
Ah, che pace (montagna), finalmente un po’ di pace (bambini a letto), lasciami in pace! (contro una persona molesta), vorrei solo starmene un po’ in pace (quando siamo oppressi e preoccupati) riposi in pace (funerale) facciamo la pace? (tra innamorati…eh eh) W la pace! tante espressioni comuni quanti significati diversi..
E poi veniamo a messa e ad un certo punto ci diamo la mano o un goffo abbraccio, dicendo ..pace pace pace… e morta lì…
Magari questo vangelo può aiutarci a verificare quanto questa parola e tale gesto, che rischia spesso di essere banalizzato, (confuso con gli auguri di pasqua o un saluto, fatto in maniera sbadata, meccanica e superficiale) ci possa aiutare.
Gesù è molto esplicito e le sue parole ritornano nella liturgia ad ogni messa che celebriamo: io vi do la mia pace. Non la nostra.
Non come assenza di guerre nel mondo, come sospensione di conflitti o tensioni tra le persone…qui parla di una pace interiore, nel cuore, della persona con sé stessa e con Dio. Infatti aggiunge, quasi a spiegare “non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. Shalom, è il termine ebraico che Gesù usa, indica positivamente benessere, riposo, sicurezza, agio, protezione.
Quante persone invece vivono con una guerra nel cuore, dove a dominare sono la potenza di una dipendenza che rende schiavi e ti consuma, autodistruttiva, incancrenita di sensi di colpa, lutti indigesti, tradimenti, ansie e angosce, qualche trauma intimo che ti determina e consuma, quando pensi che hai solo deluso o tradito, fallito, sprecato…il bisogno compulsivo di dover mendicare consenso e compiacimento, quando sei in balia di te stesso continuando a sabotarti ogni spunto di libertà e fiducia o continui a condannarti come fragile, inaffidabile o anche fin troppo a posto, rigido…che enorme e drammatico bisogno di pace spesso in noi.
Lui ci vuole donare la sua pace: come cristiani ne abbiamo bisogno e diritto in noi ma quanto siamo davvero disposti a credere che sia un dono Suo e che solo la relazione di fede con Lui ce lo potrà concedere? Insomma: Gesù può salvarci donandoci la Sua pace, cioè la forza per stare dentro ai nostri conflitti interiori?
lasciarlo abitare in noi…Altrimenti serve a nulla essere cristiani…
S. Agostino , dopo aver cercato la felicità e la pace in tanti modi (sesso, piaceri sregolati, ricerca filosofica, gloria) giunge a questa conclusione, nelle sue Confessioni: “Tu ci hai fatti per te, Signore, il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”.
Dante nel Paradiso arriva a scrivere: “E’n la sua volontate è nostra pace.”
Vi do la mia pace significa che è un dono da chiedere, accogliere ma anche da frequentare. E non significa affatto “non mi succederà nulla”.
Anche il mare che vediamo può essere agitato, mosso, in tempesta o calmo, ma nel profondo è sempre calmo.
Spesso come cristiani pensiamo e ci vergogniamo delle nostre impazienze, dei fallimenti, di quanto ci turba e spaventa e vorremmo sbarazzarcene, magari preghiamo per evitarle…ma la fede in realtà agisce prima e durante.
Lo chiedo nella preghiera ma come verrò esaudito? Nessun corriere mi consegnerà un pacco da 2kg di pace. Il Signore mi darà occasioni in cui sperimentare la pace. Attraverso la preghiera, l’affidamento, una frase del Vangelo che starò meditando, una riconciliazione fatta bene, un confronto serio su quanto si agita in me, un supporto serio e professionale, occasioni in cui liberamente la potrò costruire con tanti piccoli, si, mi fido, ci provo. Sarà il chiedere e affidare a Lui la gestione di me di fronte a quanto mi turba. Affidare alla sua croce quanto non voglio più subire da solo (attaccapanni venerdì santo), invocarlo al mio fianco mentre imparo a guardare con Lui a quanto mi accade e invocare la sua forza, luce, discernimento per stare dentro a quanto la vita mi chiede, magari anche di disinnescare o di non colluderci…
Come quel mare potremo ritrovare una pace profonda che nasca dalla condivisione nella fede, nel sentirsi abitati da una presenza, mai soli né abbandonati o estranei. Vivere da risorti, in questo tempo di Pasqua, può significare anche questo passaggio, dalla solitudine alla comunione con Lui in noi, nella nostra coscienza, dove cioè siamo liberi di scegliere, dove abbiamo tutti bisogno di perdono, di luce ma soprattutto della sua pace.

