Caro centurione mio… Omelia Domenica delle Palme e della Passione del Signore -B ’24

“il figlio di Dio?” Ma che ne sapevi tu, centurione, di quel che stava capitando? Era solo normale routine. Certo la notte era stata un caos, su e giù tra il sinedrio, il palazzo di Caifa, le chiacchiere di Pilato, le urla degli anziani e degli scribi…e questo capellone strampalato da crocifiggere. Vi siete divertiti, si sa, a torturarlo e prenderlo in giro, ma nulla di diverso dal solito. Forse un po’ più originale. Tutti ne avevano sentito parlare ed anche voi soldati eravate un po’ curiosi. Ma la sua mansuetudine e la dignità che trasmetteva, vi hanno fatto perfino arrabbiare di più. 

Si sa, siamo sempre tutti forti coi più deboli. Avete giocato ai dadi la sua bella veste e vi siete divertiti anche voi a urlare Barabba, tra la folla, tanto era lo stesso…si faceva numero.

In quanto centurione non eri un soldato semplice ma un capo, quindi esperto e anziano del mestiere: abituato alle armi, alle  maniere forti, trattando le persone per quello che conveniva fare, senza tanti pensieri o scrupoli; eri ben abituato alla violenza, magari gratuita, alla prevaricazione, al far soffrire e torturare le persone, se necessario, forse anche per noia o per placare la tua frustrazione. Poco ti importava delle questioni religiose di questi ridicoli ebrei che da mesi ti avevano mandato a sottomettere e controllare, lontano da casa, tu avevi le tue cose…dopotutto era solo lavoro. Che ne sapevi del figlio di Dio.  Eppure da qualche parte questa espressione la devi aver sentita.  Ti è come scappata.  

   Matteo nel suo vangelo, specifica che non eri solo ma anche altri soldati hanno pensato questo. Luca sostiene tu abbia perfino detto che“era giusto”. Mica avevi studiato teologia o fatto catechismo. Quello eri, un duro. Eppure, come il condannato a morte, il ladrone, secondo S. Luca, vedendolo morire così, qualcosa in te si è mosso. Come ti fossero crollate delle certezze e ti fossi sentito interpellato. Lo hai sentito urlare dalla croce che Dio lo aveva abbandonato, forse ne hai riso o ti ha incuriosito vedere la folla tutta presa a sfotterlo…magari ti ha fatto anche pena, come il più idiota dei condannati a morte che vedevi ogni giorno. Forse hai provato…     compassione, il sentimento che più di tutti ci mette, spalle al muro, mentre ci rende ….umani.

E poi, chissà perché, qualcosa in te si è come spaccato. Lo avevi davanti, dice Marco, lì di fronte. E vedendolo morire così, in maniera diversa, unica, hai sentito che “davvero quest’uomo era figlio di Dio”. Si, aveva ragione lui, e tu sei stato il primo ad accorgertene. Sei stato il primo a dichiarare, a voce alta, l’identità di Gesù, che tutto il vangelo di Marco cerca di narrare.

Tu che, in quanto romano eri pagano, abituato a divinità come Apollo, Marte, Nettuno o Giunone…che avrà significato pensare a un Dio con un figlio simile? 

Caro centurione, io ti affido la settimana santa delle nostre parrocchie, di tutti noi cristiani. Se siamo qui stasera, è perché tu sei stato il primo credente della storia. Il ladrone è stato il primo a risorgere, entrando in paradiso, tu, pagano, il primo credente. Com’è strana la nostra religione: che begli esempi abbiamo alla base, ecco i nostri progenitori, in Cristo. pensiamoci

Dona anche a noi il desiderio di fare la tua esperienza: in tutto quel che sceglieremo di vivere, nel modo di farlo, in questi giorni, donaci la tua umile capacità di interrogarci; facci la grazia, dal cielo, di essere curiosi come te, di evitare celebrazioni meccaniche, tanto già sappiamo come va a finire, donaci la voglia di essere cristiani che riconoscono Gesù crocifisso come figlio, nostro fratello, e proprio quell’uomo, che ha sofferto per raccontarci un dio diverso, non da ubbidire o servire ma da cui essere serviti e amati. Donaci ogni tanto di guardarci da quella croce, sentendoci scelti, preziosi, unici, niente di meno.

