“La morte dall’interno” – Omelia Commemorazione dei fedeli defunti ’25

La morte è davvero un’esperienza sensoriale: il profumo forte dell’incenso in chiesa, mentre fa le capriole verso il cielo, quello dei fiori che compriamo o della rosa che deporremo nella buca, 

il sapore delle nostre lacrime che scendono dalle guance,

il rumore del trapano che chiude le viti sulla cassa, il suono dell’organo, i canti un po’ mesti, il contatto col legno della bara, che carezziamo, sfioriamo o baciamo, il raso chiaro della sua imbottitura all’interno, il corpo freddo di chi già ci manca e le gocce di acqua santa che ci piovono addosso, il vedere tantissima gente che ci viene incontro, le foto da scegliere per l’epigrafe o da tenere in mano come compagnia, quel volto ormai spento da vedere voracemente per l’ultima volta, finché il coperchio della bara si chiude implacabile.

La morte è davvero un’esperienza sensoriale, i nostri 5 sensi ne sono coinvolti, spesso travolti.

Quanti ricordi sono impressi in noi; sono quanto la morte ci ha lasciato dentro, l’esperienza che ne abbiamo fatto, il modo in cui ci ha raggiunti e spesso abbattuti.

Oggi partiamo da questi ricordi, da come abbiamo attraversato i giorni del lutto per poi ripartire, piano piano, come spesso ci viene suggerito, al di là del vero ma banale “bisogna andare avanti”.

Facciamo tutto un conto e offriamolo al Signore. Assieme alla vita condivisa e a quella che ci è rimasta da vivere senza quella persona. 

Ieri e oggi, i nostri santi da celebrare e i nostri defunti da commemorare, abbiamo l’opportunità di guardare alla morte dal lato interno, dal punto di vista di Dio per provare, con fede, a balbettarne qualche aspetto buono per noi. Ne sappiamo poco, è vero ma quel poco è bello sperarlo in maniera consapevole! 

  Allora, ecco, dice Giovanni nel vangelo, la sua volontà: che nulla vada perduto. “che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato”.. Gesù ci racconta come Dio gli abbia affidato l’esperienza della nostra vita e morte. Ci annuncia che Dio ci ha dati a lui. (“Egli mi ha dato”, sta parlando di noi, delle nostre identità e vite!). Riusciamo a contemplarci così? Nel pensiero e nelle mani di Dio, nel suo cuore. Dio ci affitta e affida a Gesù: e questo per farci vivere sempre più da risorti, senza più paura di morire o non vivere. La relazione con lui, mediata dalla chiesa in tanti modi, ci dona la vita eterna. “Abbia” significa un desiderio possibile adesso, non è al futuro, ma al presente. E verremo risuscitati. Credo sia bello oggi tenere assieme come sempre le due metà di questa festa, tra defunti e santi, chi ci ha preceduto. Possiamo sentirli accanto ma sentire anche la nostra vita accanto a Lui. La comunione con loro si rinforza proprio durante la messa che nella fede noi celebriamo assieme a loro, facciamoci caso. Sono solo da un’altra parte stiamo facendo la stessa cosa, perché sono vivi, sono con il Padre e ci guardano qui a messa mentre li invochiamo.

Abbiamo parlato dei 5 sensi ma anche la nostra immaginazione spirituale è fondamentale oggi per credere.

Chiediamo al Signore di non dare per scontata questa comunione, di donarcene una maggiore consapevolezza col desiderio di tenerla viva nei nostri cuori. Penso per questo a quanto ha detto un famoso teologo francese:

“Non siamo esseri viventi destinati alla morte, ma esseri mortali destinati alla vita!” (A. Fossion)

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