
Tanto tempo fa leggevo i santini dei candidati all’amministrazione di un paese che conoscevo. Non potevo credere che X fosse davvero in lista. Sapeva parlare solo di calcio, birre e posti dove si era sfondato di cibo…. Ma ricordiamo questi “santini” pre elettorali…Si presentavano, annunciando poi quali sarebbero state le loro priorità.
Ricordo che mi colpirono profondamente due dettagli, riverberi evidenti della maggior parte della partitocrazia che seguiamo in tv.
La prima cosa: molti di questi si raccontavano come persone qualunque, senza particolari competenze o capacità, venuti dal popolo, “uno di voi”, magari dichiarandosi anche candidamente non politico ma desideroso solo di fare la propria parte, dare una mano ecc.
La seconda: la piccolezza di tante delle loro presunte priorità, confondendo forse la rassicurante evidenza del concreto (lampioni, rotonde, incroci, spazi verdi, palestre.. ) con l’assoluta mancanza di prospettive comuni e comunitarie.
Abbiamo spesso constatato la pochezza delle motivazioni, i crolli di quelli che parevano voler scardinare i vecchi sistemi con la loro novità o i naufragi di chi voleva davvero dimostrarsi alternativo e libero, salvo poi venire miseramente ingoiato dallo stesso sistema, comportandosi peggio di quelli che voleva far dimenticare.
Penso a Giacomo, Giovanni e i dodici. Gesù ha appena ribadito per la 3a volta la sua scelta di servizio e fedeltà, che lo porterà al dare la vita, la croce. Ma niente, non ascoltano perché hanno in mente la loro idea di messia, servizio, liberazione e di come starci dentro…primi posti, cioè consensi, applausi, visibilità, privilegi, in una parola il fascino recondito e potentissimo del potere. Cumannari è meggiu ca futtiri si diceva in contesti mafiosi in siciliano. Questo fascino lo subiamo tutti, anche come chiesa, ancora radicata nella ricerca di titoli, ruoli, funzioni, carriere e consensi, come pure nelle nostre indaffarate diocesi e parrocchie, dove rischiamo di voler solo garantire il nostro stile o ritagliarci indebitamente spazi di protagonismo personale. Es. un parroco che non convoca ma il consiglio pastorale o lo comanda, laici che organizzano cose in parrocchia ma senza confrontarsi con nessuno, parroci che vogliono laici obbedienti e laici che vogliono parroci compiacenti…o solo arbitri o bidelli delle strutture.
Un politico, ad ogni livello e in ogni ruolo non basta sia onesto, motivato e carismatico. Dovrebbe essere anche competente.
Meno proclami negli ormai insopportabili talk show e più studio dei dossier…perché la responsabilità della politica prevede anche la comprensione e la gestione dei meccanismi complessi della via sociale, economica, amministrativa. E un cristiano? La nostra chiesa non ha solo bisogno di fare e dimostrare, pensando per gli altri; ma anche di imparare a leggere il reale-attuale attraverso lo Spirito Santo e porsi in ascolto del vangelo o di discernimento sinodale. Cosa che da tempo Papa Francesco chiede a tutti i cristiani, di diventare anche annuncio e cultura! Ci riguarda?
Abbiamo alle spalle un periodo nel quale la competenza, l’esperienza, la capacità di pensare e di fare sono state degradate a “stigma di una casta”. Si è coltivato l’orgoglio dell’ignoranza; l’autenticità dell’inesperienza, si è sbandierata l’imperizia come certificato di qualità. Così, si è pensato, i “nuovi” politici possono apparire per tutto e in tutto uguali al popolo. Ma in questo modo la politica rinuncia alla sua vocazione e al suo ruolo di servizio al popolo e alla fine ne perde inevitabilmente anche il rispetto e la stima, che non coincidono con le effervescenti e rumorose tifoserie del momento. Come nella chiesa, dove spesso si ritiene basti fare del bene o portare la gente, o trattenerla, in parrocchia, perché la chiesa piena e l’oratorio coi giovani son sempre una bella garanzia…ma di che? Siamo tutti, in quanto esseri umani, suscettibili alla sirena irresistibile del potere e per salire a bordo del carro dei vincitori siamo spesso disposti a tutto tranne che a servire se non a parole…Che è l’unica cosa che Gesù ci ha chiesto. Tra voi non sia così. E che sia il vangelo a ispirarci… il metterci a servire quello. Fare strada ai poveri senza farsi strada.
Penso a don Lorenzo Milani: Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. Chiediamo al Signore che l’impegno politico prima che partitico ritorni ad essere un appello per le nostre coscienze e per lo stile con cui vogliamo essere comunità; e questo anche senza le elezioni davanti e soprattutto … perché quel tale, x, è stato davvero eletto e ora ahimè, crede di far politica…
