
Penso a quell’anziano: ti fa perdere la pazienza ma appena scopri che son solo i primi sintomi dell’Alzheimer allora il tuo sguardo cambia. E Marta? In classe era sempre assonnata, sbadigliava irritando i prof, poi si viene a sapere che faceva le notti con la mamma inferma gravemente ammalata e cambi sguardo, dal sospetto al rispetto; Fabio al Ceis, dipendenza è vero, ma cosa lo ha spinto ad affogarsi di alcool, che dolore e sofferenza ha vissuto in famiglia, che disgrazie racconta, e così cambi il tuo sguardo, dal giudizio sommario al silenzio; e poi Paolo, a Rebibbia, un crimine gravissimo il suo, ma scoprire perché e cosa lo aveva fatto andar via di testa…mi aveva aiutato a passare dalla paura, lo choc e dall’impressione alla comprensione. E agli abbracci fraterni. Ognuno provi a recuperare esperienze simili…
È lui eppure ora che so questo, vale di più, è contemporaneamente anche altro… è sempre lei, ma avendo scoperto che ha vissuto, allora…non provo più indifferenza, rabbia, schifo, sospetto, pregiudizi ma grande comprensione, pazienza, misericordia, affetto, stima… da qui forse possiamo provare a comprendere un po’ questa pagina di vangelo: non un miracolo a favore di qualcuno ma un manifestarsi di Gesù in modo diverso.
Cambia di aspetto…dice il vangelo. Questa pagina è pressoché identica nei 3 sinottici, Lc, Mc e Mt ma solo Lc sottolinea che Gesù va là a pregare. Considerando i capitoli precedenti e i successivi è come se fossimo a una svolta. Gesù non è nato “messia”, ma ha compreso che significasse vivendo la sua missione specifica. Infatti sta iniziando a rilevare i primi segnali di insuccesso: le folle, prima entusiaste ora lo abbandonano, qualcuno lo prende per un esaltato, sovversivo, il potere religioso vuole ucciderlo, i discepoli sono in difficoltà.
E lui si mette in ascolto del Padre sul Tabor, offrendogli quanto gli sta accadendo. Lc poi è anche l’unico a dire che con Mosè ed Elia “parlavano del suo esodo”, del suo passaggio cioè da questo mondo al Padre. Le Legge, Mosè ed Elia, i profeti, cioè in sintesi l’AT gli hanno come comunicato che il suo destino di Messia sarebbe dovuto passare per la croce, la sconfitta, l’umiliazione e il dissenso, come era scritto…Allora Gesù comprende quel che significa e ritrova la pace in Dio, lì con Lui. Cambia di aspetto, è Lui ma ora si sente diverso, nuovo, risorto. Lo splendore è il segno della gloria che avvolge chi è unito a Dio, che sente Dio dalla sua parte, uno sguardo paterno sulla propria vita che lo faccia sentire più e diverso di quel che pensasse. Anche il volto di Mosè, racconta Esodo, diveniva brillante quando entrava in dialogo con Lui. Quando percepisci lo sguardo di chi è in piena pace, in comunione, dentro quello che vive. È stato lo sguardo luminoso di Nicola, quando avevo 18 anni, a provocarmi a credere davvero in Dio, volevo essere solare e sereno come lui perché io non lo ero mai.
Siamo abitati dallo sguardo di Dio in noi. Dio ci guarda non come noi guardiamo noi stessi ma con un amore e una passione che non potremo comprendere pienamente se non in cielo, davanti a Lui.
Ci vede infatti già risorti, con Lui; in ciascuno di noi c’è una bellezza unica e potente che solo Lui riconosce perché l’ha creata. Noi non ne siamo del tutto consapevoli finché viviamo qui sulla terra: forse a volte la percepiamo, ne intuiamo la profondità.
Fede è fidarsi di Dio che ci vede così come saremo oltre quanto conosciamo o pensiamo noi stessi. Cambiamo di aspetto cioè possiamo vivere noi stessi in modo diverso, da risorti, proprio scegliendo di far nostro questo suo sguardo e provando a vivere di conseguenza. Non ci riusciremo sempre, ma questo ci basta e ci alimenta per volerlo e praticarlo. Lo accenna la 2a, S Paolo ai Fil
la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.
Nessuna quaresima avrà mai gusto e senso se non impariamo almeno a sognare quanto la Parola ci ha promesso e Dio ci ha garantito con la morte e risurrezione di suo figlio Gesù.


