
Moriamo tutti da fratelli e sorelle.
Qualsiasi possa essere stata la nostra fede, la religiosità praticata o meno, la qualità della nostra vita, buona, triste, bella, vuota, edificante, utile o inutile, anni di volontariato, qualsiasi lavoro svolto, peccato, crimine o reato commesso…durante il funerale cristiano, se scelto, veniamo tutti trattati e celebrati da fratelli e sorelle, da figlie e figli del Padre. La chiesa, la fede cristiana, al di là di tutto, funziona così. Crede e ribadisce solo questo.
E personalmente lo ritengo bellissimo, mi commuove. Ne sono fiero, come cristiano. E tutte le volte che celebro un funerale, le sento rimbombare di bellezza, queste parole con cui la liturgia ci educa alla prospettiva di Dio padre. A volte, lo ammetto, ho deglutito profondamente, mentre lo dicevo, penso a quando ero a Rebibbia o adesso al Ceis…fratello, sorella, questo qua, lei… ma come…ma perché mi stavo solo dimenticando di mettermi dall’ unico punto di vista utile per noi cristiani, quello del Padre. Solo facendo nostro il suo sguardo sul mondo, i conti tornano e non esistono più persone sbagliate, dannate, condannate, irrecuperabili, inutili, da abortire, da scartare per motivi fisici, perché inefficienti, lente, disabili, vecchie, non autosufficienti o…. tutti fratelli e sorelle, tutti figli.
Esistono, ovvio, errori, fragilità, cattiverie, reati, ignoranza, crimini, scelte precise di male…ma si resta persone e per Dio, figli e figlie amate ad oltranza e gratis. I nostri dubbi e le resistenze, comprensibili e naturali, sono la fatica che facciamo a fare nostra tale visione su di noi…balbettando la buona notizia del vangelo.
Lo conferma con forza Giovanni nella 1a lettura: “vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli..e lo siamo realmente”, ribadisce a rinforzare, immaginandoci forse li a sbuffare o glissare…
Ogni volte contempliamo un crocifisso, dovremmo pensare che “l’hai fatto anche per me… per lui, per lei, per quello là!”
Chiediamo il battesimo per i nostri cuccioli, spesso come una cosa da fare, scontata, tradizionale, socialmente raccomandata, chissà per quanto…ma in realtà veniamo inseriti in una grande famiglia di fratelli e sorelle, da duemila anni, nei cinque continenti e da allora possiamo balbettare “papà” pensando al nostro Dio. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, insiste Giovanni…
Al nostro funerale, consapevoli o meno, verremo salutati e trattati da fratelli e sorelle, qualsiasi vita si sia condotta. A volte rimbombano davvero queste parole, nella liturgia, dicevo, come Dio volesse ribadirle nel momento più delicato e pubblico.
Come se, anticipando i nostri eventuali dubbi, volesse dire…adesso a lui, lei, ci penso io…lo sto finalmente per incontrare.
Lui, ci dice Gesù nel vangelo di Luca, che è in quel cielo dove c’è più gioia per un peccatore pentito che per 99 giusti che non hanno bisogno di conversione …e da lì ci aspetta paziente.
Ed in mezzo? Una vita…sacramenti, scelte personali, gli inevitabili alti e bassi, la ricerca di Dio, la distanza, l’invocazione o la sua rimozione dalle nostre vite, la maledizione o il benedire e ringraziare. Tra il battesimo e il funerale, tanti padrenostri, la nostra immancabile e maledetta libertà di aver detto si o no, forse e magari… Ma al funerale…la liturgia ci mette in bocca e ci fa dire, magari poco convinti, scettici o dubbiosi, che quello, quella era nostro fratello o sorella; ma soprattutto che è morto un figlio di Dio, che Gesù è morto e risorto anche per lui o lei.
E lo facciamo dentro una comunità, lo celebriamo come comunità. Pregate sorelle e fratelli perché questa nostra famiglia, radunata dallo Spirito Santo nel nome di Cristo, possa offrire il sacrificio gradito a Dio, Padre onnipotente…. così la liturgia, no?
Verrebbe da dire che così, davvero nessuno muore da solo…fosse anche solo per la presenza di un prete, magari del sagrestano, due vecchie che cantano o qualcuno che passa di là per caso. La comunità in cui sei entrato da figlio col battesimo, ti accompagna nel viaggio definitivo, quello in cui incontrerai il volto luminoso e misericordioso del Padre, offrendogli l’amore che abbiamo cercato di vivere e condividere, patire, soffrire, bramare, rubare, mendicare o sprecare. Saremo amati definitivamente, pienamente, in modo misterioso, totale…anche perché non ci sarà domani per pentirsi o recuperare.
noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come egli è…
Forse arrossiremo, anche tanto e a lungo per i nostri peccati, o forse per l’unico grande peccato…quello di non aver amato né di esserci lasciati amare a pieno, soprattutto dal Padre, cioè di viverci da figli, fratelli e sorelle di Cristo. Lasciargli lavare i nostri piedi.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, dice Paolo agli Efesini, pagina, tra l’altro, che ci accoglie alle porte della nostra chiesa, in modo da vederla e memorizzarla bene tutte le volte in cui entriamo… ci interessa?

