Calma & Gesso Omelia VIa Pasqua C ’25

Ah, che pace (montagna), finalmente un po’ di pace (bambini a letto), lasciami in pace! (contro una persona molesta), vorrei solo starmene un po’ in pace (quando siamo oppressi e preoccupati) riposi in pace (funerale) facciamo la pace? (tra innamorati…eh eh) W la pace! tante espressioni comuni quanti significati diversi..

 E poi veniamo a messa e ad un certo punto ci diamo la mano o un goffo abbraccio,  dicendo ..pace pace pace… e morta lì…

  Magari questo vangelo può aiutarci a verificare quanto questa parola e tale gesto, che rischia spesso di essere banalizzato, (confuso con gli auguri di pasqua o un saluto, fatto in maniera sbadata, meccanica e superficiale) ci possa aiutare.

  Gesù è molto esplicito e le sue parole ritornano nella liturgia ad ogni messa che celebriamo: io vi do la mia pace. Non la nostra.

Non come assenza di guerre nel mondo, come sospensione di conflitti o tensioni tra le persone…qui parla di una pace interiore, nel cuore, della persona con sé stessa e con Dio. Infatti aggiunge, quasi a spiegare “non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Shalom, è il termine ebraico che Gesù usa, indica positivamente benessere, riposo, sicurezza, agio, protezione.

   Quante persone invece vivono con una guerra nel cuore, dove a dominare sono la potenza di una dipendenza che rende schiavi e ti consuma, autodistruttiva, incancrenita di sensi di colpa, lutti indigesti, tradimenti, ansie e angosce, qualche trauma intimo che ti determina e consuma, quando pensi che hai solo deluso o tradito, fallito, sprecato…il bisogno compulsivo di dover mendicare consenso e compiacimento, quando sei in balia di te stesso continuando a sabotarti ogni spunto di libertà e fiducia o continui a condannarti come fragile, inaffidabile o anche fin troppo a posto, rigido…che enorme e drammatico bisogno di pace spesso in noi.

  Lui ci vuole donare la sua pace: come cristiani ne abbiamo bisogno e diritto in noi ma quanto siamo davvero disposti a credere che sia un dono Suo e che solo la relazione di fede con Lui ce lo potrà concedere? Insomma: Gesù può salvarci donandoci la Sua pace, cioè la forza per stare dentro ai nostri conflitti interiori?

lasciarlo abitare in noi…Altrimenti serve a nulla essere cristiani…

   S. Agostino , dopo aver cercato la felicità e la pace in tanti modi (sesso, piaceri sregolati, ricerca filosofica, gloria) giunge a questa conclusione, nelle sue Confessioni: “Tu ci hai fatti per te, Signore, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”.

   Dante nel Paradiso arriva a scrivere: “E’n la sua volontate è nostra pace.

Vi do la mia pace significa che è un dono da chiedere, accogliere ma anche da frequentare. E non significa affatto “non mi succederà nulla”

Anche il mare che vediamo può essere agitato, mosso, in tempesta o calmo, ma nel profondo è sempre calmo. 

Spesso come cristiani pensiamo e ci vergogniamo delle nostre impazienze, dei fallimenti, di quanto ci turba e spaventa e vorremmo sbarazzarcene, magari preghiamo per evitarle…ma la fede in realtà agisce prima e durante. 

Lo chiedo nella preghiera ma come verrò esaudito? Nessun corriere mi consegnerà un pacco da 2kg di pace. Il Signore mi darà occasioni in cui sperimentare la pace. Attraverso la preghiera, l’affidamento, una frase del Vangelo che starò meditando, una riconciliazione fatta bene, un confronto serio su quanto si agita in me, un supporto serio e professionale, occasioni in cui liberamente la potrò costruire con tanti piccoli, si, mi fido, ci provo. Sarà il chiedere e affidare a Lui la gestione di me di fronte a quanto mi turba. Affidare alla sua croce quanto non voglio più subire da solo (attaccapanni venerdì santo), invocarlo al mio fianco mentre imparo a guardare con Lui a quanto mi accade e invocare la sua forza, luce, discernimento per stare dentro a quanto la vita mi chiede, magari anche di disinnescare o di non colluderci…

Come quel mare potremo ritrovare una pace profonda che nasca dalla condivisione nella fede, nel sentirsi abitati da una presenza, mai soli né abbandonati o estranei. Vivere da risorti, in questo tempo di Pasqua, può significare anche questo passaggio, dalla solitudine alla comunione con Lui in noi, nella nostra coscienza, dove cioè siamo liberi di scegliere, dove abbiamo tutti bisogno di perdono, di luce ma soprattutto della sua pace.

Gloria, manchi tu nell’aria… Omelia Va Pasqua 25 -C

Gloria..manchi tu nell’aria.. era il 1979, Umberto Tozzi cantava questa canzone…la ricordiamo, da karaoke; si riferiva ad una sua innamorata ovviamente che gli mancava.

