Diritti di cittadinanza…Omelia 2a Dom Quaresima C -’25

   Penso a quell’anziano: ti fa perdere la pazienza ma appena scopri che son solo i primi sintomi dell’Alzheimer allora il tuo sguardo cambia. E Marta? In classe era sempre assonnata, sbadigliava irritando i prof, poi si viene a sapere che faceva le notti con la mamma inferma gravemente ammalata e cambi sguardo, dal sospetto al rispetto; Fabio al Ceis, dipendenza è vero, ma cosa lo ha spinto ad affogarsi di alcool, che dolore e sofferenza ha vissuto in famiglia, che disgrazie racconta, e così cambi il tuo sguardo, dal giudizio sommario al silenzio; e poi Paolo, a Rebibbia, un crimine gravissimo il suo, ma scoprire perché e cosa lo aveva fatto andar via di testa…mi aveva aiutato a passare dalla paura, lo choc e dall’impressione alla comprensione. E agli abbracci fraterni.    Ognuno provi a recuperare esperienze simili…

 È lui eppure ora che so questo, vale di più, è contemporaneamente anche altro… è sempre lei, ma avendo scoperto che ha vissuto, allora…non provo più indifferenza, rabbia, schifo, sospetto, pregiudizi ma grande comprensione, pazienza, misericordia, affetto, stima… da qui forse possiamo provare a comprendere un po’ questa pagina di vangelo: non un miracolo a favore di qualcuno ma un manifestarsi di Gesù in modo diverso.

Cambia di aspetto…dice il vangelo. Questa pagina è pressoché identica nei 3 sinottici, Lc, Mc e Mt ma solo Lc sottolinea che Gesù va là a pregare. Considerando i capitoli precedenti e i successivi è come se fossimo a una svolta. Gesù non è nato “messia”, ma ha compreso che significasse vivendo la sua missione specifica. Infatti sta iniziando a rilevare i primi segnali di insuccesso: le folle, prima entusiaste ora lo abbandonano, qualcuno lo prende per un esaltato, sovversivo, il potere religioso vuole ucciderlo, i discepoli sono in difficoltà. 

E lui si mette in ascolto del Padre sul Tabor, offrendogli quanto gli sta accadendo. Lc poi è anche l’unico a dire che con Mosè ed Elia “parlavano del suo esodo”, del suo passaggio cioè da questo mondo al Padre. Le Legge, Mosè ed Elia, i profeti, cioè in sintesi l’AT gli hanno come comunicato che il suo destino di Messia sarebbe dovuto passare per la croce, la sconfitta, l’umiliazione e il dissenso, come era scritto…Allora Gesù comprende quel che significa e ritrova la pace in Dio, lì con Lui. Cambia di aspetto, è Lui ma ora si sente diverso, nuovo, risorto. Lo splendore è il segno della gloria che avvolge chi è unito a Dio, che sente Dio dalla sua parte, uno sguardo paterno sulla propria vita che lo faccia sentire più e diverso di quel che pensasse. Anche il volto di Mosè, racconta Esodo, diveniva brillante quando entrava in dialogo con Lui. Quando percepisci lo sguardo di chi è in piena pace, in comunione, dentro quello che vive.  È stato lo sguardo luminoso di Nicola, quando avevo 18 anni, a provocarmi a credere davvero in Dio, volevo essere solare e sereno come lui perché io non lo ero mai. 

Siamo abitati dallo sguardo di Dio in noi. Dio ci guarda non come noi guardiamo noi stessi ma con un amore e una passione che non potremo comprendere pienamente se non in cielo, davanti a Lui.

 Ci vede infatti già risorti, con Lui; in ciascuno di noi c’è una bellezza unica e potente che solo Lui riconosce perché l’ha creata. Noi non ne siamo del tutto consapevoli finché viviamo qui sulla terra: forse a volte la percepiamo, ne intuiamo la profondità.

  Fede è fidarsi di Dio che ci vede così come saremo oltre quanto conosciamo o pensiamo noi stessi. Cambiamo di aspetto cioè possiamo vivere noi stessi in modo diverso, da risorti, proprio scegliendo di far nostro questo suo sguardo e provando a vivere di conseguenza. Non ci riusciremo sempre, ma questo ci basta e ci alimenta per volerlo e praticarlo.  Lo accenna la 2a, S Paolo ai Fil

la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Nessuna quaresima avrà mai gusto e senso se non impariamo almeno a sognare quanto la Parola ci ha promesso e Dio ci ha garantito con la morte e risurrezione di suo figlio Gesù.

