“Hai mai provato a tapparti le orecchie? Mica ce la fai…” Omelia XXIIIa t.o. ’24 durante Cristo

Sembra una scena a rallentatore: l’evangelista descrive con grande attenzione ai dettagli questo segno che Gesù compie. In disparte, lontano dalla folla, dita negli orecchi, saliva sulla lingua, sguardo al cielo, sospiro, dire effatà… ben 8 azioni.

Pare un artigiano scrupoloso della relazione: nei vangeli non c’è mai un intervento uguale all’altro, Lui sa come prendersi cura della persona specifica che ha di fronte, dei suoi bisogni. Ai suoi occhi non siamo fatti in serie, tutti uguali, anonimi. 

Abbiamo questa consapevolezza iniziale quando lo preghiamo? Prima di dire noi a Lui cose… prendiamo coscienza con gratitudine e commozione per questo?

   Pensavo ai nostri sensi: possiamo chiudere gli occhi per non vedere e la bocca per non parlare, possiamo evitare il contatto e non usare il naso per annusare, finché non respiriamo almeno ma le orecchie…mica possiamo evitare di usarle. Non possiamo fare a meno di sentire o magari ascoltare. Affascinante. Ne abbiamo due, poi, l’unico che non possiamo comandare. 

Si dice che la sordità sia la causa del non poter parlare. Quante volte fraintendiamo qualcuno perché non ci siamo ascoltati né abbiamo compreso quanto l’altro voleva davvero dirci. Il tale che portano a Gesù è sordo ma non è muto, traduzione un po’ semplicistica…non parla bene, ha un nodo alla lingua che gli impedisce di farsi capire correttamente

C’è un dettaglio affascinante: orecchie e bocca, sono due, anzi tre eppure Gesù non comanda loro “apritevi” ma dice “apriti”, al singolare. Vuoi vedere che non si sta rivolgendo ai suoi sensi ma a quel tale, al lui, come persona integrale? Apriti all’ascolto e poi parlerai correttamente, sciogliendo quel nodo misterioso.

Forse la buona notizia di questo vangelo è che Gesù, non solo è un artigiano della relazione ma va al cuore del problema.

Conosciamo tutti persone fisicamente perfette ma che non sanno né vogliono comunicare. Ecco perché ci riguarda questa pagina.

Questo passaggio evangelico, come segno, lo abbiamo ricevuto tutti col nostro battesimo: nell’ultimo rito della liturgia il sacerdote compie lo stesso gesto e usa la stessa parola. Non siamo cristiani perché lo decidiamo noi, abbiamo ricevuto due doni: la vita fisica dai nostri genitori e la vita nuova, eterna, grazie al battesimo che ci hanno offerto e affidato. Ci è stato chiesto di restare aperti, cioè in ascolto di quanto il Padre voglia sempre dirci di sé per viverlo da figli e come raggiungere il nostro bene possibile. Non possiamo decidere da noi come essere cristiani “a modo nostro”. Che ne abbiamo fatto di questo rito? Davvero desideriamo ascoltarlo?

Apriti, significa: abbassa la guardia, sii disponibile e fidati, non pensare di bastare a te stesso, di essere arrivato chissà dove; significa ascolta con umiltà e abbi il coraggio di metterti in discussione, con la fiducia e la speranza che ti verranno dette cose utili e significative.

Apriti significa e credi a una promessa e fanne esperienza attraverso la relazione artigianale che Gesù ti propone per vivere da figlio. Significa riconosci che la tua lingua, la tua capacità di comunicare a volte si è annodata, si sta strangolando da sola, implode chiusa magari nell’orgoglio, vado già bene così, nel rancore, nel fai da te e mi arrangio. Apriti alla salvezza possibile da imparare a recriminare!

Pensate a quanto, anche solo a messa, siamo chiamati ad ascoltare, quanto sia abbondante la Parola di Dio da accogliere.

Questo ci coinvolge sempre, anche come comunità, chiamati ad aprirci con fiducia a un diverso che sempre ci viene offerto, ad una promessa che ci viene affidata. Mi chiedo: al riavvio delle ordinarie attività pastorali…Abbiamo fretta di organizzare le solite cose per sistemare l’agenda o coltiviamo il desiderio di costruire una comunità fatta di relazioni artigianali e cura attenta delle persone…per un volto fresco, accogliente e liberante di comunità?