In questo vangelo invece, fatemi un sorriso, di gloria ce n’è tanta.

Mi son chiesto: che significa questa parola? La diciamo mille volte…  Le sue origini si perdono tra il greco ed il sanscrito… udire, far risuonare, fama…

Nella Bibbia, il termine gloria è come un filo rosso che la percorre dall’inizio alla fine, appartiene solo a Dio ed è il manifestarsi della Sua presenza e della Sua bellezza che si riflette nella creazione e nella storia. Ne testimonia il “peso”, il “valore”, l’importanza,  l’autorità.

  Nel vangelo, Gv la cita 5 volte in pochi versetti, interessante. Giuda ha deciso di andare a vendere Gesù, esce dal cenacolo, coi piedi lavati e ancora la bocca sporca dal boccone che Gesù ha intinto per Lui…insomma, sta per iniziare tutto, play, non si torna indietro. Gesù sarà fedele al suo desiderio di vita per noi, Dio lo rispetta e si riconosce nel suo volerci annunciare un suo volto diverso, non religioso ma paterno. Si rendono gloria a vicenda.

È il momento della massima libertà, quella del dono di sé, dell’amore che come il chicco di grano, sceglie di morire liberamente per vivere. Questa gloria però è anche affidata a noi.

  La vita cristiana sa di grano, per farsi pane, bontà, nutrimento, solidarietà, giustizia. Quanti “Gloria al Padre”…diciamo…

Ogni domenica lo cantiamo, più o meno consapevoli,  Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.

perché insomma hai deciso di vivere così.      Sicuri?

Ma quanto lo facciamo davvero o ne siamo consapevoli?

“La gloria di Dio – scrive Sant’ Ireneo di Lione nel II secolo – è l’uomo vivente, un’espressione bellissima e sintetica; quando io vivo davvero, rendo gloria a Dio; è l’unzione col crisma sul bambino e sul cresimato… sapere di buono… 

Penso a qualche persona al Ceis, a qualche detenuto o senza fissa dimora ma anche a tanta gente all’apparenza normale e tanto cattolica… se percepissero la potenza di questa libertà e di tale proposta…Il Dio cristiano, di Gesù Cristo, non quello dei valori e dell’inerzia, ha solo la tua vita, la nostra vita per farsi pubblicità, ciascuno è suo testimonial o sua zavorra o scandalo. La mia vita è strumento per la sua gloria: il modo in cui ragiono e scelgo di essere e comportarmi è un modo di parlare di Lui, ne riflette la gloria.    E noi quanto siamo disponibili a porre questa gloria dentro la nostra fede, dentro gli impegni pastorali per verificarne l’utilità… rende gloria a Dio questo? il mio stile, il mio agire, il nostro impegno… Come fare? Per non lasciarla solo una bella parola.   A volte credo abbia ragione U. Tozzi..manca anche nella nostra aria..questa Gloria… Più che tante candeline devozioni potremmo accendere in noi questa consapevolezza e cercare di essere riflessi di quella sua luce… essere sale e luce ci ha chiesto

  Nel vangelo poi Gesù affonda il colpo…e non tanto o solo per l’invito all’amore, al fare esperienza di essere amati da Lui (come io ho amato voi) prima di aver fretta di dirci o meno e come “credenti o de ciesa”.

Una frase che mi inquieta un po’: “da questo tutti sapranno che siete miei discepoli”. Che fregatura. Noi pensavamo che bastasse far del ben, stare assieme, condividere. Ma questo lo fanno tutti, ONG, gli Alpini, la Protezione Civile, qualsiasi associazione di volontariato…qui Gesù ci frega: siamo chiamati a chiederci se ci interessa e come essere suoi discepoli e dimostrarlo. La gente che viene alle nostre sagre, iniziative, feste, benedizioni, attività estive, appuntamenti, cioè il 95% dei clienti che si avvicina alla parrocchia e quindi a noi cristiani indaffarati…ci percepisce “suoi discepoli” o persone in cammino in questo desiderio? Ci riguarda? 

Evangelizzare, essere testimoni, essere missionari, come Papa Francesco ci ha chiesto per anni, inizia così: la mia vita racconta qualcosa di bello del mio rapporto con Dio e produce quasi una piccola curiosità, invidia, desiderio di parteciparvi e goderne… voglio anche io vivere come te….

Se avete, non avrete, avete, al presente, adesso, così come siamo e con quelli che siamo…amore gli uni per gli altri? Qualità di relazione evangelica, non basata su altro….

Come fare? Attingiamo ancora alla storia: “Ad maiorem Dei gloriam” gesuiti (già in San Paolo  1 Cor e Gregorio Magno)

Qualsiasi cosa io faccio, cerco di farlo in modo che dia gloria o ancora più gloria a Dio…. la libertà, la premura, la tenerezza, la non ricerca di applausi, primi posti, conferme, spazi di potere e riconoscimento, la collaborazione fraterna e la legalità… quanti esempi piccoli ma virtuosi già sperimentiamo …. 