Donaci, centurione caro, di non darlo per scontato ne di abituarci. Solo allora, con una gioia strana e una pace diversa, anche noi potremo vivere, da lunedì prossimo, come in qualche modo risorti, come tuoi fratelli e sorelle credenti.

Non trovi ma conservi… Omelia 5a Quaresima ’24 B

Più lo mandi giù e più ti … Ve le ricordate qualche pubblicità?  

(Megan Gale) Tutto intorno a tePower to you. A te il potere… Life is now. (Totti) Vivi la vita adesso…la famosa compagnia telefonica. Nessuna pubblicità è ingenua o innocua, con tutti i soldi che ci investono, c’è un’immagine che vogliono dare col messaggio, suggestionando chi ascolta per invitarlo a comprare, per credere che sarà proprio così!  A parte che mi pare siano le tre tentazioni di Cristo nel deserto, rifletteteci ma…lasciamo stare… credo dicano uno stile di vita in cui io sono al centro di tutto il mondo e mi “amo”. Alcuni tratti di narcisismo li abbiamo tutti, è naturale ma…      Chi ama la propria vita la perde. Chi la odia invece… facciamo chiarezza. Odiare o amare la propria vita? Calma, siamo chiamati ad amare noi stessi come il nostro prossimo. Ma la frase è ad effetto: la vita se la trattieni, la perdi, se ne sei geloso, se pensi sempre di bastare a te stesso e salvarti, di essere l’unico parametro di tutto, di essere l’unico che sa di cosa ha bisogno e cosa è giusto o sbagliato, che crede a modo mio. E gli altri, non dico i più vicini ma…son persone da guardare con sospetto, indifferenza, superficialità. Se sei insomma, come il dopobarba…l’uomo che non deve chiedere mai.

Ma, attenzione,la perdi anche se pensi solo agli altri, svalutandoti, fraintendendo il messaggio evangelico sull’amore al prossimo, la perdi se hai la sindrome della crocerossina che non deve mai pensare a sé stessa ma solo a salvare gli altri o quella del cireneo, che deve sempre farsi carico di tutti dimenticandosi di sé.. portando lui la croce magari a muso duro, facendo la vittima.. noi veneti un po’ la sindrome del fare a testa bassa ce l’abbiamo, come cattolici poi…messa no ma dar na man in parrocchia..istesso?

>l’amore è anche sacrificio, pare dire il vangelo, ti metti da parte senza paura di morire (amore=senza morte), di perdere nulla

un atto di volontà da vivere giorno per giorno, per cui allenarsi, abituarsi, da scegliere. Come una coppia di genitori coi figli, una prestazione sportiva da perseguire, una libertà per un obiettivo e non solo da quello che mi impedisce di far quel che mi va. Quanto è diverso vivere se ho voglia o volendo…ti sacrifichi per una meta

Cambiano anche le relazioni: ci accorgiamo degli altri e ci impegniamo a crescere con loro. Sarà per quello, meglio tardi che mai, che la pubblicità della famosa azienda oggi ci propina un interessante e dopo soli 8 anni…together we can: assieme noi possiamo…. ah! quindi adesso conta il poter fare assieme, vai avanti solo assieme, in relazione e fai meta…come nel rugby…

  Ma permettete un dettaglio che mi affascina e credo possa essere significativo: qual è il contrario di perdere? …Invece troviamo il verbo conservare..custodire in greco. Bellissimo.

Avrai la sensazione di perderti, finirti, sprecarti, di morire ma in realtà quando si vive sbilanciati, con amore intelligente e sano, la conservi per la vita eterna. Stai investendo sulla qualità eterna della tua vita, stai già un po’ gustando il paradiso, vivi con amore e questo ti rende eterno. Tu risorgerai cioè superi la morte, vivendo in un certo modo. Conservare, custodire, come del buon vino o del formaggio..la stagioni, le dai qualità, essa continua.