1a Domenica di Quaresima – C ’25 durante Cristo

Qual è la 1a tentazione? È quella di dire: Ah, si, il vangelo delle tentazioni…Me lo ricordo. Ogni 1a domenica di quaresima, si… Che c’è per cena stasera? – pranzo oggi?     Ci riguarda?

La 2a, pensando al diavolo, é più sottile. Argomento affascinante, desta grande interesse e reazioni contrastanti. O un sorriso beffardo, un’alzatina di spalle, la vaga sensazione di sufficienza, ba…non crederete mica al diavolo…é solo un genere letterario…Oppure la chiusura, la paura curiosa, o la morbosità… ovunque!

Entrambe ottengono lo stesso risultato. Non mi lascio mettere in discussione. Non ne ho bisogno o ansia. E il gioco é fatto.

Allora mi viene in mente la famosa frase di uno dei più grandi poeti francesi dell‘800, Baudelaire (non certo un mistico) che disse “la cosa più furba che il diavolo ha fatto é stata quella di convincere le persone…che lui non esista.

Non é questo il momento di approfondire: la parola ci provoca a maturare nella fede in Dio e alla libertà in noi.

   Allora vi “sblocco un ricordo” e cerchiamo una chiave di lettura non per queste tentazioni ma per come affrontare la vita cristiana.

   Il primo ricordo, Megan Gale, australiana nella pubblicità della Vodafone diceva..TUTTO INTORNO A TE…La possibilità di trasformare in pane le pietre se hai fame, Gesù provocato sul fatto di poter essere un messia che siccome è Dio risolve magicamente tutti i problemi e non ha bisogno di aspettare, pazientare, soffrire…quante volte vorremmo anche noi vivere così?  Quando pensiamo basti dire “ehi siri” o “Alexia” per sentirci come Dio, 

vedere un tutorial su Youtube per sentirci capaci…e rischiamo di vivere di apparenze ed anestetici, mendicando conferme, attenzioni, di sicurezze e competenze trovate sul grande oracolo Google che ci insegna ogni cosa.

Ieri sera la biblioteca era piena di adulti e genitori alla conferenza di quel pedagogista che ci ha messo in guardia da non essere persone che vogliono a tutti i costi evitare a figli/e e giovani la realtà della vita, genitori spazzaneve che anticipano il figlio evitandogli tutto e non facendolo mai affrontare le naturali fatiche, critiche o insoddisfazioni delle relazioni nella vita.

(tanto lo fanno tutti…dicono i miei amici tossici al Ceis)

   Poi 2 arrivò lo slogan POWER TO YOU: a te il potere -di fare quel che vuoi di te stesso, delle persone e di Dio a modo tuo. Il diavolo gli offre un volto di un Dio “ammaestrato” che gli dice quel che vuol sentirsi dire, gli da ragione…Sull’avere insomma sudditi devoti e non fratelli e sorelle dell’unico padre. E noi?  Sentirsi paroni a casa nostra, giusti, migliori, meritevoli, insostituibili…noi facciamo tante cose in parrocchia e Dio è contento, deve solo batterci le mani.

(smetto quando voglio…dicono i miei amici tossici al Ceis)

Stamattina abbiamo fatto una bella formazione coi nostri CPP riconoscendo che l’unico potere utile a un cristiano sarebbe avere in noi gli stessi sentimenti di Gesù per poi agire concretamente, con la nostra vita, al meglio possibile.

   Infine ricorderete Totti e Gattuso che dicevano LIFE IS NOW: la vita è adesso. Cogli l’attimo, fregatene, vivi di emozioni, goditela, superficiale è bello, metti like, indignati e vota solo sui titoli dei giornali,, non approfondire, non rallentare se no cadi…Ieri sera il pedagogista richiamava noi adulti a non voler riempire i nostri giovani di cose, risposte, esperienze, parole, impegni per non ammazzare in loro il desiderio e togliere valore al tempo necessario a crescere giorno dopo giorno.

