Spada e Chiavi… Omelia Ss Pietro e Paolo ’25

Una spada e un mazzo di chiavi. Affido a questi due oggetti l’omelia di oggi; sono quelli con cui in genere vengono rappresentati nell’arte i santi Pietro e Paolo. Vediamone brevemente il significato simbolico e qualche applicazione per la nostra vita di credenti e come comunità cristiana. Ok?

   La spada: tutto inizia dalla lettera agli Ebrei, cap. 4… “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa PDD penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”. Espressione potente: quando leggiamo la Bibbia o ascoltiamo il vangelo, abbiamo tra le mani una cosa viva, non un libro di raccontini e aneddoti, qualcosa che interpella, provoca, ci fa fare esperienza di sé, è lei che ci legge dentro… non ci lascia passivi, ma scuote. È viva. 

Ma ne abbiamo consapevolezza? Pensate al vangelo: Gesù mette i dodici spalle al muro, la prende larga, chiedendo loro cosa dice la gente, come ragionano, i discorsi da bar ma poi li inchioda. 

Ma voi che mi seguite, mi siete accanto…”chi dite che io sia”, cioè che esperienza state facendo di me, cosa avete capito, che avete da raccontare del nostro rapporto; quante volte per noi esser cristiani è un’etichetta del passato (questa è la mia parrocchia, qui ho fatto tutto, fin da piccolo, come era bello)… e poi? a parte il pedigree del cattolico ? Ora da adulto? Chi è Gesù per me adesso?

Come singolo credente… mi interessa percepire la Parola di Dio come una spada che nel mio animo divida e mi aiuti a riconoscere pensieri e sentimenti che mi avvicinano o allontanano dal Padre? 

Che mi dona libertà da tante zavorre, penso a quante volte curando frutta o verdura, togliamo parti marce, guaste, che non danno gusto: nel nostro cuore, potremmo fare lo stesso? Tenere e custodire quel che è più buono, sano e fresco… stare in Ascolto!

Pensiamo a quanto Paolo ancora scrive a Timoteo nella 2a lettura: Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero   Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno.  Le sue esperienze…

Come comunità… quanto la Parola di Dio e non l’abitudine o il fare a testa bassa ispira il nostro agire pastorale? Ci interessa che sia il vangelo a orientare le nostre verifiche e decisioni in parrocchia? Siamo capaci di porci in ascolto di Lui e non di quel che pare giusto e scontato a noi?

   Le chiavi: siamo soliti pensarle come quelle del paradiso. 

Se siamo stati bravi, S.Pt ci fa entrare. Eppure il testo è piuttosto preciso: son quelle del regno di cieli. E le due azioni che Gesù affida son reperibili già ora sulla terra: legare e sciogliere. Assicurare e lasciar andare. Nel PN tra poco chiederemo che venga il tuo regno, qui sulla terra. Consapevoli o meno, ne vorremo fare esperienza. Del mondo come Dio lo ha voluto, creato e ce lo ha affidato. Che venga, si realizzi anche attraverso di noi. 

Non basta dirsi cristiani, per abitudine o inerzia, in maniera statica, da zombie… qui veniamo provocati ad un ingresso, a un primo passo da fare per fidarci di una promessa, serve mettersi in cammino, entrare, credere ne valga la pena.

Il regno dei cieli, come il mondo, si realizza e cambia con il nostro esempio, non con le nostre opinioni. 

Come singolo credente.. Sono disposto a vivere la mediazione della chiesa, il magistero del Papa e dei vescovi al di là del tifo per uno o l’altro Papa? Mi fido delle loro chiavi per entrare in questo regno che non è a mia misura ma respira con lo Spirito nella comunione? Come una password per entrare in una fede adulta, più matura, libera, responsabile…

Come comunità… Riconosciamo la chiamata a creare condizioni nelle nostre parrocchie per scoprire oggi come legare o sciogliere: tener unito, in comunione o lasciar andare, evitare…sono esempi.

Spada e chiavi, per questi due santi che oggi celebriamo, così diversi per formazione, cultura, provenienza, a ricordare che non c’è un modello di apostolo, di discepolo, di credente, ma siamo tutti innanzitutto creduti. Che la loro intercessione e testimonianza, illumini il nostro cammino come figli del Padre e fratelli e sorelle in Cristo nello Spirito Santo.

“Tasi sù!… Ma fìdati” Omelia Ss. Trinità 2025

tre per uno – gioba.it

 Forse ci è capitato, in presenza di bambini, di abbassare la voce per dire cose che credevamo difficili per loro… Oppure penso a quando da piccoli qualcuno ci ha detto che tanto non avremmo capito, eravamo piccoli, erano cose “da grandi”.

  Forse i discepoli, in questa pagina di Giovanni, si son sentiti trattare così, loro che i bambini li allontanavano da Gesù; 

Magari l’evangelista ricordava benissimo questa espressione, tanto gli era rimasta indigesta:“Molte cose ho ancora da dirvi ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.”

Ma come si permette? E che siamo bambini? 

E a noi che effetto fa? Ci sono delle cose che non possiamo sapere? Ma figuriamoci: basta chiedere ai nuovi oracoli divini Google o ancora meglio all’intelligenza artificiale di riassumerci tutto quel che sa di Dio. A noi cui basta ormai un tutorial su YouTube o il potere di recensire e guardiamo come alla verità a qualche sito che ci dà ragione e che consultiamo per dirimere questioni…te l’avevo detto, è scritto su internet….

