
Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Ritorna un’espressione di Giovanni che mi fa morire dal ridere: appena spontaneamente la immagino mi viene un sorriso. L’ho già nominata ma ritorna in Giovanni e quindi, al di là della citazione, significa che ha qualcosa da dirci e che forse non abbiamo colto poi così tanto. Gesù dice che assieme al Padre “verranno e prenderanno dimora presso” chi… li ascolta. Eh, niente io mi immagino Gesù con la veste, i capelli raccolti, di fretta che si gira a chiamare Dio Padre un po’ più anziano (pur coeterni, per carità viva Nicea nel 1700° anniversario) e gli fa, tipo “dai muoviti, sei lento, sbrigati che dobbiamo prendere dimora in queste persone… le dobbiamo abitare, noi non stiamo solo nei cieli come han fatto credere loro ma abitiamo dal loro battesimo nel loro cuore, agiamo nella loro coscienza, li rendiamo “dimora e tempio dello Spirito” (così la liturgia del battesimo). E Dio Padre, un po’ sbuffando perché acciaccato… lo invita ad aspettarlo, a rallentare… a portar pazienza… e così indaffarati continuano a correre, Gesù e Dio, in ciabatte, un po’ affannati ma felici di abitarci… Uno potrebbe dire: ma a me che mi frega? Eppure se ci pensiamo le cose cambiano. Siamo abitati dalla presenza di Dio e del risorto che con lo Spirito (siamo infatti battezzati nella Trinità) ci sussurra sempre il meglio possibile per me qui e ora…se ci credo, lo interpello nella preghiera spontanea, gli parlo di quel che sto vivendo, gli racconto ciò che mi serve, lo ringrazio, gli chiedo luce…. e Lui da dentro di me, non sulle nuvole o alle statue, trova il modo per aggirare il mio orgoglio, l’ansia, la fretta…e mi rivela delicato le cose più preziose…
Pensiamo solo al fatto che Gesù si “””giustifica””” ricordandoci che le Sue parole, quel che in qualche modo ascoltiamo nel Vangelo, sono parole di Dio, Lui è Dio, Lui e Il Padre sono una cosa sola e ci raggiungono e ci fanno fare, se non siamo “credenti a modo nostro”, esperienza della loro presenza e salvezza.