(che male c’è? dicono i miei amici tossici al Ceis)

   Gesù viene tentato per 40 giorni, numero simbolico spesso presente nella Bibbia a dire…tutta la vita, siamo quindi chiamati a riconoscere che diventiamo liberi e adulti nella fede, e umanamente responsabili e autentici nella misura in cui non ci stanchiamo di vivere in una prospettiva di crescita, maturazione e liberazione continua, vigilando su di noi. Nessuno si senta mai arrivato, nessuno nasce imparato. Avere chiara la meta e soprattutto l’esperienza introdotta dal vangelo stesso:  Gesù è sia tentato sia “pieno di SS”, che poi lo guida nel deserto.

Non sono dettagli e hanno un senso bellissimo. Siamo creature ambivalenti in cui convive la spinta al bene ma abitano anche gli istinti più bassi…Mc 7, è dal cuore dell’uomo che escono…

Ma non siamo da soli, nemmeno di fronte alle tentazioni di chiuderci invece di crescere, ristagnare piuttosto che evolvere. 

Lo Spirito abita in noi dal battesimo, l’unzione che ci rende scaltri di fronte al male, scivolosi alla sua presa, critici e attenti nel riconoscerlo ed evitarlo. Va invocato, frequentato, ascoltato perché non ci faccia desistere. Una delle più concrete e reali applicazioni della nostra salvezza, del salvatore è fare esperienza che ci può e vuole salvare proprio da noi, quando restiamo in balia di noi stessi, dei nostri schemi mentali, delle immagini di noi, dandoci la possibilità di credere a quello che il Padre pensa di noi, con fiducia e speranza, non dandoci ragione né per vinti.

Tale presenza in noi, come Gesù nel deserto significa essere già salvati dalla solitudine e dall’impotenza. Fede è fidarsi di tale presenza e lasciarla agire in noi perché renda effettiva ed efficace questa salvezza, bonificandoci e donandoci quel contatto con la vita eterna qui e ora.

A proposito, e concludo, mi ha colpito molto…dopo alcuni anni di silenzio e altri messaggi vaghi, che Vodafone oggi  sia tornata con un 4° slogan per l’azienda e dice:

TOGETHER WE CAN: Insieme noi possiamo….credo sia una delle tentazioni più belle a cui acconsentire… forse qualcosa l’han capito…

Sembra un po’ da parrocchia ma ce la faremo andare bene.

Sarai un o una ricercato-a ?Mercoledì delle Ceneri 2025

In ogni film western che si rispetti c’è sempre una ricompensa. 

È in quei manifesti (Gardaland!) ingialliti, appesi fuori del saloon, con la foto del cattivo e la famosa scritta “Wanted”. 

E più il tipo è cattivo e pericoloso, più la ricompensa è alta.

   In questa pagina si parla per ben 7 volte di ricompensa. Chi l’ha già ricevuta da solo e quella che il Padre ti darà. Le conosciamo bene queste parole di Gesù in Matteo, ogni anno accompagnano questo rito.

Chi l’ha ricevuta…è chi si accontenta. Fa delle cose per farsi vedere, recita come… una parte: 

1-racconta a tutti quanto è bravo, degno e meritevole, col curriculum del buon cristiano e il pedigree del parrocchiano sempre pronto a dare na man o del prete sempre tanto indaffarato da non disturbare…perché ha tanti impegni e 3 parrocchie..

2-fa vedere a tutti quanto è devoto, quante preghiere recita (mio dio che termine osceno…recitare le preghiere! chi è che recita in genere?…) quanto sa stare in ginocchio soprattutto quando non serve né è previsto dalla liturgia, come è bravo a fare la comunione come pensa sia meglio, manda tutti i messaggi wapp coi gruppi di preghiera, raccomanda o spaventa gli altri con discorsi sul diavolo, la madonna, la divina volontà e altre iniziative compulsive per vedere dio o il diavolo dappertutto…che ansia…quanti miei confratelli poi ancora invischiati nei titoli, nelle vesti liturgiche sfarzose, nel voler accentrare tutto alle proprie capacità e carismi perché son bravi e devuoti.

-infine quel bel vittimismo, quella rassegnazione antievangelica con cui digiunando o simili, ci sentiamo i cirenei della croce di chiunque, perché tocca a noi, perché tu si che sei serio, composto, zelante e quanto ti costa…digiunare o sacrificarti perché…il tuo ruolo di parroco te lo chiede…tocca a me, sapessi… cosa vuoi..

   Ecco: Gesù ci avvisa, dimostrandoci che facendo così,  praticamente ti arrangi da te a ricompensarti perché te la fai e te la mangi. E ci provi quasi piacere.