Avremo a cuore le attività da riproporre o le persone e i loro bisogni di cui porsi in ascolto? Cosa ci interpella di più? è un bel nodo da sciogliere…si rischia 1 di restare strozzati di cose da fare per inerzia, senza ormai nemmeno chiederci perché, di attività mai verificate per paura di vederne l’inutile inconsistenza, 2 di non aver più fiato cioè spirito, il respiro di Dio, che soffia dove vuole e ci chiede di fidarci di Lui…di vivere insomma, come dice Isaia nella 1a lettura da “smarriti di cuore”…indaffarati o indifferenti ma senza direzione, persi in noi stessi o nelle nostre solite rassicuranti quattro cose…che ci annodano al porto del già fatto, già noto, come zavorre che ci impediscono di prendere il largo.

Tutti i nodi vengono al pettine… (Grazie allo Spirito Santo)

Chiediamo a Gesù, artigiano, l’umiltà di lasciarci portare in disparte, perché toccando davvero la nostra vita, ci apra alla sua salvezza.

“Siamo maiali, no se butta via niente…” Omelia XXIIa to ’24 durante Cristo

Com’è il proverbio sul maiale? Che non si butta via niente, anzi, se avesse le ali sarebbero buone pure quelle. Quanta saggezza!

Ma non tutti la pensano così: se abbiamo avuto contatti con fratelli o sorelle musulmane o ebrei, abbiamo scoperto che hanno rigidi protocolli e precise restrizioni sui cibi…devono essere kosher e halal…alcuni animali sono vietati per motivi religiosi, culturali.  Per noi non è così. Nella lettera a Tito, S. Paolo ricorda che tutto è puro per i puri. Che significa un po’ di più di mangia quello che vuoi: quello che Gesù spiegherà e cioè che quanto ci circonda, che Dio ha creato per noi è buono, basta saperne usare. Ma andiamo con ordine: lo provocano, i saggi della religione, dicono per 2 volte, che i suoi discepoli non rispettano la tradizione degli antichi, degli uomini, cioè il doversi purificare perché hanno toccato cose impure. Cioè ci sono al mondo cose impure, che sanno di morte, di sporco, di sbagliato.

Come vedete il vecchio adagio piuttosto di cancellare una tradizione meglio bruciare un paese… è tristemente antico.

I paladini della tradizione oggi condannano il Papa, cercano la messa in latino, il prete-padrone custode del sacro che dia loro ancora le spalle e altre cose che meglio mi fermi… Gesù dice, con grande trasparenza, che il rischio è di rendergli culto invano… non so se mi spiego, come quando dirà al povero Pietro che se non si fosse lasciato lavare i piedi non avrebbe avuto parte, cioè starai fuori dai giochi!     Una pagina potentissima e sempre attuale questa: si trascura il comandamento di Dio e ci si limita, illudendosi, che sia sufficiente fare cose religiose…come le abluzioni, i fioretti o altro che una vecchia religiosità ha cercato di imporre…barattandola però proprio con quel comandamento di Dio. “Questo popolo mi onora con le labbra…” non chi dice Signore signore… Gesù condanna l’ipocrisia di quei credenti che credono di rendersi credibili solo con pratiche esteriori, devozionistiche, autoreferenziali…i primi posti dei farisei, i meriti dei benpensanti indaffarati a salvare il mondo…regole e norme. Quanta gente si è allontanata, nostri figli e nipoti, colleghi e amici, proprio per questo? Ci interessa? Pensate a quando l’Epifania leggiamo che i magi chiedono a Erode notizie della nascita del re e i suoi religiosi sapienti a palazzo gli citano a memoria la scrittura, che sanno bene sta per nascere il messia… ma mica vanno a cercarlo, se ne stanno sul divano di Erode a chiacchierare e giocare a carte.

