Domenica XXVa -B ’24 durante Cristo.

Dal Vangelo secondo Marco 9,30-37

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Ma quanto hanno camminato! Cafarnao, Gerusalemme, Galilea, Tiro, Sidone, Decapoli… forse non essendo ferratissimi della geografia di allora ci potranno sembrare solo città messe lì così ma…hanno davvero macinato centinaia di km a piedi; quanto tempo trascorso assieme, a fare il punto, contemplare, ascoltare, faticare sotto il sole e il caldo, cercando dove mangiare e dormire. E tra queste chiacchiere, l’annuncio, ancora, di come crede andranno a finire le cose…per fedeltà al proprio mandato di salvatore, che indica un Dio diverso e un riflesso nuovo di religiosità e fede. E come per Pietro c’è il rifiuto. Lui si mette a rimproverarlo, questi invece preferiscono stare in silenzio: sono stati sgammati, pensavano che non li stesse ascoltando, invece… chi più grande? Già, vecchia questione! Chi ha la parrocchia con più abitanti o chi ne ha di più? (ma loro lo sanno di essere parte di una parrocchia e avere un prete? Sicuri?), chi fa di più in parrocchia o ha più incarichi e titoli ecclesiastici? Chi prende l’ostia consacrata con la bocca invece che con le mani? Chi ha studiato di più, chi ha letto i vangeli apocrifi, chi ha amicizie altolocate e la zia suora o il cugino monsignore a Roma? Chi crede a modo suo perché su internet vede i video di…. Chi è il più grande? Ci interessa? Forse non ci interessa più poi tanto, stiamo bene così, nella confort zone delle cose con cui ci accontentiamo e sentiamo in ricerca o al “faidate” del sacro… Mi pare sempre qualcosa spinto sotto sotto dal fatto che…”valgo se prevalgo“. Sembra più infantile che da bambini allora, come modo di credere e vivere da cristiani… forse non hanno tradotto bene!??? E così non si combinano che casini e il “separatore” si sfrega le mani, perché perdiamo di vista il cuore e il senso, la direzione e il gusto della comunione, che è fatta con quel pane (e gesti) che nasce da chicchi di grano caduti per terra e che sono….morti.

Ci hai mai pensato, da Dio? Omelia XXIVa -B ’24 durante Cristo

Povero Pietro, non ne fa mai una di giusta…eppure pensiamo: Gesù non è un po’ troppo pretenzioso? Che ne dite? Lo accusa di “pensare secondo gli uomini” cioè in maniera umana, da uomo, insomma il buon senso, il senso comune, il senso storico…quello che abbiamo più o meno tutti, giusto? Ma scusate…E come avrebbe dovuto pensare? Essendo uomo pensa come gli uomini, come tutti noi, del resto ma a Gesù non va bene!

   Gli dice che dovrebbe “pensare secondo Dio“. Lasciamoci almeno affascinare da questa frase. Ma cosa vorrà dire “pensare secondo Dio“? Che sia anche per noi questa frase? Lasciamoci provocare: essere cristiani, seguirLo, significa anche imparare a pensare in modo diverso da come facciamo. Noi che spesso riduciamo la vita cristiana al sentire emotivo interiore intimistico…o al fare compulsivo, sia esso un galateo religioso o un indaffarato volontariato socio-assistenziale…ma pensiamo secondo Dio?  Mica è facile: “chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere?” (Rom11)

E allora come si fa, cosa significa?  la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. (Eb 4).  Serve, come cristiani, frequentare meno il proprio modo umano di ragionare, metterlo un po’ da parte e fare spazio alla Parola, vivere in ascolto, lo dicevamo anche domenica scorsa. Apriti

Nel nostro cuore ci sono pensieri nuovi a cui dare fiducia. Pensieri che ci avvicinano a Dio e che ci illudono e ci fanno allontanare da Lui. Pensare secondo Lui ci aiuterà ad agire, liberamente, come Lui, mettendo in pratica non quel che ci viene spontaneamente ma quel che sentiamo il vangelo ci chieda, per rifletterlo.

Solo così ad es. possiamo comprendere davvero il finale di questa pagina, il fatto di riconoscere che chi vuol salvare la propria vita (pensa par ti) la perde..e chi invece vive come sbilanciato sugli altri…la ritrova e si salverà. Ci interessa?

