
Ci sono certe pagine del vangelo che sembrano fatte a posta per mettere in imbarazzo chi le ascolti con attenzione… ma anche in difficoltà noi preti chiamati a commentarle nell’omelia.
Gesù che loda scaltrezza e furbizia, che invita a “farsi amici con la ricchezza disonesta”, che premia i figli di questo mondo invece di noi figli della luce perché credenti e praticanti… uffa.
Ma stando su questa parabola, potremo notare qualche dettaglio. L’amministratore sistema le cose, si, fa lo splendido scontando barili di olio e misure di grano (non poca roba comunque) ma di fatto fregando ancora il padrone, del resto mica è roba sua.
Ma potremmo fare una supposizione: e se stesse semplicemente rinunciando a quella cresta che lui in genere chiedeva in più per tenerla per sé? Come a dire…sta facendo solo pagare quel che era dovuto, senza specularci né imbrogliare.
Viene lodato dal padrone e da Gesù. Ma leggendo meglio possiamo cogliere che non viene lodata l’azione ma il motivo.
Il fine giustifica i mezzi…Come se la situazione di crisi, paura e disperazione…mi ha sgammato, ho perso il posto, il riconoscere le proprie fragilità…mi vergogno a mendicare e non ho forza di zappare…poverino…lo riportassero a una inedita consapevolezza di sé. Meglio investire in relazioni che in denaro. È come se stesse iniziando non ad accumulare denaro per sé ma ad investirlo, appunto, per costruirsi un futuro diverso. Diverso perché strutturato su priorità nuove, le relazioni appunto e non l’accumulo cieco e compulsivo per sé.
Non è certo uno simpatico, questo amministratore…non vuole lavorare né chiedere aiuto, orgoglioso e scansafatiche…irritante, ma Gesù ne riconosce la capacità di leggere il reale e tirarne fuori subito il meglio, nonostante sé stesso.
Nessuna condanna al denaro allora ma solo ad un suo uso che rischi di soffocarci o peggio di cercarlo e accumularlo a danni degli altri. Non vorrei cadere nella facile retorica…i soldi non fanno la felicità ecc. ma non servono tanti esempi: siamo tutti abbastanza scafati da poter valutare quanto dietro a tante cose ci sia solo il desiderio di guadagnare denaro a tutti i costi, di risparmiarlo, di trattenerlo: i morti sul lavoro, cibi avariati rivenduti, la tratta di persone, caporalato e prostitute, sempre fiorenti in Veneto e durante la vendemmia, coltivazioni di proseccaccio a tutti i costi, lo spaccio, tutto quello che crea dipendenza…dove la prima però è la dipendenza dall’accumulare denaro e per questo creo e coltivo persone dipendenti dalle sostanze, dal gioco d’azzardo, dall’alcool, dai social, dallo shopping compulsivo, il traffico vergognoso di armi, le aziende Fincantieri e Leonardo portano l’Italia al 6° posto nel mondo come produzione e vendita, il dire che a Gaza si faranno delle spiagge e dei resort spaziali (sembra già esserci un piano americano di ricostruzione)…ma anche nelle nostre parrocchie…mi piace ricordare quanto il lavoro di qualche anno fa sul sinodo in diocesi, riportava tra i temi da scegliere per un discernimento il fatto che troppe parrocchie facessero nero e accumulassero troppi soldi: lo schifo è stato che il tema non ha raggiunto i voti sufficienti per venir affrontato, più facile disquisire sul catechismo dei bambini o anche nelle nostre famiglie, eredità e beni generano spesso muri e rancore.
Mi pare bella invece la decisione del CPP di Fiera di investire dei soldi risparmiati che sarebbero dovuti andare al Grest alla formazione dei laici e alla carità, come pure alla buona prassi dei “prestiti graziosi” per sostenere le parrocchie in difficoltà ad esempio. Ecco come investire la ricchezza in maniera onesta, con una visione precisa di bene comune e appartenenza.
Chiediamo al Signore un cuore coraggioso per convertirci ad un uso più libero e sobrio dei beni che possediamo, ci metta in guardia dalle false sicurezze dell’accumulo, che magari renderanno anche amici, come l’amministratore disonesto del vangelo, ma ci impediscono di dirci davvero sorelle e fratelli.