Chiediamo al Signore questa disponibilità, poter essere riflesso della sua Gloria, che il nostro stile di vita faccia rendere gloria a Dio chi incontriamo, in tante piccole semplici cose, piano piano, giorno per giorno, essere persone viventi che cercano in ogni singola cosa la sua gloria e la nostra gioia.

Ci pensa Dio… Omelia 4a Pasqua C-25

Buona Pasqua, continuiamo a desiderare di passare, di compiere passaggi utili e coraggiosi nella nostra vita e questo grazie alla fede nel risorto che abbiamo atteso e celebrato la settimana santa. Vediamone alcuni, passo passo dalle parole di Giovanni bellissime

Me le ha date…

Non siamo al mondo a caso, allo stato brado, per niente. Siamo stati dati, affidati a Cristo, Dio ha pensato a Cristo per noi, siamo stati creduti, resi degni della sua croce. Una relazione fondante ci anticipa, un pensiero di Dio ci riguarda, delle radici da scoprire ci sostengono, basta appoggiare un attimo i piedi davvero per terra…e non sulle nuvole. Siamo nati già pensati, programmati  da Dio Padre…Egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo abbiamo pregato nel salmo.

  Nessuno ci strapperà dalla mano del Padre, lo dice due volte il vangelo, il male non prevarrà, tra le prime parole del Papa l’altra sera da S. Pietro. Siamo chiamati a contemplarci nelle mani di Dio, magari anche a testa bassa, dubbiosi, scettici, rassegnati o stanchi.  E questo come faccio a crederlo? Ci sta…

Ascoltano la mia voce… la relazione per noi cristiani è con Cristo, non coi valori, tradizioni, rosari e riflessione personale. La sintesi di chi si sente “cristiano fai da te” non può che orientarsi a questo, pena l’implosione…che spazio ha questo? In vari modi noi possiamo vivere in ascolto, dall’effatà del nostro battesimo: Vangelo, coscienza, bilancio fine giornata, preghiera ai pasti sulle cose belle per cui ringraziare, qualche libro di spiritualità, un rapporto di accompagnamento spirituale…

E mentre ascolto questa voce, percependolo presente…sento che

Le conosco…

Davvero ci sentiamo conosciuti? Quanto questo passaggio di Gesù abita la nostra fede? Mi metto in preghiera e mi sento conosciuto, atteso, non un numero, non anonimo ma amato, accolto, compreso. Facciamo nostro questo suo sguardo sulle nostre vite? Ci riguarda che Cristo voglia questo per noi? Abbiamo tempo? Solo questa confidenza, sentirmi conosciuto fino in fondo…le attività della parrocchia vengono dopo, non son indispensabili.

Solo se mi sento conosciuto mi fiderò e..Mi seguono…

non c’è spazio per i “sono fatto così, mi hanno detto, mi han sempre insegnato…” perché continuiamo con pigro ma tenace orgoglio a restare chiusi e seduti alla Sua chiamata alla vita?

La notte di Pasqua, al buio, abbiamo seguito quel cero illuminato, bellissimo quest’anno, rendendo grazie a Dio per Lui, la luce del mondo…chiediamogli con forza la voglia di passare, risorgere, alzarci da dove siamo, da quel che presumiamo di sapere, dalle nostre confort zone per seguirlo lì dove ci vuole portare, alle sue promesse di vita vera; è Lui a sapere i pascoli migliori e abbondanti…è Lui la buona notizia che non siamo in grado né di attendere né di darci da soli…è Lui la luce che illumina le nostre notti, se alziamo la testa e gli parliamo di noi. Ora che abbiamo anche un Leone nel nostro gregge che ci accompagna a questo Bel Pastore… passiamo, mettiamoci in cammino.

Infine contemplandoci e credendoci dati a Lui, ascoltando la sua voce, sentendoci conosciuti, seguendolo… potremo fare esperienza che Io do loro la vita eterna… 

una vita nuova in noi, vivendo Cristo come nostro contemporaneo, perché risorto, noi viviamo da risorti. Che significa?

Significa potersi dare il permesso di non mettere mai la parola fine su niente che ci riguardi; significa poter smettere di considerare definitivo il bilancio su quel che siamo o abbiamo fatto o meno ma sceglier di poter alzare la testa e andare oltre, recriminando il diritto a questa vita diversa che Lui ci offre, donandoci la sua stessa vita.

Chiediamo al Signore Gesù di fare nostro questo suo desiderio e di poter credere nella vertigine di un amore sempre pronto a spiazzarci; chiamandoci per nome e seguendolo ci porterà al padre, sono una cosa sola e noi potremo così godere di questa loro comunione.