Ci richiama piuttosto a quello con cui il Padre ci ricompenserà. E qui le cose si fanno interessanti. Non vi sembra un po’ fuori luogo? Mica vorremmo un rapporto commerciale, con Dio, lo abbiamo denunciato più volte, Gesù ci ha lasciato le penne + per questo; e poi, suvvia, ricompensa sembra che sia qualcosa di dovuto, meritato, garantito perché..no, no!

E poi, un atto autentico è sempre disinteressato, no? Mica è uno scambio di favori. Se siamo bravi cristiani, puri e coerenti, saremo in grado di fare tutto senza attenderci nulla. Ma ne siamo proprio sicuri? È vero che ci dirà di riconoscerci servi inutili, ma ha anche più volte annunciato, il vangelo di ieri, che il padre ci ricompensa, che riceveremo il centuplo, che riconoscerà i nostri talenti…

Come la mettiamo? Ripenso a quando un genitore promette al proprio figlio un regalo: se verrai promosso, un premio bello e gratificante se dimostrerai di esserti impegnato, aver studiato.

Non è dovuto ma utile. A cosa? Ad incentivare. Ma..”è il tuo mestiere studiare non ti devo nulla…” vero, ma con una promessa, noi agiamo con un sogno, una fantasia e una immaginazione che ci  motiva e ci spinge oltre. 

Il profeta Geremia dice che Dio lo ha sedotto…tutte le vocazioni hanno qualcosa di erotico, “ti farò pescatore di uomini”, ci ameremo in eterno, cioè una carica di desiderio di… che ci spinge a fidarci, mollare gli ormeggi e andare oltre. Ma oltre cosa? Ecco la conversione. Gesù chiede a ciascuno una conversione. 

Di saper affrontare, anche se non siamo dei valenti cow boy…quel cattivo e pericoloso in noi, una parte di noi, che ci vuol far restare dove siamo giustificandoci, a darci sempre ragione, facendoci sentire a posto o sempre quelli fatti così e quindi… 

   La ricompensa ti mette in moto, ti orienta ad affrontare con passione il tuo impegno, a imparare a scegliere, fare sacrifici, studiare meglio, fare delle rinunce, aver chiara la meta, dare un significato a quello che farai e sperimentarti. A vivere insomma!

È vero…riceverai la mancia o il motorino ma avrai anche lavorato su di te, ti sarai messo alla prova con dedizione, sperimentato che anche se è difficile ce l’hai fatta, verificato che hai fatto del tuo meglio e sei cresciuto…fuori di metafora… sperimentare che almeno desiderare di viver qualche pagina del vangelo te lo farà scegliere più volentieri. 

È questa la conquista, il premio, mica il motorino o la mancia, quelle servono per accendere un processo di crescita e di maturazione, in cui uno fa esperienza di sé e si piace, conquistando autostima, fiducia, credito, speranza…

Quante volte qualcuno mi dice stupito che da quando ha iniziato a celebrare la messa con maggior consapevolezza, a leggere il vangelo tutti i giorni, a vivere la carità e il servizio in modo nuovo, a prepararsi bene alla riconciliazione… le cose cambiano, insomma, che essere cristiani funziona davvero e da gusto e direzione alle vita, ti fa trovare significati nuovi e diversi… 

Ecco. Questa non è la ricompensa ma ha il potere in noi di attivare il desiderio di una vita diversa, divina, eterna, che la Pasqua ci confermerà. Passaggio, pasqua, movimento verso qualcosa, diventando qualcuno di nuovo. Ecco a cosa serve il tempo di quaresima, ecco le ceneri, come punto di partenza per desiderare di non essere persone che si riducono in cenere perché si spengono ma sanno ardere e come braci risplendere…

La ricompensa noi già ora la possiamo sperimentare e assaporare, assaggiare…quando siamo consapevolmente in comunione con il padre della misericordia e poi mettendoci in cammino (noi, pellegrini sulla terra ci ricorda la liturgia)… e questo magari ci renderà persone che in questo tempo sanno dire agli altri qualcosa di nuovo sul credere, la fede liberante nel Padre della misericordia e non nel diodeivalori, l’appartenenza a una comunità, a quanti magari ci considerano bigotti o sfortunati perché cristiani…forse rischieremo, sale e luce del mondo, granello di senape, di essere anche noi ricercati… non perché pericolosi e cattivi ma perché qualcuno si è accorto che abbiamo qualcosa da testimoniare e lui o lei ne sta avvertendo, tremendamente, il bisogno.