  Ma poi Gesù, percependo che la cosa è davvero importante, confondere le rassicuranti tradizioni umane piuttosto che il comandamento di Dio, come un allenatore riprende ancora la folla e gli dice il discorso del cuore: non c’è nulla dall’esterno che lo renda impuro, sporco, sbagliato. Ma è da dentro al cuore che nascono…e fa l’elenco. Personalmente mi pare molto realistico e naturale: nel mio cuore c’è la tendenza e la capacità di attuare questo male… sia verso di me (stoltezza, superbia, dissolutezza…) sia verso gli altri (malvagità, furti, omicidi…)

Il cuore è dove noi decidiamo, giorno per giorno, chi vogliamo essere o meno e perché, il luogo dove scegliamo come comportarci, lo stile e le abitudini che vogliamo avere. Significa che siamo cattivi? anche… cioè possiamo diventarlo se ci lasciamo vivere. Ma così dimentichiamo che siamo battezzati cioè abbiamo in noi la presenza dello SS, ne siamo dimora, cioè casa. La vita del risorto è in noi, lo SS vive in noi, come se fossero sul fondo del nostro cuore, in cantina.. se poi noi ci lasciamo illudere e sedurre da tante cose, le mettiamo sopra soffocando quella voce di Dio in noi solo per illuderci da soli di poterci salvare…compiendo cose impure, cioè che non ci daranno mai vita piena, gusto e significato. Nel nostro cuore poi noi possiamo riconoscere anche il gusto di quei gesti che facciamo spinti dall’amore che ci fanno sentire veri, liberi, belli, leggeri. Acc. Sp, Riconc., discernimento…. sono strumenti pratici fondamentali…

Ecco perché è importante comprendere cosa vogliamo viva in noi, nel nostro cuore. E come essere fedeli, non religiosi a partire da ciò.. Quante persone, anche giovani, dicono ancora che vengono ad ascoltare la messa…si siedono, commentano omelia e durata della celebrazione e sono a posto… ma nella 2a abbiamo sentito.. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi

E continua: Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare orfani e vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo… Ecco il comandamento di Dio che non dobbiamo trascurare non solo pratiche ma mettere in pratica quanto ti sei sentito amato, avendo a cuore la qualità  e la cura delle relazioni, in particolare coi più bisognosi, i poveri di attenzione, amore, appartenenza, dignità, riconoscimento ….

Così, ci assicura Gesù, noi saremo puri, cioè fedeli a quello per cui siamo stati creati, alla nostra umanità, anche più ferita e fragile e tutto quello che potremo fare spinti dall’amore ci renderà strepitosi, liberi e autentici,….saremo anche noi come i maiali,..non butteremo via nulla di noi, perché tutto quel che avremo offerto di noi, (peccati, croci, sofferenze, cose di noi che non accettiamo e di cui ci vergogniamo…) nel nome di Cristo risorto, ci donerà definitivamente la vita eterna.

Domenica XXIIIa t.o. B -2024 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Marco 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Al volo… 1) Gesù è in zone geografiche, molto molto ben descritte (2 righe di specificazione e 4 passaggi) dove NON SAREBBE DOVUTO ASSOLUTAMENTE andare nessun buon ebreo…perché si sarebbe contaminato, erano gentaglia impura, pagana, lurida… cacca… non si fa, non si va, sta casa! e invece, sto zuzzurellone… è quasi compiaciuto a passare di là e lo fa con calma (come il Papa in Asia oggi?); a sradicare dal nascere la distinzione “sacra” ancora ahimè molto viva tra vicini e lontani, puri e impuri, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, parrocchiani e avventori…spirituale e materiale. Quanto ancora siamo noi i primi a tenere la Sua buona notizia, il suo volersi continuamente incarnare, venire ad abitare nelle nostre mangiatoie…ridicoli che siamo a vergognarcene o etichettarle per farle più devuote… 2) Quante azioni compie Gesù, proviamo a contarle…sono 7-8 a dire di un rapporto artigianale di cura e premura con quella determinata persona… non tutti i miracoli sono uguali nel vangelo, Gesù non schioccava la dita ammiccando e aspettando applausi come un mago ma metteva al centro il bisogno di quella persona che si sentiva unica davanti a Lui. Mi chiedo…riusciamo a pregare così, con questa certezza mettendoci di fronte a Lui e offrendogli quel che siamo? 3)Dannati evangelisti ignoranti che non sanno scrivere e non distinguono il singolare dal plurale: abbiamo 2 orecchie e una bocca, 2+1=3 quindi dovrebbe essere scritto “apritevi” invece è “apriti”: che lo zuzzurellone si stesse riferendo alla persona integrale? quante volte anche noi presunti sani normodotati… pur commossi dalle paraolimpiadi, siamo chiusi a una verace comunicazione di noi stessi, del nostro mondo emotivo, della nostra umanità più friabile e indecorosa.. e restiamo annodati non solo con la lingua ma con tutta la vita e non facciamo passare l’aria dello spirito in noi, il respiro di Dio?