L’Avvento tra Rambo e Battiato… Omelia 1a Dom Avvento A ’25

Avvento: l’ennesima prima domenica di Avvento. La sappiamo tutti la storia, dal catechismo, prepariamoci, attendiamo, facciamo spazio… ok. Ma che significa per noi? Per cui oggi, attendere, è una perdita di tempo, abituati ad avere tutto e subito e spazientirci se non ci riusciamo…ma le cose fondamentali, come le relazioni, hanno bisogno di tempo, altrimenti è prostituzione..anche se sacra.

  Allora tornando a questo Avvento in cui siamo abituati a pensare di dover fare ancora delle cose per Dio e per suo figlio Gesù che nasce per noi, chiediamoci: ma che nasce a fare?  ASPETTA

Viene a vivere in mezzo a noi? E allora? A condividere la nostra vita? E quindi? Va be, ma che significa? E come fa?   permettete…

E ti vengo a cercare         cantava Franco Battiato nel 1988

Anche solo per vederti o parlare     Perché ho bisogno della tua presenza      Per capire meglio la mia essenza Questo sentimento popolare     Nasce da meccaniche divine   Avvento forse è anche questo, si, noi lo attendiamo, 

ma è Lui che ci viene a cercare, non noi che abbiamo bisogno di lui e lo cerchiamo…Ci cerca per iniziare una relazione. la fede.

 Mi chiedo quanto si possa essere consapevoli di ciò; siamo cercati. E perché? Perché amati, degni di amore, perché fragili, falliti, sbagliati, soli e orgogliosi, feriti e abbandonati, emarginati e indifferenti. E lui viene a cercarci, prende l’iniziativa per noi.

Prima di definirci credenti di tutti i tipi, siamo chiamati a sentirci creduti… è Lui che crede valga la pena cercarci e salvarci. creduti

Ma ve lo ricordate il film Rambo?

Murdok: hey rambo felice di sentirti vivo,  dicci dove sei che veniamo a prenderti…. “a posto così…”

Rambo risponde: Murdok …sono io     che vengo a prenderti

   Gesù, come Rambo, viene a prenderci rassicurandoci che l’iniziativa è sua, non nostra. Che saggezza il Natale…

A volte, fratelli e sorelle, ho l’impressione che siamo solo cristiani presuntuosi, sempre pronti a dire che le cose per Dio e per gli altri le facciamo noi… cristiani e parrocchie presuntuose e indaffarate in tutto tranne che per fargli davvero spazio…1 nella formazione al servizio e 2 nell’ascolto della Sua Parola facendo silenzio e spazio… pronti solo a cercarlo o a cercare di compiacergli, ma  non a lasciarci cercare e raggiungere come vuole Lui.

  Il pastore che si mette in cerca della pecora…la 100sima smarrita, Gesù che va a cercare Zaccheo a casa sua, che va a cercare prendersi Matteo al banco delle imposte e Gc e Gv sulle barche, che va in casa di Pietro, che entra a pranzo da Simone, che cerca e sale in barca coi pescatori frustrati e delusi, che cerca e si mette a fianco dei due di Emmaus.. è Lui che viene a prenderci…come Rambo… e qui la domenica? quando pensiamo di essere noi a venire a messa e a posto così?

  L’ambone: dovrebbe impressionarci sempre, è la Parola di Dio che cerca di venirci incontro sporgendo verso di noi, come la prua di una nave che viene a fendere le onde come i banchi delle nostre presenze qui, cioè delle nostre vite.. che si infrangono contro la Parola che le attraversa, se lo vogliamo, per illuminarle, decifrarle, interpretarle, coinvolgerle….Lui ci viene a cercare…

  E quando durante la consacrazione ci viene detto che Lui vuole allearsi con noi, nuova ed eterna, sempre nuova ed eterna alleanza… E noi preti alziamo verso di voi l’ostia consacrata, non è Lui che vi vuole vedere, anzi contemplare e raggiungere? E allora alziamola quella testa, con coraggio e gratitudine e guardiamolo in quella sfoglia di pane bianco, anche se sembra così poco e insignificante, non stiamo a testa bassa, come per vergognarci delusi o li a perder tempo a piegare quel maledetto foglietto, che tanto è scritta sempre la stessa cosa da secoli, non è quello il momento. A testa bassa di fronte a chi ci dichiara il suo amore tanto grande da dare la vita e noi che facciamo? Nemmeno lo guardiamo perché ci hanno insegnato ad essere devoti, impauriti, rispettosi? Chi vogliamo rispettare? Chi ci ha amato tanto da morire per noi? Guardiamolo… Quando diciamo a una persona che le vogliamo bene, l’amiamo o è importante per noi.. che facciamo se non ci guarda nemmeno negli occhi? Come deve sentirsi Cristo quando non lo guardiamo per paura e per essere bravi e devuoti col foglietto piegato bene? Lui ci viene a cercare…

