenuto con uno sconosciuto. Un giorno in più per le mani da tabacco kentucky piuttosto che da amuchina come pure per provare a togliersi la maschera piuttosto che scegliere la mascherina: la maschera del “io devo, io posso, io sono, io ho, io dimostro, io ho fatto, ho già capito…lo so” quella che ti impedisce di essere te stesso e farti raggiungere, sentire nudo, naturale, creatura volubile, fallibile o fallita, alle corde o in cordata.

Per essere cortesi, premurosi, miti o mitici! Per non far le vittime, per “imporsi” di essere generativi, non solo generosi. Persone che sanno con la propria umanità (abbiamo solo quella concessa dal buon Dio) sgangherata, scordata o puzzolente generare in modo creativo e appassionato, vita bella, cose saporite, relazioni diverse, sguardi inediti.

Un giorno in più per ricordare ciascuno i propri morti, sorridere loro con nostalgia ma magari con fede credere che in qualche modo un giorno saremo ancora uniti.

Un giorno in più per pensare a chi davvero non ci sarà, nel ’24!

Un giorno in più per allungare la strada per un panorama diverso, scrivere dei pensieri da qualche parte per non perderli o potercisi re-immergere, programmare una visita, una gita, un film con gli amici o un museo a km zero. 

Un giorno in più per arrivare trafelato e di corsa a Borgoricco e mangiare un toast pallido guardando catatonico il calendario del bar, per abbioccarsi sul Freccia con la bava alla bocca come un bulldog, ciucciare gli scampi spappolandoli impunemente, sputando ovunque le schegge per ridere (OU!), per le cene marittime, le birre notturne, i sigari sinceri fino alla fine.

Per andare a nuotare, per invitare qualcuno che non se lo aspetti a cena, passare per casa, andare a letto dopo pranzo, far colazione al bar e bere due caffè, un giorno in più per mangiare 3 Raffaello consecutivi ed estrarre altri numeri al folle lotto orientale del sushi e vedere che ti tocca mangiare ancora. Un giorno in più per avere nostalgia (quanto mi mancano le parrocchie!), sentirsi mordere dalla solitudine, percepire il rimbombo del tempo che passa con le sue voci, echi, sibili e suggestioni. E lasciare che sia. Tanto tutti parlano di tutto, di tutti, di te, di quel che sei o fai. Dipende solo da chi ha in mano il microfono, come sta, e se tu stai sentendo, sentirai o meno. Nulla che non si possa immaginare o smaltire. Per alcuni sei un eroe, per altri un pirla: dipende solo dal canale in cui sei sintonizzato. “Quante deviazioni hai?” (Vasco)

Un giorno in più per mordersi la lingua e non chiacchierare a caso, non giudicare, non mendicare commenti pur di sentirsi migliori. Per trattenere una battuta o anche mandare a quel paese qualcuno. Per sbattezzarsi o sbattersene. Un giorno in più per imparare a vivere diversamente gli altri giorni, o anche solo la settimana prossima. Per lasciarsi voler bene dagli altri come sono capaci di fare e accoglierlo con serenità e gratitudine. Perché poi…

Per permettere agli altri di essere premurosi con noi come pure per tracciare confini e spazi senza sentirsi in colpa di nulla. Per non ritenersi sempre indispensabili e dire “fasso mi” o eroi perché noi facciamo o martiri perché non possiamo andare a messa…che grande opportunità per il nostro battesimo poter essere preso sul serio e messo in gioco vista la forzata assenza dalle normali (e comunque necessarie!) celebrazioni liturgiche. Davvero credo che l’assenza possa provocare il desiderio. Ma forse abbiamo solo paura che se ci fermiamo, poi cadremo e sentiremo che magari…senza alcune “performance” religiose, mon dieu, staremo “bene” lo stesso? Che quel desiderio appassirà presto…Davvero non sappiamo essere provvisoriamente (almeno!) cristiani in modo diverso? Ci abbiamo mai provato? Tema scottante e delicato ma… stimolante.

