
Dal Vangelo secondo Luca 6, 17.20-26
Sapete dove vorrei essere? Questa domenica vorrei essere in America e partecipare a una delle funzioni religiose cristiane, evangeliche ma non cattoliche, cui decine di milioni di americani parteciperanno devotamente, riempiendo palazzetti e chiese.
Vorrei capire come i miei colleghi commenteranno questo pazzesco Vangelo in cui si dice beati i poveri, voi che avete fame, che piangete e siete commiserati, insultati e odiati. Non credo coincidano le letture della domenica ma insomma vorrei sapere come se la caveranno.
L’America è sempre l’America, dai! i jeans, il rock e il rap, i film, Fonzie, gli occhiali scuri, la coca cola, i fast food e i cereali a colazione, le moto Harley, i Cow boy e la beat generation…
tutte cose che sono state imitate e poi sono arrivate anche qui da noi…perché in America sono avanti e quindi non ci resta che aspettare pazienti, sospirando… nell’attesa.
Fa impressione l’idea di Trump di istituire alla Casa Bianca un ufficio della fede, in cui si è fatto immortalare tipo “Ultima Cena” assieme ad almeno una trentina di pastori e telepredicatori con decine di milioni di seguaci nelle chiese e on line…che pregavano con lui imponendogli le mani, convinti paladini di quella che è stata definita una teologia della prosperità, una fede cristiana un po’.. distante dalle beatitudini, diciamo così, ma di incredibile successo! Korea, India, Nigeria, America latina, soprattutto i più poveri…
Il nucleo di questa «teologia» è la convinzione che Dio vuole che i suoi fedeli abbiano una vita prospera, e cioè che siano ricchi dal punto di vista economico, sani da quello fisico e individualmente felici. Questo approccio trasforma le promesse di Dio in una sorta di contratto vincolante, in cui il credente assume una posizione dominante rispetto a un Dio che diventa un “fattorino cosmico” al servizio dei desideri umani…così cita Avvenire…
Non è questo il luogo ma mi chiedo: tra vent’anni questa mentalità e questa sensibilità arriveranno come una moda anche qui da noi?L’idea di una fede potente, efficace, forte, che riempie chiese e palazzetti, cui tutti danno ragione, cui ci si deve sottomettere, perché ha Dio dalla propria parte… e ti risolve la vita, pensiero positivo, realizzazione di sé, sii il tuo miracolo ecc.
Non mancano anche tra noi cattolici sintomi di questa sensibilità: nostalgie rancorose di bei tempi andati ma imminenti in cui si che si era tanti ecc. e il Papa è comunista e non ci son più i preti e ci manca il latino, le chiese son vuote, e la morale, il sesso, la divina volontà, la purezza e i meriti, i nostri valori e le nostre tradizioni…e per fortuna il sangue sulla statua della madonna era della mistica
Dove è finito Gesù Cristo? E sopratutto la novità del suo vangelo, spesso così sociale, solidale a partire dagli ultimi e dal realismo della nostra umanità fragile e peccatrice, della scelta di una povertà di mezzi e strumenti. Ma dove finisce, soprattuto quanto Paolo magistralmente rinfaccia ai Corinti nella 2a lettura:
quanti di noi (e quanto…) credono nella risurrezione?
Se Cristo non è risorto vana è la fede: la chiesa resta una onlus, i nostri oratori dei centri aggregativi da affittare e le tante attività pastorali semplici aggregazioni, le devozioni un lexotan spirituale e il dirsi credenti solo fare riti atei da compiere per tradizione e perché bisogna, da clienti del sacro, dio un orpello scaramantico alla mia vita… A volte temo che queste mode americane siano per certi versi già qui e all’opera, assieme a un preciso modo di pensare a sé stessi e alla realizzazione professionale o economica, figlia di un certo neoliberismo.
“Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.” insomma se pensiamo questo si riduce Cristo ad un eroe del passato, un guru per persone fragili, un maestro del pensiero che ha detto cose potentissime e originali, il migliore…ma non al Figlio di Dio che ci fa vivere qui e ora da risorti. Non a quello che in questo 2025 durante Cristo è vivo, nostro contemporaneo e agisce in noi e con noi attraverso i sacramenti e ci accoglie ora, ci perdona, ci accompagna e ci mostra come essere beati dentro quella realtà umana e sociale così poco… americana.
Cristo primizia invece significa che 1) Lui è stato il primo a risorgere e in Lui tutti risorgeremo e continueremo ad essere in comunione, davanti al volto di Dio Padre coi nostri defunti e i santi, e questo ci dà direzione e senso, soprattutto speranza nell’al di là… ma 2) Lui col suo corpo ne è modello per noi che risorgiamo e risorgeremo con la nostra storia e vita, la povertà di quel che siamo ci dona la speranza di una beatitudine già qui possibile, che non ci risolve i problemi ma mantiene le sue promesse. Un noto teologo dice che la fede cristiana in realtà crede nell’al di quà, quando qui e ora, attraverso i sacramenti, la Parola, la giustizia e la carità facciamo esperienza per noi e per gli altri di un paradiso, di una speranza, di una buona notizia su noi stessi, di una primizia di risurrezione già ora possibile in attesa del suo compimento in cielo.
Chiediamo al Signore, di confermare in noi il desiderio di dirci beati perché cristiani, al di là della prosperità americana e delle sue mode; ci doni una coscienza critica e il dono dell’intelletto con cui lo Spirito santo ci custodisca cristiani svegli e attenti a quello che stiamo vivendo e ad alcuni subdoli inganni.