E questo, grazie a quanto la 1a lettura ci ha annunciato: noi funzioniamo così, abbiamo una legge scritta in noi da Dio, dice Geremia, sul loro cuore. Noi funzioniamo amando.. e prima lo comprendiamo meglio è: quando invece di guardarci l’ombelico noi amiamo l’altro, gli lasciamo dentro il meglio di noi stessi, la passione, sacrificio, dedizione, cose fondamentali…che l’altro poi, sentendosi amato/a trasforma in educazione, valori, insegnamenti; l’amore che ho ricevuto non ha sminuito la persona che me lo ha donato…e nessuno perde nulla, amando… ma si arricchisce, si moltiplica, non si divide o si perde, si fa aumentare mettendolo in circolo…ed è così anche con Dio Padre, ecco la nuova alleanza ed eterna alleanza iscritta

questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi.

sangue versato per voi e per tutti per la nuova ed eterna alleanza,

Fate questo in memoria di me. ci viene chiesto ad ogni messa…

Sia il caso di iniziare a pensare, in settimana, cosa ci sia da fare in sua memoria? farsi pane? farsi cibo per l’altro? Desiderare di credere almeno … che funzioni?

Quinta domenica di Quaresima ’24-B

Nel suo famoso Cristo Giallo, Paul Gauguin disegna Cristo giallo come le messi di grano da raccogliere…i chicchi che portano frutto…il corpo di Cristo spezzato per noi…fate questo in memoria di me.

Dal Vangelo secondo Giovanni 12,20-33

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».  Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».  Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Siamo sempre più immersi in un contesto in cui essere cristiani non serve; al limite mi dico di essere credente a modo mio e mi arrangio, pescando a caso suggestioni evocative e aspetti del sacro che io ritenga valide per me, in privato, per la mia crescita personale. Un macello, insomma… ma anche un punto di partenza. Ci si reputa cristiani, credenti ma senza praticare, senza che questo dia significati particolari o nuovi alla propria vita, senza che sia utile a praticamente nulla, senza che ri orienti la vita. Oggi il vangelo parte da questo desiderio di alcuni pagani curiosi, come quando vuoi vedere uno famoso che arriva in città…. e si innesca una catena di testimoni e conoscenze per arrivare a Gesù stesso. E Gesùbbbello, come il caso non fosse suo, si mette a discutere e annuncia una cosa speciale: che la confort zone di ciascuno… va lasciata andare. Mi piace solo far notare una cosa al volo:il contrario di perdere è trovare. Pensiamo alle chiavi di casa. Chi perdere “evangelicamente” la propria vita non la trova ma la conserva per la vita eterna. C’è una promessa speciale. Una continuità nel futuro, dopo la morte ma che inizia giù qui. Conservare vuol dire che è già in cantina e li resterà anche se ti sembra che tu la stia perdendo… ti sembrava, ti ha fatto soffrire, spaventato, umiliato, fatto tremare…ma la stai conservando. E magari, come i vini o i formaggi buoni, col tempo migliora, si stagiona, invecchia acquisendo non solo sapore ma valore. Quali sono le piccole grandi azioni d’amore disinteressato ma quotidiano, nascosto e anonimo magari, che scegliamo di mettere in atto per imbrogliare il meccanismo che, mentre mi fa sentire perso o smarrita perché non mi va…poi alla fine mi ritrovo…conservato, nuovo e vivo?Ecco forse oggi l’annuncio legato al “cosa serva essere cristiani” e perché magari (ri)avvicinarsi e credere: un’esperienza di salvezza da quanto in me mi impedisce di vivere la mia vita da protagonista, non secondo me ma secondo il Padre, che mi vuole Figlio, capace di amare e dare con l’amore senso, gusto e orizzonte a…