
Non so voi, ma quando sono invitato a un matrimonio son sempre un po’ in ansia finché non posso consultare il cartellone simpatico con scritte le postazioni ai tavoli: sarò seduto con, per intuire se sarà un pasto leggero e festoso oppure formale e noioso…
Credo sia capitato a tutti e non solo ad un matrimonio. Non sapere dove mettersi a tavola, come nella vita, fa sentire in imbarazzo, a disagio o anche peggio: in più, superfluo, non son stato calcolato. E questo dà sempre una stoccata maligna alla nostra autostima, alla percezione più o meno positiva di noi; non esisto, non vi accorgete di me… Ma pensate al parlare comune: l’immagine del posto l’abbiamo molto famigliare, anche se magari non abbiamo mai pensato a quante cosa dica di noi:
identità, Quello là non è mica a posto! Tutto a posto?
benessere, a posto così, grazie… tienimi un posto vicino a te
appartenenza, significato e senso Sta ancora cercando il suo posto nella vita…visibilità, riconoscimento, Ecco il suo posto, preparato per lei… possibilità di esprimermi al meglio il mio posto da titolare in squadra… sicurezza, anche economica e quindi libertà e possibilità di badare a me e ai miei cari grazie ad uno stipendio il mio posto di lavoro, il posto fisso
Gesù oggi ce l’ha proprio coi posti, forse perché, ne converrete, son ben più di una semplice questione di galateo. C’è chi cerca i primi e chi sceglie gli ultimi. E fin qua… La questione pare essere però legata al modo in cui io vivo questa scelta: se basata sui miei bisogni affettivi e psicologici naturali di riconoscimento, visibilità, protagonismo o peggio narcisismo o su altro che non dipenda da me. Come cerco o meno di corrispondere a questo bisogno umano di …posto con tutto quello che abbiamo visto, esso rappresenta e dice di noi. In quale modo?
Quante volte Gesù se la prende con chi cerca potere e consensi, applausi, soprattutto nella dimensione pubblica (quando i discepoli discutevano su chi di loro fosse il più grande), anche religiosa (i farisei nelle piazze, ben visibili e riconoscibili da tutti come puri e devoti, nei primi posti in sinagoga all’opposto del pubblicano in ultimo banco) o di ruolo (la mamma di Giacomo e Giovanni che li vuole seduti nel regno di Dio a fianco di Gesù)
Anche la chiesa da sempre e le parrocchie risentono, in quanto dimensione pubblica e sociale, di questa dinamica: il potere che ti dà un certo incarico, titoli, funzioni, mansioni, il potere di avere le chiavi della canonica…tutto quanto fa sentire più di quel che pensiamo di valere.
La questione è questa: Gesù pare metterci in guardia proprio dal considerare dove noi appoggiamo questo nostro bisogno e la sua soddisfazione e quanto siamo ingannati da questo. Più pensi di doverti arrangiare a sentirti così, più andrai a caccia o mendicherai anche sgomitando per i primi posti e l’adrenalina che ti danno.
Se decidi e credi di doverti arrangiare nel darti senso, sicurezza, visibilità o ti puoi permettere di sentirti a tuo agio ovunque.
Se sei tu a decidere e mendicare il tuo valore o lasci che il Signore te lo indichi… se pensi secondo Dio o secondo gli uomini, se vali perché lo vuoi dimostrare e imporre, come una rivalsa o perché il tuo nome è scritto nelle mani di Dio, ricordiamo che proprio per questo Gesù dice a Pietro va de retro Satana, lo rimette a posto, seguimi, fidati.
Nessuno vuole umiliarsi ma tutti vorremmo essere esaltati. Chi si abbassa sarà innalzato. Ecco la traduzione migliore… ci parla comunque di un Dio che si accorge di noi e vuole viverci da figli.
Ci interessa quel che Lui pensa di noi? ci crediamo? o ci basta quel che ci danno o meno gli altri e l’effetto che facciamo su di loro?
Vado a prepararvi un posto dirà infine nel vangelo di Giovanni, quello definitivo, si col nome, faccia a faccia con il volto di Dio, che non è scritto sul tabellone come ai matrimoni, ma direttamente su quella croce e che ci da il gusto e l’ebbrezza di una vita eterna.

