
In questi giorni una notizia mi ha profondamente affascinato, anche perché l’ho subito sentita efficace per ricordarci qualcosa di noi, soprattuto in questo tempo di Pasqua, appena iniziato.
Mi riferisco al terribile terremoto a Taiwan, l’altro ieri. Ha fatto un certo scalpore il fatto che il palazzo più alto, 508 metri per più di 100 piani, (almeno 10 v. Gaza Stiore) non sia crollato ma anzi, sia quello che meglio ha resistito. E questo grazie ad un grosso pendolo, dentro, in cima al palazzo. Agendo da contrappeso, sfrutta la sua inerzia per contrastare le vibrazioni orizzontali, stabilizzando di fatto il baricentro della struttura, e riportandola insomma sempre in asse con sé stessa.
(Tra l’altro, bellissimo, l’idea e la realizzazione sono del nostro Veneto spesso anche geniale e intraprendente.)
Spero che questa immagine possa essere efficace per voi per dire come funzioniamo noi cristiani. Cioè come siamo fatti.
Non siamo solo un pezzo più o meno gradevole di carne, non abbiamo nemmeno dentro la lucetta accesa dell’anima spirituale opposta al corpo materiale tipo contenitore o cose così… ed essere cristiani non significa versare sopra questo pezzo di carne, dall’esterno, lo zucchero a velo della fede, delle devozioni o del galateo religioso, e dei buoni sentimenti, no!
Noi, diremo, crediamo nella risurrezione della carne, nella vita eterna e quindi nel fatto che tutto di noi è spirituale e risorgerà come corporeità, storia e memoria. Che abbiamo una luce accesa in noi, anzi un pugno di lievito, dirà Gesù, che ci mette in grado, nella fede, di vivere in maniera nuova. Non più solo biologica ma spirituale. una vita nuova, eterna, diversa.
Dal battesimo, in ciascuno, c’è questo pendolo in noi… stabile è la presenza della Trinità, ci è piantata dentro, la presenza di Cristo risorto, nella nostra coscienza parla Dio attraverso lo Spirito Santo e siamo infatti “dimora” tempio”.. ma che senso hanno ste parole?
Nella 2a lettura, Giovanni ricorda che chiunque crede, sta credendo di essere generato da Dio, 2 volte, lo dice, significa fatti come Lui, indistruttibili, un po’ gli dobbiamo pur assomigliare.
La risurrezione ci ha donato la vita nuova eterna, dal battesimo, quindi siamo nati e non moriremo mai più.
Questa presenza, in noi, come il pendolo, ci fa vivere con speranza quanto accade. Che non sia qualcosa che ci danneggerà troppo o peggio ci farà crollare ma ..che creerà in ogni momento l’azione contraria per farla ritornare. Non è quello che accade in noi?
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede, dice Giovanni.
Dio abitando in noi non ci lascia soli davanti al male che accade. E poi ci aiuta nei terremoti che la vita ogni giorno ci porta a vivere.
resilienza, termine proprio del fenomeno fisico che viene da tempo usato anche per le persone. Siamo da sempre e per sempre oggetto anche noi di scosse orizzontali…come terremoti, quelle che vengono dal nostro confronto o scontro col mondo? Quello che ci ferisce, scandalizza, umilia, disturba,… dalle relazioni, quello che ci ha fatto soffrire, tremare, sentire fragili, sbagliati, falliti…le sentiamo ogni tanto ste scosse? Dio in noi, come il pendolo nella fede, ce le fa accogliere ma poi ci da la forza se vogliamo di rispedirle fuori…morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello, abbiamo detto nella sequenza….
stabilità riporta sempre al qui e ora e non ti fa cadere, magari vacillare, dubitare, ma non ti fa crollare. Ma torniamo nel qui e ora della nostra vita sentendo che il Signore ci è stato accanto e possiamo riconoscersi ed essere stabili chiamandolo per nome, confrontandoci col vangelo, lo stile di vita a cui ci invita, invocandolo, parlandogli nella preghiera nel cuore di quello che stiamo vivendo, della paura delle scosse, anche quelle interne a noi, dalla nostra coscienza, dalla nostra storia, spesso le più dolorose e infide, perché siamo noi i primi a non volerci bene, non accettarci e condannarci, facendoci vivere in schiavitù e testa bassa. Dio padre in noi è come quel pendolo…ad ogni botta che gli condividiamo, ci ricorda che Lui è in noi, siamo figli suoi, ci vuole donare pace, come augura Gesù nel vangelo, ci dona la direzione opposta e contraria alla morte per scegliere non quello che ci farà star bene ma quello che ci farà stare meglio dal suo punto di vista, come figli amati, strumenti del suo amore, testimoni della risurrezione possibile ,giorno per giorno, duello dopo duello, per essere in questo modo così pratico, anche noi, se lo vogliamo risorti nel suo nome.