Siamo cattolici ma non ricordiamo che milioni di nostri fratelli nel mondo non celebrano messa per mesi o anni. In alcune zone dell’Africa e dell’America Latina delle comunità cattoliche vedono prete e messa ogni 3 anni e son cristiani, tanto quanto noi che ci lamentiamo per fare 2 km per andare in chiesa, la “mia chiesa”e perché ci han spostato la messa di 15′. 

L’evangelizzazione della Korea è avvenuta attraverso i laici che hanno iniziato a leggere libri cristiani e quindi a poco a poco considerarsi tali! E il primo prete stabile lo hanno visto dopo quasi 60 anni per i primi sacramenti e la prima messa. Fa riflettere, se ne hai il coraggio. 

Un giorno in più per vivere da battezzati e scoprire sarebbe ben più che sufficiente intanto…per farsi domande scomode, per mettersi nella luce di Dio e guardarsi dal suo punto di vista, non solo e sempre dal nostro. Con quanto “noi stessi..io, io, io” continuiamo a ingombrare le nostre preghiere.

La quarantena viene imposta, la quaresima proposta. La Pasqua? appare così lontana.

Che ne abbiamo fatto della risurrezione dell’anno scorso?Abbiamo cercato di vivere da risorti?

Ci interessa? Rien ne va plus?

Un giorno in più per cambiare marca di whisky, fare il bis di dolce, fare quel che facciamo ma, lo ribadisco, con un senso diverso: di grato, di libero, sentendosi fortunati, amati, amabili, appassionati. Senza darlo per scontato ma nemmeno facendolo a caso. Un giorno in più pen pensare a un di più nei giorni.

Un giorno in più per provare il sorpasso in Ducati, fermarsi a fare una foto, per salutare con le due dita della mano sinistra chi viene dall’altra parte, per battere il tempo sul volante e programmare un viaggio. Un viaggio non è mai “in più!”

Un giorno in più anche se è il primo marzo, ma il numero 1 sa sempre di inizi, sfida, provocazione e semaforo verde. E molti di voi troveranno questo deliro quadriennale di lunedì, il 2 marzo. E se permettete magari aiuterà ad iniziare la settimana con un sorriso o un sospiro.

Cambierà qualcosa? no, lo sappiamo, ma almeno lo avremo sognato o sperato.

Un giorno in più per dire “Aooo’!” piuttosto che “ouh!”

Un giorno in più per “fumare che ti passa!”, per le MingiMungi, che “T’immagini”, per “quelli del radicchio.” Un giorno in più per dire “e perché no?” Dovete sapere che mi sto chiedendo, placida domenica sera romana umida e sonnacchiosa, se valga ancora la pena scrivere, spedire, raggiungervi. E perché no? La vita è fatta anche di piccoli gesti, di sputtanarsi senza pensare a come andrà, tanto di spam ne riceviamo tutti lo stesso…ma sentitela solo come una carezza da lontano o se permettete, da dentro, dal mio cuore.

Accoglierò sornione commenti, suggestioni, ritagli e dettagli sul vostro 29 febbraio o su quello che davvero non sarà stato in più ma bellissimo.

A tutti e ciascuno, uno sguardo e un occhiolino guascone.

vs

dmt

Scartati per non scartare….Omelia Va domenica to B ’24

Penso ad un mio carissimo amico educatore che dovendo gestire una comunità di minori abbandonati, li portava a fare la raccolta differenziata nelle discariche del feltrino. Voleva toccassero con mano quanto è fin troppo facile scartare e buttar via. 

Ma soprattutto quanto bene fosse possibile e recuperabile, tra la nostra comune spazzatura, educando quegli occhi a non sentirsi scartati né a scartare niente e nessuno. Papa Francesco più volte ha richiamato lo scandalo di una civiltà dello scarto, opulenta e superficiale come la nostra.

   Penso alla stupidità da record, tutta italiana, di uno spreco nel 2023, da 13 miliardi di cibo. Chi si abitua a scartare, buttare via, chi pensa “ma si tanto”, denuncia oggi un’incapacità di consapevolezza su cui riflettere e, secondo me, per cui indignarsi.

