Nome 6 Cognome: omelia SS. TRINITÀ ’24

Cognome o nome: abbiamo bisogno di entrambe.

Non basta nome: manca storia, memoria, relazioni origine

Non basta cognome: vago, manca identità unicità originilità!

unico Dio in tre persone, diversissime tra loro, ma unite da un amore infinito e reciproco. Dio è cognome….
Che immagine di Dio abbiamo impressa nel cuore? quando preghiamo, in chiesa, a messa, nella nostra coscienza?

Non è un Dio perfetto ma isolato, autocentrato, immobile che sta bene da solo, eternamente chiuso su di sé, che ti sta davanti, frontale, io contro di te e se non ti va bene…asimmetrico!

Non è così ed è grazie a questo che noi esistiamo. Un Dio che da vita a partire da come è costituito, dove Dio è il cognome ma le persone son 3… quindi è relazione, incontro, accoglienza… In una parola: amore. E l’amore è solo e sempre relazione, non uno che sta li da solo ad amarsi come una statua. Son 3 assieme.

Noi nel battesimo veniamo affidati, immersi e riempiti di tale relazione, ci mettiamo in mezzo, facciamo il girotondo…(pensate al quadro famoso di Matisse, la danza, le figure rosa su sfondo blu…)

accolti, protetti, accompagnati…PFSS ci percepiamo così?
Ma, attenzione: non solo 1 esistiamo ma 2 siamo fatti a immagine e somiglianza di questo Dio in tre persone. Significa che siamo creati per essere in relazione, gli uni per gli altri, venuti all’esistenza per vivere amicizie fondate sull’amore. Che nessuno basta a sé stesso e noi ci ritroviamo e completiamo solo in relazione all’altro, siamo costitutivamente sbilanciati verso l’altro.

Del resto il desiderio di una coppia è quello di generare vita, far traboccare il proprio amore, condividerlo, non trattenerlo. Non funzioniamo così? E tra amici, non hai voglia più possibile di stare e fare cose assieme, celebrare il rapporto? 

Il vangelo è stato scritto per questo, per insegnarci a vivere così, perché la Trinità è anche uno stile di vita.

Nel nome… le azioni che facciamo, il ricordo, significa immersi qui dentro e capaci di vivere così; nel parlare comune diciamo

in agosto, in Selvana, in Olanda, nel significa dentro…e come..nel nome..La vostra relazione di coppia per realizzarsi ha avuto bisogno di spazi e tempi per scoprirsi, addomesticarsi, comprendersi, accogliersi, perdonarsi, crescere, evolvere, ripartire… relazione!

E la nostra vita di fede, con PFSS è e sarà sempre cosi, non lineare

Gesù, lo raccontano i vangeli, ci da l’esempio. Non vuol far tutto da solo il salvatore ma sceglie i dodici e costituisce la chiesa. Osserviamo come si comporta con i suoi discepoli, i quali “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono” (Mt 28,17).  In loro persiste il dubbio, la fede è ancora incerta, eppure Gesù era risorto dai morti…Potrebbe rimproverarli, ipocriti!magari cacciarli, invece non fa pesare loro nulla ma al contrario, conferma la sua fiducia investendoli di una missione che li valorizza. Questa è la pedagogia divina: non concentrarsi sulle mancanze dell’altro ma accogliere tutto il buono che è presente in lui.  Non guardare quanto manca alla perfezione, ma quanto bene hai già fatto in quella direzione, non quel che divide ma quel che unisce!

Poi Gesù “si avvicinò…“ (Mt 28,18). Anche questo semplice movimento in avanti è amore trinitario: fare il primo passo verso l’altro, diminuire le distanze, farci vicini, prendersi cura. Infine quelle parole sulle quali poggia tutta la nostra speranza: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Sono con voi: dare la nostra presenza, esserci per gli altri, sempre, giorno per giorno, senza condizioni. Anche qui è evidente quell’amore che Gesù ha imparato dal Padre. E che attraverso lo Spirito Santo, che ci attrezza coi suoi 7 doni, noi possiamo continuare a vivere nel nome di questa trinità e con questo desiderio nel cuore.

E allora pensando al nostro nome e cognome, alla nostra vita e storia, pensiamo anche che ci è stata offerta, nell’essere cristiani, cioè suoi, di Cristo, una nuova identità e soprattutto una grande famiglia. Siamo fratelli, sorelle e figli nel suo nome. e Cognome

Domenica di Pentecoste -’24 B

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-27.16,12-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

OMELIA

Ma come…quella persona era così e colà e guarda cosa ha fatto, chi l’avrebbe mai detto… non gli mancava nulla e invece.. un reato, un crimine, un suicidio… non ci si crede, eppure…

Vi è mai successo di fare qualcosa e sentire che non eravate in voi? Non mi riconosco, non so. E tra amici o nella vita di coppia…non sei più tu, non eri così…Quante volte forse abbiamo cambiato idea su noi stessi, gli altri; saltano relazioni, amicizie, matrimoni. Nessuno di noi può conoscersi davvero fino in fondo.

E per fortuna. Rimaniamo sempre un mistero a noi stessi. Ci dobbiamo fidare, credere e vivere di conseguenza. Non siamo contratti da firmare e garanzie da pretendere.

Per questo mi fa bene quella frase del vangelo in cui Gesù rassicura che “ha molte cose da dirci -che bello- ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”.

Mi fa sentire rispettato, compreso, pesato per quello che sono.

Mi testimonia un Gesù che ha a cuore la mia vita e non ci gioca, che mi conosce, mi ama e preferisce custodire delle cose per quando sarà il momento. E questo non mi fa sentire inferiore, non mi umilia, né sminuisce. Mi fido di chi mi conosce meglio di quanto io conosca me stesso.  Del resto la fede è un’esperienza liberante, salvifica, seducente con il risorto, non un contratto da firmare con il sospetto ti vogliano fregare e la preoccupazione a leggere tutto, in particolare le frasi scritte in piccolo. 

