Domenica XIa t.o. -B ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Così = come. Quando nel Padrenostro chiediamo che “venga il Tuo regno“, cioè il mondo come Tu lo hai creato e affidato alla nostra cura e passione, stiamo facendo una richiesta precisa. “Venga” dice il desiderio, l’anelito, l’auspicio, la volontà, il bisogno, il non veder l’ora di… e tutto questo, se siamo onesti, impegna anche noi con un nostro coinvolgimento personale. Della serie: “io ve lo mando, lo faccio venire”… ma voi saprete riconoscerlo, accoglierlo, prendervene cura, garantirne la qualità e la persistenza? Questa parabola pare risponderci indicando una concreta direzione e prassi da fare nostra. Il regno è così; accade, si manifesta, si offre…”come”! “Come un uomo che“. Si manifesta mentre accade qualcosa. Far accadere qualcosa lo rende presente. Ci fa mettere in linea, in scia, in collaborazione. Perché il Regno sta già lavorando. Gesù ce lo ricorda con l’immagine dei semi che crescono mentre il contadino dorme. Accade “come”.. un processo da avviare, una serie di pratiche da far vivere, un metodo, un modo di fare, uno stile preciso, connotato di vangelo. Siamo noi che lo facciamo accadere, siamo noi i protagonisti di quel “come”, che rendiamo effettivo quel “così”. Il Regno cresce perché noi lo mettiamo in atto. Creando pratiche buone, sane, belle, virtuose: legalità, giustizia, trasparenza, accoglienza, perdono, pazienza, sorrisi, premure, attenzioni, cura, dedizione, collaborazione, interruzione di quanto confermi o rinforzi muri, divisioni, competizioni, rivalità tra noi, i nostri gruppi, le nostre comunità….chiusure, egoismi, furbizie; mentre mettiamo in atto, il regno si rende manifesto. Dio ci inventa con noi. Si rende manifesto, pur tra le righe, attraverso le nostre scelte, i pensieri evangelici, le mentalità oggi controcorrente, i valori “rivoluzionari” rispetto al buon caro senso comune…. Non per complicare ma…è la logica di Gesù che la chiesa vive in prima persona, quella “sacramentale”, in cui le parole agiscono attraverso i gesti… i segni precisi. Parole e acqua, olio, incenso, pane, vino… Si tratta di comprendere che, se ci pensiamo, nella fede, Dio agisce in noi e attraverso di noi, diventati “Gesù” attraverso l’eucaristia… diventando e vivendo il “Corpo di Cristo” che è tale mentre agisce in suo nome, come lui….

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.