
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
Cerco di leggere questa pagina come in trasparenza, controluce, vedendovi tra le righe, in secondo piano, la nostra vita normale, più o meno in parrocchia o quel che è… Sono “reduce” da alcune “verifiche” di fine anno pastorale… come è andata con il catechismo, coi gruppi, coi consigli pastorali, gli scout ecc. ecc. Ma sono anche in continuo e quotidiano ascolto di tante persone che cercano nella parrocchia solo delle performance compulsive para religiose: il funerale per mamma, l’unzione degli infermi per papà, il battesimo per… la benedizione della casa perché una volta si faceva.. tante cose da fare, pratiche ormai irreali, cose da fare ma che si sa già che non devono né possono dare significat, gusto o senso alla mia vita settimanale, concreta, prassi completamente sconnesse alla fede personale, all’adesione ad un vangelo, un supermercato del sacro dove vengo a prendere qualcosa (mai Qualcuno!) che mi rassereni, come un calmante o un amuleto contro “non si sa mai”, qualcosa che la chiesa, il prete, la parrocchia “mi deve”, ne ho bisogno, mi serve, va fatto ma non so perché… se non per…. bo, e ti guardano stupiti. E poi ciao e grazie. Che bella questa pagina allora in cui Gesù da un lato non vuol far tutto da solo, dall’altro manda praticamente ciascuno di noi non a fare ma ad essere qualcuno/a di diverso/a. In quell’elenco di cose da fare e avere o non avere con sé… c’è più l’attenzione esplicita a non dover “sapere cosa dico” ma a come essere. Gesù non spiega cosa devono dire. Ma come devono essere. Quante volte mi sento dire da tante persone, anche in parrocchia, che non sanno cosa dire, non hanno studiato, non hanno esperienza, il prete sei tu, sai tu cosa dire, cosa raccontare… noi facciamo e basta, diamo una mano… ma non annunciamo. Forse perché abbiamo fatto così poca esperienza della Sua salvezza per noi. Una pastorale di cose da fare, di mani da dare ma non di piedi da lasciarsi lavare e di sguardi di pace e misericordia sulla propria esistenza sgangherata da accogliere. Ci conceda il Signore di rallegrarci non dei numeri di gente che viene alle nostre iniziative, di soldi guadagnati per la parrocchia, di persone convertite a catechismo, di oratori o chiese piene di… (chi?) ma perché i nostri nomi ( la nostra storia, ciò che siamo, sentiamo, patiamo, amiamo, speriamo, desideriamo… le nostre ferite e i nostri sogni, l’impegno e la passione che ci abita…sono scritti in cielo. Dio Padre ci conosce per nome, non gli siamo indifferenti. Ha preparato un posto per ciascuno di noi lassù, col nostro nome “riservato” ma anche qui non siamo stati gettati a caso e non siamo raminghi, senza radici né ali… Ci possiamo provare? A far nostro questo Suo invito alla gioia, contro un cristianesimo serioso, rancoroso, invidioso, represso e repressivo, tiepido e superficiale. Che sia proprio la mitezza del tratto, la gioia, lo sguardo sereno la prima cosa da portare nel gregge e nella Sua messe?
C’è tanto su cui riflettere! Grazie sempre!