
Eros e agape… Canova
Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil)
Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11
In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ‘sti enormi lavandini per prepararsi al culto. Ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Più e meglio le faccio o meno, più o meno sono pronto e degno di… Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero tutto un programma. Quelle anfore, quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione. Ricordiamo il dialogo al capitolo 4 con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Penso a tutte le persone che ancora chiedono aspetti sacrali di vita e di fede cioè alcuni sacramenti, di cui non sanno nulla se non che vanno fatti…richieste vuote di riti cui assisteranno in maniera anonima, senza trasporto se non col sapore anestetico che andava bene così. Penso alla precisa determinazione con cui oggi mi si garantisce “ma non praticanti” …“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. E dandoti la sensazione che va bene così e non ti azzardare a farci la ramanzina. Non più con imbarazzo e cercando scuse ma ponendolo come dato di fatto….reclamando che va bene così ma tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Cioè il desiderio che ti muove dentro, che ti scalda, appassiona, trascina…. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Preghierine e filastrocche, si, ma dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Desiderio di vita, di pienezza, di relazione e dialogo, di salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza un’erotica della pastorale, continuiamo a far da mangiare per i morti. Obbedienti e credenti, ma morti.