Come mettersi al Suo posto, immedesimandoci in Lui. Iniziare a dire….sono chiamato a pensare come pensa Dio, almeno a provare a capire che significhi. Perché umanamente non la penserei così.. non la vorrei proprio prendere su la croce, anzi! Eppure poi dice

 Non che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio, (2Cor)

Allora è un Suo dono, non solo una richiesta. Un dono da chiedere e di cui avere consapevolezza. Ci pensa la Parola di Dio ad es. a provocarci: In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. (Fil 4)

Il Rischio, pensando solo da umani è come quando Luca dice che Lui ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore.

Penso a Paolo che ai Romani raccomanda “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio…” (Rom 2,12)… quasi a dire, da 2000 anni, che non è mai stato facile essere cristiani, cioè ragionare da cristiani, partendo dal vangelo, dalle sue direzione, dai significati che può dare alla nostra vita. Ci viene chiesto forse di saper riorganizzare la nostra mentalità, come ragioniamo, perché valutiamo, il riflettere dal Suo punto di vita. Sospendere il giudizio su di noi e su come siamo abituati a pensare e quindi agire per interrogarci sul Suo punto di vista. Seguire Gesù, come chiede a Pietro, è proprio la capacità di infilare i suoi pensieri in mezzo ai nostri, mettendosi almeno in discussione. Come singoli cristiani e naturalmente anche come comunità cristiane: ci interessa di più il buon senso umano delle nostre agende da riempire o la vertigine divina di una parola di vita nuova ed eterna? Con chi vogliamo costruire la nostra libertà?

XXIVa Domenica t.o. -B ’24 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 8, 27-35

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». 
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Povero Pietro, non ne ha mai fatta una di giusta…eppure pensiamo: ma GGGesùùùbbbbelllo non era un po’ troppo pretenzioso? Che ne dite? Lo accusa di “pensare secondo gli uomini” cioè in maniera umana, da uomo, insomma il buon senso, il senso comune…. quello che abbiamo più o meno tutti, giusto? ho detto…giusto? e rispondete, su, lettori e lettrici… un po’ di vita. E come avrebbe dovuto pensare?…essendo uomo pensa come gli uomini….come tutti noi, del resto (spero) ma non va bene. Gli dice che dovrebbe pensare “secondo Dio“. Lasciamoci almeno affascinare da questa frase che Gesùbbbello gli dice. Ma cosa vorrà dire pensare “secondo Dio“? Che sia anche per noi questa frase? Lasciamoci provocare. Essere cristiani, seguirLo, significa imparare a pensare in modo diverso da come facciamo. Noi che spesso riduciamo tutto al sentire emotivo interiore intimistico…o al fare compulsivo, sia esso un galateo religioso o un indaffarato volontariato socio-assistenziale…ma pensiamo secondo Dio? Quasi mettendoci al Suo posto, immedesimandoci in Lui. Iniziare a dire….sono chiamato a pensare come pensa Dio, almeno a provare a capire che significhi. Dio pensa da Padre, ci ama così, ci accoglie così, vuole farci cambiare idea su di Lui accordandoci al modo in cui Lui desidera da sempre essere considerato e vissuto. Pensa da sempre così, pensa in particolare agli ultimi di ogni ordine, grado, appartenenza, devianza… fa, eccome se le fa, differenze; mica è giusto e imparziale. Predilige poveri e ultimi, e forse dovremmo comprendere oggi chi siano queste persone… mica solo i “moretti” del terzo mondo o i derelitti… lo trovo affascinante. Penso a Paolo che ai Romani raccomanda “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio…” (Rom 2,12)… quasi a dire, da 2000 anni, che non è mai stato facile essere cristiani, cioè ragionare da cristiani, partendo dal vangelo, dalle sue direzione, dai significati che può dare alla nostra vita. Ci viene chiesto forse di saper riorganizzare la nostra mentalità, il ragionamento, il saper considerare, il riflettere dal Suo punto di vita. Sospendere il giudizio su di noi e come noi e interrogarci sul Suo. Da lì, da Lui guardare a noi e iniziare a pensare, provarci, in modo nuovo… auguri.