Omelia 5a Domenica di Pasqua ’24 -B

quadro esposto… (Cristo vite – Lorenzo Lotto) Gesù collega tutti a tutto!

riconoscersi e rimanere tralcio..

tagliare il tralcio è recidere la comunione. pensare di bastare a sé stessi, fare cose ma poi….    la cosa più grave! 3 passaggi

A) origine comune nella mia vita spirituale personale, cioè nel modo di mettermi a pregare, di sentirmi alla presenza di Dio Padre, vivermi così 

-lo SS nella mia coscienza…lo ascolto o ascolto solo me stesso, cristiano a modo mio, come mi hanno insegnato, come mi fa comodo

-il mio corpo tempio dello spirito (San Paolo)  prima delle statue di legno che guardo da fuori…il mio corpo di carne redenta e risorta da Cristo nel battesimo, che mi ha donato la sua vita eterna…. la mia identità, storia, memoria sono sacre davanti a Dio, Sono creato a immagine e somiglianza di Dio. Battesimo e sacramenti… Dio mi ama prima e meglio di quanto faccia io di me

-o le cose le faccio bene o faccio a meno di farle…non è cristiano!

         “Senza di me non potete fare nulla…” modesto!!

B) modo di stare assieme vivere come chiesa

>nella Chiesa

-liturgia…  ci chiede delle cose ma noi siamo più bravi più devoti e decidiamo noi come comportarci

-rapporto con l’eucaristia… lo stesso…idee magiche di Gesù

-contro i sacramenti, perché Dio sarà anche misericordioso ma decido io che non mi confesso, si non so cosa siano ma a me basta ricevere la benedizione, fare la festa, sono cristiano perché lo decido io, me la sento io mica perché sono in comunione col la misericordia del Padre e la risurrezione di Cristo

e allora non ti innesti nel tralcio, non lo fai coi figli ne col matrimonio che chiedi… perché celebri una festa ma nessun inizio di un’appartenenza e una vita nuove, rinnovate.

-Bibbia e padri della chiesa… il vangelo è una buona notizia, annuncia cose belle precise e gustose, liberanti ma io non lo ascolto perché devo fare le mie devozioni private, i miei pellegrinaggi, quello che mi fa sentire sereno e devoto o tranquillo e devuoto. Non importano 2ooo anni di riflessione e pensiero.

-contro il Papa  perché è l’anticristo, perché la chiesa e i cristiani non sono più potenti, manca il latino, il mistero..ecc.

nelle relazioni con le persone

-si sono cristiano perché faccio le mie cose anche se non si perdona e si creano muri

-si son credente ma penso come voglio io, non mi interessa GC e il suo messaggio

-o si fa come dico io o me ne vado, 

Ve la ricordate la Corrida di Corrado ? le facce che faceva…

ognuno andava sul palco a fare le proprie cose per far divertire gli altri…Dio secondo me davanti a certi nostri stili personali o comunitari fa queste facce…

Unica cosa che Cristo ci ha chiesto… se sarete uniti vi riconosceranno, affinché tutti siano una cosa sola (Gv17

portiamo frutto o facciamo solo dei fiori belli ma che appassiranno presto dopo di noi? i frutti nutrono la vita, come il pane dell’eucaristia…. come valutiamo i frutti?

cfr Comunitando… lettera Articolo Voce 

parrocchie sfasciate e divise, pur iperattive, palcoscenici in cui in nome di chissà chi o cosa ciascun gruppo fa le sue cose, si esibisce socialmente ma non è in comunione con gli altri gruppi

problemi di appartenenza e rappresentanza..

i gruppi si sentono rappresentati dal consiglio pastorale e dalle sue decisioni o pensa solo a fare le sue cose? quanto i singoli gruppi si sentono appartenenti al trancio della chiesa comunità cristiana? da cosa si vede? uso gli ambienti, pago qualche dazio, sfrutto per mie iniziative o mi rendo e sento partecipe e corresponsabile?