Forse la Trinità va colta proprio da qui: per quanto la si frequenti..il segno della croce, il gloria, il credo…ci fan dire di un Dio Padre, di Suo Figlio e del loro Spirito Santo faticheremo a comprenderne sia il senso (3-1) sia il significato per noi e la nostra vita. E così perdiamo due volte…

 Non so voi ma a me fa bene leggere questo versetto, non sento che manchi di rispetto alla mia intelligenza o al mio orgoglio.

Mi fa sentire protetto, custodito, non devo aver capito e scoperto tutto per fidarmi e credere. Sento che Dio non mi vuole fregare e non mi sta nascondendo nulla, che non ci siano frasi in piccolo sotto che non hai voglia di leggere prima di firmare. Che Lui mi conosca, mi rispetti e abbia a cuore la mia vita, prendendo sul serio quel che sono ma anche quel che Lui, loro, sono. Mi fa sentire il rispetto dei tempi e che si può vivere il vangelo accontentandosi di quel tanto che già ci è stato annunciato. Una buona notizia e delle cose future che a suo tempo, non importa quando, scopriremo insieme. Questa frase parla di Dio e del suo punto di vista su di noi. Non serve né essere indifferenti, né permalosi. Quanto è bello ogni tanto, sentire che qualcuno ti rassicura dicendoti: ci penso io, tranquillo, non preoccuparti, andrà tutto bene, sei a casa, abbassa la guardia.

A me fa bene: mi fa sentire di famiglia. La Trinità è il nome che ci ricorda che il nostro Dio è una famiglia. Che quando diciamo Dio in realtà è come se fosse il cognome, poi c’è un Padre, un figlio e uno Spirito Santo. Siccome sul campanello di casa scriverlo era troppo lungo e non ci stava, scrivono Dio o Trinità, non mi ricordo.

Noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo scrive Paolo ai Romani… come si fa a non fidarsi di Gesù e della Sua vita? Il rapporto con Lui ci fa fare pace con Dio e direi spesso anche con la religione e le sue malattie.

La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. continua Paolo… quello dono che abbiamo celebrato domenica scorsa con Pentecoste.

Tutto quello che pensiamo di sapere e credere su Dio, la religione, la chiesa e la fede…è bene continui a lasciarsi bonificare da una visita alla Trinità, suonando il campanello giusto ed entrando piano piano in questa prospettiva. Siamo tutto quel che siamo Nel suo nome..nel nome del PFSS… innestati e circondati da una relazione d’amore e libertà che danno le vertigini e di fronte al quale saremo, garantisce Gesù, “guidati a tutta la verità” di chi siamo, come funzioniamo, a che serve credere, cosa sia davvero importante e quando è un bellissimo programma oggi, in cui tutto (notizie, foto, video, audio) può essere falso, distorto, fake, strumentalizzato e banale…che ansia.. servono umiltà e fiducia. 

Sono in tre a nostra disposizione ma noi… cosa siamo disposti a perdere per tutto questo?

Domenica di Pentecoste – C- ’25 durante Cristo

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Ritorna un’espressione di Giovanni che mi fa morire dal ridere: appena spontaneamente la immagino mi viene un sorriso. L’ho già nominata ma ritorna in Giovanni e quindi, al di là della citazione, significa che ha qualcosa da dirci e che forse non abbiamo colto poi così tanto. Gesù dice che assieme al Padre “verranno e prenderanno dimora presso” chi… li ascolta. Eh, niente io mi immagino Gesù con la veste, i capelli raccolti, di fretta che si gira a chiamare Dio Padre un po’ più anziano (pur coeterni, per carità viva Nicea nel 1700° anniversario) e gli fa, tipo “dai muoviti, sei lento, sbrigati che dobbiamo prendere dimora in queste persone le dobbiamo abitare, noi non stiamo solo nei cieli come han fatto credere loro ma abitiamo dal loro battesimo nel loro cuore, agiamo nella loro coscienza, li rendiamo “dimora e tempio dello Spirito” (così la liturgia del battesimo). E Dio Padre, un po’ sbuffando perché acciaccato… lo invita ad aspettarlo, a rallentare… a portar pazienza… e così indaffarati continuano a correre, Gesù e Dio, in ciabatte, un po’ affannati ma felici di abitarci… Uno potrebbe dire: ma a me che mi frega? Eppure se ci pensiamo le cose cambiano. Siamo abitati dalla presenza di Dio e del risorto che con lo Spirito (siamo infatti battezzati nella Trinità) ci sussurra sempre il meglio possibile per me qui e ora…se ci credo, lo interpello nella preghiera spontanea, gli parlo di quel che sto vivendo, gli racconto ciò che mi serve, lo ringrazio, gli chiedo luce…. e Lui da dentro di me, non sulle nuvole o alle statue, trova il modo per aggirare il mio orgoglio, l’ansia, la fretta…e mi rivela delicato le cose più preziose…

Pensiamo solo al fatto che Gesù si “””giustifica””” ricordandoci che le Sue parole, quel che in qualche modo ascoltiamo nel Vangelo, sono parole di Dio, Lui è Dio, Lui e Il Padre sono una cosa sola e ci raggiungono e ci fanno fare, se non siamo “credenti a modo nostro”, esperienza della loro presenza e salvezza.