
In ogni film western che si rispetti c’è sempre una ricompensa.
È in quei manifesti (Gardaland!) ingialliti, appesi fuori del saloon, con la foto del cattivo e la famosa scritta “Wanted”.
E più il tipo è cattivo e pericoloso, più la ricompensa è alta.
In questa pagina si parla per ben 7 volte di ricompensa. Chi l’ha già ricevuta da solo e quella che il Padre ti darà. Le conosciamo bene queste parole di Gesù in Matteo, ogni anno accompagnano questo rito.
Chi l’ha ricevuta…è chi si accontenta. Fa delle cose per farsi vedere, recita come… una parte:
1-racconta a tutti quanto è bravo, degno e meritevole, col curriculum del buon cristiano e il pedigree del parrocchiano sempre pronto a dare na man o del prete sempre tanto indaffarato da non disturbare…perché ha tanti impegni e 3 parrocchie..
2-fa vedere a tutti quanto è devoto, quante preghiere recita (mio dio che termine osceno…recitare le preghiere! chi è che recita in genere?…) quanto sa stare in ginocchio soprattutto quando non serve né è previsto dalla liturgia, come è bravo a fare la comunione come pensa sia meglio, manda tutti i messaggi wapp coi gruppi di preghiera, raccomanda o spaventa gli altri con discorsi sul diavolo, la madonna, la divina volontà e altre iniziative compulsive per vedere dio o il diavolo dappertutto…che ansia…quanti miei confratelli poi ancora invischiati nei titoli, nelle vesti liturgiche sfarzose, nel voler accentrare tutto alle proprie capacità e carismi perché son bravi e devuoti.
-infine quel bel vittimismo, quella rassegnazione antievangelica con cui digiunando o simili, ci sentiamo i cirenei della croce di chiunque, perché tocca a noi, perché tu si che sei serio, composto, zelante e quanto ti costa…digiunare o sacrificarti perché…il tuo ruolo di parroco te lo chiede…tocca a me, sapessi… cosa vuoi..
Ecco: Gesù ci avvisa, dimostrandoci che facendo così, praticamente ti arrangi da te a ricompensarti perché te la fai e te la mangi. E ci provi quasi piacere.
Ci richiama piuttosto a quello con cui il Padre ci ricompenserà. E qui le cose si fanno interessanti. Non vi sembra un po’ fuori luogo? Mica vorremmo un rapporto commerciale, con Dio, lo abbiamo denunciato più volte, Gesù ci ha lasciato le penne + per questo; e poi, suvvia, ricompensa sembra che sia qualcosa di dovuto, meritato, garantito perché..no, no!
E poi, un atto autentico è sempre disinteressato, no? Mica è uno scambio di favori. Se siamo bravi cristiani, puri e coerenti, saremo in grado di fare tutto senza attenderci nulla. Ma ne siamo proprio sicuri? È vero che ci dirà di riconoscerci servi inutili, ma ha anche più volte annunciato, il vangelo di ieri, che il padre ci ricompensa, che riceveremo il centuplo, che riconoscerà i nostri talenti…
Come la mettiamo? Ripenso a quando un genitore promette al proprio figlio un regalo: se verrai promosso, un premio bello e gratificante se dimostrerai di esserti impegnato, aver studiato.
Non è dovuto ma utile. A cosa? Ad incentivare. Ma..”è il tuo mestiere studiare non ti devo nulla…” vero, ma con una promessa, noi agiamo con un sogno, una fantasia e una immaginazione che ci motiva e ci spinge oltre.
Il profeta Geremia dice che Dio lo ha sedotto…tutte le vocazioni hanno qualcosa di erotico, “ti farò pescatore di uomini”, ci ameremo in eterno, cioè una carica di desiderio di… che ci spinge a fidarci, mollare gli ormeggi e andare oltre. Ma oltre cosa? Ecco la conversione. Gesù chiede a ciascuno una conversione.
Di saper affrontare, anche se non siamo dei valenti cow boy…quel cattivo e pericoloso in noi, una parte di noi, che ci vuol far restare dove siamo giustificandoci, a darci sempre ragione, facendoci sentire a posto o sempre quelli fatti così e quindi…
La ricompensa ti mette in moto, ti orienta ad affrontare con passione il tuo impegno, a imparare a scegliere, fare sacrifici, studiare meglio, fare delle rinunce, aver chiara la meta, dare un significato a quello che farai e sperimentarti. A vivere insomma!
È vero…riceverai la mancia o il motorino ma avrai anche lavorato su di te, ti sarai messo alla prova con dedizione, sperimentato che anche se è difficile ce l’hai fatta, verificato che hai fatto del tuo meglio e sei cresciuto…fuori di metafora… sperimentare che almeno desiderare di viver qualche pagina del vangelo te lo farà scegliere più volentieri.
È questa la conquista, il premio, mica il motorino o la mancia, quelle servono per accendere un processo di crescita e di maturazione, in cui uno fa esperienza di sé e si piace, conquistando autostima, fiducia, credito, speranza…
Quante volte qualcuno mi dice stupito che da quando ha iniziato a celebrare la messa con maggior consapevolezza, a leggere il vangelo tutti i giorni, a vivere la carità e il servizio in modo nuovo, a prepararsi bene alla riconciliazione… le cose cambiano, insomma, che essere cristiani funziona davvero e da gusto e direzione alle vita, ti fa trovare significati nuovi e diversi…
Ecco. Questa non è la ricompensa ma ha il potere in noi di attivare il desiderio di una vita diversa, divina, eterna, che la Pasqua ci confermerà. Passaggio, pasqua, movimento verso qualcosa, diventando qualcuno di nuovo. Ecco a cosa serve il tempo di quaresima, ecco le ceneri, come punto di partenza per desiderare di non essere persone che si riducono in cenere perché si spengono ma sanno ardere e come braci risplendere…
La ricompensa noi già ora la possiamo sperimentare e assaporare, assaggiare…quando siamo consapevolmente in comunione con il padre della misericordia e poi mettendoci in cammino (noi, pellegrini sulla terra ci ricorda la liturgia)… e questo magari ci renderà persone che in questo tempo sanno dire agli altri qualcosa di nuovo sul credere, la fede liberante nel Padre della misericordia e non nel diodeivalori, l’appartenenza a una comunità, a quanti magari ci considerano bigotti o sfortunati perché cristiani…forse rischieremo, sale e luce del mondo, granello di senape, di essere anche noi ricercati… non perché pericolosi e cattivi ma perché qualcuno si è accorto che abbiamo qualcosa da testimoniare e lui o lei ne sta avvertendo, tremendamente, il bisogno.