E quando ti abitui a farlo, ti viene in automatico: scarti e sprechi cibo, risorse, tempo, denaro, relazioni, corrente elettrica, acqua…ma si tanto. Forse stai buttando un po’ anche te stesso. Penso ai fratelli e alle sorelle nelle comunità di recupero…le sostanze hanno confermato una qualità di vita che sentivano degna solo di essere sprecata e buttata.

    Celebrare la vita credo inizi dal modo in cui uno si percepisce al mondo. Heidegger, famoso filosofo tedesco dei primi del ‘900 parlava in “Essere e tempo” di gettatezza: diceva che ogni essere umano è gettato nel mondo. Un mondo che non ci siamo scelti e che ci è sconosciuto. Nessuna consolazione né illusione possibile.

Soli e individualistici ci si ritrova così a dover contare solo su di sé…Se credi questo, a poco a poco anche lo vivi. E noi cristiani? Magari ancora li a percepirci, lo dico con rispetto ma anche un sorriso, “esuli figli di Eva, gementi e piangenti in questa valle di lacrime” ..certe parole lasciano un segno. Non è lo stesso mondo in cui Cristo, da Natale, ha deciso di abitare con noi? Ma noi magari chiediamo di vedere dopo questo esilio Gesù…come se da risorto non fosse presente. Non mi sento esule, non mi pare di vivere in una valle di lacrime, non sono in esilio. Ma vorrei che come cristiani recuperassimo il comune aspetto vocazionale di ciascuno, amato per nome, qui e ora!

Celebrare la vita significa partire da una visione del mondo in cui Dio padre abbia scelto di donarmi la vita e mi dia la forza di custodirla e moltiplicarla nel suo nome, sale e luce del mondo.  “La forza della vita ci sorprende” è il titolo di questa 46a giornata nazionale della vita. Un tema così trasversale che non può non interrogarci tutti. Dal diritto alla vita del nascituro a quello dell’anziano, dalla qualità delle cure negli ospedali al dovere della sicurezza nel lavoro, dalla ricerca di innovazione nelle cure sperimentali alla garanzia di un accesso comune minimo a quanto dovrebbe essere dovuto ma in realtà spesso è negato, dalla qualità delle cure possibili per persone segnate da disabilità mentale o fisica al diritto a condizioni umane per chiunque. Noi cristiani non possiamo sentirci gettati in esilio nel mondo, ma riconosciamo con stupore che proprio Gesù, invece, figlio di Dio nostro salvatore, si è gettato in mezzo a noi proprio per farci vivere in maniera diversa.  E sappiamo vivere così? La lue della candelora…

La vita ci sorprende, allora, se la guardiamo anche con gli occhi di Dio, come cristiani. Pensiamo al vangelo: incontrando gli ammalati, Gesù non predica mai rassegnazione, non ha mai atteggiamenti fatalistici, non annuncia che la sofferenza avvicina maggiormente a Dio, non chiede di offrirgli la propria sofferenza, non nutre atteggiamenti doloristici. Quelli ce lo siamo inventati noi nei secoli per gestire lo scandalo del male, del dolore, della morte, di tutto quello che non ci farebbe festeggiare la vita. I discepoli nel vangelo “gli parlano subito di lei” della suocera ammalata. Se ne accorgono, non sono indifferenti e lo interpellano. Che sia anche questo, come comunità cristiana, quello che siamo chiamati a fare? Accorgerci, pregare, prenderci cura, consapevoli che la qualità delle nostre relazioni e della vita ci viene consegnata col battesimo ed è un impegno che ci rende tutti corresponsabili….(lo dobbiamo anche ai nostri bambini)

Chiediamo al Padre il dono di una consapevolezza nuova della nostra esistenza, un dono che sorprenda noi per primi impegnandoci a coltivare la forza di riconoscerla anche negli altri.

Ci aiuti a vivere cristianamente il dono del tempo: a non sprecarlo ma a saperlo perdere per coltivare la qualità delle nostre vite dal suo punto di vista e soprattutto nel suo nome.