C) direzione

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa
.

Chiediamo al Signore di illuminarci e accompagnarci in questo desiderio di unità nel suo nome, ci trovi umili in questo sogno condiviso di fare assieme a Lui in bene possibile gli uni per gli altri nel suo nome.

Domenica Va di Pasqua ’24 -B

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Noi… “già puri“? Ma che vuol dire? AAAAhhbbbeello…ma ci hai mai ascoltato la coscienza? Ti sei mai fermato, Gesùùùbbbeeelllo, a sentire che ci passa per la testa? Che pensieri, desideri, idee, paure, considerazioni ci abitano e ci sconquassano ogni tanto l’anima? Ti sei mai sintonizzato sulle nostre-mie frequenze e su quel dialogo interno che ci suggerisce, suggestiona, illude, consiglia, spiazza… che ci prude di nascosto o ci condiziona velatamente, diligente e devoto, squilibrato e orgoglioso, viscido e impaurito? Come sentirsi e dirsi puri? Non siamo mica il principe Myškin, l’Idiota di Dostoevskij… E poi scusa: “per la parola che ci hai annunciato”? Che significa, su, dai un po’ di spietato e disincantato senso pratico. Eppure ci hai annunciato, di continuo, che col battesimo (non col nostro balbettarci imbarazzati che siam “credenti a modo nostro pur non tanto praticanti”) siamo stati inseriti come un tralcio su di te, vera vite. Che il nostro albero genealogico è iniziato in te. Che tu sei dentro di ciascuno di noi, in mezzo ai nostri casini e bisogni spasmodici, e ci abiti, tempio dello Spirito; forse già il fatto di essere persone a cui rivolgi la parola e così interpelli ad una vita diversa potrebbe già abbastanza bastarci. E che fa si che prima di guardare alle belle statue di legno delle nostre chiese o ai crocifissi artistici appesi in casa, potremmo metterci in silenzio, modello mindfulness, ad ascoltare l’eco della tua presenza in ciascuno di noi. Lì dove tu pervicacemente sei e resti: anzi, come dice il vangelo, rimani. Anche se ti ignoriamo, sublimiamo, disturbiamo…rimani a indicarci direzioni e promesse, salvezza praticabile per metter in discussione la nostra “immanchevole” solitudine, la nostra libertà disorientata ed esausta, la personale rincorsa al nostro tiepido benessere. Che così la linfa della vita eterna si innesta in noi, ci alimenta, ci dona uno sguardo e un modo di concepire il tempo e noi stessi rinnovato, salvato, risorto. Ci dà una vita diversa cui rivolgerci, cui dare credito, da imparare ad interpellare e ascoltare. Da cui ripartire. Tutto questo ci rende puramente materiali. Divini. I frutti inizieranno a fiorire e nutrire… partendo da qui; solo chi pensa da cristiano, agirà da cristiano, non farà “cose cristiane”. E questo renderà gloria al Padre. O no?

C’hai un pendolo dentro di te! -Omelia 2a Domenica di Pasqua ’24

In questi giorni una notizia mi ha profondamente affascinato, anche perché l’ho subito sentita efficace per ricordarci qualcosa di noi, soprattuto in questo tempo di Pasqua, appena iniziato. 

 Mi riferisco al terribile terremoto a Taiwan, l’altro ieri. Ha fatto un certo scalpore il fatto che il palazzo più alto, 508 metri per più di 100 piani, (almeno 10 v. Gaza Stiore) non sia crollato ma anzi, sia quello che meglio ha resistito. E questo grazie ad un grosso pendolo, dentro, in cima al palazzo. Agendo da contrappeso, sfrutta la sua inerzia per contrastare le vibrazioni orizzontali, stabilizzando di fatto il baricentro della struttura, e riportandola insomma sempre in asse con sé stessa.

(Tra l’altro, bellissimo, l’idea e la realizzazione sono del nostro Veneto spesso anche geniale e intraprendente.)

