
Dal Vangelo secondo Luca (12, 35-40)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!
Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Il Vangelo della liturgia odierna è molto lungo, io ne riporto solo la parte più breve; vi assistiamo al tentativo di Gesùùùbbbbello di annunciare il rapporto che come cristiani siamo chiamati ad avere col tempo, nella realtà in cui siamo inseriti. Che lotte facciamo col tempo…sempre di corsa, sempre da riempire, agende, calendari, promemoria, post it sul monitor del pc, sul frigorifero, lavagnette… un occhiata ai prossimi ponti per le vacanze, i mille impegni da svolgere, la noia e la depressione, l’ansia e la prestazione…sono tutte legate al nostro approccio con la realtà nel tempo presente. A volte in treno, in un posto pubblico o al ristorante mi guardo attorno e notando che tutti stanno scrollando il loro cellulare con devoto raccoglimento…mi chiedo..“ma che cacchio facevamo 30 anni fa mentre aspettavamo la metro?“. Ecco che allora questa pagina risulta molto importante e pertinente. Siamo cristiani qui e ora, nel 2025 durante (non dopo) Cristo, presente in noi, “attingibile” nei sacramenti, reperibile nella Parola che ascoltiamo a messa o per conto nostro… e poi? Come cristiani cosa pensiamo? Che stile abbiamo nel riempire le nostre giornate e agende? Siamo trascinati nel vortice a testa bassa del fare per… o abbiamo qualche criterio di discernimento, di verità, di qualità per gestire e non essere travolti dal tempo? Siamo, come dire, soli davanti, vs il tempo, in affanno e lotta o … altro? Gesù usa questa immagine sempre un po’ antipatica: Dio padrone-noi servi non suona certo empatica e immediata, lascia sempre un senso di repulsione e distacco. “No, grazie!” Eppure se abbassiamo la guardia e andiamo oltre l’impulso primordiale orgoglioso e orgoglione …possiamo scorgere una frase che a me fa sempre molto bene. La colloco, come spesso altre, tra le fila di quel volto di Dio che non abbiamo ancora annunciato abbastanza… dall’Antico Testamento e che siccome “siamo cristiani a modo nostro” non vi attingeremo mai, restando coi nostri indigesti modi di concepire dio e la religione delle cose da fare a testa bassa o da scrollarsi di dosso prima possibile… l’immagine del servo che fa semplicemente il suo dovere, il suo lavoro, fedelmente e con zelo, nella pace e con passione e che si ritrova servito e riverito dal padrone che si cinge le vesti e si mette a servirli. Penso a Gesù che farà lo stesso durante l’ultima cena, lasciando tutti basiti. Dio che si mette a servirmi, mi porta la cena, mi lava i piedi, mi mette a mio agio… Dio che mi serve, annuncia il vangelo. Già, mi chiedo…a cosa mi serve?