  E allo scambio della pace, non ci viene detto forse “vi lascio la pace, vi do la mia pace”, non la vostra, scontata e per bene, la mia, che si costruisce a modo mio: Lui ci viene a cercare, per portarcela…come quando dirà di non essere venuto in mezzo a noi a portare la pace (e i buoni sentimenti nauseanti del Natale) ma la divisione.. nel suo nome… rileggiamo oggi l’avvento a partire da qui, sorelle e fratelli…

(E salvatore non ci salva mostrandoci quante iniziative ci possono raggiungere per riqualificare e arricchire la nostra vita di fede e non solo…salvandoci dal pensare son già a posto?)

  Questo vangelo sembra terrificante, mentre annuncia la fine della vita, di tutto il mondo, in realtà sta annunciando non la fine ma il fine della nostra vita, essere pronti ad accorgerci che Lui è già in cerca da sempre di noi e ci vuole raggiungere, non serve rendersi presentabili, degni o meritevoli ma nemmeno presuntuosi o superficiali. Che questo avvento ci trovi coraggiosi nel collocarci su questa prospettiva, come Battiato e Rambo, per riconoscerci in queste settimane, dei veri ricercati, …

perché non proveremo ad arrenderci?

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

Dal Vangelo secondo Luca 23, 35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». 
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». 
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Tutto attorno a noi sta prepotentemente ma anche in modo suadente parlando del Natale e sto vangelo ci porta di brutto… alla Pasqua. Un cortocircuito temporale! Nudo e crudo, Gesùùùbbbbeello è appeso e assistiamo, chissà come, mancando microfoni, droni, telecamere, a questo dialogo strepitoso. Prima di proseguire però, immaginiamo un crocefisso, di quelli che magari guardiamo spesso perché appeso in casa o in qualche luogo caro, o il crocefisso della nostra chiesa e ricordiamoci di quella “R“. Quella della scritta INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum): questo è il vostro re…tradotta a chi stava leggendo chi fosse quel condannato a morte. SI dice fosse scritta anche in greco e aramaico, oltre al latino, in modo che potessero capirla e fosse chiaro a tutti chi fosse quello là e perché lo toglievano dalle spese. Questa domenica di Cristo Re, la “forcella” tra la fine dell’anno liturgico C e inizio dell’A, ci chiede di fare i conti con quella R. In pratica, visto che sappiamo bene che la regalità di Cristo trascende i confini politici terreni ed è una delle domande che si sentirà fare al processo, a cui risponderà come “affermativamente”, potremmo chiederci che significhi. Non è una devozione, un tipo di statua, anzi. Ma nella misura in cui io lo riconosco Re, dovrei chiedermi almeno “ma de che?” o meglio “dove e come regni?”. La risposta potrebbe essere brutale. Regna, se glielo permettiamo, dove è installato dal giorno del nostro battesimo cioè nel nostro cuore. (Applausi!) Insomma chi comanda in noi? Quando pensiamo, valutiamo, giudichiamo, decidiamo, quando scegliamo come comportarci, come accusarci o assolverci, come guardare agli altri, come considerare la realtà che ci circonda, su quali priorità orientare le nostre risorse, energie e capacità… chi decide? Chi comanda? Io o Lui? Lui regna nella misura in cui mi confronto con Lui, mi fido, lo ascolto. Passo ore a sentire qualcuno che mi dice come prega, che prega male, che dice cose, che recita o meno filastrocche devote imparate a memoria. Ma se Lui è il Re e regna in noi, mi chiedo, quando inizieremo a pregare tacendo? A fare silenzio, stare alla Sua presenza, rendercene conto e chiedergli soltanto di ispirarci; quando passo a Lui il telecomando della mia vita. Lui regna nella misura in cui la mia preghiera diventa innanzitutto un ascolto fiducioso, non uno sbraitare pateravegloria e fargli la “to do list” e i promemoria. Siamo cristiani perché ascoltiamo la sua buona notizia (vangelo) e ne diventiamo messaggeri (angeli). Il resto è fuffa scontata e noiosa. Imparare a pregare tacendo è un atto di fede, “parla tu, ti ascolto, mi fido, voglio lasciarmi orientare da te, non voglio decidere da solo… ho bisogno che mi ispiri, mi illumini, mi accompagni, fammi stare zitto e fidarmi”….

