Sguardi pasquali… Omelia Domenica di Pasqua ’25

Pasqua è uno sguardo: nuovo, inedito, insperato.

Su noi stessi, sugli altri sulla realtà.

Su noi stessi

È quello sguardo che non ci aspetteremmo, quando ci sentiamo sbagliati, sfiniti, falliti, quando ci vergogniamo, paralizzati dai sensi di colpa. E che ci fa ripartire, credere in noi, sentire credito e speranza.

Sugli altri

Quando, pur a fatica, sentiamo di poter andare oltre quel che vediamo di quella persona: miseria, peccato, colpa, crimine o reato.

Sulla realtà

Quando non ci limitiamo ad analisi superficiali e giudizi sommari, quando non facciamo i leoni da tastiera, non ci limitiamo alle emozioni a buon mercato o a indignarci per finta, quando scegliamo di non dare nulla per scontato, ma tutto come dono e opportunità.

 C’è una frase che mi ribolle dentro da un po’ e me la son ritrovata nel salmo 117, pregato assieme poco fa:

“La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.”

Vorrei fosse scritta in bella vista, a caratteri cubitali, all’ingresso dei nostri oratori e nelle chiese, nei seminari, in tutte le scuole al posto del crocifisso, nelle palestre, nelle cucine di casa nostra, nelle comunità di recupero, nelle carceri, negli ospedali… lì dove insomma si costruiscono o… demoliscono le persone.

Gesù stesso cita questo salmo mentre insegna nel tempio, confrontandosi con i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, insomma le massime autorità religiose e civili che lo provocavano.

Lui che ha saputo guardare con occhi di Pasqua.. Zaccheo, il giovane ricco, il malfattore crocifisso con Lui, la donna adultera, i bambini, Giuda, tutti i più poveri e ultimi, coi discepoli e tanti altri.

Atti degli apostoli ricorda che anche Gesù è stato così, l’abbiamo sentito. Scartato e ucciso, perché blasfemo, scomodo, irritante nella sua mitezza, nell’aver messo a soqquadro la devozione e le abitudini religiose di chi poi, proprio per questo, l’ha crocifisso, dopo averlo svergognato e oltraggiato, come solo la folla anonima e meschina o i potenti di niente, sanno fare.

La Pasqua è uno sguardo. Questa frase ce lo ricorda.

Me lo vedo il salmista quando l’ha pensata. Chi sono i costruttori?

Sono gli esperti di pietre, ne vedono tante, tutto il giorno e sanno ovviamente quali son buone e quali vanno scartate.

Se avesse scritto “scartate dai pizzaioli o che ne so dagli elettricisti” avrebbe senso, no? Che ne sanno di pietre!

Ma qui ci ammonisce: son proprio gli esperti a scartare perché guardano male, troppo sicuri di sé, senza la Pasqua negli occhi.

Quante volte siamo esperti costruttori e ci prendiamo il lusso di scartare, giudicando, selezionando, condannando, dando per scontato. La Pasqua invece è quello sguardo nuovo che va oltre.

Su me stesso, facendomi sentire il brivido di potermi considerare non solo “credente a modo mio” ma figlio di Dio e risorto in Cristo, donandomi la voglia di iniziare a viverlo. Sugli altri, quando so accogliere, perdonare piano, accompagnare, sostenere. Sulla realtà, quando inizio a mettermi alla scuola di quel regno di Dio già presente in mezzo a noi, come i segni della risurrezione nei cuori e nei desideri di tanti di noi.

“La possibilità di vivere comincia nello sguardo degli altri.” scrive Michel Houellebecq.

  La Pasqua è uno sguardo: Pietro e Giovanni nel vangelo corrono al sepolcro: entrambe vedono i teli, indizi di quanto accaduto, ma solo Giovanni entra perché vide…e credette. 

