
“il figlio di Dio?” Ma che ne sapevi tu, centurione, di quel che stava capitando? Era solo normale routine. Certo la notte era stata un caos, su e giù tra il sinedrio, il palazzo di Caifa, le chiacchiere di Pilato, le urla degli anziani e degli scribi…e questo capellone strampalato da crocifiggere. Vi siete divertiti, si sa, a torturarlo e prenderlo in giro, ma nulla di diverso dal solito. Forse un po’ più originale. Tutti ne avevano sentito parlare ed anche voi soldati eravate un po’ curiosi. Ma la sua mansuetudine e la dignità che trasmetteva, vi hanno fatto perfino arrabbiare di più.
Si sa, siamo sempre tutti forti coi più deboli. Avete giocato ai dadi la sua bella veste e vi siete divertiti anche voi a urlare Barabba, tra la folla, tanto era lo stesso…si faceva numero.
In quanto centurione non eri un soldato semplice ma un capo, quindi esperto e anziano del mestiere: abituato alle armi, alle maniere forti, trattando le persone per quello che conveniva fare, senza tanti pensieri o scrupoli; eri ben abituato alla violenza, magari gratuita, alla prevaricazione, al far soffrire e torturare le persone, se necessario, forse anche per noia o per placare la tua frustrazione. Poco ti importava delle questioni religiose di questi ridicoli ebrei che da mesi ti avevano mandato a sottomettere e controllare, lontano da casa, tu avevi le tue cose…dopotutto era solo lavoro. Che ne sapevi del figlio di Dio. Eppure da qualche parte questa espressione la devi aver sentita. Ti è come scappata.
Matteo nel suo vangelo, specifica che non eri solo ma anche altri soldati hanno pensato questo. Luca sostiene tu abbia perfino detto che“era giusto”. Mica avevi studiato teologia o fatto catechismo. Quello eri, un duro. Eppure, come il condannato a morte, il ladrone, secondo S. Luca, vedendolo morire così, qualcosa in te si è mosso. Come ti fossero crollate delle certezze e ti fossi sentito interpellato. Lo hai sentito urlare dalla croce che Dio lo aveva abbandonato, forse ne hai riso o ti ha incuriosito vedere la folla tutta presa a sfotterlo…magari ti ha fatto anche pena, come il più idiota dei condannati a morte che vedevi ogni giorno. Forse hai provato… compassione, il sentimento che più di tutti ci mette, spalle al muro, mentre ci rende ….umani.
E poi, chissà perché, qualcosa in te si è come spaccato. Lo avevi davanti, dice Marco, lì di fronte. E vedendolo morire così, in maniera diversa, unica, hai sentito che “davvero quest’uomo era figlio di Dio”. Si, aveva ragione lui, e tu sei stato il primo ad accorgertene. Sei stato il primo a dichiarare, a voce alta, l’identità di Gesù, che tutto il vangelo di Marco cerca di narrare.
Tu che, in quanto romano eri pagano, abituato a divinità come Apollo, Marte, Nettuno o Giunone…che avrà significato pensare a un Dio con un figlio simile?
Caro centurione, io ti affido la settimana santa delle nostre parrocchie, di tutti noi cristiani. Se siamo qui stasera, è perché tu sei stato il primo credente della storia. Il ladrone è stato il primo a risorgere, entrando in paradiso, tu, pagano, il primo credente. Com’è strana la nostra religione: che begli esempi abbiamo alla base, ecco i nostri progenitori, in Cristo. pensiamoci
Dona anche a noi il desiderio di fare la tua esperienza: in tutto quel che sceglieremo di vivere, nel modo di farlo, in questi giorni, donaci la tua umile capacità di interrogarci; facci la grazia, dal cielo, di essere curiosi come te, di evitare celebrazioni meccaniche, tanto già sappiamo come va a finire, donaci la voglia di essere cristiani che riconoscono Gesù crocifisso come figlio, nostro fratello, e proprio quell’uomo, che ha sofferto per raccontarci un dio diverso, non da ubbidire o servire ma da cui essere serviti e amati. Donaci ogni tanto di guardarci da quella croce, sentendoci scelti, preziosi, unici, niente di meno.
Donaci, centurione caro, di non darlo per scontato ne di abituarci. Solo allora, con una gioia strana e una pace diversa, anche noi potremo vivere, da lunedì prossimo, come in qualche modo risorti, come tuoi fratelli e sorelle credenti.