Dio non è un ventriloquo … Omelia XXXIIIa domenica t.o. C

  Magari ce lo ricordiamo alla tv, erano gli anni 80, noi del ’75 ne passavamo di tempo davanti alla tv: si chiamava Rockfeller, avete presente? Non il magnate dell’economia americana ma un pupazzo, quel corvo scorbutico, col frac bianco e nero e un enorme becco giallo, che parlava e faceva ridere, animato  dall’artista spagnolo Moreno, che era il ventriloquo. 

Non se ne vedono nemmeno più di ventriloqui..chissà oggi cosa direbbe un bambino dei nostri a vederlo. Io faccio parlare un pupazzo senza darlo a vedere, tenendo la bocca chiusa ma …un po’ come Topo Gigio.  

Ecco il vangelo ci dice più o meno una cosa simile. In che senso, mi chiederete? Vediamo un po’, dall’inizio.

  Gesù dipinge un contesto religioso, sociale e culturale molto avverso ai discepoli, cioè all’annuncio della fede, fatto di resistenze e contrarietà. Non credo sia molto diverso da quello in cui spesso siamo oggi, non solo per guerre ed emergenze, crisi politiche, valoriali, bei tempi passati e confusione ecc. ..ma viviamo tutti un contesto non più così cristiano e scontato dal punto di vista religioso… per una serie di cause e con una serie di effetti piuttosto evidenti.

   Ecco ad es. quanto Gesù denuncia innanzitutto all’inizio di questa pagina, quando fa notare a chi sta osservando le belle pietre e i doni votivi esposti al tempio…che non ne resterà nulla. 

Quasi a dire che un certo modo apparente di considerare la religione, la fede, le devozioni…resteranno in superficie e non daranno significato, cose appariscenti, che magari stupiscono o creano consenso e illudono dando consolazione…ma non ti danno una qualità di vita diversa, non ti donano salvezza e speranza.

 E dice allora quella cosa che ci coinvolge tutti, come cristiani, al di là delle abitudini,  spesso un po’ ipocrite: perseguitati, incarcerati, condannati…ok. magari oggi non è così (qui in Italia, ma in tante parti del mondo si purtroppo) ma credo sia capitato a tutti di essere presi in giro o guardati con commiserazione e pena se dici di andare ancora a messa, frequentare la parrocchia, fare delle esperienze di volontariato, credere in Dio o nella risurrezione, credo abbiamo fatto tutti a volte fatica a dire a qualcuno che essendo cristiani noi…e abbiamo scelto il silenzio o un’alzata di spalle colpevole ed indifferente. 

Ecco in quel momento, Gesù pare allora ricordarci che come cristiani c’è qualcosa da dire, fosse anche una parola di consolazione, speranza o un gesto di premura e di carità o un sorriso mite. Abbiamo almeno questa consapevolezza e desiderio? Ma soprattutto che, per farlo davvero, non basta dire cose (magari in maniera moralistico o di condanna) altrimenti saremmo anche noi ventriloqui, che parliamo per sentito dire, perché ci han detto che era così o siccome abbiamo un certo ruolo o come tanti politici e non solo che parlano discorsi fatti da altri, senza magari nemmeno sapere cosa significhi…

ma…soprattutto per dire davvero qualcosa bisogna.. avere qualcosa da dire… ai nostri figli che magari non vogliono più seguirci in chiesa o andare a catechismo, cosa diciamo? raccomandiamo o raccontiamo qualcosa di noi? qualcosa che in noi, quel credere ha compiuto, significato e orientato?

Noi non vogliamo essere come chi parla per sentito dire e nemmeno crediamo in un Dio che ci tratta come burattini e ci parla sopra…ecco l’ atto di fede… il Signore parla in me e attraverso di me, cioè la mia vita, non fa il ventriloquo.

Ha bisogno delle mie labbra e del mio cuore per parlare alla gente.

Cosa abbiamo da dire del nostro rapporto con Dio “avrete allora occasione di dare testimonianza“..oggi in questo nostro contesto così complicato, forse non è più scontato essere cristiani come 40 anni fa..si tratta di essere testimoni di qualcosa che è accaduto in noi perché l’abbiamo permesso a Dio, che col suo perdono, la sua Parola, la preghiera, la carità ci ha toccato il cuore e ri orientato la ns vita…  “Io vi darò parola e sapienza”a noi stessi, agli altri come credenti nelle nostre comunità cristiane, agli altri come territorio nel nostro contesto. Cosa abbiamo da dire, cioè raccontare ed annunciare?Quale esperienza di vangelo ci ha toccato il cuore e perché, in questi anni?

Fidiamoci e chiediamolo come dono di consapevolezza e di libertà, “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”  cioè nulla cioè di quel che siamo stati, siamo e saremo, nel suo nome, anche solo con un sorriso o un gesto premuroso per l’altro, andrà sprecato e soprattutto non ne parleremo più, come rockfeller, da ventriloqui …per sentito dire.