Mi sembra sia molto bello. Non posso comprendere tutto, mi fido, faccio quel che posso ma mi sento rispettato e accompagnato in questo. Penso a certe trasmissioni televisive in cui c’è una vera pornografia dei sentimenti sbandierati, delle storie offerte a pagamento, la banalizzazione di quel che siamo e che pretendiamo di capire o meno. Si cerca di dimostrare, spiegare, capire ma…

  Con Dio è diverso. Si parte da quel che siamo e ci fidiamo che al momento giusto lui ci fa’ comprendere illuminandoci. Intanto vivo. Ci verranno annunciate le cose future. Non è un rapporto bello e finito quello con il Padre. Abbiamo tempo e vita da vivere nella fede. Guai a noi, poricani, quando pensiamo di aver già capito tutto e quindi… quando riteniamo che Dio non abbia nulla con cui stupirci, speranza, prospettive, margini di lavoro sui nostri affetti per cui re imparare a credere, sperare, vivere.

Lasciatevi guidare dallo Spirito, suggerisce Paolo ai Galati nella 2a lettura. Camminate secondo lo Spirito, insiste.

Pentecoste ci doni la consapevolezza di uno Spirito che già ci abita e al quale sarebbe bello potersi ….arrendere. Lo faremo?

Invocarlo tra i nostri pensieri quotidiani, pregando di ascoltarlo.

Desiderare come singoli e come comunità, gruppi attivi in parrocchia ecc. di sentirci responsabili di quei frutti di cui si parla… amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé…assieme all’unità, alla comunione, all’essere, diremo tra poco, riuniti in un solo corpo.

Senza la tua forza, nulla è nell’uomo,… abbiamo pregato nella bellissima sequenza. 

Il Signore ci doni l’umile consapevolezza di noi, l’audace certezza di Lui e la forza gioiosa e liberante, di arrenderci a questa sua verità.

Mentre. Omelia “Ascensione” ’24-B

Come un laghetto di montagna, tra due sponde: in mezzo ci buttiamo ora un bel sasso…che smuove tutto…e bagna di novità le due sponde arricchendole di autenticità

da un lato questa mentalità…>>io sono Pratico, concreto, il fare… non idee, principi, chiacchiere, materiale non spirituale…

Altra sponda…>>Non son capace, non sono degno, non son all’altezza, non son prete…    a queste due estreme posizioni-giustificazioni. La buona notizia oggi, come un sasso deciso, per me è solo questa:

mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

è presente, da risorto, mentre noi agiamo, facciamo, creiamo.

Credo sia particolarmente bello ripartire da questo annuncio. Prenderne consapevolezza cioè fidarsi e dargli credito. Provare. Ascende, se ne va, prova della nostra maturità, ci lascia “a casa da soli” ma si rende presente con il dono dello Spirito Paraclito. Mentre noi agiamo Lui c’è e conferma il nostro fare. Nel suo nome, Dove 2 o 3 sono uniti nel mio nome io sarò con loro- Mt18. Impariamo a considerare e usare la parola “mentre”.

Dopo aver invocato lo SS all’inizio di una riunione, o provocati dalla sua Parola: ascolto un brano del vangelo prima di scegliere i canti, o di programmare qualcosa, chiedo a Lui che quanto noi vorremo fare sia (cfr PN) secondo la sua volontà non perché lo abbiamo sempre fatto, sia per costruire il suo regno, non per custodire il rassicurante museo del sacro e del dovuto… sia fatto col desiderio di farlo come chiesa, cioè come singoli come gruppi   come comunità cristiana, di farlo Comunitando insieme, come ho scritto nell’articolo di Voce di Fiera: non aspettando di andare tutti d’accordo, dalla stessa parte, perfetti, degni, meritevoli, avendo capito tutto, di avere il parroco che ci riconosce, dice che siamo bravi ecc  

c’è bisogno di comunità così oggi, non di altri preti. Il futuro è questo. Di battezzati creduti e quindi credibili non di altri preti che comandano decidono e laici “devuoti” che obbediscono. Di comunità che facciano venir voglia di appartenervi e stare bene non di negozi e palcoscenici in cui non c’è più posto per me…

Facendo, agendo insieme si capirà, facendo assieme, protagonisti appassionati di un regno da vivere, mentre..Lui ci confermerà ci insegnerà a creare ed essere comunione. Il metodo, il processo, è già il risultato! perché lasciamo agire lui non noi stessi.

Segni pratici e parole, gesti e parole potenti, nella fede

Altroché “il cristianesimo non è pratico, non è concreto, non è materiale”. Noi siamo la religione in cui si mangia il corpo del fondatore per sentirlo dentro che agisce in noi per stare uniti e fare quel che farebbe lui, cercando di capirlo assieme. O di non ostacolarlo, quella che parte e arriva ai sensi, si mangia, si beve, si profuma, si collabora, si fa pace, si cerca di non essere superficiali, di vivere il creato rispettandolo e promuovendolo, dove si intercettano i diritti e i bisogni degli ultimi, di lasciare il mondo meglio, di fare la giustizia, lottando per il bene comune, non per star bene con noi stessi.

i segni e le parole del battesimo, della cresima ieri per le nostre ragazze… pollice olio parole.

Nel Concilio Vaticano 2, il grande documento DEI VERBUM usa l’espressione diventata significativa..

gestis verbisque  DV 4 

“col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere,”

Dio agisce con noi. Noi vogliamo agire con Lui, nel suo nome?