La Pasqua è uno sguardo, che parte in noi quando abbiamo l’umiltà di toglierci gli occhiali orgogliosi di quanto presumiamo già di conoscere, credere, aver già visto e considerato con sufficienza o disprezzo, fossero anche Dio, la chiesa, la vita mia o di chiunque altro; e prosegue, quando sentiamo iniziare e crescere in noi quel duello di cui parla la Sequenza: morte e vita si sono affrontate.  Ciascuno di noi, porta in sé questo duello, di continuo: tra quel che sente lo fa vivere, crescere, sperare e ripartire e quel che invece continua a sabotarti, rinnegarti, giudicarti imperfetto, inadeguato, anonimo, superfluo. Il duello nella nostra anima, quando continuiamo a voler pensare di noi e quel che la Pasqua e la fede ci annunciano: sei amato, gratis, sei perdonato, sempre e comunque, sei prezioso ai miei occhi, ci sussurra Cristo da quella croce, che forse abbiamo baciato scettici o sopra pensiero.  

Tra quel che ci fa giudicare e condannare gli altri, etichettandoli con saccente sufficienza e spietata crudeltà, o forse solo con un malcelato e comodo disinteresse. Il duello in me quando pensando alla politica, alla vita della chiesa, ai bisognosi, alla società civile, ai poveri, a chi subisce ingiustizie o è senza diritti e dignità…posso decidere se fregarmene o indignarmi, se far finta di niente o prendermene cura, se lamentarmi e criticare o fare qualcosa.  

  Quante pietre scartate da questi duelli: persone ritenute inutili, insignificanti, come oggetti da sfruttare per sesso, spremute per soldi, organi da rapinare, giochi di potere, guadagni illeciti, ricatti infami, carne da macello per la guerra; oppure anziani ingombranti, disabili ignorati, famiglie lasciate sole, bambini abortiti, ammalati abbandonati, lavoratori sfruttati, poveri di tutti i tipi. Ma anche studenti, giovani sensibili, persone fragili, intelligenze diverse…traditi, ignorati, abbandonati, lasciati andare.

  Penso allo sguardo di Putin, di Trump, di Xi Jinping, di Netanyahu e Kim Jong-un, di Erdogan, Javier Milei e Orban, a quello dei generali delle forze armate in Sudan, Rwanda, Messico ma anche a tutti quelli che per lavoro o servizio…continuano a non avere la Pasqua negli occhi. Penso a chi alza le mani in casa, a chi ammazza di botte le donne, a chi ha bisogno di umiliare per sentirsi qualcuno, a chi non si accorge e a chi non interessa… e ..fate voi.

“è divenuta pietra angolare”. Pietro il traditore, ad esempio, a cui Cristo stesso affida la chiesa, e noi tutti siamo qui perché Pietro non solo ha sentito lo sguardo di perdono di Gesù ma quello che gli dava credito di essere pietra angolare per la chiesa, quella che tiene su tutto… penso a quante persone scartate, ignorate in realtà poi abbiano fatto grandi cose; a quante persone sottovalutate, considerate inutili, date per spacciate abbiano poi fatto più e meglio di quel che nessuno avrebbe mai pensato. O anche nulla, perché avrebbero solo avuto diritto di essere sé stesse, a modo loro.

La Pasqua infine è uno sguardo nuovo anche sul tempo, cogliendone la profonda eternità che la risurrezione gli offre, tra le tante solite cose da fare. Non si tratta di credere solo che tanto poi, dopo la morte ci sia altro: ma di credere che il mondo e la vita abbiano di nuovo un senso, una direzione e una finalità, che l’eternità abbia fatto come irruzione nella nostra vita, già qui e ora, nel 2025 durante Cristo.

Quando inizio a guardare me o l’altro come un risorto, a vedere la vita, in trasparenza, attraverso le maglie di quel che non ci va o è oggettivamente sbagliato ma ad andarci attraverso e poi oltre.

E questo ci permette di vivere in maniera nuova..  

Che la Pasqua possa iniziare in noi e per noi, proprio dal nostro sguardo, capace non solo di riconoscere bene le pietre ma di diventarlo, come case costruite sulla roccia, per far crescere nella pace, nella giustizia e nella speranza, proprio quel mondo di cui oggi e sempre, c’è urgente bisogno.

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