
Funerali, matrimoni, battesimi, benedizioni, i sacramenti per cui i nostri figli e figlie vengono mandati a catechismo…il 98% sono clienti che chiedono una prestazione religiosa. Atei “devuoti”.
Penso alla precisa determinazione con cui mi si garantisce “ma non praticanti” ...“Si, siamo credenti,” segue in genere uno sguardo interrogatorio per cogliere il mio non-verbale, “ma non praticanti!”. Viene detto ormai con orgoglio, quasi prendendone proprio le distanze. Nessun imbarazzo o scuse ma un dato di fatto, quasi reclamando che va bene così e tu ci devi dare lo stesso quel che chiediamo, tanto io con Dio ci parlo da me e vado in chiesa quando non c’è nessuno. Ho chiesto, anche ieri e stamattina…ma che c’è di male in un’ora di messa ogni tanto? Ma niente, richiesta indebita, viene tutto assorbito dall’aver già deciso che io credo così e dio o chi per esso è quello che io ho deciso e tu prete, (che la messa la presiedi ogni giorno) non mi devi dire nulla… vi confido che spesso mi sfinisce, è continuo e…molto frustrante.
Ma è l’unico contesto oggi in cui ti devi giocare le tue carte per accogliere e orientare a quel che manca, per annunciare il vangelo.
Cosa manca infatti secondo voi? …. Manca completamente l’eros. La dimensione erotica della fede cristiana. Non parlo dei film con Alvaro Vitali, Lino Banfi ed Edwige Fenech…Ma qualcosa di molto più bello, l’amore erotico, cioè quel desiderio che ti muove dentro, ti scalda, appassiona, trascina verso ciò che vorresti possedere, quello che provi quando ti stai innamorando. Senza desiderio non c’è fede, né preghiera. Chiedetelo ai gesuiti. Preghierine e filastrocche, si, curriculum parrocchiali e pedigree cattolici, si …ma un dialogo affidato, appassionato, carico di tutte le emozioni dell’umano, no. Eros è il desiderio di vita, di pienezza, di appartenenza a Cristo, di relazione e confidenza, di conquista e salvezza, di vita eterna, di speranza. Senza una pastorale erotica, continuiamo a far da mangiare per gli zombie. Obbedienti e credenti, ma morti.
Là dove manca il desiderio di incontrarti con Dio, non vi sono credenti, ma povere caricature di persone che si rivolgono a Dio per paura e per interesse. (Simone Weil, filosofa e mistica francese del secolo scorso)
Le anfore di pietra, per la “purificazione rituale dei Giudei”: ancora presenti in ogni sinagoga e moschea, ma anche nei templi indù in Oriente…e non solo. Insomma non mi santifico e non incontro Dio se non facendo innanzitutto delle pratiche. Testa bassa. Pietra, come quella dove era scritto il Decalogo, la Legge che Dio ha affidato a Mosè. Ma qui le cose cambiano, e il segno compiuto da Gesù per inaugurare la sua vita pubblica…è davvero rivoluzionario. Quell’acqua, quella modalità non servono più. Viene trasformato tutto in vino di gioia e festa. Cioè in relazione.
Quella che ci viene offerta con un bambino nella mangiatoia, quella che ci rivolge la Parola buona notizia, quella che si farà crocifiggere e risorgerà camminando accanto verso Emmaus.
E la forma più alta di relazione, non è il matrimonio? Gesù vuole che queste nozze, anzi, abbiano una marcia in più, il vino migliore che Lui dona, sé stesso. Ricordiamo il dialogo al 4 di Giovanni con la samaritana al pozzo? La santificazione del popolo di Dio non viene più dalla Legge ma dalla Parola di Gesù (voi siete già puri per la Parola che vi ho annunciato Gv 15,3) dalla relazione diretta con Lui. Riascoltiamo la prima lettura, strepitosa, Isaia sta annunciando alla città di Gerusalemme, cioè al popolo di Israele, il desiderio di Dio: Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te. Ma che effetto fa?
Gesù poi parla di sé come di uno sposo per la chiesa cioè per noi: “Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? (Mc 2) Forse il modo che ha generato una certa freddezza nel vivere la fede è l’aver insistito sul dovere e sulla legge. La maggioranza di noi intende e vive la fede, la preghiera come dovere e legge, obbligo, precetto, serietà, il senso di inferiorità nei confronti del prete padrone, il senso di indegnità nei confronti di un dio superiore, di cose distanti dalla vita reale, darsi da fare in parrocchia per gli altri ma non perché la tua fede incontri il risorto… e tanto altro…da secoli continuiamo così e ne dovremo riconoscere con tanta umiltà gli effetti, senza rancore.
Ma manca sempre l’esperienza di un Dio che ti ama alla follia e di suo figlio che ha dato la vita per te. Chiediamoci, bastano alcuni secondi, in silenzio…quanto questo amore di Dio per me fondi e sostenga la mia fede e motivi il mio essere qui in chiesa adesso. Sappiamo dirci anche …perché si o perché no?
Quasi 20 anni fa Papa Benedetto 16 scriveva la sua enciclica Deus Caritas est, Dio è amore dove spiega proprio la questione erotica fondamentale per noi cristiani.
Chiediamo al Signore la passione per Lui, il desiderio di vivere della Sua Parola, di fare esperienza della sua salvezza, di confidare nel suo volto di misericordia, solo questo ci potrà far dire non solo fare …qualcosa agli altri, ci renderà cristiani appassionati, testimoni credibili, missionari qui e ora in questo nostro contesto così anonimo e confuso, per essere comunità capaci di un fare erotico che smuova le coscienze, riscaldi la vita di chi incontriamo, facendo percepire loro un gusto nuovo, inedito, di- vino e divino per le loro esistenze.