Spero che questa immagine possa essere efficace per voi per dire come funzioniamo noi cristiani. Cioè come siamo fatti.

Non siamo solo un pezzo più o meno gradevole di carne, non abbiamo nemmeno dentro la lucetta accesa dell’anima spirituale opposta al corpo materiale tipo contenitore o cose così… ed essere cristiani non significa versare sopra questo pezzo di carne, dall’esterno, lo zucchero a velo della fede, delle devozioni o del galateo religioso, e dei buoni sentimenti, no!

Noi, diremo, crediamo nella risurrezione della carne, nella vita eterna e quindi nel fatto che tutto di noi è spirituale e risorgerà come corporeità, storia e memoria. Che abbiamo una luce accesa in noi, anzi un pugno di lievito, dirà Gesù, che ci mette in grado, nella fede, di vivere in maniera nuova. Non più solo biologica ma spirituale. una vita nuova, eterna, diversa.

Dal battesimo, in ciascuno, c’è questo pendolo in noi… stabile è la presenza della Trinità, ci è piantata dentro, la presenza di Cristo risorto, nella nostra coscienza parla Dio attraverso lo Spirito Santo e siamo infatti “dimora” tempio”.. ma che senso hanno ste parole?

Nella 2a lettura, Giovanni ricorda che chiunque crede, sta credendo di essere generato da Dio, 2 volte, lo dice, significa fatti come Lui, indistruttibili, un po’ gli dobbiamo pur assomigliare. 

La risurrezione ci ha donato la vita nuova eterna, dal battesimo, quindi siamo nati e non moriremo mai più.

Questa presenza, in noi, come il pendolo, ci fa vivere con speranza quanto accade. Che non sia qualcosa che ci danneggerà troppo o peggio ci farà crollare ma ..che creerà in ogni momento l’azione contraria per farla ritornare. Non è quello che accade in noi? 

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede, dice Giovanni.

Dio abitando in noi non ci lascia soli davanti al male che accade. E poi ci aiuta nei terremoti che la vita ogni giorno ci porta a vivere.

resilienza, termine proprio del fenomeno fisico che viene da tempo usato anche per le persone. Siamo da sempre e per sempre oggetto anche noi di scosse orizzontali…come terremoti, quelle che vengono dal nostro confronto o scontro col mondo? Quello che ci ferisce, scandalizza, umilia, disturba,… dalle relazioni, quello che ci ha fatto soffrire, tremare, sentire fragili, sbagliati, falliti…le sentiamo ogni tanto ste scosse? Dio in noi, come il pendolo nella fede, ce le fa accogliere ma poi ci da la forza se vogliamo di rispedirle fuori…morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello, abbiamo detto nella sequenza….

stabilità riporta sempre al qui e ora e non ti fa cadere, magari vacillare, dubitare, ma non ti fa crollare. Ma torniamo nel qui e ora della nostra vita sentendo che il Signore ci è stato accanto e possiamo riconoscersi ed essere stabili chiamandolo per nome, confrontandoci col vangelo, lo stile di vita a cui ci invita, invocandolo, parlandogli nella preghiera nel cuore di quello che stiamo vivendo, della paura delle scosse, anche quelle interne a noi, dalla nostra coscienza, dalla nostra storia, spesso le più dolorose e infide, perché siamo noi i primi a non volerci bene, non accettarci e condannarci, facendoci vivere in schiavitù e testa bassa. Dio padre in noi è come quel pendolo…ad ogni botta che gli condividiamo, ci ricorda che Lui è in noi, siamo figli suoi, ci vuole donare pace, come augura Gesù nel vangelo, ci dona la direzione opposta e contraria alla morte per scegliere non quello che ci farà star bene ma quello che ci farà stare meglio dal suo punto di vista, come figli amati, strumenti del suo amore, testimoni della risurrezione possibile ,giorno per giorno, duello dopo duello, per essere in questo modo così pratico, anche noi, se lo vogliamo risorti nel suo nome.